Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Spagna - page 11

Buttiamola in politica

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Arieccoci. L’Italia viene eliminata dall’Europeo ai rigori, per opera della Spagna, e l’abituale moltitudine di editorialisti, tuttologi, sociologi da ombrellone torna immantinente in servizio. Ce la siamo meritata, la Spagna ci supera in tutto, loro sono dinamici, sorridenti, abbronzati, aperti, si sono liberati della dittatura e hanno iniziato una forsennata crescita economica: quello che esattamente ci si aspetta in simili circostanze, ma va bene lo stesso, e pazienza se la crescita si è concretizzata un ventennio dopo la fine del franchismo. Loro hanno la movida, noi lo struscio dei disoccupati meridionali nella piazza del paese, la Milano che continua a farsela dare a bere, il generone romano. Loro programmano, noi aspettiamo lo stellone. Hanno persino un re che stringe la mano ad Amedeo Goria, che si vuole di più?

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Zapatero seduto su una bomba finanziaria

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Nel suo secondo mandato da premier, José Luis Rodriguez Zapatero si troverà a dover gestire una crisi economica di ampia e profonda portata, mai sperimentata dalla Spagna in epoca moderna, e riconducibile all’implosione del mercato immobiliare, il fattore che negli ultimi anni è stato alla base dell’accumulo di crescenti squilibri macroeconomici del paese iberico. Il primo è più importante dei quali è l’imponente deficit delle partite correnti, che ha ormai raggiunto il 10 per cento del prodotto interno lordo. Analizziamo il quadro macro attuale.

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Un altro sindacato è possibile

Negli ultimi dieci anni la Spagna ha creato una media di circa un milione di nuovi posti di lavoro l’anno, portando il proprio tasso di disoccupazione dal 20 all’8 per cento. Quindici delle sue cinquanta province si trovano in una condizione di pieno impiego e le prospettive restano favorevoli, come dimostra il fatto che nel 2007 il prodotto interno lordo iberico è previsto crescere del 3.5 per cento. Questa forte espansione economica ha contribuito a favorire un clima di relazioni industriali pacate. Ma il sindacato non è del tutto soddisfatto, e non risparmia critiche al premier Zapatero, soprattutto per il forte aumento di lavoro illegale che il governo sembra tollerare come elemento di flessibilità surrettizia introdotta nell’economia. Il sindacato si preoccupa inoltre per la concentrazione dell’economia spagnola in settori maturi e a bassa crescita di valore aggiunto e produttività.

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Liberalizzazioni alle vongole: socialismo telefonico

di Antonio Mele*

Paese che vai, governo socialista ed incompetente che trovi.

Ieri in una intervista sul Corriere il presidente dell’Antitrust Catricalà si augurava che le “[…] tariffe telefoniche, che un po’ saliranno, non aumentino così tanto da sminuire il vantaggio” della cancellazione del costo di ricarica appena approvato dal governo nel pacchetto Bersani. Ora spieghiamo al signor Catricalà perché le sue speranze sono mal riposte.

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