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	<title>Phastidio.net &#187; Sarkozy</title>
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	<description>&#34;Speak softly and carry a big stick&#34;  (T. Roosevelt)</description>
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		<title>Debiti solenni</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 07:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi il presidente francese, Nicolas Sarkozy, parlando a Versailles davanti al parlamento riunito in seduta comune, ha stigmatizzato la &#8220;politica del rigore&#8221;, che curiosamente egli tende a identificare con l&#8217;aumento delle imposte (principio fedelmente e non casualmente riprodotto dal nostro premier, giorni addietro), ed ha distinto un po&#8217; manieristicamente tra deficit &#8220;cattivo&#8221;, frutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Nei giorni scorsi il presidente francese, <strong>Nicolas Sarkozy</strong>, <a href="http://www.lesechos.fr/info/france/300357369.htm?xtor=RSS-2010">parlando a Versailles</a> davanti al parlamento riunito in seduta comune, ha stigmatizzato la &#8220;politica del rigore&#8221;, che curiosamente egli tende a identificare con l&#8217;aumento delle imposte (principio fedelmente e non casualmente riprodotto dal nostro premier, giorni addietro), ed ha distinto un po&#8217; manieristicamente tra deficit &#8220;cattivo&#8221;, frutto di non meglio precisati &#8220;sprechi&#8221;, e quello causato dalla recessione. Obiettivo deve essere l&#8217;azzeramento del primo, e l&#8217;utilizzo virtuoso del secondo. E&#8217; la scoperta dell&#8217;acqua calda e del concetto di stabilizzatori automatici, ma nella migliore tradizione francese l&#8217;enunciazione solenne di banalità fa sempre un certo effetto.</p>
<p><span id="more-3547"></span>Sarkozy ha annunciato il rimpasto di governo (avvenuto mercoledì 24) e l&#8217;identificazione, al termine di una &#8220;concertazione&#8221; che durerà tutta l&#8217;estate, di alcune grandi priorità strategiche per il futuro della Francia, per il cui finanziamento (anche considerato che il rapporto deficit-Pil francese è in viaggio verso il 7 per cento), <strong>il presidente pensa ad un prestito nazionale</strong>. Anzi, ad un <em>Grand Emprunt</em>, per restare in tema di <em>grandeur</em>. Ammetterete che c&#8217;è una certa differenza tra dire che deficit e debito aumenteranno per finanziare futuri investimenti infrastrutturali e lanciare un Grande Prestito per l&#8217;Avvenire di Francia, rigorosamente con le maiuscole.</p>
<p>Dal momento del lancio dell&#8217;idea di Sarkozy, è iniziato nel paese un furibondo (e assai tradizionale) dibattito sulla natura e la destinazione di questo indebitamento aggiuntivo. La ministra della Giustizia, <strong>Michèle Alliot-Marie</strong>, ha proposto di utilizzare parte del prestito per migliorare lo stato &#8220;deplorevole&#8221; delle prigioni francesi. Investimento necessario, ma non esattamente innovativo. Come invece quelli identificati dal premier <strong>François Fillon</strong> davanti agli imprenditori: biotecnologie, digitale, ecotecnologie, auto del futuro. Fillon è stato particolarmente attivo nel differenziare questo debito aggiuntivo da quello esistente. Il nuovo debito non sarà una nuova manovra anticrisi, bensì qualcosa di completamente differente, una discontinuità epocale, proprio perché finalizzata a finanziare gli investimenti che innalzeranno la crescita francese di lungo periodo. Un espediente dialettico che ricorda molto quel &#8220;<em>downpayment</em>&#8220;, l&#8217;&#8221;acconto&#8221; obamiano relativo alle grandi riforme di struttura, come quella sanitaria.</p>
<p><strong>Ma si discute soprattutto dei termini del finanziamento aggiuntivo, ad esempio se debba trattarsi di un&#8217;&#8221;operazione patriottica&#8221;, cioè se il prestito debba essere emesso a tassi inferiori a quelli di mercato</strong>. La risposta dei francesi <a href="http://www.lesechos.fr/info/france/afp_00161257.htm?xtor=RSS-2010">pare essere inequivocabile</a>, anche se la nettezza del rigetto dell&#8217;idea potrebbe essere legata alla eventualità di un prestito a tasso fuori mercato. Anche se è sempre possibile (almeno formalmente) collocare il nuovo debito fuori dal perimetro dei moribondi parametri di Maastricht (usando ad esempio la <em>Caisse des Dépots et Consignations</em>, che è l&#8217;equivalente della nostra Cassa Depositi e Prestiti), questo dibattito francese, pur con le sue peculiarità, bene riassume la drammaticità delle scelte di finanza pubblica e sostegno alla congiuntura che i governi dovranno compiere.</p>
<p>Al nuovo <em>mood </em>di espansione fiscale francese si contrappone poi la balzana idea tedesca di costituzionalizzare il pareggio di bilancio, di fatto indipendentemente dalla fase del ciclo. Se le due posizioni saranno mantenute, <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/f0cccffc-640e-11de-a818-00144feabdc0.html?ftcamp=rss">come segnala <strong>Wolfgang Munchau</strong></a>, possiamo attenderci la progressiva &#8220;cattura&#8221; del risparmio tedesco da parte del debito francese, la fine dell&#8217;Unione Europea, e la riproposizione del paradigma sino-americano: un paese spende e consuma, l&#8217;altro risparmia ed investe il surplus commerciale in passività del paese-cicala. Se Sarkozy pensa di aver trovato in tal modo la quadratura del cerchio, il risveglio rischia di essere piuttosto ruvido.</p>
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		<title>Trote transalpine</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 15:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nicolas Sarkozy vorrebbe nominare suo figlio, il ventiduenne Jean, segretario generale aggiunto dell&#8217;UMP, il partito del presidente, in sostituzione di Xavier Bertrand, che diverrà segretario generale. Il giovane Jean, vero enfant prodige, è già oggi presidente del gruppo UMP al dipartimento Hauts-de-Seine, ed avrebbe al momento declinato l&#8217;invito. Si rafforza l&#8217;ipotesi dell&#8217;esistenza di una qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>Nicolas Sarkozy</strong> vorrebbe nominare suo figlio, il ventiduenne <strong>Jean</strong>, <a href="http://www.lesechos.fr/info/france/300321789.htm?xtor=RSS-2010">segretario generale aggiunto dell&#8217;UMP</a>, il partito del presidente, in sostituzione di <strong>Xavier Bertrand</strong>, che diverrà segretario generale. Il giovane Jean, vero <em>enfant prodige</em>, è già oggi presidente del gruppo UMP al dipartimento Hauts-de-Seine, ed avrebbe al momento declinato l&#8217;invito. Si rafforza l&#8217;ipotesi dell&#8217;esistenza di una qualche predisposizione genetica che determina l&#8217;ereditarietà delle carriere politiche, in giro per il mondo. Anche senza bisogno di cambiare le commissioni esaminatrici all&#8217;esame di maturità finché la ciambella non riesce col buco.</p>
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		<title>Siamo sulla buona pista</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2008 13:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ma io vi dico in coscienza che se dovesse essere rifatto lo rifarei. Non la pattuglia&#8230;&#8221; disse Sarkozy emettendo su questa parola un suono nasale ed assumendo un&#8217;espressione molto simili ad una risata a stento trattenuta. Il riferimento dovrebbe essere (fino alla smentita dell&#8217;Eliseo) all&#8217;imboscata in cui sono caduti dieci paracadutisti francesi in Afghanistan, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><span>&#8220;<em>Ma io vi dico in coscienza che se dovesse essere rifatto lo rifarei. Non la pattuglia&#8230;</em>&#8221; disse Sarkozy emettendo su questa parola un suono nasale ed assumendo un&#8217;espressione molto simili ad una risata a stento trattenuta. Il riferimento dovrebbe essere (fino alla smentita dell&#8217;Eliseo) all&#8217;imboscata in cui sono <a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/esteri/afghanistan-8/afghanistan-19ago/afghanistan-19ago.html">caduti dieci paracadutisti francesi in Afghanistan</a>, la scorsa settimana. Non è la prima volta che Sarkozy assume strani atteggiamenti in pubblico, come accaduto <a href="http://it.youtube.com/watch?v=I4u3449L5VI">durante i lavori del G8 a giugno 2007</a>, quando spergiurò di aver bevuto solo acqua. Cuor contento, il ciel l&#8217;aiuta.<br />
</span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/gD9KibyCD5M&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;rel=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/gD9KibyCD5M&amp;hl=en&amp;fs=1&amp;rel=0" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Armonizzare le tasse è controproducente</title>
		<link>http://phastidio.net/2008/04/15/armonizzare-le-tasse-e-controproducente/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 13:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Mario Seminerio
Il prossimo primo luglio la Francia assumerà la presidenza del Consiglio Europeo. Un tema particolarmente sentito da Nicolas Sarkozy è quello della armonizzazione della tassazione aziendale a livello comunitario. Già anni addietro, da ministro, Sarkozy propose di armonizzare le aliquote di tassazione aziendale, per contrastare la “concorrenza al ribasso” attuata soprattutto dai paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>di Mario Seminerio</strong></p>
<p>Il prossimo primo luglio la Francia assumerà la presidenza del Consiglio Europeo. Un tema particolarmente sentito da <strong>Nicolas Sarkozy</strong> è quello della armonizzazione della tassazione aziendale a livello comunitario. Già anni addietro, da ministro, Sarkozy propose di armonizzare le aliquote di tassazione aziendale, per contrastare la “concorrenza al ribasso” attuata soprattutto dai paesi dell’Est Europa. Proposta priva di senso dal punto di vista economico, e palesemente finalizzata a cristallizzare la situazione a vantaggio dei paesi della “Vecchia Europa”, in crescente difficoltà con i propri costosi ed inefficienti sistemi di welfare. Oggi la Francia ritenta la carta dell’armonizzazione, ma dal versante della base imponibile e non da quello dell’aliquota.</p>
<p><span id="more-1470"></span>Si tratta di un tema non nuovo nell’agenda dell’Unione, che non ha finora condotto a nessuna decisione operativa, a causa delle forti resistenze di alcuni paesi (soprattutto, ma non esclusivamente, Irlanda). Un ulteriore vincolo viene poi dalla circostanza che ogni decisione di armonizzazione richiederebbe l’unanimità dei ventisette membri dell’Unione. Quello che sembra sfuggire ai francesi è che l’armonizzazione della base imponibile, lungi dall’essere il cavallo di Troia dell’armonizzazione delle aliquote, sarebbe in realtà controproducente all’obiettivo strategico di Parigi di controllare la “<em>race to the bottom</em>”, la corsa al ribasso dell’imposizione fiscale aziendale. Vediamo perché.</p>
<p><strong>L’armonizzazione della base imponibile, secondo i suoi sostenitori, consentirebbe di spingere l’integrazione transfrontaliera dei mercati</strong>, riducendo i costi di <em>compliance </em>fiscale per le imprese, stimolandone la competitività anche verso l’esterno dell’Unione. Argomentazioni astrattamente condivisibili, che si pongono nella tradizione dell’integrazione europea perseguita attraverso la riduzione dei costi di transazione ed integrazione, di cui l’introduzione della moneta unica rappresenta l’esito più eclatante. Ma dall’armonizzazione della base imponibile deriverebbe anche un aumento della trasparenza riguardo il reale peso fiscale sopportato dalle imprese. Di fatto, quindi uno strumento nato per contrastare la concorrenza fiscale finirebbe con l’accentuare la pressione competitiva tra stati, se non compensato da altre misure.</p>
<p>Ma da una base imponibile univocamente definita in tutta l’Unione deriverebbe anche <strong>la perdita, per i singoli stati nazionali, della possibilità di utilizzare la leva fiscale per stimolare la crescita durante le recessioni</strong>. Si pensi allo strumento di maggiori ammortamenti per stimolare l’investimento aziendale, utilizzato ad esempio dalla Grande Coalizione tedesca nel 2006 e 2007, oltre che da George W.Bush nel 2004. Poiché gli investimenti aziendali sono significativamente correlati con l’occupazione, armonizzare la base imponibile sottrarrebbe agli stati nazionali un’importante leva fiscale anticiclica. Per correggere questa nuova rigidità occorrerebbe definire regole per consentire agli stati membri di agire in deroga, ampliando le deduzioni di imponibile in caso di condizioni congiunturali avverse particolarmente gravi. Una stratificazione normativa che reintrodurrebbe dalla finestra la complessità eliminata con l’armonizzazione, aggiungendo un ulteriore strato di negoziazione politica a livello intergovernativo. Il tutto senza contare la strenua opposizione di paesi di nuova adesione alla Ue, che hanno disegnato i propri sistemi fiscali puntando maggiormente sulla tassazione dei consumi rispetto a quella del reddito, personale ed aziendale.</p>
<p>La proposta Sarkozy appare quindi mal ponderata: aumenterebbe, come conseguenza involontaria, la rigidità nella gestione delle problematiche di crescita in singole aree dell’Unione e contrasterebbe quella competizione fiscale che, attraendo l’investimento diretto estero, appare il miglior antidoto alla crisi.</p>
<p><em><strong>© Libero Mercato</strong></em></p>
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		<title>&#8220;Allora fottiti&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Feb 2008 15:45:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sarkozy]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;povero coglione&#8221;. Dice Sarkozy ad un cittadino che, durante il bagno di folla al Salone dell&#8217;Agricoltura di Parigi, aveva rifiutato di stringergli la mano dicendogli &#8220;Ah no, non toccarmi, mi sporchi&#8221;. Il presidente francese ha inventato il vaffa-day alla rovescia, una forma evoluta di rupture.


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Tags: Sarkozy &#124; Categorie: Esteri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>&#8230;povero coglione&#8221;. Dice <strong><a href="http://phastidio.net/tag/sarkozy/">Sarkozy</a></strong> ad un cittadino che, durante il bagno di folla al Salone dell&#8217;Agricoltura di Parigi, aveva rifiutato di stringergli la mano dicendogli &#8220;Ah no, non toccarmi, mi sporchi&#8221;. Il presidente francese ha inventato il vaffa-day alla rovescia, una forma evoluta di <em>rupture</em>.</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/3d1XOovY7Ng&#038;hl=en&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/3d1XOovY7Ng&#038;hl=en&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Monsieur Taxes</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 09:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[di Mario Seminerio
Ségolène Royal, candidata socialista all&#8217;Eliseo sconfitta da Nicolas Sarkozy, da qualche settimana sta prendendosi una perfida rivincita. La fascinosa Ségolène ha infatti coniato per Sarkozy il nomignolo “Monsieur Taxes”. Non male, come nemesi: una esponente della sinistra che riesce ad accusare un liberale (per quanto alla francese, quindi sui generis per definizione) di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>di Mario Seminerio</strong></p>
<p>Ségolène Royal, candidata socialista all&#8217;Eliseo sconfitta da <strong><a href="http://phastidio.net/tag/sarkozy/">Nicolas Sarkozy</a></strong>, da qualche settimana sta prendendosi una perfida rivincita. La fascinosa Ségolène ha infatti coniato per Sarkozy il nomignolo “Monsieur Taxes”. Non male, come nemesi: una esponente della sinistra che riesce ad accusare un liberale (per quanto alla francese, quindi <em>sui generis</em> per definizione) di essere in realtà un gabelliere. Eppure, questo soprannome non è frutto delle abituali e stucchevoli schermaglie politiche a cui noi italiani siamo ormai assuefatti. <strong>La Commissione Finanze dell&#8217;Assemblea Nazionale segnala un forte aumento nella velocità di creazione di nuove imposte</strong>. Dal 2002 ad oggi ben quindici nuove imposte sono entrate nella vita dei francesi, una dozzina delle quali solo negli ultimi tre anni. <strong>E addirittura, dall&#8217;inizio della tredicesima Legislatura, a luglio dello scorso anno, sono stati ben sei i nuovi prelievi istituiti</strong>, tutti con la inconfondibile firma dell&#8217;ipercinetico inquilino dell&#8217;Eliseo.</p>
<p><span id="more-1361"></span>Tra essi, citiamo “l&#8217;eco-pastiglia”, un malus variabile tra 200 e 1600 euro sull&#8217;acquisto di veicoli ad elevate emissioni di CO2, come SUV e familiari. Tale balzello è atteso portare alle casse dell&#8217;Erario transalpino circa 470 milioni di euro. Il governo ha poi introdotto un contributo del 10 per cento sulle stock options da cui sono attesi altri 250 milioni di euro, destinati al finanziamento dell&#8217;assicurazione malattie. Per il sostegno dei nuclei familiari che versano in disagio economico ecco una sovraimposta sugli utili delle odiate compagnie petrolifere: gettito atteso 150 milioni. Di fronte ad una tale inflazione fiscale, cresce il malumore tra i parlamentari di maggioranza, anche dopo l&#8217;introduzione di una bella tassa del 2 per cento sul pesce per finanziare gli sgravi fiscali sul gasolio che avevano provocato gli scioperi dei <em>marin-pecheurs</em> bretoni, in soccorso dei quali Sarkozy è prontamente intervenuto, con la levata d&#8217;ingegno di ridurre la domanda di pesce attraverso l&#8217;aumento del prezzo che l&#8217;imposta provoca. Non male, come misura di sostegno mirato.</p>
<p>Ma la lista di imposte presenti e future non finisce qui: la ministra della Cultura ha proposto una bella tassa sui soggiorni alberghieri, mentre lo stesso Sarkozy ha vagheggiato un&#8217;imposta su emittenti televisive private, produttori di elettronica di consumo, pubblicità internet, allo scopo di finanziare <a href="http://paolaliberace.nova100.ilsole24ore.com/2008/01/non-solo-pubbli.html">l&#8217;abolizione della pubblicità sull&#8217;emittenza pubblica francese</a>. Proposta che, manco a dirlo, ha suscitato il più vivo interesse dalle parti di Saxa Rubra. Vi facciamo grazia della celeberrima “<a href="http://phastidio.net/2007/06/27/la-francia-di-sarko-parte-dalla-super-iva/">Iva sociale</a>”, che sembrava Sarkozy volesse introdurre dalla prima settimana del suo insediamento, ma che è poi stata accantonata <em>sine die</em>, dati gli elevatissimi rischi per i consumi che tale imposta presenta. Il protezionismo sotto mentite (e verdi) spoglie sembra essere la bussola di Sarkozy, che settimane addietro è giunto ad ipotizzare anche <strong>un&#8217;imposta ecologica da apporre sui prodotti provenienti da paesi che non rispettano i limiti imposti dal trattato di Kyoto</strong>. Si dirà che Sarkozy, in questo modo, ha scoperto le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Imposta_Pigouviana">imposte pigouviane</a>, quelle che colpiscono esternalità negative e, nel caso di specie, anche le importazioni da India e Cina. Ma il sempre più confuso Sarko ha poi fatto marcia indietro quando qualcuno gli ha fatto notare che India e Cina non hanno alcun obbligo di applicare i programmi di riduzione di CO2 previsti da Kyoto, ma hanno comunque firmato il Trattato, e in tal modo sarebbe rovinosamente caduto il presupposto ideologico della gabella protezionistica. Senza contare la guerra commerciale con gli Stati Uniti che una simile iniziativa provocherebbe, destinata ad essere cassata senza appello in sede di WTO.</p>
<p>Il sistema fiscale e sociale francese è riccamente ingemmato di oltre un centinaio di tasse ed imposte dirette di entità significativa. Come attenuante generica del sistema, si può dire che, mentre nuove tasse nascono, altre muoiono ed altre vengono abortite perché palesemente in contrasto con la normativa comunitaria o semplicemente perché troppo cervellotiche, come quella sui motorhome e quella sulle birre ad alta gradazione. Ma l&#8217;impatto sulla tolleranza fiscale dei francesi è pesantemente asimmetrico, e non potrebbe essere altrimenti, visto che la pressione fiscale ha toccato nel 2007 l&#8217;italico traguardo del 44 per cento. Il florilegio di tasse sembra avere la propria causa scatenante nella regoletta di bilancio imposta da Sarkozy, che prevede di bloccare il passo di crescita annua della spesa pubblica all&#8217;1,1 per cento fino al 2012. <strong>E così, non riuscendo neppure a scalfire una spesa pubblica tignosamente presidiata dai gruppi d&#8217;interesse, il governo è costretto alla rincorsa fiscale</strong>. Repetita iuvant: a noi questo Sarkozy sembra il fratellino casinista di Romano Prodi.</p>
<p><strong><em>©  Libero Mercato </em></strong><em>(tit. orig. &#8220;E Sarkozy diventa Monsieur Tax&#8221;)</em></p>
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		<title>Sarko? Un misto tra Bersani e Colbert</title>
		<link>http://phastidio.net/2008/01/25/sarko-un-misto-tra-bersani-e-colbert/</link>
		<comments>http://phastidio.net/2008/01/25/sarko-un-misto-tra-bersani-e-colbert/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Jan 2008 10:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Mario Seminerio
E&#8217; stato finalmente reso pubblico il &#8220;rapporto Attali per la liberazione della crescita francese&#8221;. Si tratta di un documento complessivamente piuttosto modesto, che al solito incide al margine sulle rigidità sociali ed economiche transalpine, e dalla cui eventuale attuazione si produrrà scarso o nullo beneficio per una crescita che deve essere liberata perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>di Mario Seminerio</strong></p>
<p>E&#8217; stato finalmente reso pubblico il &#8220;rapporto Attali per la liberazione della crescita francese&#8221;. Si tratta di un documento complessivamente piuttosto modesto, che al solito incide al margine sulle rigidità sociali ed economiche transalpine, e dalla cui eventuale attuazione si produrrà scarso o nullo beneficio per una crescita che deve essere liberata perché presa in ostaggio da un modello di cultura politica ultracorporativa, peraltro largamente condiviso dalla maggioranza dei cittadini-elettori.</p>
<p><span id="more-1320"></span>Tra le linee-guida segnaliamo la lodevole intenzione di <strong>introdurre l&#8217;insegnamento di quelli che vengono definiti &#8220;rudimenti di economia&#8221; già dalla scuola primaria</strong>. Volesse il cielo, a patto di non eccedere nei soliti <em>dérapages </em>francesi, che invocano l&#8217;alibi dell&#8217;insegnamento delle discipline economiche per <a href="http://phastidio.net/2006/04/10/piu-bastiat-meno-foucault/">tirate ideologiche contro l&#8217;economia di mercato</a>, cosa di cui i libri di testo delle scuole superiori francesi sono inzeppati. Tra gli altri suggerimenti più o meno operativi, <strong>si conferma la tradizione dirigista francese</strong>, espressa attraverso la creazione di dieci poli di eccellenza nell&#8217;insegnamento superiore; il sostegno ai settori tecnologicamente più avanzati (digitalizzazione, salute, ecologia, turismo, nanotecnologie) attraverso la leva fiscale della concentrazione dei crediti d&#8217;imposta su questi settori; sviluppo della dotazione infrastrutturale; la <em>grandeur </em>viene poi titillata e verniciata con una mano di verde suggerendo la creazione di dieci <em>écovilles</em>, non meglio definiti &#8220;spazi urbani durevoli&#8221; (sic) di almeno 50.000 abitanti, veri e propri &#8220;laboratori ambientali&#8221;. Certo, se uno di questi <em>secteurs d&#8217;avénir</em> dovesse dimostrarsi non più coerente con l&#8217;evoluzione tecnologica globale, i francesi scoprirebbero che le loro tasse sono state dilapidate. Anche per questo motivo è preferibile concentrare lo sforzo fiscale sulla ricerca di base e non immediatamente su quella applicata.</p>
<p>Altri suggerimenti della commissione guidata dall&#8217;ex consigliere politico di François Mitterrand (come noto, <a href="http://phastidio.net/2008/01/22/liberalpaternalismo/">se gli advisor non sono di sinistra</a> <a href="http://phastidio.net/tag/sarkozy/">Sarkozy</a> non li prende in considerazione) sono peraltro molto simili ad iniziative intraprese dal governo Prodi, quali la <strong>riduzione dei contributi sociali salariali</strong>. Né manca l&#8217;abituale &#8220;agenzia&#8221; che serva ad &#8220;accompagnare&#8221; le piccolissime imprese (TPE, <em>très petites entreprises, </em>nella tassonomia francese quelle con meno di 20 dipendenti) nei loro adempimenti amministrativi. Evidentemente, eliminare o ridurre grandemente tali adempimenti sarebbe stato troppo sovversivo per un paese come la Francia. Suggerita anche <strong>la riduzione dei tempi di liquidazione del regime Iva</strong> a non più di dieci giorni, per agevolare la tesoreria delle imprese, soprattutto di quelle piccole, che dovrebbero poi poter contare su uno statuto fiscale semplificato simile al &#8220;forfettone&#8221; introdotto da Prodi e Visco nella Finanziaria italiana del 2008. Nel caso francese, la soglia di fatturato per poter accedere al regime fiscale semplificato verrebbe posta a 50.000 euro annui.</p>
<p>Interessante è poi la <strong>proposta di riforma della rappresentanza sindacale</strong> per ridurne la frammentazione, mettendo una soglia di sbarramento del 15 per cento dei voti conseguiti nelle elezioni sindacali a livello di singola impresa. Da noi basterebbe <a href="http://phastidio.net/2007/10/04/contenitori-e-contenuti-la-contrattazione-collettiva/">dare attuazione concreta all&#8217;articolo 39 della Costituzione italiana</a>, che giace inapplicato da sempre. Strano a dirsi, ma anche la nostra carta fondamentale contiene in sé elementi di forte innovazione e funzionalità alla crescita. Non a caso il sistema di potere sindacal-politico ha provveduto per tempo a inattivarli, salvo genuflettersi di fronte alla costituzione a ogni occasione celebrativa più o meno solenne. Attali suggerisce poi la <strong>ridefinizione drastica del concetto di licenziamento economico</strong>, estendendone le cause non solo alla eventualità di &#8220;riorganizzazione d&#8217;impresa&#8221;, ma addirittura ad una fattispecie la cui indeterminatezza tautologica equivarrebbe a liberalizzare il licenziamento: &#8220;miglioramento della competitività d&#8217;impresa&#8221;. Auguri.</p>
<p>A conferma dell&#8217;ipernormazione francese, il Rapporto suggerisce anche<strong> l&#8217;eliminazione del concetto di rivendita &#8220;in perdita&#8221; (cioè sottocosto) per il commercio al dettaglio</strong>, dopo che una legge entrata in vigore alcune settimane fa ha compiuto un piccolo passo avanti includendo nella determinazione del margine di rivendita sottocosto la retrocessione che i grossisti corrispondono ai dettaglianti. Proseguendo in queste &#8220;spericolate&#8221; liberalizzazioni, il Rapporto suggerisce anche <strong>l&#8217;eliminazione delle barriere amministrative all&#8217;entrata nel settore alberghiero e della ristorazione, oltre che nel commercio al dettaglio</strong>. Come si può facilmente constatare da questi arcaismi, in Francia pare che l&#8217;era delle tessere annonarie non sia mai realmente terminata. Né manca l&#8217;abituale retorica della liberalizzazione delle professioni. Come in Italia, anche al di là del Fréjus si prendono di mira i taxi (Sarkozy, con scarsa originalità e palese plagio del dibattito politico italiano, ha già scolpito che &#8220;Parigi è la sola città al mondo dove si fatica a trovare un taxi&#8221;), farmacisti, notai, veterinari.</p>
<p>Altra &#8220;ispirazione&#8221; che pare mutuata di peso dal dibattito pubblico italiano è la richiesta di <strong>eliminazione dei dipartimenti</strong> (l&#8217;equivalente delle province), per rafforzare correlativamente il ruolo di regioni e comunità intercomunali. Ma qui Sarkozy ha già detto di no.</p>
<p>A conclusione di questo bel &#8220;libro dei sogni minimi&#8221;, citiamo l&#8217;auspicio a <strong>ridurre &#8220;già dal 2008&#8243; l&#8217;incidenza sul pil della spesa pubblica</strong>, per partire dal 2009 a produrre risparmi annui di 1 punto percentuale di pil, oggi nell&#8217;ordine di 20 miliardi di euro, con l&#8217;obiettivo dichiarato di eliminare l&#8217;eccesso di spesa pubblica francese rispetto al &#8220;modello&#8221; tedesco, stimato in 150 miliardi di euro.</p>
<p>La nostra impressione è che, con simili proposte, i francesi non si siano neppure avvicinati al covo dove essi stessi tengono segregata la crescita. Il cavaliere bianco può attendere.</p>
<p><strong><em>© Libero Mercato</em></strong></p>
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		<title>Liberalpaternalismo</title>
		<link>http://phastidio.net/2008/01/22/liberalpaternalismo/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Jan 2008 08:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Discussioni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<category><![CDATA[Sarkozy]]></category>

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		<description><![CDATA[di Antonio Mele
Si fa davvero fatica a comprendere certe cose.
Ad esempio, che un governo sedicente di destra chiami due economisti dichiaratamente di sinistra per fare uno studio che superi il concetto di PIL come misura del benessere e che lo integri con altre importanti misure che hanno a che vedere con il benessere dei cittadini.
Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>di <a href="http://epistemes.org/category/antonio-mele/">Antonio Mele</a></strong></p>
<p>Si fa davvero fatica a comprendere certe cose.</p>
<p>Ad esempio, che un governo sedicente di destra <a href="http://www.lemonde.fr/web/depeches/0,14-0,39-33827870@7-46,0.html">chiami due economisti dichiaratamente di sinistra</a> per fare uno studio che superi il concetto di PIL come misura del benessere e che lo integri con altre importanti misure che hanno a che vedere con il benessere dei cittadini.<br />
Ma non è questo che stupisce, per carità: la sudditanza psicologica della destra nei confronti della cultura di sinistra non si ferma ai nostri confini. Non ci stupiscono nemmeno frasi del Presidente Sarkozy quali “<em>c’è da tempo un forte sentimento, tra gli economisti di professione, che il PIL non è un buon strumento di misura [poiché] non misura adeguatamente i cambiamenti che influenzano il benessere, non permette di comparare correttamente il benessere nei diversi paesi</em>”. No davvero, non ci stupiamo di questo.</p>
<p><span id="more-1312"></span>Invece, a stupirci è <a href="http://www.decidere.net/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=729&amp;Itemid=84">questo articoletto apologetico</a>. Del quale ciò che colpisce ed irrita è la totale acriticità nel prendere per buona una gigantesca sciocchezza come quest’ultima trovata di Sarkozy. Se un economista leggesse la seguente frase:</p>
<blockquote><p>Il PIL non misura adeguatamente il benessere dei cittadini</p></blockquote>
<p>la sua esclamazione sarebbe: ovviamente! <strong>Il PIL misura la ricchezza prodotta in un determinato territorio durante un determinato lasso di tempo. Misura la ricchezza prodotta, mica il benessere!</strong> Avete alzato il gomito, di recente, o vi mancano le basi minime per discutere di economia? Il PIL, <em>per definizione</em>, non può misurare in modo adeguato il benessere dei cittadini.</p>
<p>Altra cosa che colpisce dell&#8217;articolo è l’esaltazione degli economisti che studiano la cosiddetta “<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Happiness_economics">happiness economics</a></em>”. Di nuovo, senza un minimo di analisi critica. Ora, questa giovane branca dell’economia che cerca di capire quali siano le determinanti della felicità individuale è interessante e promettente, ma non è priva di contraddizioni e stranezze. E bisogna stare attenti a che uso si fa di tali ricerche: a sinistra si guarda con profondo interesse a questi studi, visto che molto spesso sono utilizzabili (magari distorcendoli un po’) per criticare l’economia di mercato.</p>
<p><strong>E qui veniamo al punto</strong>. Ve lo ricordate quel <a href="http://www.youtube.com/watch?v=_CSwglnbYIU">dibattito tra Prodi e Berlusconi</a>, prima delle ultime elezioni politiche dove, ad un certo punto, la Mortadella nazionale citò un certo economista inglese che diceva che, oltre una certa soglia di reddito, un aumento della ricchezza non aumenta la felicità?. Ecco, stava parlando di <a href="http://cep.lse.ac.uk/layard/">questo signore</a>, che è in effetti uno stimatissimo economista inglese, ma che ha idee un po’ particolari su come utilizzare le sue ricerche sulla felicità: leggiamo sulla pagina personale che “<em>Richard Layard always thought that the ultimate aim of public policy is to make people happier</em>.” [trad.: Richard Layard ha sempre pensato che il fine ultimo delle politiche pubbliche è di rendere la gente più felice”]. Un concetto estremamente liberale, no? D’altronde, il nostro Lord non ha mai fatto mistero delle sue simpatie per il Labour, non solo e non tanto di quello di Blair.</p>
<p>Ma andiamo con ordine. La diatriba di cui Prodi si riempì la bocca origina dal <a href="http://cep.lse.ac.uk/layard/RL362.pdf">seguente grafico</a> (lo trovate qui, figura 2):</p>
<p><img src="http://epistemes.org/wp-content/happiness.jpg" /></p>
<p>Sull’asse orizzontale vi è il reddito pro-capite (PIL diviso per la popolazione), mentre sull’asse verticale vi è un indicatore di felicità della popolazione (la percentuale di persone che si dichiara felice, in una inchiesta demografica). Quello che Layard sostiene, basandosi su questo grafico, è che, sino ad un reddito pro-capite di circa 15mila dollari, i soldi fanno aumentare la felicità, ma oltre questa soglia non è più così, l’effetto di un aumento di reddito è minimo. Sinceramente ci sfugge come arrivi a questa conclusione, anche solo guardando il grafico.</p>
<p><strong>E altrettanto francamente ci sfugge tutto il senso dell’esercizio</strong>:  se io vivo in Africa, il massimo che posso aspettarmi dalla vita è sopravvivere alla dissenteria infantile e campare di stenti sino ai 15-20 anni, età in cui devo tentare di non beccarmi l&#8217;AIDS, poi per il resto della vita devo ancora vivere di stenti senza beccarmi la malaria. Ora, se queste sono le mie aspettative, già essere vivo mi rende felice. Le aspirazioni della mia vita si limitano a “continuare a respirare”. Nel mondo sviluppato, invece, la vita è piena di strade possibili: non riuscire in un progetto imprenditoriale o lavorativo rende infelici, una relazione amorosa finita male porta alla depressione. Ma è una fesseria comparare le due situazioni, proprio perché il reddito pro-capite è tanto diverso, ed è proprio questa variabile che costituisce il discrimine tra avere tante opzioni o nessuna.</p>
<p><strong>In altre parole, il dichiararsi felice dipende da cosa una persona si aspetta dalla vita</strong>; <em>ergo</em> è un concetto <strong>relativo</strong>, e dipende da caratteristiche sia economiche (come ad esempio il reddito pro-capite, la disoccupazione, ecc.) che non economiche. Per questo motivo, <strong>la misura utilizzata non permette la comparazione internazionale: dichiararsi felice in Nigeria non è la stessa cosa che dichiararsi felice in Italia o in Francia</strong>. Probabilmente è più semplice comprendere il tutto con un altro esempio. Io sono più felice se vado a mangiare in un ristorante molto caro e raffinato, anziché se mangio solo un panino; questo indipendentemente dal mio reddito. Ma se con il mio reddito posso ottenere al massimo un panino, sarò felice quando potrò mangiare il panino, perché non posso aspirare a nient’altro di più, è questo il massimo che posso ottenere. Se invece ho un reddito molto elevato, posso andare a cena al ristorante; se per un motivo o per l’altro non riesco a cenare al ristorante (non ho prenotato ed è tutto pieno), sarò molto infelice di aver potuto mangiare solo un panino. <strong>Notate però che in entrambi i casi ho mangiato un panino, ma nel primo caso sono felice e nel secondo no</strong>.</p>
<p>D’altronde, i risultati di Layard sono stati messi in discussione recentemente dal recente lavoro di <a href="http://www.princeton.edu/~rpds/downloads/Deaton_Aging_and_wellbeing_around_the_world_Aug_07_ALL.pdf">Angus Deaton</a>, che oltre a ribaltare le tesi di Layard sulla relazione tra reddito e felicità utilizzando gli stessi metodi ma altri dati (Deaton trova che c’è una fortissima relazione positiva, e che tale relazione è addirittura maggiore nei Paesi ricchi), mostra anche che <strong>la percentuale di cittadini degli Stati Uniti che hanno fiducia nel proprio sistema sanitario è inferiore a quella di India, Iran, Malawi e Sierra Leone: un chiaro caso in cui il metro di paragone influenza molto la risposta</strong>.</p>
<p>E veniamo all’altro problema, cioè il concetto espresso da Layard di utilizzare queste ricerche per fare policy: una volta che scopriamo che un maggiore reddito rende infelici, cosa dovremmo fare? Aumentare le tasse ai ricchi per renderli più felici? Ma davvero ci credete?<br />
Esempio ancora più estremo: <strong>una volta che scopriamo che il sistema sanitario malawiano rende i cittadini più soddisfatti rispetto a quello americano, dovremmo adottare quello del Malawi anche negli USA?</strong></p>
<p>Tornando all’articolo, ci stupiamo ancora di più di frasi del genere:</p>
<blockquote><p>“Quello che davvero rileva è che le classifiche di Stati compilate sulla sola base del PIL finiscono per dimenticare aspetti importanti per le decisioni politiche almeno quanto il volume della produzione industriale. Ad esempio, per la contabilità nazionale il valore dei servizi pubblici si calcola in gran parte sulla base delle retribuzioni erogate ai dipendenti statali. Due scuole con lo stesso numero di insegnanti contribuiscono quindi all’incirca in pari misura al prodotto lordo, anche se una offre un servizio d’eccellenza e l’altra detiene il record di assenteismo. Lo stesso vale per gli enti locali, gli ospedali, le forze dell’ordine: a parità di personale, non rileva nel computo del valore se la burocrazia è efficiente, se le cure prestate sono adeguate, se i residenti del quartiere si sentono sicuri. Se si chiedesse ai cittadini di valutare questi aspetti, probabilmente non tutte le strutture otterrebbero lo stesso punteggio.”</p></blockquote>
<p><strong>Scusate, ma cosa ha a che fare la misura di quanto si è prodotto (il PIL) con la questione se si è prodotto in modo efficiente o no, o con la questione se i cittadini sono soddisfatti del servizio scolastico o no?</strong> Se avete risposto: assolutamente nulla, allora avete dato la risposta corretta. Qui siamo davvero al <em>nonsense</em> economico.</p>
<p><strong>Ma quello che si fa davvero fatica a comprendere è che i liberali-liberisti di casa nostra si accodino al corteo dei sudditi psicologici della sinistra, anzi lodando la levata d&#8217;ingegno del confuso neocolbertista dell’Eliseo</strong>. Sono felici che un politico di destra chieda la consulenza di due economisti che il liberismo lo criticano ad ogni respiro. Si pongono il problema di come misurarla in modo corretto, questa felicità aggregata, citando i lavori di Kahneman, che è il <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/573">capostipite di quei neopaternalisti</a> che oggi sono diventati i <em>behavioral economists</em> (in pratica e semplificando all’estremo, quegli economisti che fanno esperimenti sul comportamento umano e poi dicono: &#8220;vedi? la gente è irrazionale, quindi il governo deve correggere i loro comportamenti stupidi&#8221;). Rassicurano i “detrattori della proposta di Sarkozy” che si pongono il problema dell’ingerenza dello Stato in una questione, quella della felicità individuale, su cui liberali non transigono; non c’è nessun problema, cari “detrattori”, perché “<em>si possono sviluppare metodi di calcolo adeguati ad isolare le componenti di interesse collettivo, da inserire nelle statistiche ufficiali, da quelle di rilevanza puramente privata, da escludere</em>”. Tutto vero, per carità: ma come si fa a non capire che i “detrattori” si pongono il problema, a monte, dei compiti dello Stato, tra cui non rientra (perlomeno per un liberale) l’occuparsi della felicità dei suoi cittadini? Come si fa a non vedere che le stesse posizioni sono sostenute da estremisti di sinistra come <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/05_Maggio/19/bagnoli.shtml">Paolo Cento</a>?</p>
<p>Volendo escludere, a titolo d&#8217;incoraggiamento, l&#8217;assoluta ignoranza in materia non solo economica, ma anche di fondamenti del liberalismo, resta la possibilità che si tratti di difesa d&#8217;ufficio di una figura politica che qualcuno ha deciso di importare in Italia ed utilizzare come icona del proprio posizionamento nel marketing del teatrino italiano della politica. Di fronte alle involuzioni di tale nume tutelare (che finora non ha ottenuto risultati degni di nota dal versante della crescita), i suoi corifei nostrani sono ora costretti sulla difensiva, improvvisando un sesto grado con unghie su una parete di specchi.</p>
<p>Nell&#8217;uno e nell&#8217;altro caso, se questi sono i nostri <em>liberali liberisti</em>, siamo messi male.</p>
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		<title>Sarkozy, piu&#8217; Prodi che Thatcher</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2007 13:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Sarkozy]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mario Seminerio
La fine degli scioperi dei ferrovieri francesi (sia quelli della SNCF che quelli della RATP, la Régie locale della regione parigina), ha scatenato una corsa all&#8217;interpretazione ed all&#8217;analisi su chi abbia “vinto” il braccio di ferro che per una decina di interminabili giorni ha visto fronteggiarsi gli cheminots da un lato, ed il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>di Mario Seminerio</strong></p>
<p>La fine degli scioperi dei ferrovieri francesi (sia quelli della SNCF che quelli della RATP, la <em>Régie </em>locale della regione parigina), ha scatenato una corsa all&#8217;interpretazione ed all&#8217;analisi su chi abbia “vinto” il braccio di ferro che per una decina di interminabili giorni ha visto fronteggiarsi gli <em>cheminots </em>da un lato, ed il governo Sarkozy-Fillon dall&#8217;altro. Passeggiando per la blogosfera <a href="http://phastidio.net/2007/11/23/frances-thatcher-not-exactly-weekend-open-trackback/">abbiamo notato</a> alcuni spericolati paragoni tra l&#8217;azione di <strong>Sarkozy </strong>ed il braccio di ferro che oppose <strong>Margaret Thatcher</strong> ai minatori inglesi, alla fine degli anni Settanta, o ancora il licenziamento in tronco dei controllori di volo in sciopero, adottato da <strong>Ronald Reagan</strong> nel 1981. Ci colpisce, soprattutto, l&#8217;interesse quasi ossessivo che ogni iniziativa di Sarkozy suscita presso politici e giornalisti italiani, un interesse che non ha pari in nessun altro paese europeo.</p>
<p><span id="more-1210"></span>Per molti aspetti, il continuo richiamo all&#8217;attività del presidente francese fa il paio con le proposte di riforma della nostra legge elettorale. Sembra che nel nostro paese debba sempre esistere una sorta di ipse dixit, di modello di riferimento estero ed esterno: propensione che viene da molto lontano, e di cui è agevole rinvenire tracce persino nella Divina Commedia. Fuori di ironia, a noi piacerebbe avere una legge elettorale “italiana”, cioè centrata sulle specifiche esigenze di governabilità del nostro paese, e non “tedesca” o “spagnola”, e lo diciamo non per velleità autarchiche quanto per contribuire a combattere il provincialismo che da sempre caratterizza il dibattito pubblico di questo paese.</p>
<p>Tornando a Sarkozy, e tentando di fare il nostro lavoro (che resta l&#8217;analisi economica), <strong>possiamo confermare che il braccio di ferro coi ferrovieri è stato tale? E possiamo affermare che il presidente francese abbia posto fine ai privilegi dei “regimi speciali” di pensionamento? Ad una prima analisi, non sembrerebbe</strong>. Lo sciopero dei ferrovieri è stato sospeso, più che cancellato, e subordinato all&#8217;esito delle discussioni che si svolgeranno durante i tavoli tripartiti tra sindacati, governo e datori di lavoro (SNCF e RATP) che iniziano questa settimana. <strong>Il governo ha proposto forme di robusta incentivazione monetaria come contropartita all&#8217;eliminazione dei regimi speciali</strong> che oggi consentono ai ferrovieri di andare in pensione a 55 anni di età (50 per i macchinisti).</p>
<p>Scorrendo l&#8217;agenda dei tavoli negoziali tripartiti (che di fatto sono bipartiti, visto che appare piuttosto improbabile pensare a dirigenti della SNCF che rifiutano le proposte governative), <strong>ritroviamo alcune ipotesi di lavoro familiari a noi italiani</strong>. Ad esempio, con decorrenza luglio 2008 è previsto l&#8217;aumento dei salari dello 0,5 per cento a semestre (per un massimo di sei semestri) per i ferrovieri che resteranno al lavoro dopo aver compiuto l&#8217;età-soglia di cui sopra. Ancora: oggi la pensione dei ferrovieri è calcolata sull&#8217;88 per cento della retribuzione, ed il governo sta pensando di includere nella retribuzione pensionabile anche parte di quel 12 per cento oggi escluso, rappresentato soprattutto da premi, gratifiche ed indennità. Verrebbe poi prevista <strong>una sorta di “banca del tempo”</strong>: sei giorni “risparmiati” per anno lavorativo darebbero origine, a fine carriera, ad un bonus di un anno di sconto sull&#8217;età di pensionamento. Altra tavola rotonda negoziale sarà poi dedicata alla <strong>contribuzione figurativa</strong> per i periodi di apprendistato in azienda, part-time, congedo parentale e per le carriere discontinue. Prevista anche la considerazione dei lavori usuranti che i francesi chiamano, in modo altrettanto immaginifico, <em>“penibilité”</em>. Riguardo questo capitolo, a fine carriera i ferrovieri potrebbero scegliere di essere destinati a mansioni meno pesanti o di poter accedere al part-time a condizioni vantaggiose. Secondo alcune stime, <strong>queste misure di “accompagnamento” alla pensione e di “eliminazione” dei privilegi dei regimi speciali potrebbero avere un costo annuo di 100 milioni di euro</strong>, che sarebbero evidentemente posti a carico della collettività, sia attraverso ritocchi alle tariffe ferroviarie che sotto forma di maggiore spesa pubblica per il ripiano del deficit gestionale di SNCF e RATP.</p>
<p>Come si nota, nulla di realmente rivoluzionario: <strong>Sarkozy sta semplicemente offrendo ai ferrovieri la monetizzazione dei privilegi dei regimi speciali</strong>. Poiché, per deformazione professionale, riteniamo che il pragmatismo debba esprimersi attraverso il calcolo di costi e benefici di date misure di policy, attendiamo di capire a quanto ammonteranno i risparmi previdenziali generati da tale riordino dei regimi speciali, che potrebbero rappresentare l&#8217;investimento iniziale necessario a conseguire l&#8217;unificazione dei regimi pensionistici. Quello che tuttavia appare del tutto evidente è che <strong>non c&#8217;è modo di parlare di “resa dei conti”</strong>, né di compiere parallelismi con Reagan e Thatcher: al netto della drammatizzazione mediatica di cui è maestro, <strong>Sarkozy si muove nel solco della tradizione ultra-corporativista europea</strong>. I suoi estimatori italiani farebbero quindi bene a leggere in controluce, prima di lanciarsi in spericolati quanto provinciali peana.</p>
<p><strong>Nel frattempo, le brutte notizie per l&#8217;intorpidita economia francese si susseguono</strong>: consumi e produzione industriale sono in frenata quanto e più che nel resto d&#8217;Europa; un crescente numero di consumatori lamenta perdita di potere d&#8217;acquisto; il calo dei livelli di attività rende meno probabile il ricorso agli straordinari, mettendo a nudo la fallacia della strategia di aumento dell&#8217;offerta di lavoro ottenuto con la detassazione del lavoro straordinario. Giorni addietro la <strong>Commissione Attali</strong> “<em>per la liberazione della crescita</em>”, a cui partecipano gli italiani <strong>Mario Monti</strong> e <strong>Franco Bassanini</strong> si è sentita dire, nel corso di un&#8217;audizione del presidente della Banca Centrale Europea, Trichet, e del segretario generale dell&#8217;Ocse, Angel Gurria, che tra il 1999 ed il 2006 i costi nominali unitari di produzione francesi sono cresciuti del 14 per cento, contro il 2,1 per cento della Germania: ricetta sicura per perdita di competitività e danni permanenti al mercato del lavoro.</p>
<p>Alla luce di questo dato si può già concludere che, mentre molti italiani si affannano a scimmiottare Sarkozy, in realtà è il presidente francese ad ispirarsi al Belpaese, chiedendo a gran voce svalutazioni del cambio dell&#8217;euro per compensare aumenti dei costi di produzione e oneri impropri di sistema-paese causati da ipercorporativizzazione.</p>
<p><strong>©  <em>Libero Mercato</em></strong></p>
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		<title>France&#8217;s Thatcher? Not Exactly</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 19:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[World]]></category>
		<category><![CDATA[France]]></category>
		<category><![CDATA[Sarkozy]]></category>

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		<description><![CDATA[French President Nicolas Sarkozy on Friday claimed victory in the 10-day labour dispute over a pension reform as the strike called to protest the proposal appeared to be ending. &#8220;I promised this reform, and I have kept my promise,&#8221; Sarkozy said during a speech at the Elysee Palace. The French Finance Ministry has estimated that [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>French President <strong>Nicolas Sarkozy</strong> on Friday claimed victory in the 10-day labour dispute over a pension reform as the strike called to protest the proposal appeared to be ending. &#8220;I promised this reform, and I have kept my promise,&#8221; Sarkozy said during a speech at the Elysee Palace. The French Finance Ministry has estimated that the strike cost France&#8217;s economy up to 4 billion euros (about 6 billion dollars).</p>
<p>The reform, which <em>apparently</em> deprives about 500,000 workers in the railway and energy sectors of some pension privileges, &#8220;could not be<br />
postponed any longer,&#8221; Sarkozy said, and paid tribute to travelers and commuters who, he said, were &#8220;taken hostage&#8221; by the striking<br />
workers. <strong>However, France-Info reported that most of the railway workers who voted to return to work were talking about a &#8220;suspension&#8221; of the strike, rather than a definitive end</strong>.</p>
<p>The end of  the strike has been hailed as a huge success of Sarkozy by two heavyweights in the blogosphere: <strong>Glenn Reynolds</strong> and <strong>David  Frum</strong>: <a href="http://instapundit.com/archives2/012050.php">the former</a> today wrote of <em>France&#8217;s Thatcher</em>, citing an enthusiastic article on <em>The New York Sun</em> talking about &#8220;a first success of Sarkozy&#8221;; <a href="http://communities.canada.com/nationalpost/blogs/fullcomment/archive/2007/11/21/david-frum-showdown-in-paris.aspx">the latter</a> today compared France&#8217;s president stance in this conflict to the firing of the airline controllers by <strong>Ronald Reagan</strong> in 1981. <strong>We fear that Reynolds and Frum are making a mistake</strong>.</p>
<p><span id="more-1204"></span>Why? Because the future of this labour conflict depends on the progress of <em>negotiations over the reform</em>, which involve union officials, government representatives and the management of the SNCF national railway network and the RATP urban transit system serving the greater Paris area. The talks began Wednesday and are scheduled to be resumed next week. It is uncertain if rank-and-file union members will accept having the number of years they must pay into the pension system increased from 37,5 to 40, a proposal the government has vowed not to withdraw. <strong>The SNCF (that is, the french government) has reportedly put forward an offer that would give workers affected by the reform a supplementary pension and wage hikes toward the end of their careers, measures that could cost up to 100 million euros per year</strong>.</p>
<p>Put shortly, Sarkozy wants to fight the retirement privileges of government workers simply by creating new privileges, with a kind of a barter: money for privileges. <strong>Now the point is: how many monetary savings will be obtained by increasing monetary retirement benefits for government workers?</strong></p>
<p>Quite frankly, Mr. Reynolds and Mr. Frum: do you really think Sarkozy is managing the conflict exactly like Reagan and Thatcher did?</p>
<p>___________________</p>
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<li>Woman Honor Thyself &#8211; <a href="http://www.womanhonorthyself.com/?p=4529">Support OuR TroopS…MorE;</a></li>
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<li>Planck&#8217;s Constant &#8211; <a href="http://plancksconstant.org/blog1/2007/11/holocaust_at_the_university_of_kentucky.html">Holocaust at the University of Kentucky;</a></li>
<li>Rhymes With Right &#8211; <a href="http://rhymeswithright.mu.nu/archives/247469.php">Brits Disrespect Wounded Vets;</a></li>
<li>Rhymes With Right &#8211; <a href="http://rhymeswithright.mu.nu/archives/247457.php">Arabs Coming To Annapolis;</a></li>
<li>Shadowscope &#8211; <a href="http://www.shadowscope.com/archives/2007/11/sunday_linkfest.php">Sunday Linkfest!;</a></li>
<li>Chuck Adkins &#8211; <a href="http://thepopulistblog.com/2007/11/25/weekend-open-trackback-post/">Weekend Open Trackback Post</a><strong><a href="http://thepopulistblog.com/2007/11/25/weekend-open-trackback-post/">;</a></strong></li>
<li>Big Dogs Weblog &#8211; <a href="http://www.onebigdog.net/democrats-cannot-embrace-victory/">Democrats Cannot Embrace Victory;</a></li>
<li>The Pink Flamingo &#8211; <a href="http://thepinkflamingo.blogharbor.com/blog/_archives/2007/11/25/3375010.html">Introducing a  New Musical Talent;</a></li>
<li>Cao&#8217;s Blog &#8211; <a href="http://caosblog.com/6585">Move America Forward’s “Honoring Heroes at the Holidays Tour”;</a></li>
<li>Cao&#8217;s Blog &#8211; <a href="http://caosblog.com/6620">What a disaster:  Saudis calling the shots at the Annapolis peace conference;</a></li>
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<li>Cao&#8217;s Blog &#8211; <a href="http://caosblog.com/6621">The Haditha Marines needs our help;</a></li>
<li>walls of the city &#8211; <a href="http://www.wallsofthecity.net/2007/11/aiding_and_abetting_criminals.html">aiding and abetting criminals;</a></li>
<li>The Pink Flamingo &#8211; <a href="http://thepinkflamingo.blogharbor.com/blog/_archives/2007/11/25/3375714.html">Worst Racism I’ve Seen In Awhile;</a></li>
<li>Woman Honor Thyself &#8211; <a href="http://www.womanhonorthyself.com/?p=4530">“Redacted” protracted &amp; the Annapolis “Diss”;</a></li>
<li>Blue Star Chronicles  &#8211; <a href="http://bluestarchronicles.com/2007/11/25/not-enough-parking-for-private-jets-at-un-climate-conference/">Not Enough Parking for Private Jets at UN Climate;</a></li>
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