Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Sistema-previdenziale - page 4

Vandalismo previdenziale

in Economia & Mercato/Italia

A leggere il testo dell'”approfondimento” sulla controriforma delle pensioni, sul sito della Presidenza del Consiglio, si viene colti dalla netta sensazione che l’autrice sia Vanna Marchi. Prendete quello che il governo definisce “il rafforzamento dell’impianto del sistema contributivo“, introdotto dalla riforma Dini del 1995, che verrà perseguito applicando dal 2010 (e poi triennalmente) i nuovi coefficienti di trasformazione definiti nel 2005, e “costituendo una commissione per verificare e proporre modifiche che tengano conto delle nuove condizioni economiche e del mercato del lavoro”. Ora, a parte che è un non senso logico affermare che si rafforza il contributivo applicando dal 2010 ciò che era già pronto dal 2005 (e che il governo Berlusconi non volle applicare per mero calcolo elettorale), sappiamo che in questo paese il modo migliore per non decidere è quello di creare una commissione. Con questa “riforma” l’unico risultato tangibile sarà quello di danneggiare dalle fondamenta il metodo contributivo, che senza revisione periodica dei coefficienti di trasformazione è destinato a perpetuare il disequilibrio attuariale della spesa pensionistica.

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Ortodossia della dilapidazione

in Economia & Mercato/Italia

Dunque, ricapitolando: il premier dice che eliminare lo scalone Maroni è cosa buona e giusta; che questo scalone rappresenta una flagrante violazione del principio di equità orizzontale, cioè dell’eguale trattamento degli eguali. Chi compirà 57 anni il prossimo 31 dicembre potrà andare in pensione dal giorno successivo. Chi compirà 57 anni a capodanno del 2008 dovrà attendere il primo gennaio 2011. In effetti, una vera e propria beffa del destino cinico e baro, non c’è che dire. Quante sono le vittime di questa nequizie? Secondo alcuni calcoli, nel 2008 saranno poco meno di 130.000 le persone a cui lo scalone Maroni impedirà di andare in pensione. Tra esse, figurano 43.000 lavoratori autonomi, oltre ad alcune migliaia di pubblici dipendenti. Sempre a proposito di equità orizzontale, vi ricordate che accadde nel 1995, con la riforma Dini, sottoscritta dai sindacati? Chi, a quella data, aveva almeno 18 anni di contributi previdenziali, manteneva il ricco sistema retributivo. Gli altri passavano al contributivo. Una misura espressamente progettata per spostare sulle giovani generazioni di lavoratori i costi dell’aggiustamento previdenziale. Una misura che riguardava alcuni milioni di persone, non 130.000, e che avrebbe dovuto essere gestita con l’introduzione del metodo contributivo pro-rata, anziché con la netta separazione tra sommersi (i giovani) e salvati (la base dei tesserati sindacali). Ora, il ministro del lavoro del governo Prodi, Cesare Damiano, ha proposto una sbracatura, pardon un compromesso al ribasso, in cui si fissa dal primo gennaio 2008 a 58 anni l’età minima di pensionamento per anzianità, e si introduce un bel triennio di “sperimentazione”, per vedere come evolve la spesa.

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Viva l’Unione Europea

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Ci sono giorni, come questo, in cui ci sentiamo di rivolgere un riconoscente pensiero alla felice congiuntura astrale che ha determinato, per l’Italia, la perdita totale di sovranità monetaria e quella parziale della sovranità fiscale. L’accordo di questo pomeriggio tra governo e sindacati prevede l’erogazione di un importo una tantum di 250 euro ai pensionati al minimo, previsto per settembre via decreto-legge, ed aumenti di 40 euro mensili dal 2008, con una non meglio precisata “rivalutazione annuale” delle pensioni. Non è chiaro in cosa consista quest’ultima misura, visto che le pensioni sono già oggi rivalutate (in modo decrescente al crescere del reddito) in base al tasso d’inflazione programmata. Dopo questo annuncio che non annuncia, il capolavoro tattico del governo Prodi: l’ennesimo rinvio sullo “scalone Maroni”. Già, perché di quello si tratta: le modalità di superamento dello scalone e (soprattutto) quelle di copertura finanziaria di tale intervento saranno stabilite entro la cornice della Finanziaria 2008.

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Partiam, partiamo

in Famous Last Quotes/Italia

“E’ chiaro che, finita la Finanziaria, si porrà mano alle riforme sulle quali ci siamo impegnati (sindacati, Confindustria e governo) e che non abbiamo potuto mettere nella Finanziaria ovviamente perché nella Finanziaria non c’è mica posto per tutto. A un protocollo che dice che entro il 31 marzo dobbiamo riformare il sistema [previdenziale] si ubbidisce”. Romano Prodi, Reuters, 24 ottobre 2006;

“Il nove maggio dovrebbe partire la riflessione sulla previdenza”. Enrico Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Ansa, 26 aprile 2007.

Continua. Vogliamo scommettere?

Furto incentivato

in Articoli/Economia & Mercato/Italia

In attesa della prossima farsa governativa sul “riordino del sistema previdenziale”, di cui al punto 8 del nuovo programma liofilizzato prodiano, alcune considerazioni si impongono. Come noto, sindacato e sinistra (più o meno estrema) appaiono ferocemente contrari tanto all’allungamento della vita lavorativa quanto alla riduzione dei coefficienti di trasformazione (che determinano quanta parte della retribuzione verrà coperta dalla pensione). Specularmente, sono favorevoli all’eliminazione dello “scalone” previsto dal precedente governo, che il primo gennaio del prossimo anno determinerà un aumento istantaneo di tre anni nei requisiti minimi di età per il pensionamento. Sono altresì favorevoli all’aumento delle pensioni minime, ed all’introduzione di non meglio specificati “incentivi” per la permanenza al lavoro dopo la maturazione dei requisti pensionistici minimi.

Da qualunque angolo visuale la si guardi, si tratta di posizioni che hanno la caratteristica comune di rubare futuro e risorse alle giovani generazioni. Riguardo le singole misure, è noto che lo “scalone Maroni” determinerà, a regime, un risparmio dell’ordine di 9 miliardi di euro. La sua eliminazione richiederebbe quindi di essere finanziata, auspicabilmente non con misure aleatorie quale la nuova/vecchia panacea chiamata “recupero dell’evasione fiscale“, che da circa un quarto di secolo figura sistematicamente tra le voci di entrata di ogni legge di bilancio italiana. La riduzione dello scalone, e il ripristino dell’età minima di pensionamento sotto i 60 anni determina anche effetti di palese iniquità sul piano redistributivo, perchè aggiunge benefici ad una categoria di lavoratori già ampiamente beneficiati dalla riforma Dini del 1995, quella che nel primo programma dell’Unione doveva rappresentare la stella polare in materia pensionistica.

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Discontinuità o declino

in Discussioni/Economia & Mercato

Secondo l’accordo di riforma del welfare raggiunto dai partiti della Grande Coalizione, i contributi sociali sulla busta paga che finanziano il pensionamento dei lavoratori tedeschi sono destinati a salire dall’attuale 19.5 per cento al 20 per cento nel 2020 e al 22 per cento nel 2030. Al contempo il tasso di sostituzione, cioè l’entità della pensione in percentuale dell’ultima retribuzione, scenderà dall’attuale 54 per cento al 46 ed al 43 per cento, rispettivamente nel 2020 e 2030, mentre l’età in cui si potrà ricevere integralmente il beneficio pensionistico passerà da 65 a 67 anni. Per compensare questo ridimensionamento delle prestazioni, i lavoratori matureranno i contributi pensionistici anche in caso di aspettativa per assistere i propri familiari, bambini o anziani. Il governo fornirà anche incentivi ai datori di lavoro che assumono lavoratori ultracinquantenni.

Come si può notare, si tratta di correzioni al margine di sistemi pensionistici pubblici a ripartizione, i cosiddetti “pay-as-you-go“, che sono vieppiù destabilizzati dalle dinamiche demografiche dei paesi occidentali, e che finiscono con l’incidere pesantemente sul famigerato cuneo fiscale, riducendo il reddito disponibile per i lavoratori attivi ed al contempo aumentando il costo del lavoro per le imprese, con l’esito finale di riduzione dello sviluppo dell’occupazione e perdita di competitività per il sistema-paese.

L’alternativa a questo modello previdenziale “pauperista”, fatto di tagli ai benefici ed aumento dei contributi sociali, è rappresentato da un sistema individuale di risparmio ed investimento, in linea con i postulati della Società dei Proprietari.

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Nazionalizzazione

in Italia

In vista dell’inizio del confronto con le parti sociali e della scrittura della Finanziaria, il governo starebbe lavorando ad un’ipotesi che prevede di convogliare all’Inps, dopo il decollo della riforma della previdenza complementare, una quota rilevante del trattamento di fine rapporto dei lavoratori. L’obiettivo minimo è di trasferire quanto meno la quota di Tfr che risulterà “inoptata” allo scadere del periodo di sei mesi di silenzio-assenso. Per meglio comprendere il meccanismo basti sapere che i lavoratori, con la nuova riforma previdenziale, saranno automaticamente iscritti ad un fondo complementare a meno di esercitare entro sei mesi, in modo esplicito, la volontà di mantenere il proprio Tfr. Si tratta del cosiddetto regime di “opt-out”, che dovrebbe garantire la crescita rapida della massa gestita dalla previdenza complementare. Come noto, attualmente il trattamento di fine rapporto rappresenta una forma molto conveniente di finanziamento aziendale, poiché l’accantonamento delle somme destinate alla liquidazione resta nella disponibilità dell’azienda fino alle dimissioni del lavoratore, e prevede un meccanismo di rivalutazione inferiore ai tassi praticati dagli istituti di credito. Con l’ipotesi di riforma elaborata dal precedente governo, sono previste delle forme di finanziamento agevolato alle imprese per compensare la perdita della disponibilità dei fondi di liquidazione dirottati alla previdenza integrativa.

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Reality check

in Economia & Mercato/Italia

Mentre si moltiplicano le voci di una moratoria (cioè del blocco della dinamica retributiva) dei contratti della pubblica amministrazione, il governo si appresta a rivedere al ribasso i coefficienti di trasformazione delle pensioni, la cui funzione è quella di convertire il montante di contributi accumulati durante la vita lavorativa in rendita pensionistica annuale. Il coefficiente penalizza chi va in pensione prima dei 65 anni ed è calibrato sulla speranza di vita, perché una vita attesa più lunga implica che le prestazioni devono essere corrisposte per un numero maggiore di anni. I coefficienti attualmente variano da un minimo del 4,720 per cento (a 57 anni di età) a un massimo di 6,136 (a 65 anni di età). Ciò significa che chi, a 65 anni di età, avesse accumulato un montante per 100mila euro, si vedrebbe riconosciuta una pensione di 6.136 euro all’anno. Una loro revisione, che consisterebbe in una riduzione applicata a tutte le età e basata sugli aumenti di vita attesa, interesserebbe solo i lavoratori soggetti al regime contributivo, che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, o quelli che avevano meno di 18 anni di contributi nel 1996 (solo per la parte contributiva). A fine giugno, il Nucleo di valutazione della spesa pensionistica, istituito presso il Tesoro, dovrebbe presentare le linee di intervento, previste in un taglio del coefficiente del 5-6 per cento, destinato a tradursi in un taglio medio del 6-8 per cento degli assegni pensionistici, a partire del 2010, e più sensibilmente dal 2015 e in grado di scongiurare il rischio che la spesa pensionistica superi negli anni successivi il 15 per cento del Pil (il che significa evitare di dover aumentare i prelievi sul lavoro in futuro). Leggi tutto

Pensioni, risparmio e incertezza

in Economia & Mercato/Stati-Uniti

IBM ha annunciato che alla fine del prossimo anno gli attuali piani pensionistici dei propri 120.000 dipendenti verranno congelati, e l’azienda offrirà in sostituzione un piano di tipo 401(k).
La differenza tra il vecchio ed il nuovo regime è presto illustrata: l’attuale piano pensionistico è del tipo a benefici definiti, mentre dal prossimo anno diverrà a contributi definiti e benefici incerti. Leggi tutto

Libertarismo ben temperato

in Economia & Mercato

In Massachusetts è attualmente in corso un ampio dibattito pubblico circa la necessità di estendere la copertura sanitaria assicurativa ai non abbienti. Ma per la prima volta, per effetto di un’iniziativa legislativa attualmente in esame potrebbe essere imposto, ai soggetti dotati di capacità di spesa, l’obbligo di acquistare un’assicurazione sanitaria per eventi catastrofici . I cittadini soggetti all’obbligo sarebbero quelli privi di copertura fornita dal datore di lavoro, giovani, senza carichi di famiglia ed in buona salute. In tal modo (come abbiamo già discusso) verrebbero introdotti dei correttivi per aumentare efficacia ed efficienza della spesa sanitaria. Ma ciò finirebbe, apparentemente, col contrastare con il principio libertario secondo il quale ognuno dovrebbe essere artefice del proprio destino. Leggi tutto

La Società dei Proprietari

in Discussioni/Economia & Mercato

George W.Bush ha solennemente affermato di volere che l’America diventi una società di proprietari. Prescindendo, per ora, dalla reale possibilità di concretizzare tale visione, cosa significa ciò, concretamente? E’ noto da molto tempo (ne scrisse già Aristotele) che gli individui tendono a prendersi maggiore cura delle cose che possiedono personalmente. Chi è proprietario dell’abitazione in cui vive tende ad averne più cura di chi vi si trova in affitto. Ciò non è determinato da una qualche “imperfezione” morale dell’inquilino, ma semplicemente dal fatto che il proprietario è più attento ai dettagli, quando si tratta di trarre profitto dal crescente valore della proprietà immobiliare, o di sopportarne una decurtazione causata dal rischio di suo deterioramento. Più in generale, l’estensione della proprietà privata suscita maggiore orgoglio, dignità, fiducia in se stessi. Ma ciò non si riduce ad una sorta di pulsione egoistica che nega socialità e spirito di comunità. Leggi tutto

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