Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Sinistra - page 3

“Solo i cretini non cambiano mai idea”

Italia/Riletture

Nell’estate 2006, il Premio Nobel per la letteratura Gunter Grass rivela nella sua autobiografia di essersi arruolato, diciassettenne, nelle SS. Lo scandalo dilaga, disseppellisce vecchi rancori, chiama in causa i nomi più noti della cultura tedesca. E come un’onda di marea riporta alla luce il panorama sommerso e accidentato dei rapporti tra intellettuali e totalitarismi in Europa. È legittima infatti la domanda: e i tanti Gunter Grass italiani? All’indomani del fascismo anche l’Italia piombò in un gorgo di odio, rivalità e tradimenti in cui l’imperativo categorico era rinfacciare i trascorsi altrui all’ombra della dittatura prima che venissero denunciati i propri. La guerra all’ultima delazione infuriò sulla stampa, come nella corrosiva rubrica “Caccia al fascista” inaugurata dal “Borghese”. Nelle università, dove il ritorno dei professori ebrei cacciati dal regime fu accompagnato da amarezze, ingiustizie e polemiche. Nelle aule parlamentari, dove il passato brandito come arma nella lotta politica non risparmiò neppure le figure più illustri del Pantheon antifascista. Per sottrarsi all’epurazione, l’unica via fu cancellare le tracce, con strategie diverse poi perpetuate e raffinate per decenni. Negare l’evidenza. Truccare i calendari. Sublimare il passato nelle opere artistiche del ‘dopo’. E lamentare all’infinito la propria ‘generazione perduta’, smarrita, incosciente.

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Opposizione si, ma di classe

Adotta Un Neurone/Italia

A sinistra del Prc è stato creato il Partito di Alternativa Comunista (PdAC); come spiega il portavoce, Francesco Ricci, si tratta dell’atto conclusivo di un percorso avviato con l’uscita dal Prc di Progetto comunista, componente che rifiutava l’accordo con la coalizione di Romano Prodi e che aveva anche preso le distanze da Marco Ferrando per aver accettato la candidatura (poi ritirata) per il Senato.

Come informa Ricci, il congresso fondativo si è tenuto a Rimini dal 5 al 7 gennaio, con la partecipazione di “centinaia di militanti già esterni a Rifondazione o provenienti dal sindacalismo di classe” e di “una larga maggioranza di dirigenti di Rifondazione che animavano la sinistra interna di quel partito” e che si erano scontrati con Ferrando.
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Piccolo mondo antico

Discussioni/Italia

Alberto Asor RosaDella recente intervista di Mario Sechi ad Alberto Asor Rosa, storico intellettuale marxista, ci colpisce soprattutto il senso di straniamento che emana dalle sue parole. Acerrimo nemico del concetto di “partito democratico” e di tutto quanto possa anche solo indirettamente essere definito “riformista” (termine invero talmente levigato ed eroso dall’usura della vaniloquenza politologica italiana da essere ormai ridotto ad un gioco di ombre), Asor Rosa ha attraversato le tante inutili stagioni della sinistra italiana, entrando ed uscendo dalle porte girevoli del Bottegone prima e del Botteghino poi. Da sempre purista comunista, quindi visceralmente avverso all’imperialismo sovietico (al punto da uscire dal Pci nel 1956, all’ingresso a Budapest dei carri armati della Stella Rossa, mentre Napolitano e compagni inneggiavano alla repressione contro i “criminali” di Imre Nagy) il palindromo Asor Rosa, come lo canzonavano gli universitari contestatori di quel cupo 1977 italianò che incubò il terrorismo, ha un giudizio naturalmente liquidatorio verso il governo Prodi. Giudizio che è tuttavia frutto di una impressionante miopia ed incapacità a forzare la società italiana contemporanea nei suoi angusti schemi interpretativi, che sono rimasti ostinatamente ottocenteschi e tayloristi, oltre che rivestiti di una spessa patina di manicheismo quasi razzista, come si evince dal suo stupore per il mancato funzionamento dei suoi occhiali ideologici:
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Un fisco per la crescita

Discussioni/Economia & Mercato

La maggior parte delle analisi di politica economica si basano su quelle che gli economisti chiamano “assunzioni statiche”. In altri termini, il sentiero futuro di variabili macroeconomiche quali stock di capitale e prodotto interno lordo è assunto invariante, indipendentemente dalle scelte di politica fiscale. Questo approccio non è realistico, ma ha rappresentato la tradizione dell’analisi fiscale soprattutto perché risulta semplice e conveniente. Nel budget per il 2007, il presidente Bush ha richiesto allo staff del Tesoro di sviluppare un’analisi dinamica della politica fiscale, utilizzando un modello che non considera gli effetti di breve periodo della tassazione sul ciclo economico, ma che si focalizza invece sugli effetti di lungo periodo sulla crescita economica, in termini di incentivi a lavorare, investire, risparmiare ed allocare capitale tra impieghi alternativi. Il rapporto del Tesoro descrive ciò che accadrebbe all’economia statunitense se gli sgravi fiscali degli ultimi anni venissero resi permanenti, confrontandoli con lo scenario alternativo del ripristino delle aliquote in vigore fino al 2000. Specificamente, il rapporto analizza gli effetti di minori tasse su dividendi e capital gains e quelli di minori imposte sul reddito. Dall’analisi si traggono tre lezioni fondamentali: Leggi tutto

Giù le mani dal Triangolo della Morte

Discussioni/Italia

In un editoriale pubblicato giorni addietro su Liberazione, Piero Sansonetti esprime tutta la propria insofferenza per l’inopinata popolarità che gli ultimi libri di Giampaolo Pansa sui partigiani stanno regalando al loro autore. Dopo la doverosa premessa di deferente ed affettuoso omaggio a Pansa, Sansonetti inizia una meticolosa analisi storico-politica. Scritta da dietro due spesse lenti di ideologia che deformano la storia.

Il problema non è, per Sansonetti, portare alla luce episodi di violenza di cui si macchiarono alcuni ex partigiani all’indomani della Liberazione: quelli parrebbero acquisiti e metabolizzati anche dalla storiografia di sinistra, pur se solo come eccessi individuali e piccole faide locali e localizzate. Il problema è capire che lettura dare della Resistenza: lotta di popolo o prodromo di guerra civile, con la parte numericamente maggioritaria delle brigate partigiane a combattere in nome e per conto di una potenza esterna, l’Unione Sovietica? Leggi tutto

Ostellino, Phastidio e l’afasia dei riformisti

Sul Corriere di oggi Piero Ostellino commenta il nostro Focus IBL sul progetto di legge finanziaria presentato dal nuovo governo svedese di centrodestra. E’ l’occasione per esprimere un giudizio sui sedicenti riformisti di casa nostra. Per Ostellino la manovra del governo svedese Leggi tutto

Lotterie, la tassa sui poveri

Un’imposta si definisce regressiva quando l’aliquota effettiva ed il prelievo si riducono al crescere del reddito imponibile, gravando quindi soprattutto sui soggetti a minore reddito. Un recente studio statunitense su cinque anni di dati relativi a lotterie e reddito, ripartiti per zone postali di recapito (l’equivalente del nostro codice di avviamento postale), ha scoperto che le vendite di biglietti di lotterie aumentano al diminuire del reddito, soprattutto per i giochi istantanei. Tra le altre evidenze dello studio, le vendite pro-capite di biglietti sono molto più alte nelle zone postali caratterizzate da redditi più bassi: in comunità con reddito familiare medio annuo inferiore a 52.000 dollari, le lotterie vendono biglietti per una media annua di 250 dollari a persona, più del doppio rispetto all’importo speso nelle zone postali con reddito medio familiare di 100.000 dollari. Leggi tutto

Se cinquant’anni vi sembran pochi

Discussioni/Italia

Sui “fatti d’Ungheria” Pietro Nenni aveva visto giusto. A sostenerlo è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un breve messaggio inviato al presidente della Fondazione Nenni, Giuseppe Tamburrano, oggi riportato in prima pagina da L’Unità. Un messaggio che verrà pubblicato, insieme al capitolo sul ’56 tratto dall’autobiografia di Napolitano “Dal Pci al socialismo europeo”, in un libro-riflessione che la Fondazione farà uscire a fine ottobre.
Napolitano, che – riferisce L’Unità – è stato invitato a Budapest in occasione delle celebrazioni per i 50 anni dalla rivolta ungherese, aveva già riconosciuto 20 anni fa che Antonio Giolitti aveva avuto ragione nel criticare l’intervento militare sovietico.
Ma nel suo messaggio di ora a Tamburrano, Napolitano sottolinea anche le ragioni di Pietro Nenni. Leggi tutto

In the name of taxes

Economia & Mercato/Esteri

Non accade spesso che un’azienda lasci l’Irlanda per motivi fiscali, ma se l’azienda in questione è la società che gestisce i diritti d’autore degli U2, la notizia è doppia. A causa della modifica nel trattamento fiscale dei proventi da royalties, la band di Bono Vox (attivamente impegnato nella lotta alla povertà globale, e fresco acquirente di un’importante partecipazione azionaria nel magazine del lusso Forbes) ha deciso di spostare la residenza fiscale di U2 Limited in Olanda, dove le royalties sono pressoché esentasse, seguendo l’esempio dei Rolling Stones, che lo scorso anno avrebbero avuto un tax rate di solo l’1.6 per cento sugli 81.3 milioni di sterline guadagnati in royalties, utilizzando degli offshore trusts ed una società basata nei Paesi Bassi. La nuova legislazione fiscale irlandese, introdotta con la legge di bilancio per il 2006, prevede un tetto di 250.000 euro ai redditi aziendali esentasse. Nel 2005 gli U2 sono stati la band musicale che ha ottenuto i maggiori guadagni, con un reddito di circa 217 milioni di euro. L’Irlanda in futuro dovrà quindi fare a meno delle tasse sulle royalties degli U2. Alcune considerazioni: questa vicenda conferma che la competizione fiscale è una realtà con cui i governi nazionali (e regionali: vero, governatore Soru?) devono fare i conti, anche all’interno della stessa area economico-valutaria. Riguardo Bono ed il suo noto impegno umanitario, lungi da noi l’idea di stigmatizzare questa sua mossa, e di additarlo al pubblico ludibrio come pessimo razzolatore fiscale. Piuttosto, se obiettivo dei filantropi (da Bill Gates, Warren Buffett e Bono giù fino a noi, comuni mortali) è quello di massimizzare il proprio reddito dopo le imposte, per disporre di maggiori risorse da devolvere in attività caritatevoli, sarebbe forse opportuno studiare modifiche alla tassazione per agevolare le attività di donazione, riducendo il peso dello stato nella gestione del welfare a tutto vantaggio della sussidiarietà sociale. Ma questo è un tema che ci porterebbe troppo lontano rispetto ai ben più limitati obiettivi di questo post.

Percorso obbligato

Mario Draghi Durante l’audizione sul Dpef davanti alle commissioni riunite Camera e Senato, il governatore della Banca d’italia, Mario Draghi, ha tracciato alcune direttrici di politica economica a cui il governo dovrebbe ispirarsi per dare contenuto alla cornice teorica del documento di programmazione presentato nei giorni scorsi. In dettaglio, Draghi chiede al governo la prosecuzione del processo di liberalizzazione, ed al contempo un recupero di efficienza ed efficacia dell’azione della pubblica amministrazione, ponendo fine agli sprechi che la caratterizzano. Ma la portata delle indicazioni strategiche è molto ampia, e finisce col toccare direttamente il nucleo del programma economico dell’Unione. Leggi tutto

Eppur si muovono

I Democratici del Congresso dovrebbero guardare fuori da Washington, dove alcuni loro colleghi di partito stanno adottando tagli d’imposta, e persino alcune iniziative di supply-side economics. Un pugno di governatori di alcuni blue states hanno avviato i tagli d’imposte statali:
Il Rhode Island, dove i Dems hanno il 70 per cento dei seggi, ha consentito ai propri residenti la scelta di una flat-tax che taglia l’aliquota statale sui percettori di redditi elevati al 5.5 per cento dal 9.9 per cento. Il governatore dell’Arizona, Janet Napolitano, ha acconsentito ad un taglio del 10 per cento di tutte le aliquote d’imposta statale sul reddito. Il governatore dell’Oklahoma, Brad Henry, ha firmato una legge di bilancio che taglierà le aliquote statali di quasi il 20 per cento, dal 6.25 per cento al 5.25 per cento, ed abolisce l’imposta statale sulle successioni. Il governatore del New Mexico Bill Richardson ha tagliato l’aliquota statale massima al 4.9 per cento dall’8.2 per cento e dimezzato l’aliquota di tassazione dei capital gains.

“Questo è il nostro modo per dichiarare al mondo che il New Mexico è aperto alle imprese. Dopo tutto, le aziende si spostano verso gli stati dove le tasse calano, e non dove aumentano.”

E contrariamente all’opinione comune secondo cui tagli delle tasse producono deficit di bilancio, il New Mexico quest’anno ha visto un incremento del gettito fiscale del 27 per cento ed un attivo di bilancio di mezzo miliardo di dollari, secondo il rapporto sul gettito fiscale statale del Rockefeller Institute.

Il Gosplan de noantri

Economia & Mercato/Italia

Forse ha ragione chi definisce il Dpef un libro dei sogni, un “vorrei ma non posso”, la lista dei provvedimenti di spesa che il governo (qualsiasi governo) ambirebbe ad introdurre, ma che la ristrettezza delle risorse finanziarie impedisce di realizzare. Per due mesi, questo documento propedeutico e pleonastico alla legge Finanziaria, e che reca in sé il dna della velleitaria pianificazione quinquennale, bloccherà i lavori parlamentari e le prime pagine dei giornali, consentendo a politici, sindacati, imprenditori e opinion maker di avere il proprio quarto d’ora di popolarità, soprattutto quella che deriva da veti e niet. Anche il Dpef 2007-2011 presentato ieri dal governo Prodi è destinato a non sottrarsi alla tradizione, come dimostra la mancata partecipazione al voto in consiglio dei ministri da parte del ministro del Prc, Ferrero, e le susseguenti richieste di “cabine di regia” da parte della sinistra radicale e dei sindacati. Difficile analizzare qualcosa che di fatto non rappresenta neppure una cornice dei provvedimenti che vedranno la luce nei prossimi mesi. Partiamo dagli elementi positivi del documento. Leggi tutto

Pacchetto Visco, il rischio del Grande Fratello

Economia & Mercato/Italia

Le misure di contrasto ad evasione ed elusione contenute nella manovra correttiva varata giorni addietro dal Consiglio dei ministri portano la firma del viceministro all’Economia, Vincenzo Visco. Analizziamone alcune e tentiamo di prefigurarne le conseguenze.
In primo luogo, la filosofia che ispira i provvedimenti è basata sul tentativo di ampliare la base imponibile (e di conseguenza il gettito, anche ad aliquote nominali invariate), eliminando la elusioni e sanzionando in modo più duro l’evasione. Fulcro della manovra è il recupero di gettito Iva. Ad esempio, l’appaltatore è responsabile dei versamenti Iva e del versamento dei contributi del subappaltatore per lavori nell’edilizia. Una misura finalizzata ad evitare lavoro nero e frodi fiscali, come per esempio il mancato versamento da parte del subappaltatore che poi risulta irrintracciabile.
L’Austria ha già applicato norme di questo genere con risultati positivi nel contrasto dell’evasione fiscale, dell’evasione contributiva e del lavoro nero. In particolare, l’Austria ha ottenuto un aumento del gettito Iva pari all’1,5 per cento. In Italia un incremento del genere equivarrebbe a oltre un miliardo e mezzo di euro.
Per questa norma di contrasto dell’evasione fiscale e del lavoro nero non è stato messo in conto alcun gettito, il che rappresenta un’innovazione interessante ed in controtendenza rispetto all’inveterata abitudine dei governi italiani ad iscrivere tra le entrate i proventi della lotta all’evasione fiscale, salvo ritrovarsi ex-post con buchi di bilancio. Leggi tutto

Keynesismo di ritorno

Economia & Mercato/Italia

Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ci offre un esempio di neo-keynesismo inconsapevole durante la relazione di apertura del congresso del terzo sindacato italiano. Afferma infatti Angeletti:

“Sprechi e regalie con il denaro pubblico vanno eliminati mentre la riduzione indiscriminata della spesa pubblica sarebbe deleteria, perché comprimerebbe ulteriormente la domanda interna e l’economia sarebbe definitivamente affossata. Ecco perché siamo contrari alla politica dei 2 tempi: non si esce dalla crisi prima risanando e poi puntando allo sviluppo”. Pur d’accordo che il debito pubblico sia ”il vero fardello del Paese”, Angeletti invita dunque ad ”abbandonare l’illusione che questo problema si possa risolvere tagliando la spesa pubblica”.

Per Angeletti, quindi, è la spesa pubblica a sostenere la domanda aggregata. Va da sé che, mettendo il proprio veto al taglio della spesa, l’unica soluzione praticabile per il risanamento sarebbe quella di aumentare le entrate. E qui arriviamo alla grande illusione della sinistra, politica e sociale, di questo paese: la convinzione, cioè, che dalla fantomatica “lotta all’evasione” possa derivare un gettito tale da sanare qualsiasi problema di conti pubblici. Leggi tutto

Inazione e reazione

Economia & Mercato/Italia

Oggi il Sole-24Ore segnala che le polizze assicurative unit-linked, un prodotto assicurativo-finanziario esente dalla tassa di successione, stanno conoscendo una seconda giovinezza, con un incremento della raccolta premi nel primo quadrimestre dell’anno pari al 18 per cento. E’ la reazione dei risparmiatori alle ipotesi di reintroduzione dell’imposta di successione, formulata dall’attuale maggioranza. Le polizze unit-linked tecnicamente coniugano caratteristiche delle polizze-vita con quelle dei fondi comuni d’investimento. Questo tipo d’investimento è impignorabile ed insequestrabile. I capitali liquidati in caso di morte dell’assicurato non ricadono nell’asse ereditario. Negli ultimi anni si è verificata un’evoluzione del prodotto, con l’introduzione di meccanismi di protezione o riduzione delle perdite ottenuti tramite utilizzo di opzioni. Si tratta di un investimento mediamente costoso, e che era caduto in disuso dopo il 2001, quando il governo Berlusconi abolì l’imposta su successioni e donazioni, ma che evidentemente consente ai risparmiatori di barattare il maggiore costo con la possibilità di sottrarre imponibile all’asse ereditario, nell’ipotesi di reintroduzione della “tassa sulla morte”. Leggi tutto

Non chiamateli buoni-benzina

Sulla base della premessa che gli Stati Uniti devono ridurre i propri consumi energetici (per motivazioni soprattutto geopolitiche, vista la concentrazione di riserve e produzione in paesi instabili e/o ostili, la tendenza all’aumento della propria dipendenza energetica e la minaccia agli approvvigionamenti rappresentata da global competitor quali Cina e India), segnaliamo il contributo di Martin Feldstein. Si tratta dell’introduzione di diritti negoziabili sui carburanti (TGR, Tradeable Gasoline Rights). Operativamente, la proposta di Feldstein si basa sulla determinazione da parte del governo del volume di consumi annui di benzina, espressi in galloni, a seguito della quale verrebbero emessi TGR in pari quantità. Nel 2006, gli americani acquisteranno circa 110 miliardi di galloni di benzina: nell’ipotesi di riduzione del 5 per cento del plafond di consumi per il 2007, il governo emetterebbe TGR per 104.5 miliardi di galloni. Ogni adulto riceverebbe una carta di debito con il totale dei galloni assegnati, che verrebbero scalati al momento del rifornimento ed ovviamente pagati in base al prezzo del carburante al momento vigente. Le famiglie ed i singoli che contengono i propri consumi (o che semplicemente ricevono TGR in eccesso rispetto ai medesimi) potrebbero vendere la propria eccedenza a vantaggio di quanti hanno consumi superiori alle stime. Leggi tutto

Due conti

Economia & Mercato/Italia

I redditi di capitale e diversi (interessi, dividendi e plusvalenze) percepiti da un normale risparmiatore (una persona fisica che non esercita attività di impresa) sono attualmente tassati nel nostro paese con aliquote differenziate. Sui depositi e conti correnti bancari e postali e sulle obbligazioni private con scadenza inferiore a diciotto mesi vi è una imposta sostitutiva dell’Irpef, prelevata alla fonte con l’aliquota del 27 per cento. Sugli interessi sui titoli del debito pubblico, sui buoni postali e sulle obbligazioni con scadenza superiore a diciotto mesi, l’aliquota è invece il 12,5 per cento. La stessa aliquota è applicata anche ai dividendi e a tutte le plusvalenze, purché, nel caso di dividendi e plusvalenze azionarie, l’azionista non detenga partecipazioni qualificate (in caso contrario una quota, pari al 40 per cento del loro valore è tassata in Irpef). L’aliquota del 12,5 per cento è applicata al risultato netto di gestione dei fondi comuni e delle gestioni patrimoniali. Leggi tutto

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