Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Spagna - page 3

E la Germania scoprì di abbaiare alla luna

Alla fine, è accaduto quello che qui si attendeva: i ministri delle Finanze di Germania e Finlandia hanno emesso una nota in cui accusano la Commissione europea di aver modificato, in qualche modo arbitrariamente, i criteri di flessibilità di bilancio pubblico concessi a Francia e Spagna.

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Facciamo come la Spagna? Speriamo di no

Oggi sul Sole c’è un’ampia intervista “programmatica” a Davide Serra, il CEO Di Algebris Investment che da tempo ha una relazione privilegiata con Matteo Renzi, e che è accreditato di esserne uno dei principali ispiratori in materia di politica economica. L’intervista non aggiunge nulla al pensiero conosciuto di Serra, se non rivelarne una propensione all’aneddotica che si infrange contro i numeri e la realtà.

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Spagna, i problemi irrisolti sul mercato del lavoro

Sul Financial Times un interessante Q&A sul mercato del lavoro spagnolo, dopo la profonda riforma di inizio 2012 (qui descrizione e commento sugli interventi attuati). Ci sono luci ed ombre, naturalmente, ma persiste un grave problema: il paese ha ancora una struttura fortemente duale del mercato del lavoro, tra insider ed outsider, e questo rischia di minare dalle fondamenta il recupero di produttività, oltre al capitale umano.

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Spagna, il futuro in prestito

Come si fa ad avere un’economia moribonda e contemporaneamente far registrare un aumento delle immatricolazioni di veicoli del 34% su base annua? Non è difficile da intuire, c’è riuscita la Spagna. Che sta prendendo a prestito il proprio futuro.

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Spagna, la ripresa assai poco umana

Domanda vagamente comunista: possiamo dire che obiettivo della crescita economica deve essere il riassorbimento della disoccupazione e l’aumento dell’occupazione? Si, lo sappiamo, la causalità corre anche in direzione opposta, tutto dipende se si guardano i termini della questione dal lato della domanda piuttosto che da quello dell’offerta, eccetera. Tuttavia, anche per tenere semplice il concetto, se siete d’accordo con il nostro postulato, pare che in Spagna qualcosa non quadri.

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Il complotto degli spiccioli

Poiché sta rapidamente prendendo piede l’ennesima leggenda metropolitana stracciona ad uso degli italici gonzi (“la Spagna riceve aiuti europei e con quelli le loro banche si comprano le nostre aziende!”), ed altre amenità su cui torneremo, vorremmo sommessamente segnalarvi che l’aumento di capitale necessario a portare Telefonica al 70% di Telco, la holding di controllo di Telecom Italia, richiederà un esborso da parte dell’incumbent spagnolo di circa 860 milioni di euro, di cui solo 450 milioni in cash, da ricapitalizzazione diretta. Vorremmo altresì segnalarvi che il free cashflow di Telefonica, cioè la differenza tra quanto la società genera in liquidità dalla sua gestione operativa e quanto la medesima spende per investimenti, è stata nel solo 2012 di 5,7 miliardi di euro. Ditelo al noto economista Gasparri ed ai suoi liberi ispiratori, mi raccomando. Altrimenti a breve saremo ancora qui a riprodurre la nota menata delle banche cattivone che non fanno credito a famigliole ed imprese. Ed andrà così, ovviamente.

Se la Spagna diventa il modello di Renzi

Il maggiore problema dei politici italiani è, non da oggi, il desolante provincialismo e la tendenza a non voler approfondire quanto accade fuori dall’Italia. Un vero peccato che questo tratto culturale riemerga pari pari anche nei portatori sani del nuovismo. E’ il caso di Matteo Renzi, che oggi ha scoperto il paese-modello, suo e della non meglio specificata “sinistra” italica.

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Crolla il Pil e sale lo spread: non era la fine del tunnel?

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

I politici continuano a professare ottimismo, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco parla di “graduale miglioramento”, ma l’Istat rivede ancora al ribasso le stime sul Pil italiano nel 2013: -2,1 per cento. Stiamo uscendo dal tunnel della crisi o la strada è ancora lunga? Ecco i punti da chiarire.

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Quella inequivocabile aria di famiglia corporativa, democratica e sussidiata

In Spagna, il governo nelle scorse settimane ha costituito una speciale commissione per riformare la struttura Irpef, secondo gli abituali auspici: incentivi pro-crescita, sostegno alla classe media, semplificazione, pace nel mondo (questo non esplicito, ma di solito le commissioni di studio tendono a lavorare su auspici molto radicati nell’animo umano). I risultati delle riflessioni dei “saggi” si conosceranno solo il prossimo febbraio, ma nel frattempo il paese presenta squilibri che sono terribilmente simili ai nostri, e tentativi di “soluzioni” altrettanto non dissimili.

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Spagna, l’ironia di chiamarsi sicurezza sociale

Qualche mese fa vi avevamo segnalato l’operazione di creazione di domanda forzosa di titoli di stato effettuata dalla Spagna attraverso il proprio fondo per la Sicurezza sociale. In pratica il fondo, creato con i surplus dei contributi versati da imprese e lavoratori rispetto agli esborsi, aveva mutato politica d’investimento, inzeppandosi di Bonos per la quasi totalità del proprio portafoglio. In questo modo si sostenevano le quotazioni dei titoli di stato, già peraltro beneficiate dall’annuncio di Mario Draghi sulle OMT. Purtroppo, ora quel sostegno non solo viene meno, come da noi già segnalato mesi addietro, ma il fondo sta diventando sempre più venditore netto di titoli di stato.

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