Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Sinistra - page 4

In perfetto ritardo

in Italia

Accantonato (forse) il tormentone sulla proclamazione dei risultati definitivi delle elezioni del 9 e 10 aprile, si apre il periodo delle elaborazioni programmatiche interne al centrosinistra. In queste ore, è iniziata la grande rincorsa a picconare l’Ici. Tutto cominciò con il il sasso in piccionaia di Silvio Berlusconi a tempo scaduto, al termine del secondo confronto televisivo con Prodi. “Aboliremo l’Ici sulla prima casa”. Annuncio problematico, sia perché appariva come una mossa mediatica dell’ultimo minuto, nel tentativo di recuperare consenso elettorale sia perché, sul piano dell’equità fiscale, includeva ogni e qualsiasi prima casa, dal bilocale di periferia degradata all’attico di Via Montenapoleone. La sinistra, comme d’habitude, gridò all’atto eversivo. Leggi tutto

Post altamente deperibile

in Italia

Statement di quest’oggi dell’agenzia di rating Standard and Poors:

LONDON (Standard & Poor’s) April 10, 2006–Standard & Poor’s Ratings Services said today that the result of the general election held in Italy on April 9 and 10, will have no immediate effect on the sovereign credit ratings on the Republic of Italy(AA-/Negative/A-1+).
A cohesive medium- to long-term strategy to address Italy’s structural budgetary imbalances
was not presented by either of the two main political groupings in the run-up to the election. It will become increasingly urgent for the new government to announce concrete measures to deal effectively with Italy’s fiscal crisis.
Structural measures need to be implemented to ensure the resumption of a clear, significant, and sustainable downward trend of government debt as a percentage of GDP to maintain the rating at the current level. Conversely, the long-term rating could be lowered this year if no signs of a sustainable and coherent debt reduction strategy emerge after the election.

E’ del tutto evidente che, con un risultato di stallo come quello che si prefigura al momento, e che fatalmente finirà con l’esaltare i mercanteggiamenti parlamentare per parlamentare, l’unica vera vittima della situazione sarà l’economia. Da sottolineare, nello statement di S&P, l’utilizzo esplicito del termine “crisi fiscale”. E’ qualcosa su cui riflettere, perché ad oggi questo rappresenta l’elemento di maggiore preoccupazione per l’immediato futuro del paese. In sintesi: attendiamo i dati definitivi. In caso di pareggio, che vuol dire Camera da una parte e Senato dall’altra (ma potrebbe anche voler dire moltiplicazione del potere di veto ed interdizione di singoli partiti nell’ambito di ogni coalizione), diverrà cruciale l’elezione del nuovo capo dello Stato. Con il rapido deterioramento della posizione fiscale del paese, l’ipotesi di immediato ritorno alle urne potrebbe cedere il passo ad un governo di emergenza (tecnico e/o di Grande Coalizione) per impedire una crisi di portata pari o superiore a quella del 1992. Domani mattina questo post potrebbe essere già obsoleto.

Di propaganda in propaganda

in Economia & Mercato/Italia

Sul Corriere di oggi il professor Giavazzi prende decisamente posizione a favore dell’incremento della tassazione sui titoli di stato, ed aggiunge alcune argomentazioni a supporto di tale posizione. Alcune sono condivisibili, altre meno. Vediamole in dettaglio. Scrive Giavazzi:

L’attuale regime fiscale infatti favorisce i ricchi a scapito dei poveri e chi possiede per lo più titoli di Stato, rispetto alle imprese. Il 10% più ricco delle famiglie possiede il 40% di tutte le attività finanziarie; il 10% più povero l’1,2%. Quando lo Stato tassa i cittadini più poveri per pagare gli interessi sul debito pubblico preleva il 23% (l’aliquota minima sui redditi da lavoro) e lo trasferisce per lo più ai ricchi, i quali, sugli interessi che percepiscono, pagano solo il 12,5%.

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Un nuovo welfare

in Discussioni/Economia & Mercato

Il sistema europeo di welfare, basato su salari minimi e redditi di sostituzione (il cui significato chiariremo tra poco), non riuscirà a sopravvivere alla globalizzazione. Servirà forse un altro decennio o giù di lì, ma alla fine il concetto verrà assimilato. Non c’è modo di contrastare l’onda d’urto della globalizzazione. L’unica domanda è se il welfare riuscirà a sopravvivere, in qualche forma riveduta e corretta, profondamente differente dal sistema che conosciamo oggi. Leggi tutto

Consigli per le tasse

in Italia

La Legge Finanziaria 2006 prevede la possibilità di destinare il cinque per mille delle proprie imposte ad organizzazioni non governative senza fine di lucro, iscritte all’Albo dell’Agenzia delle Entrate.

L’operazione non costa nulla: infatti non è una tassa in più ma è il contribuente che decide a chi destinare il cinque per mille. È una quota di imposte a cui lo Stato rinuncia per destinarla alle organizzazioni no-profit per sostenere le loro attività. Leggi tutto

La politica estera dell’Unione…

in Economia & Mercato/Esteri/Italia

Nella magistrale analisi di Daniele. Solo alcune considerazioni aggiuntive: per una coalizione politicamente impregnata di idelogismo vetero-marxista e di finto multilateralismo, oltre che di autentico antiamericanismo ed assoluta ignoranza del basilare concetto di “interesse nazionale” (verosimilmente respinto perché assimilato ad un’antitesi dell’internazionalismo proletario), essere capaci solo di balbettare frasi fatte e frusti luoghi comuni onusiani non è una novità. La tanto sbandierata “marginalità” e subalternità agli Stati Uniti del nostro paese, addebitata al governo Berlusconi, è destinata ad essere sostituita da altrettanta marginalità e subalternità, questa volta incardinata nel cuore della Vecchia Europa in bancarotta da welfare e da politica estera, il famoso treno franco-tedesco, da tempo finito irrimediabilmente sul binario morto del declino.
Ma ha ragione Daniele: per soddisfare la sinistra antagonista, si crea un simulacro di politica estera e si vive felici. Leggi tutto

La tassazione del consumo, una scelta libertaria

in Discussioni/Economia & Mercato/Stati-Uniti

Per la maggior parte del Ventesimo secolo, la principale imposta federale sui privati negli Stati Uniti è stata quella sul reddito, sia da lavoro (salari e stipendi) che da capitale (interessi, dividendi e capital gains). Ma un numero crescente di economisti e politici sono giunti alla conclusione che gli Stati Uniti dovrebbero sostituire (in tutto o in parte) l’imposta sul reddito con una imposta sui consumi. Malgrado il dibattito sia stato finora in prevalenza basato sull’opportunità, per gli Stati Uniti, di introdurre un’imposta sul valore aggiunto del tipo di quelle in vigore in Europa, essa non rappresenta il tipo di imposizione a cui pensano i sostenitori della tassa sui consumi, che ipotizzano invece una imposta sui consumi (significativamente nota anche come imposta sul reddito consumato) applicata su ciò che viene speso, anziché su ciò che viene guadagnato. Si può quindi pensare alla consumption tax come ad un’imposta sul reddito che consente deduzioni illimitate per i risparmi e che quindi tassa tutti i prelievi dal risparmio, proprio come avviene con i conti previdenziali individuali (Individual Retirement Accounts, IRA) o con i piani di risparmio 401(k). Leggi tutto

Numeretti

in Economia & Mercato/Stati-Uniti

Da quando il Senato degli Stati Uniti ha approvato l’ultimo pacchetto di sgravi fiscali, nel 2003, il gettito è cresciuto ogni anno; nel 2004 l’incremento è stato del 5.5 per cento, lo scorso anno del 14.5 per cento, maggior crescita da 25 anni a questa parte.
Il gettito fiscale governativo complessivo è aumentato di più dopo il taglio delle imposte attuato da Bush che non dopo il rialzo delle aliquote deciso da Clinton nel 1994, che aumentò la progressività del sistema fiscale.

Nel 2003, il Congressional Budget Office stimava che il gettito sarebbe diminuito di 27 miliardi di dollari nei successivi due anni; al contrario, la riduzione delle tasse ha stimolato l’investimento ed aumentato la raccolta fiscale di 26 miliardi di dollari. Una differenza di 53 miliardi di dollari.

Qualcuno lo dica a Prodi. A pagina 203 delle Pagine Gialle unioniste, si può leggere:

(…) revisione dell’IRPEF, ispirata al recupero di una maggiore progressività, fortemente ridotta dalle riforme del centrodestra;

Sui feticci fiscali della sinistra, vedasi anche qui.

Quale Stato per il libero mercato

in Discussioni/Economia & Mercato

In economia, un’esternalità si verifica quando una decisione causa costi o benefici a soggetti diversi dalla persona che ha assunto quella decisione. In conseguenza di ciò, in un mercato competitivo il bene interessato da esternalità verrà consumato troppo o troppo poco. Se le mie azioni forniscono benefici ad altre persone, ed io non sono in grado di farmi pagare per essi, il mio incentivo ad intraprenderle viene meno. Analogamente, se le mie azioni impongono ad altre persone dei costi, dei quali non sono chiamato a rispondere attraverso il pagamento di un indennizzo, mi troverò incentivato a compierli. Questa è la motivazione teorica in base alla quale il governo sussidia o impone la produzione di esternalità positive, attraverso la tassazione, con l’obiettivo di migliorare il benessere della collettività. Leggi tutto

Euro e liberismo

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Sul New Perspectives Quarterly una interessante intervista a Milton Friedman su benefici e rischi dell’euro.
Il premio Nobel per l’economia ha le idee molto chiare sul nocciolo duro della Vecchia Europa:

NPQ | The so-called “old Europe” of France, Germany and Italy has been stagnating with high levels of unemployment. Germany—one of the last bastions of the Cold War Keynesian welfare state—now has a conservative leader, Angela Merkel.What should be done to get Germany, and by extension old Europe, back on track?

Friedman | They all ought to imitate Margaret Thatcher and Ronald Reagan; free markets in short.

Friedman attribuisce il merito dell’apparente sconfitta dell’inflazione all’azione delle banche centrali, segnatamente della Fed. Leggi tutto

Suonala ancora, Romano

in Economia & Mercato/Italia

Dopo aver rapidamente archiviato la “bozza” (di 270 pagine) del programma elettorale unionista, causa veti e diktat assortiti dei propri compagni di coalizione, Romano Prodi ha evidentemente deciso di cambiare strategia comunicativa: concetti semplici, di alta valenza simbolica. Altrimenti noti come slogan.
Così oggi, dai microfoni di Radio24, Prodi ha delineato quello che si potrebbe, con una discreta dose di fantasia, considerare una sorta di programma dei 100 giorni del futuro e futuribile governo del Professore. Leggi tutto

Vi ricorda nulla?

in Economia & Mercato/Stati-Uniti

Nel 1898 Il governo degli Stati Uniti introdusse una tassa del 3 per cento sulle bollette telefoniche, il cui scopo era quello di finanziare lo sforzo bellico durante la guerra ispano-americana. Venne concepita come una tassa sui ricchi, perché all’epoca il telefono era un lusso riservato a pochi. La guerra fu vinta in sei mesi, la tassa è rimasta: grava su privati ed imprese, e fino ad oggi ha fruttato l’equivalente di 300 miliardi di dollari. La guerra ispano-americana è costata, in valuta corrente, 6 miliardi di dollari.

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Non siamo abbastanza liberisti, governo ladro

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Quanto è trendy citare l’Index of Economic Freedom, molto più che parlare di calcio e previsioni del tempo. E quanto è trendy dare la colpa al governo Berlusconi per averci allineato a Trinidad e Tobago, come i grilli parlanti non perdono occasione per rimarcare, con lieve venatura razzista (verso Trinidad e Tobago, ovviamente).
Leggendo il rapporto della Heritage Foundation sul nostro paese, che siamo certi Rutelli sfoggia sul campo da golf come un diadema di Bulgari, scopriamo alcuni interessanti dettagli. Leggi tutto

La regola aurea

in Discussioni/Economia & Mercato

Il dibattito attualmente in corso negli Stati Uniti sulla riforma del Tax Code sta producendo un interessante confronto di idee. Uno dei suggerimenti strategici per il legislatore, prodotto dal Tax Panel, è certamente quello secondo il quale un sistema fiscale efficiente dovrebbe minimizzare le distorsioni, e che l'”ingegneria sociale” per mezzo del fisco dovrebbe essere evitata ogni qualvolta è possibile. Si tratta, con tutta evidenza, di un precetto che è l’antitesi della normale produzione legislativa fiscale di ogni parlamento. La singola più importante causa di un sistema fiscale mal concepito e progettato è l’idea che la legislazione fiscale debba servire da sistema di premi e punizioni per guidare i mercati verso gli obiettivi dei policymakers. Secondo i sostenitori di questo approccio è possibile argomentare che alcune attività dovrebbero essere incoraggiate dal sistema fiscale, o perché esse creano esternalità sociali o perché nell’economia vi sono altre distorsioni che potrebbero essere compensate da appropriati rimedi fiscali. Tali argomentazioni sono di solito difficili da supportare per mezzo dell’evidenza empirica, e conducono a privilegi e miriadi di forme di elusione fiscale che tendono, nell’insieme, a ridurre l’efficienza del sistema fiscale, provocandone la gratuita complessità. Dato il processo politico che determina la legislazione fiscale, infatti, è probabile che esenzioni ed agevolazioni vengano a dipendere più dagli sforzi di lobbying dei gruppi d’interesse e dalla loro attività di rent-seeking che non da un’attenta stima delle esternalità sociali.

La politica sociale, quindi, non deve essere perseguita attraverso il sistema fiscale, bensì per mezzo di programmi diretti di spesa che sono trasparenti, soggetti a controlli democratici e di gestione amministrativa meno complessa. Al fisco deve essere demandata la missione di raccogliere le risorse per l’attuazione dei programmi governativi, interferendo il meno possibile con l’attività dei mercati.

Il mondo si divide in due categorie di persone: quelle che vogliono prosperare con la competizione e quelle che vogliono prosperare grazie ad un governo che ostacoli i loro concorrenti. Ciò vale soprattutto per il nostro paese, diviso tra imprenditori autentici e personaggi la cui imprenditorialità consiste nel trasformare il governo in dispensatore di privilegi ed ingiustizie.

Summa

in Famous Last Quotes/Italia

“Nel centrosinistra troviamo epicurei e stoici, empirici e dogmatici, matematici e filosofi, chierici e teologi. Questa non è ricchezza di idee, è caos. La sinistra è insufficiente nel modo più paradossale: è insufficiente per eccesso. Eccesso di posizioni e di opinioni. La realtà è che il minimo comun denominatore, più minimo che comune, è l’antiberlusconismo. C’è dunque l’antitesi, ma non ancora la tesi.”

Giulio Tremonti, intervista su Repubblica, 24 dicembre 2004

Abbiamo il programma, anzi no

in Italia

Ieri le agenzie di stampa hanno diffuso la bozza del programma dell’Unione. Oggi è arrivato, con puntualità svizzera, il niet della sinistra radicale. Ma vediamo i dodici temi programmatici più da vicino, con qualche nostra piccola nota a margine: Leggi tutto

Il giglio infangato

in Italia

Il segretario dei diesse ha deciso di rispondere “colpo su colpo” a quella che egli considera una vile aggressione politica. E così, ha deciso di sottoporsi ad un autentico tour de force di interviste, in ognuna delle quali riesce a balbettare qualche tassello della sua linea difensiva. Ha iniziato ieri con la fidata Repubblica, intervistato dal “watchdog asimmetrico” Massimo Giannini: Leggi tutto

Ma noi siamo diversi – 3

in Discussioni/Italia/Riletture

Nel suo libro, Ricolfi individua alcune gravi malattie della comunicazione politica della sinistra. In sintesi, esse sono:

L’orgia di schemi secondari: cioè le razionalizzazioni a posteriori, le spiegazioni che non spiegano ma cercano di salvaguardare l’integrità del proprio schema mentale precostituito. Freud le chiamava razionalizzazioni, per Lazarsfeld si tratta di esposizione selettiva all’informazione, mentre per lo psicologo Leon Festinger si tratta di schemi di riduzione della dissonanza cognitiva, la più potente spiegazione della sopravvivenza delle false credenze, nonché dell’ampio ed universale ricorso agli schemi secondari nella vita quotidiana. Festinger cita, a supporto della propria tesi, l’episodio realmente accaduto di una setta americana dei primi anni Cinquanta, che attendeva la fine del mondo. Un giorno, la fondatrice della setta annunciò che un certo giorno si sarebbe verificata un’inondazione enorme, da cui si sarebbero salvati solo i credenti, messi in salvo su dischi volanti. Quando, il giorno indicato, l’inondazione non si verificò, la fondatrice disse che “i Guardiani” avevano deciso di salvare il pianeta come premio per la fede dei credenti, i quali divennero più fedeli che mai. Questa è la prima malattia della sinistra italiana: il rifiuto a confrontarsi con la realtà fattuale, cioè il rifiuto del fallibilismo epistemologico, cioè l’antitesi del pensiero liberale. Superfluo aggiungere che a sinistra, quando la teoria viene disconfermata empiricamente, una delle principali reazioni adottate per ridurre la dissonanza cognitiva non è la revisione della teoria, bensì lo sviluppo di teorie cospirazioniste, la ricerca spasmodica del Grande Vecchio, responsabile del dirottamento della Teoria. Leggi tutto

Ma noi siamo diversi – 2

in Discussioni/Italia/Riletture

Spigolando tra le pagine dell’interessantissimo libro di Luca Ricolfi “Perché siamo antipatici?”, abbiamo trovato alcuni passaggi illuminanti circa il fatto che la dialettica politica di questo paese è malata, cosa che già sospettavamo, non solo e non tanto per la mancanza di lettura e memoria storica condivisa, che porta al rifiuto della legittimazione dell’avversario, ma perché una parte politica ha scelto, dapprima consapevolmente, poi per stratificazione culturale, infine per coazione a ripetere, di negare in radice la moralità dello schieramento e dell’elettorato “nemico”. Leggi tutto

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