Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Sussidi - page 8

Quando il governo economico dell’Ue diventa un’opportunità

di Mario Seminerio – Libertiamo

Nei giorni scorsi, in occasione del Consiglio europeo straordinario, il presidente del consiglio ha affermato di avere posto il problema del peso eccessivo delle pensioni sui conti pubblici dei paesi europei. Circostanza ed affermazione piuttosto irrituali, poiché la gestione dei sistemi previdenziali e della spesa da essi prodotta non pare rientrare tra le attuali prerogative dell’Unione europea. Soprattutto, una frase che appare in contrasto con la presa di posizione del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che ha più volte dichiarato che l’Italia, a differenza di altri (la Spagna, ad esempio), avrebbe già messo in sicurezza i propri conti previdenziali, e che ha in seguito precisato che l’intervento di Berlusconi in sede europea “non era riferito all’Italia”.

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Servire il popolo

Sul Corriere, il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi tenta di smentire l’attribuzione della qualifica di film di “interesse culturale” a Natale a Beverly Hills. Ma riesce solo a confermare di non padroneggiare la materia di cui dovrebbe occuparsi tra una poesia e l’altra, come dimostra l’impietosa replica di Paolo Mereghetti. Ma nella lettera di Bondi vi sono in realtà ben altri elementi di “rilevante interesse politico e culturale”, per chi tenti di capire questa maionese irrancidita chiamata Italia.

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Nuovo Cinema Bondi

Economia & Mercato/Italia

Ricordate le polemiche del Ministro per i Beni Culturali e di qualche altro suo collega di governo, oltre che degli immancabili editorialisti-moralisti di centrodestra, una specie che rischia di superare per ipocrisia gli omologhi del centrosinistra? Bene, a dimostrazione e conferma del fatto che in Italia siamo tutti comunisti, e un credito d’imposta non si nega a nessuno, soprattutto se già dotato di robusto potere di mercato, potete farvi andare di traverso il cinepanettone 2009, sapendo che il medesimo è stato riconosciuto non solo “film di interesse culturale e nazionale” (sic), ma per soprammercato pure “film d’essai”, il che consentirà alle poderose catene di multiplex che lo proiettano di godere degli agognati aiuti fiscali e finanziari, ai sensi della cosiddetta “Legge Urbani”. Centrodestra e centrosinistra, trova le differenze.

Il sussidio della sussidiarietà

Italia

Arriva la possibilità per i Comuni di rimborsare i volontari delle ronde. Lo prevede un comma della bozza dell’emendamento ‘omnibus’ del relatore alla Finanziaria, Massimo Corsaro. La proposta di modifica aggiunge infatti alla misura del pacchetto-sicurezza che prevede per i sindaci la possibilità di avvalersi di associazioni di cittadini ai fini di sicurezza la “possibilità di rimborso da parte dei Comuni delle spese sostenute dalle predette associazioni”. Il tutto nel rispetto dei vincoli del Patto di stabilità. Per tutto il resto c’è Pantalone.

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Annunci depressivi

Economia & Mercato/Italia

Chissà quando i nostri politici si renderanno conto che ogni annuncio di interventi a sostegno di beni durevoli di consumo che non si concretizzi immediatamente determina solo il rinvio delle decisioni di acquisto da parte dei consumatori (almeno di quelli che possono permettersi di sostenere la spesa), e in definitiva aggravano la contrazione? E’ bello fare la ruota, ma forse conviene farla dopo aver adottato le misure, non prima.

Problema

Economia & Mercato/Italia

Immaginate di essere un contribuente italiano. Da un giornale online specializzato in gossip (ma che ha fama di essere piuttosto attendibile) venite informati che un piccolo quotidiano, dalla foliazione esigua e dalla diffusione ancor più intima (o infima) starebbe navigando in cattive acque: uscita di importanti giornalisti, ulteriore riduzione del numero di copie vendute. Che, date le premesse, finirebbero con l’essere lette (ma non necessariamente acquistate) solo dai familiari di giornalisti e maestranze del sopracitato quotidiano. Siete favorevoli al pluralismo dell’informazione, da perseguire anche tramite intervento pubblico, ma cum grano salis ed in modica quantità.

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Eppur si muovono

Economia & Mercato/Esteri

Da domani la Cina aumenta di 1000 yuan a tonnellata (pari a 145,5 dollari) il prezzo al dettaglio di benzina e diesel: un rincaro di circa il 17 per cento. Prosegue quindi il movimento di progressiva rimozione dei sussidi ai prezzi dell’energia da parte dei paesi emergenti, in parallelo alla ripresa della restrizione monetaria globale, in chiave antinflazionistica. L’ovvio esito, nel breve-medio termine, è un’accentuazione del rallentamento globale, doloroso ma necessario. Ora vediamo se il prezzo del petrolio si spaventa. Per ora, si sono spaventati gli investitori sulla borsa di Shanghai, e questo è razionale, visto che la manovra di riduzione dei sussidi implica un rischio tangibile di rallentamento dell’economia cinese.

Sussidi buoni e cattivi

Un recente report di ricerca della divisione fixed income di Morgan Stanley, rilanciato da Naked Capitalism, evidenzia il ruolo fortemente distorsivo che i sussidi sui carburanti stanno giocando nei paesi in cui sono applicati e sull’economia globale. Secondo le stime degli autori del report, oggi circa un quarto del consumo mondiale di benzina è sussidiato e, in termini di popolazione, metà del pianeta “beneficia” (o così crede) di sussidi all’energia. In Cina (dove vigono i sussidi, anche se in progressiva riduzione) la benzina costa l’equivalente di 64 centesimi di dollaro il litro, contro 1 dollaro negli Stati Uniti e l’equivalente di circa 2,16 dollari nel Regno Unito. In molti paesi produttori i sussidi sono ancora più elevati. La benzina in Arabia Saudita costa 12 centesimi di dollaro il litro, solo 5 centesimi in Venezuela. Mentre i tre quarti del consumo mondiale di benzina sono soggetti a tassazione, il livello di tassazione “netta” è diminuito, per effetto della crescita dei sussidi al consumo, passati dal 10,4 per cento del consumo mondiale di benzine a fine 2006 al 22,2 per cento attuale, in evidente parallelo alla crescita del prezzo del barile. Ma cosa implica il crescente ricorso a sussidi ai prezzi dei carburanti?

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Sussidi e gattopardi

Gli Stati Uniti hanno offerto di ridurre del 60 per cento la “misura aggregata di supporto” ai propri agricoltori, purché Unione Europea e Giappone taglino i propri sussidi dell’83 per cento: l’offerta dell’Unione Europea è per un taglio del 70 per cento. Le apparentemente generose offerte hanno suscitato aspettative di un esito positivo dei negoziati in corso a Ginevra questa settimana. Tuttavia, grattando sotto la superficie, si scopre che miliardi di dollari in sussidi verranno rimossi dalla cosiddetta amber box, che è l’etichetta con cui la WTO classifica i sussidi pesantemente distorsivi della concorrenza, ma solo per rientrare dalla finestra della blue box, la specie di sussidi meno dannosi. In cambio di queste “generose” offerte, che non riusciranno ad incidere significativamente sulle condizioni di accesso ai mercati internazionali da parte dei coltivatori dei paesi asiatici (Cina, India e Vietnam) viene richiesta la possibilità, per le istituzioni finanziarie globali, di poter accedere alle classi medie di quei paesi ed al loro vastissimo potenziale di domanda. Leggi tutto

Distorsioni

Nei giorni scorsi Stefan Tangermann, direttore del dipartimento Alimenti, Agricoltura e Pesca dell’Ocse, ha annunciato che la sua organizzazione ha quantificato l’entità dei trasferimenti totali dai governi al settore agricolo, nel 2003, a 92 miliardi di dollari negli Stati Uniti, lo 0.84 per cento del prodotto interno lordo. Per l’Unione Europea a 15 membri tale dato è ammontato, nello stesso anno, a 132 miliardi di dollari, ben l’1.26 per cento del prodotto interno lordo dell’Area. Tali trasferimenti includono i servizi governativi complessivi al settore agricolo, quali ricerca ed infrastrutture e, negli Stati Uniti, i sostegni alimentari rappresentati dai food stamps erogati ai meno abbienti. In particolare, il sostegno diretto ai coltivatori è stato pari, sempre nel 2003, a 36 miliardi di dollari negli Stati Uniti (il 15 per cento del reddito agrario), e a ben 118 miliardi di dollari nell’Euro-15, il 36 per cento del reddito di categoria. Si tratta, soprattutto relativamente all’Unione Europea, di un dato folle, che falsa pesantemente i mercati internazionali e rappresenta il principale ostacolo ai tentativi di favorire il decollo economico dei paesi poveri, produttori di commodities agricole. Leggi tutto

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