Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Spesa-Pubblica

L’Era del Grande Autosputtanamento

È quella che sta vivendo questo disgraziato paese, ormai trascinato dalla sua sedicente classe dirigente (o meglio, digerente) verso i gorghi del fallimento. Anche oggi, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta di raccontarvi episodi che sembrano usciti da un film di Alberto Sordi. In realtà, qui da ridere e sorridere c’è assai poco.

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Nuovi lavori usuranti: il ministro presta-volto

Ricordate la leggendaria “staffetta generazionale” sul mercato del lavoro? Quella in cui esce un anziano ed entra un giovane, almeno nelle fantasie di politica e sindacato? Da anni il tema riemerge carsicamente, nei dibattiti da talk televisivo e quando il tasso di disoccupazione giovanile aumenta e/o quello degli over 55 aumenta. È il famoso “modello superfisso”, secondo il quale “se gli anziani non vanno mai in pensione, come faranno i giovani a trovare lavoro”? E poco importa che nei paesi con i quali ci confrontiamo si registrino regolarmente alti tassi di occupazione sia tra i giovani che tra i meno giovani: l’Italia, come tutti ben sappiamo, è differente. Anche per la proterva ignoranza della sua cosiddetta classe dirigente. Una esempio di eclatante fallimento di tale proterva ignoranza l’abbiamo avuta pochi giorni addietro, con i numeri del cosiddetto part time agevolato voluto dal governo Renzi. Che, come noto, quando c’è da prendere abbagli, rappresenta un accecante esempio in tutta la storia della Repubblica.

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I falsi invalidi d’Europa

La richiesta di una correzione dei conti pubblici italiani per lo 0,2% di Pil ha suscitato l’immancabile reazione pavloviana di politica e caravanserraglio dei commentatori professionisti. Singolari, per non dire altro, le reazioni del tipo “ma come, una correzione proprio ora che è arrivato Trump e cambia tutto?”, che non è chiaro che diavolo significhi. O l’altra, non meno bizzarra: “ma come, chiederci una correzione con tutti i terremoti che abbiamo? Che mancanza di sensibilità!”. Come non essere d’accordo, epidermicamente, con questa narrazione del piccolo paese frustato dalla natura matrigna e percosso dagli ottusi eurocrati di Bruxelles? Ottimo, visto, si stampi.

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Reddito di cittadinanza, traversata nel deserto italiano dei miraggi

Il marketing politico trova in Italia fertile terreno di applicazione. Una popolazione mediamente assai credula, oltre che sprovvista (sempre in media) dei più elementari strumenti di valutazione economica delle politiche pubbliche, ed al contempo ancora pesantemente contaminata dall’oppressione del pensiero delle “due chiese”, quella cattolica e quella comunista, sul disvalore sociale del denaro, è da sempre fertile terreno di scorribanda di demagoghi ed incantatori di serpenti.

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Brasile, verso la fine del carnevale pensionistico

Economia & Mercato/Esteri

In Brasile, il presidente Michel Temer sta cercando di porre un freno alla vivace dinamica della spesa pubblica, che è praticamente incastonata nella costituzione del paese sotto forma di entitlements, quelli che noi italiani chiamiamo “diritti acquisiti”. La strategia ha preso corpo attraverso la modifica costituzionale che ha previsto per i prossimi vent’anni aumenti di spesa pubblica non superiori al tasso d’inflazione, cioè a crescita reale pari a zero. Ma dopo la cornice, servono tela e dipinto. Ecco quindi che Temer ha presentato una riforma del generoso sistema pensionistico brasiliano, che sta già provocando rabbia e tensioni.

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Piove, Germania ladra

Ieri, in occasione di un forum sulla Ue organizzato dall’Ansa, il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, è tornato a intonare la canzoncina sulla Germania cattivona e mercantilista, che passa il tempo esportando come una forsennata (magari perché tiene alla fame i suoi lavoratori, come molti italiani sono nel frattempo riusciti a credere), spiazzando gli altri paesi dell’Eurozona ed impedendo quindi all’Italia di dispiegare tutto il potenziale di crescita racchiuso nelle imprescindibili riforme strutturali del governo Renzi. Yawn.

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Il Cnel dei miracoli

Contributi esterni/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Il Cnel pare essere come il cavallo di Riccardo III, qualcosa che valga addirittura un regno.

L’abolizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro prevista dalla riforma della Costituzione appare essere uno dei motivi più forti per il Sì. E’, infatti, indubitabilmente un abbattimento degli odiosi “costi della politica”, una riduzione necessaria della spesa. Di quelle che non possono non giovare all’economia del Paese ed alla sua irresistibile ripresa.

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Se raccontassi cinque palle, mi chiamerebbero Gutgeld

Questo è decisamente un momento di grande visibilità mediatica, per Yoram Gutgeld. Ricercatissimo dalla stampa, domestica ed internazionale, che gli chiede di illustrare i risultati raggiunti dal governo di cui è parte, con delega alla revisione della spesa. Il personaggio è molto assertivo e self confident, e periodicamente ci regala spunti pregevolissimi. Come quando aveva confidato al Financial Times che il governo italiano aveva piazzato una “bomba atomica” nel mercato del lavoro, con Jobs Act e 80 euro, abbattendo drammaticamente il cuneo fiscale, addirittura del 70% per i nuovi assunti. O anche no.

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Il bilancio di cartapesta e il bubbone di fine legislatura

Economia & Mercato/Italia

Su lavoce.info, il professor Francesco Daveri analizza l’impatto sui conti pubblici del triennio 2017-2019 prodotto dalla legge di Bilancio 2017. Da tale analisi si conferma che il governo italiano sta ponendo solide basi per una crisi di fiducia dei mercati nei nostri confronti, e che il continuo “riporto a nuovo” di aumenti di imposte indirette, nel corso della legislatura, ci finirà in testa. Ma tanto queste cose le sappiamo da molto tempo, giusto?

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Il misterioso miracolo italiano, spiegato ai francesi

Oggi, sul quotidiano francese Les Echos, c’è un’intervista allo zar della spending review italiana, Yoram Gutgeld. In essa, viene spiegato ai francesi come il nostro paese è riuscito a raddrizzare la nostra economia e tagliare massivamente la spesa pubblica, avviando quel taglio delle imposte che il mondo ci invidia, e che solo alcuni cocciuti disfattisti di casa nostra si ostinano a non riconoscere.

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