Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Sussidi - page 2

L’interesse generale a non farneticare

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Anche oggi non ci facciamo mancare l’accrocchio risolutivo per “aiutare” le nostre solidissime banche a divenire ancora più solide. Dobbiamo confessare che siamo ammirati dalla fantasia con cui i nostri leader, spalleggiati da una generazione di tecnici di prim’ordine, stanno spulciando nelle pieghe e negli anfratti delle normative comunitarie per riuscire a poter mettere le sofferenze sulle spalle dei contribuenti, a valore di bilancio corrente. Noi cerchiamo di restare al passo con questo florilegio di ingegneria finanziaria istituzionale per disperati, ma è sempre più difficile.

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Le fiabe a tenaglia e le correlazioni spurie

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Pubblicati da Inps i dati dell’osservatorio sul precariato, aggiornati al periodo gennaio-aprile di quest’anno. Ve li forniamo senza particolari commenti, perché siamo piuttosto annoiati di osservare arrampicate sugli specchi ed altri equilibrismi che sono (forse) divertenti nella fase iniziale ma divengono stucchevoli se reiterate. I numeri sono quelli che sono, poi siete padronissimi di pensarla altrimenti.

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Urge imposta patrimoniale sulle fiabe o terapia per la demenza politica di un popolo

in Economia & Mercato/Italia

Ad ennesima conferma del fatto che l’Italia è un paese pietrificato guidato pro tempore da pifferai che sostituiscono il wishful thinking alle analisi costi benefici e che altrettanto regolarmente finiscono contro gli scogli della realtà, oggi su Repubblica trovate un pezzo a firma di Roberto Petrini che rappresenta forse il millesimo caso di reiterazione del vaste programme di razionalizzazione delle agevolazioni fiscali, altrimenti note come tax expenditures. Non c’è nulla di inedito nell’articolo, se non la testimonianza della coazione a ripetere di un paese in bancarotta intellettuale. Con una piccola grande aggravante che è specifica al governo Renzi.

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Un artificio fasullo che ha reso ancor più inefficiente l’Irpef

in Articoli/Economia & Mercato/Italia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La polemica di questi giorni sul bonus 80 euro che circa 1,4 milioni di lavoratori si sono trovati a dover restituire in sede di conguaglio serve in realtà ad evidenziare la più generale incoerenza di una misura dal pessimo disegno e che irrigidisce i conti pubblici nel momento in cui il dibattito pubblico ha inopinatamente riscoperto che serve tagliare il cuneo fiscale, mentre una propaganda raffazzonata proclamava sino a poco tempo fa che l’operazione era stata compiuta con successo.

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Le asimmetriche divinazioni da 80 euro

in Economia & Mercato/Italia

Non è che le cose non fossero chiare, da subito. Non è che non si sapesse che il bonus 80 euro è una piccola grande aberrazione, sotto molteplici aspetti. Solo che qualcuno lo aveva visto e previsto, da subito. Altri no, per ignoranza e/o malafede. E a poco serve, oggi, fare la somma algebrica tra chi ha preso il bonus e chi lo ha perso in sede di conguaglio, perché esistono delle evidenti (pur se non a tutti) asimmetrie riconducibili al concetto di efficacia ed efficienza nel disegno di un sussidio. Dietro il quale vi sono delle persone, come amerebbe dire il nostro premier.

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Il miracolo all’italiana

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Su Panorama di questa settimana il professor Michele Tiraboschi ribadisce con grande durezza le critiche al Jobs Act, definito nel titolo “il più costoso dei flop”. Ed in effetti, guardando ai numeri ed alle conseguenze dell’operazione, è difficile evitare un commento del genere. Siamo sempre nel campo della destinazione alternativa di risorse scarse, a maggior ragione perché fatte a deficit. Ma che ve lo dico a fare?

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Dubbi irrisolti sulle banche risolte

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Mentre gli italiani si cimentano appassionatamente in quella che è la loro attività preferita, cioè trasformarsi in esperti dello scibile umano ad ogni occasione utile, e di conseguenza in questo periodo abbiamo parecchi milioni di esperti di obbligazioni subordinate e normative europee su aiuti di stato, è utile tornare a riflettere su un dettaglio che ci arrovella, per le potenziali implicazioni sistemiche: perché gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche risolte sono stati azzerati senza possibilità di appello e non, invece, aggregati alla bad bank, in modo da poter (forse) recuperare qualche spicciolo dal realizzo delle sofferenze girate a quel veicolo?

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Quanto ha speso la Germania per aiutare le proprie banche?

in Economia & Mercato/Esteri/Italia/Unione Europea

Ultimo (per ora) appuntamento con l’analisi dei “favori” che la Germania avrebbe ricevuto dalla Ue. Oggi parliamo dei leggendari “duecentosettantamiliardi” che Berlino avrebbe gettato nella fornace delle proprie banche. Secondo alcuni, il nostro premier in prima fila, questa sarebbe la prova che il sistema bancario tedesco è assai poco sano, soprattutto rispetto a quello italiano. E vabbè. Assai meno intelligibile la posizione di “opinionisti” ed arruffapopolo assortiti, che sembrano invece provare una profonda invidia per il debito pubblico altrui. E, soprattutto, manifestare una preoccupante tendenza ad amnesie selettive.

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Favoritismi alla tedesca

in Economia & Mercato/Unione Europea

(Questo è il secondo di tre post dedicati ai “favori” che la Germania avrebbe ricevuto in tema di aiuti di stato dalla Commissione Ue. Il titolo del post è evidentemente un’esca acchiappagonzi. Dovreste comunque sentirvi riconoscenti per il posizionamento di questo disclaimer-spoiler in testa al post anziché in coda.)

Mentre in queste ore il nostro premier pare intento ad esibirsi in una versione geneticamente mutata di grillino con qualche sfumatura no-euro, può essere utile gettare un occhio a criteri e tecnicalità con cui la Germania ha speso il proprio denaro pubblico per supportare i propri istituti bancari durante la Grande Crisi. Oggi parliamo del programma cosiddetto di Asset Relief.

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Invidia debitorum

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

In questi giorni di disvelamento della triste realtà di un sistema bancario nazionale che presenta ampie zone di sofferenza, prodotto di mirabile sintesi di stupidità e comportamenti criminogeni e a volte pure criminali, si leva alto lo strepito: “la Germania ha potuto spendere tanti soldi pubblici nelle proprie banche, perché noi no? Orsù, andiam andiamo a sbattere i pugni sul tavolo e sul tavolino della perfida Europa, deh!”. A sostegno di questa tesi, è assurto di moda citare il caso di una sconosciuta (per noi) banca regionale tedesca. Esempio che non è chiaro che c’entri con la decomposizione italiana, come andiamo a spiegarvi.

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M5S, dove nuove meravigliose idee prendono forma

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Il M5S ed i suoi parlamentari, come noto, sono autentiche fucine di produzione legislativa rivoluzionaria. La tradizione è stata confermata in occasione della “proposta” pentastellata di “salvataggio dei risparmiatori”, in occasione di crisi bancarie. È il rasoio di Occam, alla fine. Quello con cui la realtà sgozzerà i grillini, barbuti e glabri.

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La cultura non è una mancia

in Contributi esterni/Discussioni/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

avvicinare i giovani alla cultura è obiettivo nobile e certamente condivisibile. Destinare, dunque, spesa pubblica a questo fine appare in astratto meritorio e dovuto. Il problema, come sempre, è la misura, mista all’obiettivo concreto. E non sembra affatto che con un’elargizione di 500 euro ad una platea di circa 570.000 neo diciottenni si riesca davvero a promuovere la cultura.

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Per un costoso miracolo italiano. Pure finto

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Luca Ricolfi oggi sul Sole:

Perché dico che il bilancio è magro? Non sono, 185mila posti di lavoro (creati nei primi nove mesi dell’anno, ndPh.), un risultato comunque apprezzabile? ll bilancio è magro, innanzitutto, in termini di costi e benefici. Perché i costi sono stati altissimi (circa 12 miliardi, spalmati in 3 anni, per i soli assunti nel 2015), ma i benefici occupazionali sono stati minimi. Per rendersene conto, basta confrontare l’incremento di posti nei primi 9 mesi del 2015 (vigente la decontribuzione, e con il Pil in crescita), con quello dei primi 9 mesi del 2014 (senza decontribuzione, e con il Pil in calo). Sembra incredibile, ma la formazione di posti di lavoro è del tutto analoga: 185mila nel 2015, 159mila nel 2014. La differenza è trascurabile (prossima all’errore statistico), tanto più se si considera che nel 2014 l’economia andava decisamente peggio che nel 2015. Nel corso di quest’anno, nonostante una congiuntura decisamente più favorevole, nonché la spinta della decontribuzione, la formazione di posti di lavoro è migliorata di appena 26mila posti (185mila contro 159mila)

E quindi si, “l’Italia è tornata”. A credere alle fiabe e a spendere soldi pubblici in modo inefficace ed inefficiente.

Lotta alla povertà. Delle fondazioni bancarie

in Economia & Mercato/Italia

Come forse ricorderete, la legge di Stabilità dello scorso anno, la prima dell’Era Renzi, aveva assestato un bel piattone fiscale (e pure retroattivo) sulle gengive delle fondazioni bancarie, disponendo che i dividendi percepiti da enti non commerciali risultassero esenti da tassazione solo per il 22,26% in luogo del 95% di cui continuano a godere le società commerciali. Ovvia costernazione tra le fondazioni, che quindi furono immediatamente ricompensate con un credito d’imposta pari all’aumento di pressione fiscale derivante dalla riforma del regime di esenzione dei dividendi. Ma il governo, nei mesi successivi, ha più volte trovato modo di farsi perdonare, con una serie di graziosi doni alle charities di casa nostra. Ora, con la legge di Stabilità 2016, pare arrivare l’ultimo cadeau.

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La bad bank pubblica ed il mercato finto

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Domani sarà a Roma la commissaria Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager, per colloqui con Tesoro, Banca d’Italia ed Antitrust, finalizzati a capire di più sulla struttura della bad bank pubblica che il nostro governo insiste a voler mettere in piedi per liberare i bilanci delle banche dai crediti in sofferenza. Come segnala oggi il Corriere, la proposta italiana per vincere le resistenze Ue è piuttosto ingegnosa ma non meno rischiosa per i contribuenti.

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Cessazione continua, come è finita

in Economia & Mercato/Italia

In quella che è stata la giornata nera di Giuliano Poletti, che ha pure dovuto annunciare al popolo (ciellino e non), che gli ultimi quattro decreti legislativi di attuazione della legge delega sul lavoro non sarebbero passati dal consiglio dei ministri odierno (“c’è tempo, la delega scade a metà settembre”), ci pregiamo di segnalarvi il più che probabile arrivo a compimento della norma “solidale” a beneficio dei dipendenti di aziende defunte ma che, malgrado ciò, stanno per cambiare proprietà. Non stupitevi, e non chiamate un ghostbuster né un esorcista.

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Neolingua d’Italia, o degli aiuti di stato a prezzi di mercato

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Intervenendo a Lucca, al congresso nazionale dell’Acri, il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, ha elaborato sul tema dello smaltimento dei crediti deteriorati del sistema bancario, ed inevitabilmente sulla bad bank a partecipazione pubblica, che dovrebbe affiancare (se le parole di Morando riflettono gli intendimenti del governo) la deducibilità fiscale delle perdite su crediti in un solo esercizio in luogo degli attuali cinque. Vi confessiamo che noi il pensiero di Morando non riusciamo a capirlo.

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Il tesoretto di salvaguardia del governo Ponzi

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Riassunto delle puntate precedenti: il DEF è online e lotta assieme a noi. Nel frattempo, il premier ha avuto uno dei suoi caratteristici colpi d’ala, ed ha “trovato” un importo di 1,6 miliardi di euro da spendere “nelle prossime settimane”, verosimilmente per il welfare, nello specifico pare a favore delle “classi meno abbienti”. Nel frattempo, nel paese dove i crediti d’imposta fioriscono in ogni stagione, spunta come funghi anche l'”antimateria” di tali crediti: le clausole di salvaguardia. Tutto si tiene, lo sapevate?

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