Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Renato Brunetta

I gemelli Brunetta vi spiegano come essere autorevoli nel mondo

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All’indomani dell’ultimo spin mediatico di Matteo Renzi, che riprende e rilancia il grido “no al Fiscal Compact” che ormai caratterizza tutte le sigle partitiche presenti nel parlamento italiano, fischiano e grandinano i lanci d’agenzia, le chiose e le critiche. Oggi lo avevano detto tutti, che il Fiscal Compact (peraltro mai realmente applicato, in questi anni) era brutto e cattivo. Meglio tornare a Maastricht, e chiedere un bel deficit-Pil fisso al fondoscala del 2,9%. Poi, se mai arrivasse in corso d’opera una recessione ci butteremo a terra urlando e dimenandoci, come quei guitti di strada che tentano di avere maxi risarcimenti per danno biologico senza neppure essere stati sfiorati.

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Attenzione, cospirazione

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Iniziamo con una doverosa difesa, non d’ufficio: quella del lavoro dei giornalisti dell’Ansa. Che sono pochi e massacrati dalla crisi aziendale e dai contratti di solidarietà. Ed accade quindi che la qualità del loro lavoro ne risenta, a volte pesantemente. Ad esempio, non hanno più un giornalista fisso a Francoforte; capita poi che la persona che segue la Bce stesse facendo altro, perché la solidarietà è coperta assai corta assente perché (appunto) in solidarietà. E che accade, quindi? Accade che chi copre l’ultimo discorso di Mario Draghi traduca alla lettera, cioè malissimo, una sua espressione.

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Maestra straniera cercasi

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Come informa l’Ansa, questa mattina Renato Brunetta ha inviato al presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, e al vicepresidente per la competitività, Jyrki Katainen, “un’articolata lettera tecnico-politica per denunciare gli imbrogli della legge di stabilità di Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan, ai fini di una corretta valutazione della stessa da parte della Commissione europea in vista del suo giudizio”, essendoci “il rischio concreto – sottolinea – dell’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia”. Che dire?

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Allievi e maestri

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Oggi sul Giornale (e dove, sennò?), compare l’ennesima intemerata di Renato Brunetta contro le coperture (invero farlocche, pure per il vostro affezionato titolare, da subito) del decreto Irpef del governo Renzi, bacchettate nei giorni scorsi dai tecnici del Servizio Bilancio del Senato, con stizzita reazione del premier, che ha definito i rilievi niente meno che “tecnicamente falsi”. Brunetta prende le parti dei tecnici con la veemenza che lo caratterizza, ma nell’entusiasmo finisce col farsi cogliere da amnesie selettive.

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Ispettore Brunetta, il caso è chiuso

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Signori, ora è ufficiale:

«Non credo alla tesi dei complotti internazionali. Si sono concatenati una serie di eventi casuali partiti con l’alleggerimento dei portafogli della Deutsche Bank di titoli di Stato dei paesi del Sud Europa. Italia compresa»

Non c’è stato dolo?
«Non credo, almeno nelle mosse della banca tedesca»

(Renato Brunetta, intervista a Il Tempo, 4 gennaio 2014)

Quindi niente più “reazione geniale e cinica“, finalizzata ad aumentare i rendimenti dei titoli di stato italiani sul mercato secondario, e quindi all’emissione. E vissero tutti felici e contenti. Confidiamo ora che il nostro No-Bel faccia training a Silvio sull’argomento, e che si possa felicemente giungere ad archiviare la patriottica inchiesta sulla misteriosa banca italiana coartata dai perfidi tedeschi dietro minaccia di “ritiro della licenza”. La licenza di cacciaballe resta invece vitalizia ed irrevocabile, tranquilli.

Brunetta, il maestrino dalla copertura in rosso

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Proseguono le lezioni di finanza pubblica del professor Renato Brunetta. Anzi, si intensificano, ora che la sua Forza Italia è praticamente con un piede e tre quarti fuori dalla maggioranza di governo, ed il Nostro può issarsi in cattedra e scagliare l’ennesima pietruzza, contando sulla genetica amnesia di elettori e commentatori italiani.

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Illusionisti sotto copertura

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Il vice premier nonché ministro dell’Interno nonché segretario del Pdl, Angelino Alfano, nei giorni scorsi ha ribadito la fantasiosa missione del suo partito all’interno della compagine governativa. In realtà , il Pdl sta solo reiterando l’approccio “smoke and mirror” che da sempre caratterizza l’azione berlusconiana al governo di questo disgraziato paese, e peraltro in questa circostanza con cicaleccio ininterrotto tra poliziotti buoni e poliziotti cattivi della finanza pubblica. La realtà continua a stare altrove.

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La strana coppia già scoppia

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Il viceministro all’Economia, Stefano Fassina, in due interviste a Repubblica e Messaggero, ribadisce quello che apparentemente è un fatto, e cioè che il governo Berlusconi-Tremonti ha firmato con l’Europa il pareggio di bilancio al 2013, ponendo le basi per la successiva disfatta della nostra congiuntura. Ma a Renato Brunetta questo semplice dato di fatto non sta bene perché, come noto, dalle parti del Pdl la realtà è sgraditissima ospite.

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Spezzeremo le reni al Fmi

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(Nota per i lettori: questo post ha ottenuto la dispensa dei corsivisti de Linkiesta al nostro proponimento di fare una pausa di riflessione nelle pubblicazioni. In segno di gratitudine, anche questa avvertenza è pertanto pubblicata in altrettanto corsivo. Addavenì, il Pulitzer)

E’ una sequela di reazioni da embolo in libera uscita per la carotide, quella che da ieri pomeriggio grandina sulle agenzie di stampa per mano pressoché unica di esponenti del Pdl, dopo aver scoperto un assai sensibile “suggerimento” al nostro paese da parte del Fondo Monetario Internazionale, al termine della periodica missione di ricognizione sullo stato dell’economia. La cosa buffa è che il rapporto è pieno di banalità “sostanziali”, nel senso di cose che sappiamo di dover fare da alcuni lustri, soprattutto da prima che ci arrivasse in testa la bomba teutonica. Eppure, l’unico punto di questo rapporto in larga parte fotocopiato (perché siamo pessimi scolaretti, sulle cose che contano) è questo stucchevole punto sull’imposizione fiscale sulla prima casa, che è ormai diventata l’arma di distrazione di massa definitiva, prima che qualcuno spenga la luce e butti la chiave.

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La nave dei folli

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Ieri, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, al question time del Senato, ha lanciato una secchiata di realtà ghiacciata sul perdurante ed ormai stucchevole baloccamento dei nostri parolai su Iva ed Imu:

«L’eliminazione completa dell’Imu costa 4 miliardi e altrettanto il blocco di un punto dell’Iva, cifre che fanno ipotizzare interventi compensativi di estrema severità che al momento non sono rinvenibili»

Questa situazione è nota da tempo a chiunque abbia una dimestichezza minimale non tanto con la contabilità pubblica quanto con la realtà della congiuntura del paese.

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Imu e Irap, la follia prosegue

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«Al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ricordiamo che alleggerimento della tassazione sul lavoro e alleggerimento della tassazione sulla casa non sono in contrapposizione», tuonò il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, in replica alle rimostranze di Squinzi. Ma dai numeri e dalla tesi di Brunetta emerge tutta la follia di questa crociata pidiellina sul nulla.

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Governo Letta Uno, the sequel?

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Nasce il primo governo di Enrico Letta. Nasce con “sorprese” e conferme. Tra le seconde, il fatto che all’Economia resterà un tecnico puro, quale Fabrizio Saccomanni, malgrado gli ululati sulla imprescindibile necessità di dare ad un politico il ministero più politico e potente del paese. Ora ci attende lo scontato risveglio da un lungo sonno popolato di sogni. La notte prosegue, però.

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Soffro lo spread

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«I livelli più alti sono il frutto del nervosismo della Borsa e degli spread. Nulla di drammatico rispetto a quello che abbiamo visto nei mesi scorsi, nelle settimane scorse, se ricordiamo che a luglio scorso i livelli di spread sono andati a 536 (e c’era il governo Monti), perché sembrava che la Grecia uscisse dall’euro. Ricordiamo però che questo spread non influisce in nulla, al momento, sul nostro debito pubblico. Bisognerà aspettare l’asta di fine dicembre per vedere quanto questo nervosismo dello spread di questi giorni influirà sui rendimenti. Calma e gesso, dunque. Non dipendiamo né dallo spread né dal ricatto del sistema finanziario internazionale»Renato Brunetta (Ansa, 10 dicembre 2012, spread a 350)

«Abbiamo vissuto felicemente per anni senza preoccuparci dello spread, che è una invenzione di due anni fa. Lasciamolo stare. Va bene calcolare gli interessi che il Tesoro paga, ma non confrontiamoci sempre comunque con la Germania. Non ha importanza. Ne abbiamo fatto sempre a meno. Continuiamo a farlo. Non esiste» – Silvio Berlusconi (Ansa, 26 febbraio 2013)

«Il segretario del Pd, dopo il giochino del giaguaro ci ha imposto quello del piccolo esploratore, mancavano solo gli ultrà delle curve e i fans dei Pooh. Il risultato del fiasco è lo spread che va su, ormai a 360, e l’economia che va giù» – Renato Brunetta (Ansa, 28 marzo 2013)

Però dovete decidervi, ragazzi. Altrimenti chiederemo a Grillo e Casaleggio di assegnarvi dei portavoce.

Comunisti al 35 per cento

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«Il programma del Pd è praticamente privo di numeri e le proposte che via via sono maturate sono imbarazzanti. Per esempio quella sull’Imu, che prevede un vero e proprio esproprio proletario per i ceti medi. Oppure l’eliminazione dei ticket sanitari per le visite specialistiche. Loro propongono tardivamente, non spiegano, non giustificano, mentre chiedono ossessivamente conto a Berlusconi. Evidentemente sono i comunisti di sempre. La volpe perde il pelo ma non il vizio»- Renato Brunetta, 22 febbraio 2013

«Diciamo le cose come stanno: il programma di politica economica del Pdl e del Pd è assolutamente sovrapponibile. E’ questa la chiave di tutto, il resto sono chiacchiere e Bersani non provi a far melina». Lo afferma il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta, in un’intervista a La Stampa. Secondo l’ex ministro per i due programmi c’è «una sovrapposizione del 65%» anche perché, ricorda Brunetta, «io e Fassina (responsabile economico del Pd ndr) sulle questioni economiche la pensiamo allo stesso modo» (Ansa, 25 marzo 2013)

Politica, l’arte del possibile. Ad uso di ubriachi e soggetti privi di memoria di breve termine.

Impostori e Mestatori Uniti

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Giulio Tremonti è uscito dal gruppo:

“Sono con la Ue che si è sempre dichiarata contraria ad accordi fiscali come quello che l’Italia vorrebbe fare con la Svizzera”. Lo ha detto Giulio Tremonti a Radio Anch’io. “Il parlamento tedesco ha già bocciato una bozza d’accordo perché ritiene che vadano applicate le regole dell’unione. E inoltre – ha concluso ironicamente l’ex ministro – quei capitali sono solo transitati dalle banche elvetiche per finire tutti a Hong Kong. Lo facciamo con loro l’accordo? (Ansa, 9 gennaio 2013)

“Se Alfano diventasse primo ministro sarebbe meglio che si tenesse l’interim dell’Economia e delle Finanze”. Lo afferma l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, nel corso di una manifestazione elettorale a Belgioioso in provincia di Pavia, commentando la proposta lanciata oggi da Silvio Berlusconi e cioè la restituzione dell’Imu.
“Essendo stati trasferiti ad Hong Kong tutti i capitali – aggiunge – tenderei ad escludere che le banche svizzere vengano a pagarci l’Imu” (Ansa, 3 febbraio 2013)

Ma altri restano confortevolmente asserragliati nel bunker della psichedelia più spinta.

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Le gambe cortissime di una propaganda disperata

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Oggi sul Corriere compare un’intervista a Renato Brunetta, ormai incontenibile nel suo ruolo di “eminenza grigia” di Berlusconi. Nulla di epocale, solite menate sulle slide powerpoint, la “squadra di giovani” dell’università che sfornano “analisi” a spron battuto, e via di seguito. Interessante, si fa per dire, quella che ormai è diventata la canzoncina con cui quelli che ormai sono i tristi e tragici residui del berlusconismo tentano di spiegare “il complotto”:

«Tutto comincia per causa della Deutsche Bank, che, oppressa dai titoli tossici, ha venduto otto miliardi di titoli del debito pubblico italiano»

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Psicopatologia delle Libertà

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Chi non avesse visto la puntata di ieri sera di Otto e mezzo, se la riveda qui sotto. E’ un’eccellente sintesi di quello che ci aspetta in campagna elettorale dal versante del Pdl. Qui potrete gustare un Renato Brunetta percorso da scariche di adrenalina, probabilmente perché l’ex ministro pensa di aver capito tutto e che la storia gli stia dando ragione. Potrete anche ascoltare la ricorrente promessa elettorale sulla eliminazione dell’Imu (che nel pantheon delle promesse berlusconiane ha ormai sostituito l’Irap: chi ha detto che in questo paese non cambia mai nulla?) e sul modo in cui verrà trovata la copertura, ma solo nei giorni pari, perché in quelli dispari la fonte di tale copertura verrà accusata di essere uno strumento di tortura al servizio di uno stato di polizia. Al solito, due o più parti in commedia. Che tuttavia volge rapidamente in farsa, prima di puntare alla tragedia.

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