Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Sussidi

Le fiabe a tenaglia e le correlazioni spurie

Pubblicati da Inps i dati dell’osservatorio sul precariato, aggiornati al periodo gennaio-aprile di quest’anno. Ve li forniamo senza particolari commenti, perché siamo piuttosto annoiati di osservare arrampicate sugli specchi ed altri equilibrismi che sono (forse) divertenti nella fase iniziale ma divengono stucchevoli se reiterate. I numeri sono quelli che sono, poi siete padronissimi di pensarla altrimenti.

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Urge imposta patrimoniale sulle fiabe o terapia per la demenza politica di un popolo

Economia & Mercato/Italia

Ad ennesima conferma del fatto che l’Italia è un paese pietrificato guidato pro tempore da pifferai che sostituiscono il wishful thinking alle analisi costi benefici e che altrettanto regolarmente finiscono contro gli scogli della realtà, oggi su Repubblica trovate un pezzo a firma di Roberto Petrini che rappresenta forse il millesimo caso di reiterazione del vaste programme di razionalizzazione delle agevolazioni fiscali, altrimenti note come tax expenditures. Non c’è nulla di inedito nell’articolo, se non la testimonianza della coazione a ripetere di un paese in bancarotta intellettuale. Con una piccola grande aggravante che è specifica al governo Renzi.

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Un artificio fasullo che ha reso ancor più inefficiente l’Irpef

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La polemica di questi giorni sul bonus 80 euro che circa 1,4 milioni di lavoratori si sono trovati a dover restituire in sede di conguaglio serve in realtà ad evidenziare la più generale incoerenza di una misura dal pessimo disegno e che irrigidisce i conti pubblici nel momento in cui il dibattito pubblico ha inopinatamente riscoperto che serve tagliare il cuneo fiscale, mentre una propaganda raffazzonata proclamava sino a poco tempo fa che l’operazione era stata compiuta con successo.

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Le asimmetriche divinazioni da 80 euro

Economia & Mercato/Italia

Non è che le cose non fossero chiare, da subito. Non è che non si sapesse che il bonus 80 euro è una piccola grande aberrazione, sotto molteplici aspetti. Solo che qualcuno lo aveva visto e previsto, da subito. Altri no, per ignoranza e/o malafede. E a poco serve, oggi, fare la somma algebrica tra chi ha preso il bonus e chi lo ha perso in sede di conguaglio, perché esistono delle evidenti (pur se non a tutti) asimmetrie riconducibili al concetto di efficacia ed efficienza nel disegno di un sussidio. Dietro il quale vi sono delle persone, come amerebbe dire il nostro premier.

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Il miracolo all’italiana

Su Panorama di questa settimana il professor Michele Tiraboschi ribadisce con grande durezza le critiche al Jobs Act, definito nel titolo “il più costoso dei flop”. Ed in effetti, guardando ai numeri ed alle conseguenze dell’operazione, è difficile evitare un commento del genere. Siamo sempre nel campo della destinazione alternativa di risorse scarse, a maggior ragione perché fatte a deficit. Ma che ve lo dico a fare?

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Hollande, antichi sussidi contro vecchia disoccupazione

Economia & Mercato/Esteri

Presentato dal presidente francese François Hollande un piano “straordinario” per spingere l’occupazione e contrastare la disoccupazione, soprattutto quella di lunga durata. Nulla di rivoluzionario, molto “lavoro di cacciavite”, come avremmo detto da noi, una abituale astuzia statistica. E una copertura finanziaria annunciata che appare assai poco renziana.

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Dubbi irrisolti sulle banche risolte

Mentre gli italiani si cimentano appassionatamente in quella che è la loro attività preferita, cioè trasformarsi in esperti dello scibile umano ad ogni occasione utile, e di conseguenza in questo periodo abbiamo parecchi milioni di esperti di obbligazioni subordinate e normative europee su aiuti di stato, è utile tornare a riflettere su un dettaglio che ci arrovella, per le potenziali implicazioni sistemiche: perché gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche risolte sono stati azzerati senza possibilità di appello e non, invece, aggregati alla bad bank, in modo da poter (forse) recuperare qualche spicciolo dal realizzo delle sofferenze girate a quel veicolo?

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Un Corriere phastidioso

Oggi sul Corriere, a pagina 49, compare un commento di Danilo Taino, corrispondente dalla Germania e statistics editor, dal titolo “Le banche tedesche e gli aiuti contro la crisi“, che riprende i dati contenuti in questo post. Sempre un piacere essere d’aiuto alla stampa italiana, se capita.

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Quanto ha speso la Germania per aiutare le proprie banche?

Ultimo (per ora) appuntamento con l’analisi dei “favori” che la Germania avrebbe ricevuto dalla Ue. Oggi parliamo dei leggendari “duecentosettantamiliardi” che Berlino avrebbe gettato nella fornace delle proprie banche. Secondo alcuni, il nostro premier in prima fila, questa sarebbe la prova che il sistema bancario tedesco è assai poco sano, soprattutto rispetto a quello italiano. E vabbè. Assai meno intelligibile la posizione di “opinionisti” ed arruffapopolo assortiti, che sembrano invece provare una profonda invidia per il debito pubblico altrui. E, soprattutto, manifestare una preoccupante tendenza ad amnesie selettive.

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Favoritismi alla tedesca

(Questo è il secondo di tre post dedicati ai “favori” che la Germania avrebbe ricevuto in tema di aiuti di stato dalla Commissione Ue. Il titolo del post è evidentemente un’esca acchiappagonzi. Dovreste comunque sentirvi riconoscenti per il posizionamento di questo disclaimer-spoiler in testa al post anziché in coda.)

Mentre in queste ore il nostro premier pare intento ad esibirsi in una versione geneticamente mutata di grillino con qualche sfumatura no-euro, può essere utile gettare un occhio a criteri e tecnicalità con cui la Germania ha speso il proprio denaro pubblico per supportare i propri istituti bancari durante la Grande Crisi. Oggi parliamo del programma cosiddetto di Asset Relief.

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