Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Sinistra - page 3

Un fisco per la crescita

in Discussioni/Economia & Mercato

La maggior parte delle analisi di politica economica si basano su quelle che gli economisti chiamano “assunzioni statiche”. In altri termini, il sentiero futuro di variabili macroeconomiche quali stock di capitale e prodotto interno lordo è assunto invariante, indipendentemente dalle scelte di politica fiscale. Questo approccio non è realistico, ma ha rappresentato la tradizione dell’analisi fiscale soprattutto perché risulta semplice e conveniente. Nel budget per il 2007, il presidente Bush ha richiesto allo staff del Tesoro di sviluppare un’analisi dinamica della politica fiscale, utilizzando un modello che non considera gli effetti di breve periodo della tassazione sul ciclo economico, ma che si focalizza invece sugli effetti di lungo periodo sulla crescita economica, in termini di incentivi a lavorare, investire, risparmiare ed allocare capitale tra impieghi alternativi. Il rapporto del Tesoro descrive ciò che accadrebbe all’economia statunitense se gli sgravi fiscali degli ultimi anni venissero resi permanenti, confrontandoli con lo scenario alternativo del ripristino delle aliquote in vigore fino al 2000. Specificamente, il rapporto analizza gli effetti di minori tasse su dividendi e capital gains e quelli di minori imposte sul reddito. Dall’analisi si traggono tre lezioni fondamentali: Leggi tutto

Giù le mani dal Triangolo della Morte

in Discussioni/Italia

In un editoriale pubblicato giorni addietro su Liberazione, Piero Sansonetti esprime tutta la propria insofferenza per l’inopinata popolarità che gli ultimi libri di Giampaolo Pansa sui partigiani stanno regalando al loro autore. Dopo la doverosa premessa di deferente ed affettuoso omaggio a Pansa, Sansonetti inizia una meticolosa analisi storico-politica. Scritta da dietro due spesse lenti di ideologia che deformano la storia.

Il problema non è, per Sansonetti, portare alla luce episodi di violenza di cui si macchiarono alcuni ex partigiani all’indomani della Liberazione: quelli parrebbero acquisiti e metabolizzati anche dalla storiografia di sinistra, pur se solo come eccessi individuali e piccole faide locali e localizzate. Il problema è capire che lettura dare della Resistenza: lotta di popolo o prodromo di guerra civile, con la parte numericamente maggioritaria delle brigate partigiane a combattere in nome e per conto di una potenza esterna, l’Unione Sovietica? Leggi tutto

Lotterie, la tassa sui poveri

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Un’imposta si definisce regressiva quando l’aliquota effettiva ed il prelievo si riducono al crescere del reddito imponibile, gravando quindi soprattutto sui soggetti a minore reddito. Un recente studio statunitense su cinque anni di dati relativi a lotterie e reddito, ripartiti per zone postali di recapito (l’equivalente del nostro codice di avviamento postale), ha scoperto che le vendite di biglietti di lotterie aumentano al diminuire del reddito, soprattutto per i giochi istantanei. Tra le altre evidenze dello studio, le vendite pro-capite di biglietti sono molto più alte nelle zone postali caratterizzate da redditi più bassi: in comunità con reddito familiare medio annuo inferiore a 52.000 dollari, le lotterie vendono biglietti per una media annua di 250 dollari a persona, più del doppio rispetto all’importo speso nelle zone postali con reddito medio familiare di 100.000 dollari. Leggi tutto

Se cinquant’anni vi sembran pochi

in Discussioni/Italia

Sui “fatti d’Ungheria” Pietro Nenni aveva visto giusto. A sostenerlo è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un breve messaggio inviato al presidente della Fondazione Nenni, Giuseppe Tamburrano, oggi riportato in prima pagina da L’Unità. Un messaggio che verrà pubblicato, insieme al capitolo sul ’56 tratto dall’autobiografia di Napolitano “Dal Pci al socialismo europeo”, in un libro-riflessione che la Fondazione farà uscire a fine ottobre.
Napolitano, che – riferisce L’Unità – è stato invitato a Budapest in occasione delle celebrazioni per i 50 anni dalla rivolta ungherese, aveva già riconosciuto 20 anni fa che Antonio Giolitti aveva avuto ragione nel criticare l’intervento militare sovietico.
Ma nel suo messaggio di ora a Tamburrano, Napolitano sottolinea anche le ragioni di Pietro Nenni. Leggi tutto

In the name of taxes

in Economia & Mercato/Esteri

Non accade spesso che un’azienda lasci l’Irlanda per motivi fiscali, ma se l’azienda in questione è la società che gestisce i diritti d’autore degli U2, la notizia è doppia. A causa della modifica nel trattamento fiscale dei proventi da royalties, la band di Bono Vox (attivamente impegnato nella lotta alla povertà globale, e fresco acquirente di un’importante partecipazione azionaria nel magazine del lusso Forbes) ha deciso di spostare la residenza fiscale di U2 Limited in Olanda, dove le royalties sono pressoché esentasse, seguendo l’esempio dei Rolling Stones, che lo scorso anno avrebbero avuto un tax rate di solo l’1.6 per cento sugli 81.3 milioni di sterline guadagnati in royalties, utilizzando degli offshore trusts ed una società basata nei Paesi Bassi. La nuova legislazione fiscale irlandese, introdotta con la legge di bilancio per il 2006, prevede un tetto di 250.000 euro ai redditi aziendali esentasse. Nel 2005 gli U2 sono stati la band musicale che ha ottenuto i maggiori guadagni, con un reddito di circa 217 milioni di euro. L’Irlanda in futuro dovrà quindi fare a meno delle tasse sulle royalties degli U2. Alcune considerazioni: questa vicenda conferma che la competizione fiscale è una realtà con cui i governi nazionali (e regionali: vero, governatore Soru?) devono fare i conti, anche all’interno della stessa area economico-valutaria. Riguardo Bono ed il suo noto impegno umanitario, lungi da noi l’idea di stigmatizzare questa sua mossa, e di additarlo al pubblico ludibrio come pessimo razzolatore fiscale. Piuttosto, se obiettivo dei filantropi (da Bill Gates, Warren Buffett e Bono giù fino a noi, comuni mortali) è quello di massimizzare il proprio reddito dopo le imposte, per disporre di maggiori risorse da devolvere in attività caritatevoli, sarebbe forse opportuno studiare modifiche alla tassazione per agevolare le attività di donazione, riducendo il peso dello stato nella gestione del welfare a tutto vantaggio della sussidiarietà sociale. Ma questo è un tema che ci porterebbe troppo lontano rispetto ai ben più limitati obiettivi di questo post.

Percorso obbligato

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Mario Draghi Durante l’audizione sul Dpef davanti alle commissioni riunite Camera e Senato, il governatore della Banca d’italia, Mario Draghi, ha tracciato alcune direttrici di politica economica a cui il governo dovrebbe ispirarsi per dare contenuto alla cornice teorica del documento di programmazione presentato nei giorni scorsi. In dettaglio, Draghi chiede al governo la prosecuzione del processo di liberalizzazione, ed al contempo un recupero di efficienza ed efficacia dell’azione della pubblica amministrazione, ponendo fine agli sprechi che la caratterizzano. Ma la portata delle indicazioni strategiche è molto ampia, e finisce col toccare direttamente il nucleo del programma economico dell’Unione. Leggi tutto

Eppur si muovono

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

I Democratici del Congresso dovrebbero guardare fuori da Washington, dove alcuni loro colleghi di partito stanno adottando tagli d’imposta, e persino alcune iniziative di supply-side economics. Un pugno di governatori di alcuni blue states hanno avviato i tagli d’imposte statali:
Il Rhode Island, dove i Dems hanno il 70 per cento dei seggi, ha consentito ai propri residenti la scelta di una flat-tax che taglia l’aliquota statale sui percettori di redditi elevati al 5.5 per cento dal 9.9 per cento. Il governatore dell’Arizona, Janet Napolitano, ha acconsentito ad un taglio del 10 per cento di tutte le aliquote d’imposta statale sul reddito. Il governatore dell’Oklahoma, Brad Henry, ha firmato una legge di bilancio che taglierà le aliquote statali di quasi il 20 per cento, dal 6.25 per cento al 5.25 per cento, ed abolisce l’imposta statale sulle successioni. Il governatore del New Mexico Bill Richardson ha tagliato l’aliquota statale massima al 4.9 per cento dall’8.2 per cento e dimezzato l’aliquota di tassazione dei capital gains.

“Questo è il nostro modo per dichiarare al mondo che il New Mexico è aperto alle imprese. Dopo tutto, le aziende si spostano verso gli stati dove le tasse calano, e non dove aumentano.”

E contrariamente all’opinione comune secondo cui tagli delle tasse producono deficit di bilancio, il New Mexico quest’anno ha visto un incremento del gettito fiscale del 27 per cento ed un attivo di bilancio di mezzo miliardo di dollari, secondo il rapporto sul gettito fiscale statale del Rockefeller Institute.

Il Gosplan de noantri

in Economia & Mercato/Italia

Forse ha ragione chi definisce il Dpef un libro dei sogni, un “vorrei ma non posso”, la lista dei provvedimenti di spesa che il governo (qualsiasi governo) ambirebbe ad introdurre, ma che la ristrettezza delle risorse finanziarie impedisce di realizzare. Per due mesi, questo documento propedeutico e pleonastico alla legge Finanziaria, e che reca in sé il dna della velleitaria pianificazione quinquennale, bloccherà i lavori parlamentari e le prime pagine dei giornali, consentendo a politici, sindacati, imprenditori e opinion maker di avere il proprio quarto d’ora di popolarità, soprattutto quella che deriva da veti e niet. Anche il Dpef 2007-2011 presentato ieri dal governo Prodi è destinato a non sottrarsi alla tradizione, come dimostra la mancata partecipazione al voto in consiglio dei ministri da parte del ministro del Prc, Ferrero, e le susseguenti richieste di “cabine di regia” da parte della sinistra radicale e dei sindacati. Difficile analizzare qualcosa che di fatto non rappresenta neppure una cornice dei provvedimenti che vedranno la luce nei prossimi mesi. Partiamo dagli elementi positivi del documento. Leggi tutto

Pacchetto Visco, il rischio del Grande Fratello

in Economia & Mercato/Italia

Le misure di contrasto ad evasione ed elusione contenute nella manovra correttiva varata giorni addietro dal Consiglio dei ministri portano la firma del viceministro all’Economia, Vincenzo Visco. Analizziamone alcune e tentiamo di prefigurarne le conseguenze.
In primo luogo, la filosofia che ispira i provvedimenti è basata sul tentativo di ampliare la base imponibile (e di conseguenza il gettito, anche ad aliquote nominali invariate), eliminando la elusioni e sanzionando in modo più duro l’evasione. Fulcro della manovra è il recupero di gettito Iva. Ad esempio, l’appaltatore è responsabile dei versamenti Iva e del versamento dei contributi del subappaltatore per lavori nell’edilizia. Una misura finalizzata ad evitare lavoro nero e frodi fiscali, come per esempio il mancato versamento da parte del subappaltatore che poi risulta irrintracciabile.
L’Austria ha già applicato norme di questo genere con risultati positivi nel contrasto dell’evasione fiscale, dell’evasione contributiva e del lavoro nero. In particolare, l’Austria ha ottenuto un aumento del gettito Iva pari all’1,5 per cento. In Italia un incremento del genere equivarrebbe a oltre un miliardo e mezzo di euro.
Per questa norma di contrasto dell’evasione fiscale e del lavoro nero non è stato messo in conto alcun gettito, il che rappresenta un’innovazione interessante ed in controtendenza rispetto all’inveterata abitudine dei governi italiani ad iscrivere tra le entrate i proventi della lotta all’evasione fiscale, salvo ritrovarsi ex-post con buchi di bilancio. Leggi tutto

Keynesismo di ritorno

in Economia & Mercato/Italia

Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ci offre un esempio di neo-keynesismo inconsapevole durante la relazione di apertura del congresso del terzo sindacato italiano. Afferma infatti Angeletti:

“Sprechi e regalie con il denaro pubblico vanno eliminati mentre la riduzione indiscriminata della spesa pubblica sarebbe deleteria, perché comprimerebbe ulteriormente la domanda interna e l’economia sarebbe definitivamente affossata. Ecco perché siamo contrari alla politica dei 2 tempi: non si esce dalla crisi prima risanando e poi puntando allo sviluppo”. Pur d’accordo che il debito pubblico sia ”il vero fardello del Paese”, Angeletti invita dunque ad ”abbandonare l’illusione che questo problema si possa risolvere tagliando la spesa pubblica”.

Per Angeletti, quindi, è la spesa pubblica a sostenere la domanda aggregata. Va da sé che, mettendo il proprio veto al taglio della spesa, l’unica soluzione praticabile per il risanamento sarebbe quella di aumentare le entrate. E qui arriviamo alla grande illusione della sinistra, politica e sociale, di questo paese: la convinzione, cioè, che dalla fantomatica “lotta all’evasione” possa derivare un gettito tale da sanare qualsiasi problema di conti pubblici. Leggi tutto

Inazione e reazione

in Economia & Mercato/Italia

Oggi il Sole-24Ore segnala che le polizze assicurative unit-linked, un prodotto assicurativo-finanziario esente dalla tassa di successione, stanno conoscendo una seconda giovinezza, con un incremento della raccolta premi nel primo quadrimestre dell’anno pari al 18 per cento. E’ la reazione dei risparmiatori alle ipotesi di reintroduzione dell’imposta di successione, formulata dall’attuale maggioranza. Le polizze unit-linked tecnicamente coniugano caratteristiche delle polizze-vita con quelle dei fondi comuni d’investimento. Questo tipo d’investimento è impignorabile ed insequestrabile. I capitali liquidati in caso di morte dell’assicurato non ricadono nell’asse ereditario. Negli ultimi anni si è verificata un’evoluzione del prodotto, con l’introduzione di meccanismi di protezione o riduzione delle perdite ottenuti tramite utilizzo di opzioni. Si tratta di un investimento mediamente costoso, e che era caduto in disuso dopo il 2001, quando il governo Berlusconi abolì l’imposta su successioni e donazioni, ma che evidentemente consente ai risparmiatori di barattare il maggiore costo con la possibilità di sottrarre imponibile all’asse ereditario, nell’ipotesi di reintroduzione della “tassa sulla morte”. Leggi tutto

Non chiamateli buoni-benzina

in Discussioni/Economia & Mercato/Stati-Uniti

Sulla base della premessa che gli Stati Uniti devono ridurre i propri consumi energetici (per motivazioni soprattutto geopolitiche, vista la concentrazione di riserve e produzione in paesi instabili e/o ostili, la tendenza all’aumento della propria dipendenza energetica e la minaccia agli approvvigionamenti rappresentata da global competitor quali Cina e India), segnaliamo il contributo di Martin Feldstein. Si tratta dell’introduzione di diritti negoziabili sui carburanti (TGR, Tradeable Gasoline Rights). Operativamente, la proposta di Feldstein si basa sulla determinazione da parte del governo del volume di consumi annui di benzina, espressi in galloni, a seguito della quale verrebbero emessi TGR in pari quantità. Nel 2006, gli americani acquisteranno circa 110 miliardi di galloni di benzina: nell’ipotesi di riduzione del 5 per cento del plafond di consumi per il 2007, il governo emetterebbe TGR per 104.5 miliardi di galloni. Ogni adulto riceverebbe una carta di debito con il totale dei galloni assegnati, che verrebbero scalati al momento del rifornimento ed ovviamente pagati in base al prezzo del carburante al momento vigente. Le famiglie ed i singoli che contengono i propri consumi (o che semplicemente ricevono TGR in eccesso rispetto ai medesimi) potrebbero vendere la propria eccedenza a vantaggio di quanti hanno consumi superiori alle stime. Leggi tutto

Due conti

in Economia & Mercato/Italia

I redditi di capitale e diversi (interessi, dividendi e plusvalenze) percepiti da un normale risparmiatore (una persona fisica che non esercita attività di impresa) sono attualmente tassati nel nostro paese con aliquote differenziate. Sui depositi e conti correnti bancari e postali e sulle obbligazioni private con scadenza inferiore a diciotto mesi vi è una imposta sostitutiva dell’Irpef, prelevata alla fonte con l’aliquota del 27 per cento. Sugli interessi sui titoli del debito pubblico, sui buoni postali e sulle obbligazioni con scadenza superiore a diciotto mesi, l’aliquota è invece il 12,5 per cento. La stessa aliquota è applicata anche ai dividendi e a tutte le plusvalenze, purché, nel caso di dividendi e plusvalenze azionarie, l’azionista non detenga partecipazioni qualificate (in caso contrario una quota, pari al 40 per cento del loro valore è tassata in Irpef). L’aliquota del 12,5 per cento è applicata al risultato netto di gestione dei fondi comuni e delle gestioni patrimoniali. Leggi tutto

Montagne, conclavi e topolini

in Italia

Ventiquattro ore di pensoso brain storming prodiano hanno prodotto la raccomandazione di tagliare del dieci per cento le spese dei ministeri, anche per contrastare gli spin-off realizzati per offrire strapuntini a tutta la variopinta corte dei miracoli unionista. Sembra di essere tornati ai tempi di Andreotti, quando le leggi finanziarie si facevano essenzialmente con tre strumenti di copertura: blocco del turnover nella pubblica amministrazione, riduzione del numero di posti-letto negli ospedali, taglio ai budget dei ministeri. L’unica differenza con l’epoca aurea del Divo Giulio era data dal fatto che questi “tagli”, massimamente aleatori ed irrealizzati ex-post (Scalfari era uso definirli “proposizioni ipotetiche di quarto grado”) servivano come foglia di fico per decisioni di spesa maledettamente tangibili. Leggi tutto

La tassazione del sommerso

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Italia/Stati-Uniti

Secondo Bruce Bartlett, un ex funzionario del Tesoro statunitense, la politica fiscale è lo strumento con cui i governi possono ridurre gli oneri dell’immigrazione clandestina. Per definizione, infatti, i clandestini sono parte dell’economia sommersa, non rilevata nel prodotto interno lordo e che consiste di attività criminali e di produzione legale che resta tuttavia ignota al governo per evitare tasse, regolamentazioni ed altri vincoli. Negli Stati Uniti, una stima approssimativa dimensiona il sommerso a 1300 miliardi di dollari, il 10 per cento circa del prodotto interno lordo. Soprattutto, l’economia sommersa supporta l’occupazione di milioni di lavoratori, soprattutto clandestini, che non possono essere tassati con le modalità proprie dei cittadini residenti di un paese. Leggi tutto

La tassazione delle imprese: chi paga?

in Discussioni/Economia & Mercato

Secondo un recente studio di KPMG, Stati Uniti e Giappone hanno le due più elevate aliquote d’imposta sulle società, tra le oltre 80 nazioni esaminate. Le aliquote dei due paesi sono pari a circa il 40 per cento, incluse le tasse aziendali a livello statale e locale, mentre (udite, udite) l’aliquota media europea è pari a circa il 25 per cento. Dietro questo dato eclatante si nasconde la crescente competizione fiscale entro l’Unione Europea, causata dall’ingresso dei paesi dell’ex blocco orientale, quasi tutti caratterizzati da una struttura delle aliquote molto piatta. Esiste tuttavia una tendenza ormai consolidata alla riduzione dello statutory rate (l’aliquota nominale), in parallelo all’affermarsi della globalizzazione dei flussi finanziari ed in risposta agli incentivi alla mobilità dei capitali, esplicitamente introdotti dalla normativa comunitaria. Leggi tutto

Dicono di noi (continua)

in Rassegna Stampa

Sul Sole-24Ore di oggi un commento di Guido Gentili sulla “svolta” chiesta dal quotidiano economico-finanziario alla nuova maggioranza di governo, contro ogni suggestione “conservatrice” (cioè statalista e dirigista) nella gestione della politica economica. E’ citato anche il nostro paper, realizzato per l’Istituto Bruno Leoni, sul modello di sviluppo irlandese:

L’Europa, afferma lo studio, potrà crescere al ritmo del 4-5% per i prossimi due decenni se seguirà l’esempio dell’Irlanda, che in 18 anni è passata dal 22° al quarto posto nella classifica Ocse della prosperità dopo aver scelto una politica fiscale radicalmente innovativa al contrario dei Paesi scandinavi (sistemi ad alta pressione fiscale) che hanno investito molto nell’innovazione ma che, con l’eccezione della Danimarca, hanno anche continuato ad adottare politiche restrittive sull’occupazione.

Malgrado la gravità del disastro fiscale europeo, conclude l’Ibl, «i regimi ad alta pressione fiscale rifiutano di vedere l’insostenibilità della combinazione alte tasse-alto debito-alta spesa». Sarà solo un caso se proprio i Paesi scandinavi, assieme all’Italia, hanno ottenuto per anni la peggiore performance in Europa?

L’articolo completo è qui.

Nostro Focus per l’Istituto Bruno Leoni

in Discussioni/Economia & Mercato

La crisi del modello sociale europeo è al centro di un IBL Focus da noi realizzato, intitolato “Il declino europeo. Perché il modello irlandese funziona, quello scandinavo no”. Il Focus indaga le ragioni del successo delle riforme adottate in Irlanda, e ne confronta la performance con quella dei paesi nordici, spesso protagonisti del “mito” del “welfare efficiente”.

Per Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, “il Focus dimostra che, se si guarda ai reali risultati economici, l’idea che Stati pesanti e ‘sociali’ possano produrre benessere è un’illusione. L’invecchiamento della popolazione e le pressioni competitive della globalizzazione forniscono la cornice del fallimento di questo modello basato sul forte interventismo del governo, l’utopia di una rete di sicurezza sociale le cui maglie siano sufficientemente strette da non lasciar cadere nessuno, e una tassazione molto alta. Piuttosto che alla Scandinavia, meglio sarebbe guardare a Dublino e cogliere gli elementi innovativi che hanno dato vita al miracolo economico irlandese”.

Il Focus è basato e sviluppato sul nostro post Europe Decadence.

Per un nuovo miracolo italiano

in Economia & Mercato/Italia

Proseguono i miracoli successivi alla vittoria elettorale dell’Unione. Dopo la forte ripresa di fatturato ed ordinativi dell’industria, evidenziata dai dati di febbraio, perché verosimilmente le nostre aziende sentivano già nell’aria il profumo della primavera prodiana (ah, quanto contano le aspettative in economia!), è di oggi un’altra lieta novella: la lotta all’evasione fiscale fa crescere gli incassi dell’Erario, che nei primi tre mesi dell’anno ha “intascato” 679 milioni di euro con un balzo dell’84,5%. Dopo gli anni dei condoni, ripartita la macchina dei controlli, si registra così un incremento degli incassi dai ruoli (cioè dei controlli sfociati in una cartella esattoriale). E su tutti svetta il risultato sulle frodi Iva: l’aumento del gettito da accertamento sfiora il 140%. Leggi tutto

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