Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Spesa-Pubblica - page 2

Reddito di cittadinanza, traversata nel deserto italiano dei miraggi

Il marketing politico trova in Italia fertile terreno di applicazione. Una popolazione mediamente assai credula, oltre che sprovvista (sempre in media) dei più elementari strumenti di valutazione economica delle politiche pubbliche, ed al contempo ancora pesantemente contaminata dall’oppressione del pensiero delle “due chiese”, quella cattolica e quella comunista, sul disvalore sociale del denaro, è da sempre fertile terreno di scorribanda di demagoghi ed incantatori di serpenti.

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Brasile, verso la fine del carnevale pensionistico

Economia & Mercato/Esteri

In Brasile, il presidente Michel Temer sta cercando di porre un freno alla vivace dinamica della spesa pubblica, che è praticamente incastonata nella costituzione del paese sotto forma di entitlements, quelli che noi italiani chiamiamo “diritti acquisiti”. La strategia ha preso corpo attraverso la modifica costituzionale che ha previsto per i prossimi vent’anni aumenti di spesa pubblica non superiori al tasso d’inflazione, cioè a crescita reale pari a zero. Ma dopo la cornice, servono tela e dipinto. Ecco quindi che Temer ha presentato una riforma del generoso sistema pensionistico brasiliano, che sta già provocando rabbia e tensioni.

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Piove, Germania ladra

Ieri, in occasione di un forum sulla Ue organizzato dall’Ansa, il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, è tornato a intonare la canzoncina sulla Germania cattivona e mercantilista, che passa il tempo esportando come una forsennata (magari perché tiene alla fame i suoi lavoratori, come molti italiani sono nel frattempo riusciti a credere), spiazzando gli altri paesi dell’Eurozona ed impedendo quindi all’Italia di dispiegare tutto il potenziale di crescita racchiuso nelle imprescindibili riforme strutturali del governo Renzi. Yawn.

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Il Cnel dei miracoli

Contributi esterni/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Il Cnel pare essere come il cavallo di Riccardo III, qualcosa che valga addirittura un regno.

L’abolizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro prevista dalla riforma della Costituzione appare essere uno dei motivi più forti per il Sì. E’, infatti, indubitabilmente un abbattimento degli odiosi “costi della politica”, una riduzione necessaria della spesa. Di quelle che non possono non giovare all’economia del Paese ed alla sua irresistibile ripresa.

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Se raccontassi cinque palle, mi chiamerebbero Gutgeld

Questo è decisamente un momento di grande visibilità mediatica, per Yoram Gutgeld. Ricercatissimo dalla stampa, domestica ed internazionale, che gli chiede di illustrare i risultati raggiunti dal governo di cui è parte, con delega alla revisione della spesa. Il personaggio è molto assertivo e self confident, e periodicamente ci regala spunti pregevolissimi. Come quando aveva confidato al Financial Times che il governo italiano aveva piazzato una “bomba atomica” nel mercato del lavoro, con Jobs Act e 80 euro, abbattendo drammaticamente il cuneo fiscale, addirittura del 70% per i nuovi assunti. O anche no.

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Il bilancio di cartapesta e il bubbone di fine legislatura

Economia & Mercato/Italia

Su lavoce.info, il professor Francesco Daveri analizza l’impatto sui conti pubblici del triennio 2017-2019 prodotto dalla legge di Bilancio 2017. Da tale analisi si conferma che il governo italiano sta ponendo solide basi per una crisi di fiducia dei mercati nei nostri confronti, e che il continuo “riporto a nuovo” di aumenti di imposte indirette, nel corso della legislatura, ci finirà in testa. Ma tanto queste cose le sappiamo da molto tempo, giusto?

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Il misterioso miracolo italiano, spiegato ai francesi

Oggi, sul quotidiano francese Les Echos, c’è un’intervista allo zar della spending review italiana, Yoram Gutgeld. In essa, viene spiegato ai francesi come il nostro paese è riuscito a raddrizzare la nostra economia e tagliare massivamente la spesa pubblica, avviando quel taglio delle imposte che il mondo ci invidia, e che solo alcuni cocciuti disfattisti di casa nostra si ostinano a non riconoscere.

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Un bilancio di cartapesta

Sarà anche vero, come sostiene Matteo Renzi di ritorno dal viaggio-spot a Washington, che “È l’Europa che preoccupa il mondo, me l’ha detto anche Obama, non certo lo zero virgola in più o in meno del bilancio italiano”. È tuttavia altrettanto vero che mai come quest’anno, il terzo dell’Era Renzi a Chigi, la legge di bilancio italiana è costruita con coperture che sembrano uno sberleffo. A se stessi, soprattutto.

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Nel paese degli usurati l’equità latita

Pare esservi accordo, tra governo e sindacati, su alcune misure a beneficio dei pensionati. Del resto, in uno dei paesi più anziani al mondo, è fatale che la constituency degli ex lavoratori (e di quanto aspirano a diventarlo il prima possibile) rappresenti una lobby molto potente. Il problema è quando alcune misure, pur in astratto opportune, vengono snaturate al punto da destabilizzare il sistema e danneggiare ogni tentativo di riformare un welfare ampiamente fallito. Andrà così anche stavolta?

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Non solo Olimpiadi: gli organi di controllo come arma di lotta politica?

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

So che parlare ancora della rinuncia al sostegno alle Olimpiadi da parte del Comune di Roma susciterà per lo più sbadigli di noia, visto che se n’è parlato fino ai dettagli sub atomici. Tuttavia, il no alle Olimpiadi è lo spunto per considerazioni di altro tipo, che discendono dalla non elegantissima (diciamo così) “rivalsa” che il Coni vorrebbe ottenere, denunciando il Comune e, in particolare, il sindaco (non è un errore di digitazione) Virginia Raggi alla Corte dei conti, per danno erariale.

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