Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Sussidi - page 3

Favoritismi alla tedesca

(Questo è il secondo di tre post dedicati ai “favori” che la Germania avrebbe ricevuto in tema di aiuti di stato dalla Commissione Ue. Il titolo del post è evidentemente un’esca acchiappagonzi. Dovreste comunque sentirvi riconoscenti per il posizionamento di questo disclaimer-spoiler in testa al post anziché in coda.)

Mentre in queste ore il nostro premier pare intento ad esibirsi in una versione geneticamente mutata di grillino con qualche sfumatura no-euro, può essere utile gettare un occhio a criteri e tecnicalità con cui la Germania ha speso il proprio denaro pubblico per supportare i propri istituti bancari durante la Grande Crisi. Oggi parliamo del programma cosiddetto di Asset Relief.

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Invidia debitorum

In questi giorni di disvelamento della triste realtà di un sistema bancario nazionale che presenta ampie zone di sofferenza, prodotto di mirabile sintesi di stupidità e comportamenti criminogeni e a volte pure criminali, si leva alto lo strepito: “la Germania ha potuto spendere tanti soldi pubblici nelle proprie banche, perché noi no? Orsù, andiam andiamo a sbattere i pugni sul tavolo e sul tavolino della perfida Europa, deh!”. A sostegno di questa tesi, è assurto di moda citare il caso di una sconosciuta (per noi) banca regionale tedesca. Esempio che non è chiaro che c’entri con la decomposizione italiana, come andiamo a spiegarvi.

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M5S, dove nuove meravigliose idee prendono forma

Il M5S ed i suoi parlamentari, come noto, sono autentiche fucine di produzione legislativa rivoluzionaria. La tradizione è stata confermata in occasione della “proposta” pentastellata di “salvataggio dei risparmiatori”, in occasione di crisi bancarie. È il rasoio di Occam, alla fine. Quello con cui la realtà sgozzerà i grillini, barbuti e glabri.

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La cultura non è una mancia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

avvicinare i giovani alla cultura è obiettivo nobile e certamente condivisibile. Destinare, dunque, spesa pubblica a questo fine appare in astratto meritorio e dovuto. Il problema, come sempre, è la misura, mista all’obiettivo concreto. E non sembra affatto che con un’elargizione di 500 euro ad una platea di circa 570.000 neo diciottenni si riesca davvero a promuovere la cultura.

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Per un costoso miracolo italiano. Pure finto

Luca Ricolfi oggi sul Sole:

Perché dico che il bilancio è magro? Non sono, 185mila posti di lavoro (creati nei primi nove mesi dell’anno, ndPh.), un risultato comunque apprezzabile? ll bilancio è magro, innanzitutto, in termini di costi e benefici. Perché i costi sono stati altissimi (circa 12 miliardi, spalmati in 3 anni, per i soli assunti nel 2015), ma i benefici occupazionali sono stati minimi. Per rendersene conto, basta confrontare l’incremento di posti nei primi 9 mesi del 2015 (vigente la decontribuzione, e con il Pil in crescita), con quello dei primi 9 mesi del 2014 (senza decontribuzione, e con il Pil in calo). Sembra incredibile, ma la formazione di posti di lavoro è del tutto analoga: 185mila nel 2015, 159mila nel 2014. La differenza è trascurabile (prossima all’errore statistico), tanto più se si considera che nel 2014 l’economia andava decisamente peggio che nel 2015. Nel corso di quest’anno, nonostante una congiuntura decisamente più favorevole, nonché la spinta della decontribuzione, la formazione di posti di lavoro è migliorata di appena 26mila posti (185mila contro 159mila)

E quindi si, “l’Italia è tornata”. A credere alle fiabe e a spendere soldi pubblici in modo inefficace ed inefficiente.

Lotta alla povertà. Delle fondazioni bancarie

Economia & Mercato/Italia

Come forse ricorderete, la legge di Stabilità dello scorso anno, la prima dell’Era Renzi, aveva assestato un bel piattone fiscale (e pure retroattivo) sulle gengive delle fondazioni bancarie, disponendo che i dividendi percepiti da enti non commerciali risultassero esenti da tassazione solo per il 22,26% in luogo del 95% di cui continuano a godere le società commerciali. Ovvia costernazione tra le fondazioni, che quindi furono immediatamente ricompensate con un credito d’imposta pari all’aumento di pressione fiscale derivante dalla riforma del regime di esenzione dei dividendi. Ma il governo, nei mesi successivi, ha più volte trovato modo di farsi perdonare, con una serie di graziosi doni alle charities di casa nostra. Ora, con la legge di Stabilità 2016, pare arrivare l’ultimo cadeau.

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La bad bank pubblica ed il mercato finto

Domani sarà a Roma la commissaria Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager, per colloqui con Tesoro, Banca d’Italia ed Antitrust, finalizzati a capire di più sulla struttura della bad bank pubblica che il nostro governo insiste a voler mettere in piedi per liberare i bilanci delle banche dai crediti in sofferenza. Come segnala oggi il Corriere, la proposta italiana per vincere le resistenze Ue è piuttosto ingegnosa ma non meno rischiosa per i contribuenti.

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Cessazione continua, come è finita

Economia & Mercato/Italia

In quella che è stata la giornata nera di Giuliano Poletti, che ha pure dovuto annunciare al popolo (ciellino e non), che gli ultimi quattro decreti legislativi di attuazione della legge delega sul lavoro non sarebbero passati dal consiglio dei ministri odierno (“c’è tempo, la delega scade a metà settembre”), ci pregiamo di segnalarvi il più che probabile arrivo a compimento della norma “solidale” a beneficio dei dipendenti di aziende defunte ma che, malgrado ciò, stanno per cambiare proprietà. Non stupitevi, e non chiamate un ghostbuster né un esorcista.

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Neolingua d’Italia, o degli aiuti di stato a prezzi di mercato

Intervenendo a Lucca, al congresso nazionale dell’Acri, il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, ha elaborato sul tema dello smaltimento dei crediti deteriorati del sistema bancario, ed inevitabilmente sulla bad bank a partecipazione pubblica, che dovrebbe affiancare (se le parole di Morando riflettono gli intendimenti del governo) la deducibilità fiscale delle perdite su crediti in un solo esercizio in luogo degli attuali cinque. Vi confessiamo che noi il pensiero di Morando non riusciamo a capirlo.

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Il tesoretto di salvaguardia del governo Ponzi

Riassunto delle puntate precedenti: il DEF è online e lotta assieme a noi. Nel frattempo, il premier ha avuto uno dei suoi caratteristici colpi d’ala, ed ha “trovato” un importo di 1,6 miliardi di euro da spendere “nelle prossime settimane”, verosimilmente per il welfare, nello specifico pare a favore delle “classi meno abbienti”. Nel frattempo, nel paese dove i crediti d’imposta fioriscono in ogni stagione, spunta come funghi anche l'”antimateria” di tali crediti: le clausole di salvaguardia. Tutto si tiene, lo sapevate?

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