Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Spesa-Pubblica

Tre carte, un Gutgeld

Economia & Mercato/Italia

Oggi a Palazzo Chigi, giusto per fare un po’ di PR, si è tenuta la cerimonia della relazione sulla revisione di spesa pubblica, per gli amici spending review. L’ha officiata, alla presenza del premier Paolo Gentiloni, il commissario per la revisione, Yoram Gutgeld. Non c’è moltissimo di inedito da dire, rispetto agli analoghi numeri dello scorso anno ed alla metodologia adottata. Quindi ci limiteremo a ribadire i concetti.

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Il momento Wile E. Coyote della politica italiana

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

ricorda Wile E. Coyote, il personaggio dei cartoni animati al perenne inseguimento di Beep Beep? Ogni volta esce fuori strada, continua a correre oltre il limite del dirupo, rallenta, guarda in basso, solleva lo sguardo, si ferma volgendosi allo spettatore, poi precipita rovinosamente appena si rende conto del nulla che (non) lo sorregge. Anche politici nostrani si inseguono l’un l’altro, nella folle gara a chi dice le cose più campate in aria: ma, a differenza del coyote, restano inconsapevoli del vuoto su cui (non) poggiano i propri assunti e, quindi, essi stessi.

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Dal Fact Checking al Bullshit Hunting

Martedì sera, nel corso del talk “DiMartedì“, quello in cui ad intervalli regolari partono monocordi applausi di sottofondo che vanno in modo equanime a tesi ed antitesi, al punto che non sai mai se si tratti di registrazione o di un pubblico molto democratico e polite (o forse decerebrato), abbiamo potuto ascoltare per l’ennesima volta alcuni capisaldi di politica economica del M5S, per bocca del suo esponente più sovraesposto mediaticamente, il giovine di buone letture Luigi Di Maio.

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Padoan e il baratto della dannazione

Nel clima spensierato della Pasqua è passata pressoché inosservata (ma domani tornerà a fare increspare le acque della nostra dichiarazia in decomposizione) l’intervista del Messaggero al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Il quale, dopo tre anni trascorsi a prestare una patina di rispettabilità tecnocratica al renzismo (ed affondare in parallelo la propria reputazione), sta progressivamente emancipandosi dal committente, attirandosene gli strali. A questo giro, Padoan rispolvera i “testi sacri” dell’economista per lanciare un’idea che sa di muffa ma che potrebbe non aver alternative, oltre ad essere probabilmente una sorta di moneta di scambio con la Commissione Ue.

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La penisola del Tesoretto

In queste ore Matteo Renzi ha lanciato l’ennesimo spin: quello sull’esistenza di un fantomatico “tesoretto” di risorse pubbliche, per instradare il paese verso la felicità. Lo spin è stato puntualmente ripreso da Maria Elena Boschi, dopo aver archiviato il Def e la manovrina correttiva, che tuttavia archiviati non sono, trattandosi di fondali di cartapesta o più propriamente di “finzione” che calcia la lattina più in là per quanto riguarda il Def, e di una bella stretta alla liquidità aziendale con annesso giochino sui flussi di tesoreria per quanto riguarda la mini correzione, che mai come a questo giro si è rivelata di gestazione così difficoltosa e peraltro tuttora incompiuta. Ma a quanto ammonterebbe, esattamente, questo “tesoretto”?

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E proprio non ci arriva

Stamane pensavo di scrivere un breve commento sugli 80 euro e sulla irrazionalità del meccanismo, che determina aliquote marginali effettive quasi da esproprio, per chi avesse la sorte di oltrepassare i 24 mila euro annui lordi. Ma non tanto su questo aspetto, quanto sull’altro meraviglioso meccanismo, in base al quale, se perdi reddito e finisci in territorio di incapienza, perdi il bonus e devi restituire in unica soluzione quanto hai indebitamente percepito. Perché siamo d’accordo che il problema italiano sono gli incapienti, giusto? Voglio dire, siamo d’accordo tra noi pochi, cocciuti “razionalisti” in un mondo di analfabeti numerici ammalati di narrazione. Volevo scrivere di tutto questo, ma la nausea verso i tic di questo ridicolo paese era più elevata del solito, e comunque ho già scritto più volte sul tema, quindi potrei ripubblicare ogni anno lo stesso post.

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Matt Renzie, our son of a pitch

Una strana frenesia pare essersi impossessata di partiti e contrassegni politici italiani: c’è profumo di 8 settembre, oggi, nell’aria. Ma soprattutto c’è l’irresistibile richiamo della foresta di un grande classico del nostro grande paese: la spesa pubblica.

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L’Era del Grande Autosputtanamento

È quella che sta vivendo questo disgraziato paese, ormai trascinato dalla sua sedicente classe dirigente (o meglio, digerente) verso i gorghi del fallimento. Anche oggi, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta di raccontarvi episodi che sembrano usciti da un film di Alberto Sordi. In realtà, qui da ridere e sorridere c’è assai poco.

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Nuovi lavori usuranti: il ministro presta-volto

Ricordate la leggendaria “staffetta generazionale” sul mercato del lavoro? Quella in cui esce un anziano ed entra un giovane, almeno nelle fantasie di politica e sindacato? Da anni il tema riemerge carsicamente, nei dibattiti da talk televisivo e quando il tasso di disoccupazione giovanile aumenta e/o quello degli over 55 aumenta. È il famoso “modello superfisso”, secondo il quale “se gli anziani non vanno mai in pensione, come faranno i giovani a trovare lavoro”? E poco importa che nei paesi con i quali ci confrontiamo si registrino regolarmente alti tassi di occupazione sia tra i giovani che tra i meno giovani: l’Italia, come tutti ben sappiamo, è differente. Anche per la proterva ignoranza della sua cosiddetta classe dirigente. Una esempio di eclatante fallimento di tale proterva ignoranza l’abbiamo avuta pochi giorni addietro, con i numeri del cosiddetto part time agevolato voluto dal governo Renzi. Che, come noto, quando c’è da prendere abbagli, rappresenta un accecante esempio in tutta la storia della Repubblica.

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I falsi invalidi d’Europa

La richiesta di una correzione dei conti pubblici italiani per lo 0,2% di Pil ha suscitato l’immancabile reazione pavloviana di politica e caravanserraglio dei commentatori professionisti. Singolari, per non dire altro, le reazioni del tipo “ma come, una correzione proprio ora che è arrivato Trump e cambia tutto?”, che non è chiaro che diavolo significhi. O l’altra, non meno bizzarra: “ma come, chiederci una correzione con tutti i terremoti che abbiamo? Che mancanza di sensibilità!”. Come non essere d’accordo, epidermicamente, con questa narrazione del piccolo paese frustato dalla natura matrigna e percosso dagli ottusi eurocrati di Bruxelles? Ottimo, visto, si stampi.

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