Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Sistema-previdenziale - page 2

Poveri a futura memoria

In queste settimane di tormentone greco, verità contrastanti si fronteggiano soprattutto sul punto più politicamente sensibile: le pensioni. Il governo Tsipras fornisce dati terrificanti, che parlano di tagli intorno al 45% degli assegni medi, ma i dati indicano che l’incidenza su Pil della spesa pensionistica greca è in continua espansione. Da un lato questo è certamente dovuto all’effetto ottico di una spesa poco o per nulla comprimibile nel breve termine quale quella pensionistica, a fronte del forte calo del Pil. Ma questo non spiega tutto. C’è dell’altro.

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La bad bank del lavoro

Una delle costanti del dibattito pubblico italiano degli ultimi stressanti e stressati anni, che hanno visto la proliferazione di proiettili d’argento e santoni assortiti, in grado di risolvere i problemi con un tocco di bacchetta magica, è quello della creazione di occupazione giovanile a mezzo di fuoriuscita dalle imprese di quella “anziana”. Come spesso accade in questo paese superfisso e pietrificato, si tratta di un’evidente fallacia. Che tuttavia, proprio in quanto tale, è assai dura a morire e trova sempre nuovo alimento e propagandisti. A questo giro, il mito della “staffetta generazionale” pare occultare esigenze molto specifiche ma non completamente confessabili.

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Nessuno mi può informare

Dell’intervista concessa oggi a Repubblica dal presidente della Corte costituzionale, Alessandro Criscuolo, vi offriamo ampi stralci e tentiamo (meglio, azzardiamo) un’esegesi. Pare che Criscuolo rivendichi l’assoluta autonomia della Consulta rispetto ad elementi “esterni”, inclusi quelli informativi, vissuti come momento di contaminazione e coartazione della libertà della Corte. Ora, è vero che i numeri sottoposti a tortura confessano qualsiasi cosa, soprattutto da quando a Palazzo Chigi c’è Renzi, ma forse qui stiamo lievemente eccedendo.

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Il tesorettone dei fondi pensione

Economia & Mercato/Italia

Ieri il premier Matteo Renzi è tornato alla carica su quello che appare il suo punto fermo per la ripresa degli investimenti: il ruolo dei fondi pensione. L’analisi e l’auspicio appaiono tuttavia piuttosto deboli, poggiando su premesse di scarsa conoscenza della realtà di cui si tratta.

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May Day

Della serie “Quelli che hanno letto un milione di libri, e quelli che non sanno nemmeno parlare”, a maggior gloria della promozione del dibbattito che i social hanno introdotto in un paese già di suo densamente popolato di tuttologi ubriachi, spesso guidati da cattivi maestri che dietro un monitor sono invasi da testosterone e nella vita reale sono terremotati dall’acne.

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Vittime del tasso zero

Il Financial Times si occupa del contraccolpo che il tasso zero (ma ormai sempre più spesso negativo) è destinato ad infliggere ad assicurazioni e fondi previdenziali. In particolare alle prestazioni contrattualmente fissate in altra era geologica, quella in cui i rendimenti obbligazionari erano confortevolmente positivi. Il mondo è cambiato, almeno così pare. Chi non si attrezza è perduto. Ma anche chi lo fa, rischia di avere scompensi non lievi, di vario tipo.

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Risparmio e strabismo, italico dirigismo

Economia & Mercato/Italia

Oggi, sul Sole, un articolo dell’ottimo Morya Longo mette l’accento sull’apparentemente insufficiente afflusso di risparmio privato italiano all'”economia reale”, stimato in circa il 10% dello stock totale. Il tema è piuttosto delicato, e rischia di prestarsi a letture strumentali da parte del potere politico, soprattutto nell’attuale congiuntura del nostro paese. Anzi, no: la strumentalizzazione è già in atto.

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L’era del bail-in arriva alle pensioni

L’intervista di ieri al Corriere del neo presidente dell’Inps, Tito Boeri, sul futuro della previdenza italiana, ed alcune note criticità del nostro sistema pensionistico, soprattutto quelle causate dalla riforma Fornero, confermano che il dibattito sta inesorabilmente spostandosi verso un esito che segnerebbe l’equivalente della rivoluzione copernicana nei salvataggi bancari: cioè oneri in capo non più ai contribuenti ma ai diretti interessati. Vediamo perché.

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Sono un amministratore, risolvo problemi

Si sentiva la mancanza delle ponderose riflessioni del sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio. Si sentiva almeno dai tempi della vecchietta tassata sui Bot. Poi, è successo qualcosa, Renzi e Padoan hanno deciso di colpire le rendite “pure”, cioè tutti gli strumenti finanziari emessi da soggetti privati e comunque diversi dai titoli di debito pubblico, e quindi ci è stato spiegato che bisogna stimolare gli investimenti, evidentemente tassandoli. Ora Delrio torna a commentare sull’indecente aumento di tassazione del risparmio previdenziale (una cosa molto di sinistra, come noto).

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Tassati per il vostro bene

Dall’intervista di oggi di Fabrizio Forquet (Sole) al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Poi se avete capito cosa intendesse, fateci un fischio:

Si dà la possibilità ai lavoratori di intascare il Tfr, sebbene con tassazione ordinaria, e si aumenta l’aliquota sui fondi pensione: non si penalizza troppo la previdenza integrativa?
«Per quanto riguarda il Tfr si tratta di soldi dei lavoratori, è giusto che possano scegliere cosa farne, e il miglioramento generale dell’economia dovrebbe favorire anche i fondi pensione. In ogni caso le politiche del governo sono orientate a creare opportunità per gli operatori privati, sbloccando il mercato in tutti i settori. Ne beneficerà anche la previdenza integrativa»

In pratica, tassiamo di più per favorire gli investitori. La nostra chiave di lettura è che, quando si considerano i cittadini-elettori-contribuenti come dei minorati encefalici, si tende a produrre argomentazioni di questo tipo. Ci meritiamo tutto. Ed il peggio deve ancora arrivare.

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