Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Dosi di assurdo

Prosegue la sfilata di “esperti” che si avvicinano al M5S per dare una mano nella elaborazione di policy, partendo da un terreno condiviso. Dopo il sociologo Domenico De Masi, di cui ci siamo occupati in più occasioni, ecco s’avanza l’economista Giovanni Dosi, della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, che oggi si è esibito in un convegno alla Camera sullo “Stato innovatore”, a cui ha partecipato anche la vestale statale, Mariana Mazzucato. Dosi è stato intervistato ieri dal Fatto, e l’0ccasione ci è quindi gradita per valutare la sua visione su reddito di cittadinanza e dintorni, anche dopo che i grillini hanno rettificato le coperture in direzione di una bella stangata fiscale, di quelle che avrebbero fatto venire i lucciconi d’emozione a Fausto Bertinotti.

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Riavvolgere il nastro, scavare più a fondo

Economia & Mercato/Italia

Notiziola domenicale sul Corriere, di quelle che non sai mai se sono state fatte scivolare nel giornale perché serviva spazio da riempire o se sono lo scoop dell’anno. Come che sia, se vera, sarebbe il segno che il paese sta procedendo a tuta randa in direzione ostinata e contraria ma sempre coerente con quella che pare una missione: gli scogli.

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Reddito di cittadinanza, una demagogica stangata epocale

A distanza di due anni, il M5S precisa ulteriormente le coperture per quella che è la sua mercanzia più pregiata, di quelle che si espongono con orgoglio nei mercatini delle pulci e nei mercati rionali: il reddito di cittadinanza. Come si evince da una tabella elaborata dal Sole, si tratta di “tanta roba”, in alcuni casi con palesi effetti allucinogeni, in altri gli importi recuperati sono del tutto fantasiosi. Ma tant’è. Soprattutto, la nuova versione delle coperture prevede una bella stangata fiscale per i “ricchi”.

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Garanzia Giovani, un flop da contestualizzare

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

si fa un gran parlare in questi giorni del flop di Garanzia Giovani, in qualche misura “certificato” dalla Corte dei conti europea. La magistratura contabile ha rilevato che in Italia solo il 31% degli oltre 1,156 milioni di giovani che hanno aderito sono stati assunti con contratti di lavoro subordinato, a fronte di una media europea dell’80%. Simmetricamente, mentre in Europa in media gli avviati a tirocinio sono stati il 13%, in Italia invece la gran parte delle azioni rivolte ai giovani hanno riguardato proprio il tirocinio, nel 54% del casi, con uno sbocco occupazione successivo nel 25,4% dei casi.

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Il diabolico euro-complotto che ha distrutto il Mezzogiorno d’Italia

L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che difficilmente passerà alla storia come colui che “ve l’aveva detto”, malgrado la sua possente produzione pubblicistica ed un’esperienza ministeriale trascorsa a farsi prendere a ceffoni dalla realtà, ha ritenuto di dover esprimere la propria dotta valutazione sulla crisi della Ue da un angolo visuale molto particolare: quello del Mezzogiorno d’Italia. Perché, come noto, le colpe della Ue si estendono dal meteo al sottosviluppo economico di paesi che da tempo hanno perso la bussola ed il senso comune. Mentre senso del ridicolo e della decenza hanno tolto il disturbo ancor prima, come ci ricordano prassi e teoria tremontiane, solcando i lustri.

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Fuggite con la Cassa. Per difendervi

Economia & Mercato/Italia

All’indomani del patriottico annuncio del presidente di Adepp ed Enpam, Alberto Oliveti, che ha accolto la richiesta del governo per un obolo da 500 milioni in Atlante 2, il veicolo che comprerà le sofferenze di MPS (e di nessun altro, si noti), ed in attesa che le singole casse previdenziali professionali si pronuncino nel merito, si registra il no forte e chiaro, a mezzo di un comunicato, della Adc, sigla sindacale dei dottori commercialisti. Perché le criticità di questa operazione sono molte e variegate, allo stesso modo in cui il modo convulso ed emergenziale con cui il governo sta tentando di metterla in piedi resteranno nei libri di storia patria come preclaro esempio del perché l’Italia è fallita.

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Ionesco in banca

Economia & Mercato/Italia

Oggi facciamo un riepilogo sullo stato dell’arte dell’operazione di salvataggio del solidissimo sistema bancario italiano. Salvataggio che qualche anima semplice pensa origini e termini con il Monte dei Paschi. Spigolando tra le notizie degli ultimi giorni, ecco cosa ci è apparso meritevole di segnalazione e riflessione, al netto delle solite idiozie patriottico-sistemiche che ammorbano le nostre esistenze ed anche quelle di molti poveri giornalisti che sono comandati a scrivere su base giornaliera sul nulla perché comunque devono pagare le bollette. A loro va la nostra solidarietà.

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Lo sventurato popolo rispose: “E loro, allora?”

Attendendo di conoscere il destino delle sofferenze delle nostre banche, al termine della “trattativa” con la Commissione europea, segnaliamo che il nostro premier sta giocandosi l’ennesima mano forte di carte, sorretto dalla sua nota oratoria e dalla forza di argomentazioni di cemento armato: la celeberrima domanda “e loro, allora?”, con cui generazioni di nostri politici portano avanti le loro rivendicazioni contro il mondo, in attesa di rompersi i denti contro il muro della realtà. Poiché in questo paese la funzione della stampa pare essere quella della lente deformante, sia per adulazione che per critica, spesso il risultato finale sono titoli da puro rave party.

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Il piano Z (che non lo era)

Mentre infuria il dibattito su come salvare il solidissimo sistema bancario italiano, è tornata d’attualità l’idea di scimmiottare quanto fatto dagli americani nel 2008 con il TARP, cioè fornire capitale al sistema bancario attraverso il canale pubblico, fingendo che questo canale disponga dei mezzi necessari per farlo. La nuova-vecchia proposta è stata formulata lo scorso 29 giugno da Luigi Zingales in un editoriale sul Sole. Il problema della proposta Zingales, che è formalmente elegante ed accattivante, è che qui non siamo negli Stati Uniti. Purtroppo. Ma non solo: la proposta soffre di quella “furbizia formalistica” tanto cara agli italiani, e che li ha condotti sin qui, a guardare nell’abisso.

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L’alternativa a soldi pubblici nel capitale delle banche

Prosegue il “negoziato” tra Commissione Ue e governo italiano per salvare le nostre solidissime banche. Ieri è filtrata la possibilità che, sotto date condizioni, la Ue possa accettare ricapitalizzazioni con fondi pubblici. Le condizioni in realtà sono quelle già previste dal testo della direttiva BRRD, ma pare vengano scoperte solo ora. E così, si attende l’esito degli stress test, pubblicato a fine luglio, per sperare di attivare l’intervento, almeno su qualche nome. Almeno uno, uno su tutti, sempre quello. Eppure, se si leggessero con attenzione le norme esistenti e le premesse della loro genesi, si riuscirebbe ad intravvedere una exit strategy alternativa all’uso di soldi pubblici.

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