Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Riforme - page 3

Una strada lunga, ventosa e piena di miraggi

Economia & Mercato/Italia

In un’intervista comparsa oggi sul Sole, il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, ha detto che “l’Italia è l’unico paese che sta chiedendo tutte le forme possibili di flessibilità”, e che la flessibilità medesima “dovrebbe essere utilizzata come eccezione e non come regola. Per ragioni di credibilità”.  Proprio questo è il punto: un paese che cresce ancora molto poco, su base quasi esclusivamente congiunturale, sulla spinta di stimoli esterni irripetibili, ed il cui governo pare aver scoperto la pietra filosofale: fare deficit con più deficit.

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Fare investimenti, vedere flessibilità

Il non-evento della giornata vi è gentilmente offerto dalla Commissione Ue. La quale, recependo il mutato clima politico che si respira nel continente, non ha detto di no alla legge di Stabilità italiana ma si è limitata a rimandarla alla prossima primavera, per verificare che la famosa clausola degli investimenti porti con sé (udite udite) gli investimenti per i quali è stata concessa. Cose da pazzi, però: una norma che va intesa alla lettera, dove andremo a finire?

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A sportellate sul renzismo

Dall’aumento del deficit agli effetti del Jobs Act: la comunicazione prende sempre il sopravvento

di Mario Seminerio – Il Foglio

Il discorso di Matteo Renzi ai gruppi parlamentari del Pd è una orgogliosa rivendicazione delle cose fatte e di quelle da fare per portare il paese a tornare a quel ruolo di influenza e prestigio che secondo la nostra piccola vulgata nazionalistica dovrebbe competergli in Europa e nel mondo. Renzi è notoriamente molto abile nella comunicazione: si intesta successi che non sono tali e tende a vedere causalità dove c’è solo correlazione. Spesso si focalizza solo sui dati lordi e non sugli assai meno eclatanti dati netti, altre volte presenta previsioni come fossero fatti compiuti, ma solo se favorevoli e funzionali alla sua narrazione. Non è gravissimo: la politica è anche e soprattutto questo.

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Di notte tutte le riforme sono strutturali

Tra pochi giorni conosceremo il giudizio della Commissione europea sui progetti nazionali di legge finanziaria 2016. In quella circostanza potremo valutare che pensano a Bruxelles della Francia, violatore seriale dei parametri di bilancio pubblico, o della Spagna, che cresce molto ma resta indietro nel percorso di rientro verso il risanamento fiscale, o dell’Italia e della sua manovra a deficit, con peggioramento del saldo strutturale e previsioni di flessione del debito-Pil che appaiono piuttosto fragili. In quella circostanza sapremo anche se a Bruxelles è arrivato il “cambiaverso”, con passaggio da austerità idologica ed inflessibile a flessibilità bizzarramente pro-ciclica, cioè allentamento fiscale anche durante una espansione. Nel frattempo, la Bce ha qualcosa di dire e ridire sul concetto di “riforme strutturali”.

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Pubblica amministrazione: senza controlli, fuori controllo

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

come abbiamo avuto modo di apprendere, le regioni hanno causato un buco di bilancio stimato nel massimo in 20 miliardi, grazie ad un trucchetto contabile. Invece di utilizzare le anticipazioni finanziarie concesse loro dal d.l. 35/2013 per sbloccare – finalmente – i pagamenti agli imprenditori a secco di liquidità, hanno considerato i denari loro assegnati dallo Stato come mutui, per finanziare spesa corrente nuova, lasciando indietro i pagamenti. E alterando le risultanze dei conti consuntivi.

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Il momento sbagliato per smettere di fare i furbi

Oggi il parlamento greco voterà il secondo pacchetto delle cosiddette prior actions, le riforme prioritarie chieste dai creditori internazionali ad Atene come precondizione per aprire negoziati che porteranno al terzo “salvataggio” del paese, un programma triennale con un cartellino del prezzo superiore agli 80 miliardi di euro. Una delle misure richieste, ma che non sarà votata oggi, è l’eliminazione dei benefici fiscali per gli agricoltori greci, dopo la levata di scudi di praticamente tutte le forze politiche del paese. Un esempio da manuale di cosa vuol dire fare riforme di struttura (o, più esattamente, eliminare sussidi ed abusi) nel peggior momento possibile.

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Nel paese dei piccoli e grandi oligarchi

Quella che segue è la traduzione di ampia parte di un commento apparso sul Financial Times a firma di Yannis Palaiogolos, scrittore e giornalista greco, sul modo in cui sinora Syriza (non) avrebbe gestito le radici “culturali” di corruzione e clientelismo che sono alla base del forte deficit di fiducia della società greca, oltre che del suo corporativismo esasperato e potenzialmente letale. Sono concetti che anche noi italiani ben conosciamo, ed in questa lettura ci rispecchieremo per l’ennesima volta. L’economia greca ha innumerevoli problemi, primo fra tutti un settore esterno di dimensioni risibili, ma le pervasive “eccezioni alla regola” ne minano la capacità di rifondarsi, quanto e più dei tragici errori compiuti negli ultimi anni da parte dell’ortodossia economica europea.

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Le risorse scarse di Matteo Pangloss

Oggi sul Messaggero compare un’intervista pasquale a Matteo Renzi, in cui il premier fa il punto sullo stato di avanzamento dei lavori del cantiere italiano, promette ai cittadini contribuenti che non ci saranno nuove tasse nella Legge di Stabilità del prossimo anno (a pochi giorni dalla presentazione del DEF) e si esibisce in alcune interpretazioni di politica economica che sono l’inquietante conferma che il Nostro ha uno strano concetto dell’economia e dei numeri da essa prodotti. Oltre ad essere il nuovo campione nazionale di correlazioni spurie, ma questa non è esattamente una notizia.

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Il terzo segreto della spending review

Sentite questo ticchettio di sottofondo? E’ il conto alla rovescia al prossimo primo gennaio, quando potrebbe scattare la prima ondata di clausole di salvaguardia, del valore di oltre 12 miliardi di euro. Manca una vita, direte voi. Anche no, visto il modo molto old fashion con cui si è intervenuti sulla spesa quest’anno. E visto che siamo da tempo in messianica ed ormai patologica attesa di un Godot alla spending review, dopo che Piero Giarda gettò la spugna e dopo che Carlo Cottarelli è stato agevolato all’uscita da Matteo Renzi, che pure aveva spergiurato che compito della politica fosse fare delle scelte su un menù offerto dai tecnici e dalla tecnica. Ma al momento continua a non accadere.

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Fai qualcosa di sinistra, edizione greca

Arrivata alla Ue la lista delle buone intenzioni greche. Le trovate qui e sono tutte da leggere, punto per punto, raffrontandole al nostro dibattito pubblico quotidiano. A noi sorge spontanea la domanda: ma che hanno fatto i greci e la Troika, negli ultimi cinque anni? A parte ciò, vi segnaliamo un paio di perle, di quelle che tanto piaceranno ai nostri progressisti, quelli che invocano la clausola dei “lavori usuranti” anche per gli uscieri, e quelli che non intendono assoggettare la “Politica”, con la maiuscola, alle leggi dell’economia. Daje.

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