Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Tag archive

Sussidi

Il miracolo all’italiana

Su Panorama di questa settimana il professor Michele Tiraboschi ribadisce con grande durezza le critiche al Jobs Act, definito nel titolo “il più costoso dei flop”. Ed in effetti, guardando ai numeri ed alle conseguenze dell’operazione, è difficile evitare un commento del genere. Siamo sempre nel campo della destinazione alternativa di risorse scarse, a maggior ragione perché fatte a deficit. Ma che ve lo dico a fare?

Leggi tutto

Hollande, antichi sussidi contro vecchia disoccupazione

Economia & Mercato/Esteri

Presentato dal presidente francese François Hollande un piano “straordinario” per spingere l’occupazione e contrastare la disoccupazione, soprattutto quella di lunga durata. Nulla di rivoluzionario, molto “lavoro di cacciavite”, come avremmo detto da noi, una abituale astuzia statistica. E una copertura finanziaria annunciata che appare assai poco renziana.

Leggi tutto

Dubbi irrisolti sulle banche risolte

Mentre gli italiani si cimentano appassionatamente in quella che è la loro attività preferita, cioè trasformarsi in esperti dello scibile umano ad ogni occasione utile, e di conseguenza in questo periodo abbiamo parecchi milioni di esperti di obbligazioni subordinate e normative europee su aiuti di stato, è utile tornare a riflettere su un dettaglio che ci arrovella, per le potenziali implicazioni sistemiche: perché gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche risolte sono stati azzerati senza possibilità di appello e non, invece, aggregati alla bad bank, in modo da poter (forse) recuperare qualche spicciolo dal realizzo delle sofferenze girate a quel veicolo?

Leggi tutto

Un Corriere phastidioso

Oggi sul Corriere, a pagina 49, compare un commento di Danilo Taino, corrispondente dalla Germania e statistics editor, dal titolo “Le banche tedesche e gli aiuti contro la crisi“, che riprende i dati contenuti in questo post. Sempre un piacere essere d’aiuto alla stampa italiana, se capita.

Leggi tutto

Quanto ha speso la Germania per aiutare le proprie banche?

Ultimo (per ora) appuntamento con l’analisi dei “favori” che la Germania avrebbe ricevuto dalla Ue. Oggi parliamo dei leggendari “duecentosettantamiliardi” che Berlino avrebbe gettato nella fornace delle proprie banche. Secondo alcuni, il nostro premier in prima fila, questa sarebbe la prova che il sistema bancario tedesco è assai poco sano, soprattutto rispetto a quello italiano. E vabbè. Assai meno intelligibile la posizione di “opinionisti” ed arruffapopolo assortiti, che sembrano invece provare una profonda invidia per il debito pubblico altrui. E, soprattutto, manifestare una preoccupante tendenza ad amnesie selettive.

Leggi tutto

Favoritismi alla tedesca

(Questo è il secondo di tre post dedicati ai “favori” che la Germania avrebbe ricevuto in tema di aiuti di stato dalla Commissione Ue. Il titolo del post è evidentemente un’esca acchiappagonzi. Dovreste comunque sentirvi riconoscenti per il posizionamento di questo disclaimer-spoiler in testa al post anziché in coda.)

Mentre in queste ore il nostro premier pare intento ad esibirsi in una versione geneticamente mutata di grillino con qualche sfumatura no-euro, può essere utile gettare un occhio a criteri e tecnicalità con cui la Germania ha speso il proprio denaro pubblico per supportare i propri istituti bancari durante la Grande Crisi. Oggi parliamo del programma cosiddetto di Asset Relief.

Leggi tutto

Invidia debitorum

In questi giorni di disvelamento della triste realtà di un sistema bancario nazionale che presenta ampie zone di sofferenza, prodotto di mirabile sintesi di stupidità e comportamenti criminogeni e a volte pure criminali, si leva alto lo strepito: “la Germania ha potuto spendere tanti soldi pubblici nelle proprie banche, perché noi no? Orsù, andiam andiamo a sbattere i pugni sul tavolo e sul tavolino della perfida Europa, deh!”. A sostegno di questa tesi, è assurto di moda citare il caso di una sconosciuta (per noi) banca regionale tedesca. Esempio che non è chiaro che c’entri con la decomposizione italiana, come andiamo a spiegarvi.

Leggi tutto

M5S, dove nuove meravigliose idee prendono forma

Il M5S ed i suoi parlamentari, come noto, sono autentiche fucine di produzione legislativa rivoluzionaria. La tradizione è stata confermata in occasione della “proposta” pentastellata di “salvataggio dei risparmiatori”, in occasione di crisi bancarie. È il rasoio di Occam, alla fine. Quello con cui la realtà sgozzerà i grillini, barbuti e glabri.

Leggi tutto

La cultura non è una mancia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

avvicinare i giovani alla cultura è obiettivo nobile e certamente condivisibile. Destinare, dunque, spesa pubblica a questo fine appare in astratto meritorio e dovuto. Il problema, come sempre, è la misura, mista all’obiettivo concreto. E non sembra affatto che con un’elargizione di 500 euro ad una platea di circa 570.000 neo diciottenni si riesca davvero a promuovere la cultura.

Leggi tutto

Per un costoso miracolo italiano. Pure finto

Luca Ricolfi oggi sul Sole:

Perché dico che il bilancio è magro? Non sono, 185mila posti di lavoro (creati nei primi nove mesi dell’anno, ndPh.), un risultato comunque apprezzabile? ll bilancio è magro, innanzitutto, in termini di costi e benefici. Perché i costi sono stati altissimi (circa 12 miliardi, spalmati in 3 anni, per i soli assunti nel 2015), ma i benefici occupazionali sono stati minimi. Per rendersene conto, basta confrontare l’incremento di posti nei primi 9 mesi del 2015 (vigente la decontribuzione, e con il Pil in crescita), con quello dei primi 9 mesi del 2014 (senza decontribuzione, e con il Pil in calo). Sembra incredibile, ma la formazione di posti di lavoro è del tutto analoga: 185mila nel 2015, 159mila nel 2014. La differenza è trascurabile (prossima all’errore statistico), tanto più se si considera che nel 2014 l’economia andava decisamente peggio che nel 2015. Nel corso di quest’anno, nonostante una congiuntura decisamente più favorevole, nonché la spinta della decontribuzione, la formazione di posti di lavoro è migliorata di appena 26mila posti (185mila contro 159mila)

E quindi si, “l’Italia è tornata”. A credere alle fiabe e a spendere soldi pubblici in modo inefficace ed inefficiente.

1 2 3 7
Go to Top