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Scalfari

Confermato, lo abbiamo perso

by Editor on June 12, 2008

Via Fausto (che riprende il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti), scopriamo che Ugo La Malfa telefonò a Scalfari due anni e nove mesi dopo la propria morte.

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Lo abbiamo perso

by Editor on June 8, 2008

Scrive oggi Io Padre Fondatore:

Ho già ricordato che il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha preannunciato un inasprimento del tasso d’interesse dell’euro, con immediati effetti sul corso del cambio. Si trattasse di un comune mortale, un qualunque tribunale europeo potrebbe aprire un’indagine a suo carico per turbativa di mercato, ma Trichet non è un comune mortale come non lo è stato Silvio Berlusconi quando si è divertito a far schizzare in su e in giù il titolo dell’Alitalia con improvvide dichiarazioni, di fronte ad una magistratura silente e in altre faccende affaccendata. Spesso i potenti sono indagati perché potenti. Altre volte non lo sono per la stessa ragione, dal che deduco che non tutti i potenti sono eguali, quelli che trafficano col danaro godono di qualche vantaggio in più rispetto a quelli che trafficano con la politica.

Qualcuno spieghi a Scalfari che i banchieri centrali hanno per compito istituzionale quello di contribuire a formare le aspettative dei mercati. Ciò avviene sia con movimenti sui tassi ufficiali d’interesse sia ricorrendo a frasi, pronunciate in circostanze pubbliche ed ufficiali, che suggeriscono quale bias di politica monetaria verrà adottato. Pensate che ci sono analisti (soprattutto negli Stati Uniti, e relativamente alla Fed) che si specializzano nel wording dei comunicati della banca centrale. Scalfari si rassicuri, quindi: non si tratta di aggiotaggio né di turbativa di mercato. I troppi anni passati a trafficare sulla scena politico-finanziaria-affaristica italiana ed un armamentario dialettico ormai consunto hanno evidentemente provocato il suo completo ottundimento.

Sottili inquietudini

by Editor on May 4, 2008

Nella sua consueta enciclica domenicale, Io Padre Fondatore dona al colto ed all’inclita la nuova collezione primavera-estate delle sue abitualmente apodittiche verità. L’incipit è dedicato a Schifani e Fini, assurti ai vertici delle istituzioni, come seconda e terza carica dello Stato:

“Anche loro insomma non sono più politici politicanti ma statisti governanti. C’è da credervi?
Io penso di sì, c’è da crederci. Del resto non si è mai visto in democrazia qualcuno che, arrivato al potere sulla base del libero voto popolare, si metta a proclamare che lo userà per favorire la sua parte.”

Chissà perché, questa frase ci riporta con la mente ad un’epoca storica in cui una coalizione, vinte le elezioni con 24.000 voti di scarto, decise di procedere a nominare a maggioranza semplice propri esponenti ai vertici delle Camere e della Presidenza della Repubblica. I dettagli non li ricordiamo più nitidamente, è passata un’era geologica, quindi preferiamo astenerci dal lanciare accuse di “dittatura della maggioranza” alla precedente coalizione. Sarebbe peraltro inelegante, pur se scalfarianamente corretto.

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La crisi delle borse secondo il Padre Fondatore

by Editor on August 12, 2007

di Mario Seminerio

Uno degli effetti perversi prodotti dalla disponibilità agostana di tempo libero e connessione internet è rappresentato dal masochismo che ci spinge a continuare a leggere le omelie domenicali del Superuomo. Quella di oggi tratta della crisi finanziaria innescata dai mutui subprime statunitensi. Ora, non è il caso di analizzare l’intero scritto di Scalfari. Alcuni passaggi costituiscono una descrizione abbastanza fedele delle dinamiche in atto. Ma, dal titolo alle prescrizioni interventiste, tutto il resto è l’abituale sbobba dove l’ideologia irrancidita del nostro ossimorico “liberale di sinistra” si esprime al meglio. Una premessa: noi non siamo in grado, al momento in cui scriviamo, di prevedere l’esatta portata e durata di questa crisi. Resta la riflessione di fondo del susseguirsi, da almeno un decennio, di crisi finanziarie ed interventi di salvataggio da parte delle banche centrali che non fanno altro che gonfiare gli aggregati monetari, ponendo le basi per successive bolle. Occorrerà, ad evidenza, che i policymakers delle banche centrali si interroghino su questa alternanza infernale di salvataggi ed azzardo morale che alimenta ulteriori salvataggi e nuovi azzardi morali. Quello che vorremmo solo segnalare, a beneficio di Scalfari e dei lettori, è che il paragone con il 1929 c’entra come i cavoli a merenda.

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Lo smemorato che la sera andava in via Veneto

by Editor on May 27, 2007

Lo sappiamo, cari lettori. Siete stanchi di leggere post dedicati a Eugenio Scalfari. Siamo stanchi anche noi di scriverne, ma come ci si può esimere dal debunking delle idee balzane di un uomo che ha fatto della malafede la misura della propria attività professionale, negli ultimi sessant’anni? La consueta omelia domenicale di Scalfari, questa settimana, è stata dedicata (ma no?) al discorso di Montezemolo all’assemblea annuale di Confindustria. Tralasciamo la lettura scalfariana di Mentana come longa manus del neoqualunquismo berlusconiano, contro il quale Prodi e l’Unione combattono stoicamente e con alterne fortune ormai da anni. E’ un’altra, l’argomentazione che ci interessa. Da sempre, gli schieramenti politici tentano di tirare dalla propria parte gli imprenditori. E’ una cosa fisiologica, in una democrazia ove sono presenti una pluralità di gruppi d’interesse. Quello che è singolare è che, quando la cooptazione del gruppo d’interesse fallisce (o più propriamente viene rinviata, nelle more del negoziato), la tribù politica lancia anatemi contro i reprobi. In questa attività, il centrosinistra possiede un’indiscussa expertise, grazie al moralismo di cui è permeato. A Montezemolo è già stato riservato, mesi addietro, un trattamento preferenziale.

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La faccia come il…

by Editor on April 29, 2007

    “La vicenda Telecom, fin dal suo nascere (1996, governo Prodi, presidente di Telecom Guido Rossi, ndPh.) e soprattutto dall’Opa Colaninno del 1999 (governo D’Alema, ndPh.) in poi, è stata segnata da questa deformazione strutturale: una grande impresa di pubblica utilità, bisognosa di grossi investimenti e di ampie risorse, dove è stata attuata una separazione radicale tra il capitale e il comando, seppellendo i ricavi sotto montagne di debiti e aspirando i profitti con l’idrovora dei dividendi.
    Guido Rossi (che gestì per conto del governo Prodi la “privatizzazione” di Telecom, nel 1997, e pilotò la creazione del “nocciolino di controllo” targato Ifil, rigorosamente basato sulle scatole cinesi, ndPh.) fu uno dei pochi a descrivere una situazione così anomala e a tentare di renderla inefficace. Giustizia vorrebbe che fosse richiamato in Telecom per completare l’opera forzatamente interrotta. Dopo quanto è accaduto non credo che accetterebbe ma non vale almeno la pena di provarci?”

P.S. Ci scusiamo con i lettori per il titolo di questo post, certamente assai poco consono allo stile di questo sito. Ma sfortunatamente abbiamo esaurito le perifrasi.

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Trackback: The Right Nation

Il Superuomo

by Editor on January 12, 2007

C’era una volta…”un re”! Diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un giovane fascista, che rifletteva su libertà, eguaglianza e fraternità:

“Il relativismo storicistico ha distrutto l’assoluto trascendente, ha ridotto gli uomini a camere senza finestre, monadi incomunicabili senza scambi tra loro… Eppure è proprio da questa condizione spirituale, che tutti ormai avvertiamo sorpassata ed estranea al nostro intimo, che sentiamo risorgere in noi quella visione dell’Assoluto che ci conduce alla spiegazione della genesi delle monadi, frazioni affaticate in un continuo processo di ritorno verso l’Unità che pur vive in ciascuna di esse. La passata generazione, ancora sotto il diretto impulso dell’afflato superumano gettato dal cantore di Zarathustra, ha concepito la vita come volontà di potenza, eterno slancio di autosuperamento… La nostra ansia non si acqueta nella contemplazione egoistica d’un mondo individuale, ma solo ove sia in noi la certezza che l’individuo muore per rinascere a qualche cosa di più alto e più grande. Fate che ciò a cui l’individuo muore e ciò in cui rivive e rinasce sia la Nazione e avrete la Religione della Patria” (Eugenio Scalfari, Roma Fascista, periodico del Guf - Gruppo universitari fascisti, 11 giugno 1942)

“Oggi, mentre sembra che Sua Maestà la Massa (come la definì il Duce in un lontano giorno), mascherata da veli più o meno adeguati, tenti di riprendere il suo trono, è necessario riporre l’accento nell’elemento diseguaglianza, che il fascismo ha posto come cardine della sua Dottrina… Soltanto la diseguaglianza può portarci all’aristocrazia” (Eugenio Scalfari, “Aristocrazia”, Roma Fascista, 16 luglio 1942)

“Gli imperi moderni quali siamo noi, li concepiamo e sono basati sul cardine ”Razza”, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti”. (Eugenio Scalfari, Roma Fascista, 24 settembre 1942)

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Nessuno tocchi Romano

by Editor on December 27, 2006

Tornato a pontificare sugli italici destini dopo aver affrontato una delle prove più difficili riservate agli umani ed alla loro finitezza, oggi Eugenio Scalfari fa il punto dell’attività di governo nel dopo-Finanziaria. E lo fa con vista lunga, addirittura proiettata alle elezioni amministrative del prossimo maggio, per indicare al litigioso sinistra-centro la strada maestra della severa e serena attuazione del programma. Diciamo subito che, per Scalfari, esiste oggi in Italia una sola persona in grado di riassumere in sé le virtù riformiste di cui il paese disperatamente necessita, per uscire dalla barbarie del quinquennio berlusconiano, e questo deus ex machina si chiama Romano Prodi.

Al Professore, Scalfari perdona tutto tranne l’eccesso di condiscendenza ai voleri dei riottosi compagni di maggioranza, e si spinge addirittura ad invocarne la “dittatura”. Per giungere a questa bizzarra prescrizione (bizzarra perché con robusta dose di ipocrisia ignora deliberatamente le dinamiche ed i rapporti di forza di coalizione), Scalfari parte dal quesito di fondo che arrovella gli analisti del teatrino nazionalpopolare: perchè il gradimento del governo è così basso?

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Voltati, Eugenio

by Editor on October 5, 2006

Eugenio Scalfari, il nouveau philosophe dell’Ancien Régime, l’uomo che spiega la logica al Padreterno, il testimone del “secolo breve”, il costruttivista amante dei totalitarismi e della loro capacità di plasmare l’Uomo Nuovo, liberandolo dalle catene della Storia, è in questo periodo impegnato in un compito assai meno titanico: dimostrare al colto ed all’inclita che la Finanziaria 2007 non è poi così male, anzi che trattasi di artefatto di elevata qualità etica. [click to continue...]

Di lotta e di istituzioni

by Editor on May 30, 2006

”C’è stato un tentativo estremo di politicizzazione da parte delle destre ed in particolare da parte della loro guida Berlusconi. Una politicizzazione estrema come se fosse possibile ricavare dalle amministrative una prima smentita del fatto che questa maggioranza uscita dalle urne delle elezioni politiche ha il consenso degli italiani, questa operazione è fallita”.

Il presidente della Camera Fausto Bertinotti, a margine di un colloquio avuto con l’ambasciatore tedesco (pure!, ndPhastidio), commenta così l’esito del voto amministrativo.

”L’operazione è fallita - sottolinea ancora - per mano degli elettori che hanno premiato le amministrazioni locali. Se si può trarre da un elemento arbitrario un elemento generale è questo - conclude Bertinotti - la sconfitta di un’operazione politica, quella delle destre”.

Diconsi cariche istituzionali. Di odio politico.