Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Terrorismo - page 2

Attendendo la fata turchina

in Italia

Scrive Piero Fassino, in una letterina colma di spirito natalizio inviata al Corriere:

Caro Direttore, vi è chi rimprovera ai politici occidentali e italiani (lo hanno fatto sul Corriere Ernesto Galli della Loggia, Magdi Allam e Angelo Panebianco) una sorta di passività politica e subalternità culturale che impedirebbe di vedere i pericoli gravi insiti nelle manifestazioni che scuotono i Paesi islamici. E si chiede maggiore e più visibile fermezza contro chi assalta ambasciate e chiese, aggredisce occidentali, brucia bandiere di nazioni democratiche.
Ora non vi può essere dubbio sulla condanna netta ed esplicita di ogni violenza, tanto più quando colpiscono istituzioni e simboli del tutto pacifici. Così come netta deve essere la condanna verso chi in Italia brucia bandiere americane o israeliane.
Ma la condanna da sola può non bastare. Serve individuare con quale strategia rispondere.L’ondata di manifestazioni dice quanto profondo sia diventato il solco che divide l’Islam dall’Occidente. Dall’11 settembre — che fu salutato in molte capitali islamiche con manifestazioni di giubilo — ad oggi la situazione si è fatta via via più critica: la guerra in Iraq — comunque la si giudichi — è stata vissuta da gran parte dell’opinione pubblica islamica come una guerra occidentale contro l’Islam. E le vittorie elettorali di Hamas in Palestina, dei Fratelli Musulmani in Egitto e di Ahmadjnejad in Iran hanno reso visibile l’espandersi di consenso all’integralismo. Un diffuso rancore antioccidentale non riconducibile solo più a ristretti gruppi e che va molto al di là della querelle sulla opportunità delle vignette satiriche.
L’Islam però non è un tutto omogeneo e compatto. L’Islam non è solo Al Qaeda; né i Fratelli Musulmani rappresentano la complessità del mondo islamico.

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Nuovo crimine dei colonizzatori italiani in Iraq

in Italia

I militari del contingente italiano in Iraq hanno donato alla ‘Dhi Qar University’ di Nassiriya materiale didattico e di supporto scientifico per 400mila euro, tra cui 200 personal computer, 55 stampanti laser, 50 microscopi elettronici, e oltre 1.000 supporti informatici.
Il comando del contingente spiega che la donazione, finanziata dalla Task force Iraq del ministero degli esteri, ”completa l’opera di ampliamento e di ammodernamento dell’Università”, il principale istituto di formazione della provincia del Dhi Qar.

Si tratta di una palese manovra diversiva, attuata dal S.I.M.E. ( Stato Imperialista della Multinazionale Eni) per infiacchire l’eroica lotta di liberazione dei compagni iracheni dalle oscure forze della democrazia.
Fortunatamente le Forze di Progresso vigilano, sorrette dall’infaticabile critica sociale del compagno Ferrando e dalla sempre puntuale analisi sociologica del Tribunale del Popolo di Milano.

No pasaran.

Business is business

in Esteri

Un commerciante palestinese di Gaza, Ahmed Abu Dayya, in questi giorni sta facendo discreti guadagni , vendendo bandiere danesi pronte per essere date alle fiamme. Il prezzo non è particolarmente popolare (11 dollari) soprattutto per una popolazione economicamente stremata da un permanente stato di guerra e governata per decenni dalla cleptocrazia arafattiana. Ed infatti molti palestinesi si sono arrangiati, ricavando approssimative bandiere danesi e norvegesi da scarti di tessuto.

Le bandiere dei due stati scandinavi stanno quindi rapidamente sostituendo nel consueto rito dell’odio collettivo quelle con la stella di David, che peraltro il signor Ahmed pare acquisti direttamente da fornitori israeliani. Il business della produzione di bandiere è sempre molto florido nei Territori, come testimoniato dalla recente maxi-commessa di 60.000 vessilli da parte dell’ANP, per celebrare il ritiro israeliano da Gaza. Difficile però immaginare che il settore tessile possa fungere da volano per lo sviluppo economico palestinese: nella divisione internazionale del lavoro, il vantaggio competitivo resta saldamente in mano alla Cina. Fintanto che i kamikaze non diverranno tradeable goods, il saldo commerciale palestinese è destinato a restare in profondo rosso.

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P.S. Questo blog aderisce alla campagna “Io compro danese”.

Per Israele, con Israele

in Discussioni/Esteri

Contro il nuovo nazismo, i congiurati del silenzio e tutti i relativismi e giustificazionismi, impliciti ed espliciti.

Noi amiamo l’Iran, la sua cultura, la sua storia, la sua religione, la sua sofferenza, la sua nascosta allegria e gran voglia di vivere, la febbre democratica dei suoi giovani e della maggioranza assoluta di quel popolo. Non amiamo il regime teocratico che lo governa dal 1979. Non amiamo la sua complicità con il terrorismo internazionale, la sua violenza antioccidentale e antiamericana, e il suo tentativo di procurarsi l’arma nucleare ci spaventa, ci angoscia. Sappiamo che la spinta del fanatismo profetico rende tutto possibile. E abbiamo sentito dalla viva voce di Mahmoud Ahmadinejad, il capo di una classe dirigente plebiscitaria che vorremmo veder sostituita da una democrazia costituzionale, che il suo governo dei mullah e degli ayatollah non vuole rovesciare la politica di Ariel Sharon, non vuole negoziare, vuole semplicemente “eliminare Israele dalla carta geografica”, cioè dalla faccia della terra. La nostra risposta è altrettanto semplicemente NO.
In una grande capitale europea come Roma, in un paese che promulgò le leggi razziali contro gli ebrei, in una città in cui si è scherzato con il fuoco dell’antisemitismo, ma si è anche intrecciato un grande dialogo interreligioso e laico con le ragioni di Israele, popolo e focolare nazionale dei dispersi e dei salvati, si deve sentire questo NO. E lo si sentirà alto, rocccioso come roccioso è Israele, giovedì prossimo 3 novembre, davanti all’ambasciata della Repubblica islamica d’Iran. Con gli iraniani, contro la violenza del regime, a difesa come sempre del diritto di Israele ad esistere in sicurezza e in pace accanto agli altri popoli e stati della regione mediorientale

Il Foglio

Letti e riletti: un mondo senza Israele

Tricameralismo imperfetto

in Italia

E’ costituzionalmente fisiologico che il Consiglio Superiore della Magistratura si pronunci nel merito di una proposta di legge all’esame del parlamento? E’ costituzionalmente fisiologico che i magistrati italiani sospendano l’esercizio delle proprie funzioni per protestare contro un progetto di legge, durante il suo iter parlamentare? Secondo il presidente del Senato, non esattamente: Leggi tutto

Il terrorismo paga

in Esteri/Italia

Ricevendo al Quirinale l’emiro del Qatar, il presidente Ciampi ha colto l’occasione per ribadire il proprio mantra sulle misure preventive più efficaci nella lotta al terrorismo:

“La lotta contro il terrorismo internazionale, incluso quello riconducibile all’estremismo islamico è responsabilità preminente di tutta la comunità internazionale. E’ indispensabile operare con unitarietà di intenti, nella prevenzione, nella repressione, nella rimozione delle cause profonde che alimentano la minaccia terrorista. Anche dalla capacità di avviare a soluzione la crisi israelo-palestinese, di realizzare la pacificazione dell’Iraq dipende la possibilità di sottrarre larghe fasce di popolazione alla propaganda fondamentalista”.

L’emiro del Qatar, proprietario di quel modello di giornalismo investigativo e di denuncia civile chiamato al-Jazeera, a sua volta ha scolpito:

“Il terrorismo richiede la solidarietà di tutti, cosa indispensabile per arrivare a combatterlo alla radice, la soluzione del conflitto in Medio Oriente contribuirà a stabilizzare la regione. Bisogna mettere il popolo palestinese in grado di costruire un proprio stato con capitale Gerusalemme, secondo quanto stabilito dalle Nazioni Unite, sul territorio attualmente occupato” da Israele.

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Reazione: istruzioni per l’uso

in Discussioni

I governi occidentali si interrogano su come contrastare l’attività terroristica sui propri territori, soprattutto quella relativa a reclutamenti, comunicazioni e logistica, senza restringere e coartare i fondamentali diritti civili di tutta la popolazione. In Italia il ministro dell’Interno, Pisanu, illustrerà domani alla Camera le iniziative allo studio del governo. L’impressione è che il titolare del Viminale ed il governo sceglieranno la linea del dialogo con l’opposizione, e che non verrà fatto pesante ricorso alla legislazione emergenziale, come invece avvenne ai tempi delle Brigate Rosse. Quindi nessuna Superprocura antiterrorismo, e nessuna dichiarazione di “stato di guerra”, come invece vorrebbe la Lega, i cui dirigenti hanno evidentemente deciso di avviare un contest a chi le spara più grosse.
Operativamente, sembra che Pisanu sceglierà una strategia “incrementale”, ad esempio basata sul raddoppio dei tempi del fermo di polizia (da 12 a 24 ore), un inevitabile maggior controllo sul territorio (ma questo weekend a noi Roma è parsa non particolarmente militarizzata, ferma restando l’estrema difficoltà operativa a proteggere questa ed altre realtà), e l’eventuale utilizzo dei “colloqui investigativi” in carcere, in assenza di avvocati difensori: strumento integrato da una legislazione premiale, ad esempio con la concessione di permessi di soggiorno per quegli immigrati che forniranno informazioni utili a scopo preventivo. L’intero pacchetto-sicurezza potrebbe poi essere presentato sotto forma di disegno di legge, con tempi di implementazione quindi molto più lunghi rispetto al decreto-legge, sempre per favorire il dialogo bipartisan su temi così delicati. L’attività di intelligence dovrebbe poi essere potenziata tentando di infiltrare cittadini islamici nei phone center e nelle moschee, dove è più facile reperire informazioni su quanto si muove nel mondo dell’integralismo. Come facilmente intuibile, si tratta di temi molto delicati, che investono direttamente il tema delle libertà individuali. Il ministro dell’interno britannico, Clarke, ha ad esempio proposto di aumentare il periodo in cui compagnie telefoniche ed internet providers dovranno conservare i dati relativi ad email e traffico telefonico. Proposto anche il potenziamento dell’attività di Europol, soprattutto in temini di coordinamento e uniformazione degli standard di raccolta e scambio di informazioni.
Ma tutte queste proposte meritano alcune riflessioni, metodologiche e “filosofiche”. Leggi tutto

Riflessioni in ordine sparso

in Discussioni

Come ridefinire il liberalismo occidentale davanti ad attacchi come quelli di New York, Madrid e Londra? Finora ci è stato detto che il liberalismo è un contenitore di tolleranza e diversità, non un fine ma un mezzo, qualcosa di universale ed universalizzante. Una definizione suggestiva. Sfortunatamente, anche il tipo di definizione che rischia di perderlo e di dannarci. Un liberalismo ed un laicismo divenuti tragicamente veicoli e conduttori (anche in senso fisico) di intolleranza ed odio alieni. L’involuzione di un modello: dalla tolleranza all’autosegregazione ed all’indifferenza; dall’accoglienza ai rifugiati all’omicidio di Theo Van Gogh. Dalla sacralità della tutela assoluta della privacy alla copertura di operazioni terroristiche coordinate e su vasta scala. Leggi tutto

Never surrender

in Famous Last Quotes

“It is important that those engaged in terrorism realise that our determination to defend our values and our way of life is greater than their determination to cause death and destruction to innocent people in a desire to impose extremism on the world.

“Whatever they do, it is our determination that they will never succeed in destroying what we hold dear in this country and in other civilised nations throughout the world.”

“It is particularly barbaric this has happened on a day when people are meeting to try to help the problems of poverty in Africa and the long term problems of climate change and the environment.”

“We condemn utterly these barbaric attacks. We send our profound condolences to the victims and their families.

“All of our countries have suffered from the impact of terrorism. Those responsible have no respect for human life. We are united in our resolve to confront and defeat this terrorism that is not an attack on one nation, but all nations and on civilized people everywhere.

“We will not allow violence to change our societies or our values, nor will we allow it to stop the work of this summit. We will continue our deliberations in the interest of a better world.

“Here at the summit, the world’s leaders are striving to combat world poverty and save and improve human life.

“The perpetrators of today’s attacks are intent on destroying human life. The terrorists will not succeed. Today’s bombings will not weaken in any way our resolve to uphold the most deeply held principles of our societies and to defeat those who impose their fanaticism and extremism on all of us.

“We shall prevail and they shall not.”

Tony Blair, 7 luglio 2005

Idiozie fresche di giornata

in Italia

Chi ricorda Rino Formica? Socialista, fu ministro delle Finanze all’inizio degli anni Ottanta, nell’eccellente governo di Giovanni Spadolini. Passava le giornate a battagliare a suon di insulti personali con Beniamino Andreatta, allora ministro del Tesoro, che amava apostrofarlo “il trafelato commercialista barese”. Bei tempi. Spadolini definiva Formica ed Andreatta “le due comari”. Perché ne parliamo? Perché Formica, personalità istrionica dall’intelligenza acuta, aveva una spiccata predilezione per motti e aforismi fulminanti. Uno dei più fortunati recitava così: “svuotate gli archivi, riempite i granai”. Erano i tempi dei servizi segreti deviati, si veniva dallo scandalo P2 e la sinistra trovava sempre modo di scoprire nuove, “inquietanti” trame occulte, alcune delle quali, a onor del vero, erano drammaticamente autentiche.
In Italia, come noto, il passato si ostina a non voler passare: c’è sempre qualche archivio socchiuso, vero o falso, che proprio non vuol saperne di aprirsi. Ma c’è un limite anche alle idiozie. Per questo, siamo riusciti a sorridere ascoltando l’altra sera, sempre dalla nuova miniera della (dis)informazione catto-vetero-marxista (a.k.a. RaiNews24), l’intervista del redivivo Giovanni Galloni. Ex vicepresidente della Corporazione Suprema della Magistratura, ex notabile democristiano di lungo corso, Galloni si è improvvisamente “ricordato”, a circa trent’anni di distanza, di una confidenza che gli fece Aldo Moro: Leggi tutto

La Neolingua

in Discussioni/Stati-Uniti

In un editoriale pubblicato oggi sul Washington Post, Anne Applebaum analizza la posizione assunta da Amnesty International nei confronti degli Stati Uniti. Pietra dello scandalo resta il carcere per “combattenti nemici” di Guantanamo. Amnesty, in particolare, usa per il campo di detenzione il termine “gulag“. E’ importante sottolineare la valenza evocativa esercitata da alcuni termini, sul piano della psicologia cognitiva, che da relativamente poco tempo è entrata a pieno titolo tra le discipline di studio della scienza politica.

Applebaum, alcuni anni addietro, spese parecchi giorni a leggere newsletters, pamphlet ed altre informative sulle condizioni di vita nelle prigioni sovietiche. Alcuni di questi racconti erano estremamente dettagliati, a testimoniare l’incredibile abilità dei prigionieri nel contrabbandare all’esterno le proprie storie. Ma Amnesty fece qualcosa di più e di diverso: riuscì a evidenziare come l’intero sistema politico sovietico (i media, controllati dallo stato, il sistema giudiziario, la polizia segreta) fosse univocamente finalizzato a sopprimere ogni e qualsiasi manifestazione di dissenso. Leggi tutto

Secretare logora

in Italia

Il ministro della salute, Girolamo Sirchia, è ufficialmente iscritto nel registro degli indagati a Milano con l’ipotesi di reato di corruzione. Avrebbe ricevuto somme di denaro a titolo di false consulenze (peraltro estero su estero) per favorire negli appalti la società statunitense Immucor, ai tempi in cui era primario del centro di immunoematologia del Policlinico di Milano. Fin qui, nulla da dire: si tratta di una procedura di garanzia che segna l’avvio delle indagini. Quello che lascia piuttosto perplessi, per usare un britannico understatement , è il fatto che la fotocopia dell’assegno di 11.000 marchi pagato da Immucor a Sirchia è stata pubblicata due giorni fa da Repubblica, quando Sirchia non risultava ancora iscritto nel registro degli indagati, ed ha quindi appreso dai giornali dell’indagine a suo carico. A ciò si aggiunga che i magistrati di Milano titolari dell’indagine avevano in precedenza deciso di secretare i verbali d’interrogatorio di Mino De Chirico, ex presidente di Immucor. Quindi, da un lato si procede per evitare fughe di notizie, dall’altro si riconferma la tradizionale, solidissima alleanza tra il Palazzo di Giustizia di Milano e il gruppo Espresso-Repubblica. Riuscirà l’accigliato Csm, sempre pronto ad aprire fascicoli per difendere l’onorabilità dei magistrati, oltre che per archiviare azioni disciplinari a carico di alcuni di essi, ad aprire l’ennesima istruttoria per questa fuga di notizie che per restare in tema potremmo definire “chirurgica”? Ne dubitiamo fortemente, sarebbe oltretutto tempo perso…

Tempi duri per i partigiani…

in Esteri

Gli abitanti di un villaggio a sud di Baghdad si sono rivoltati contro un commando di guerriglieri, che li avevano attaccati per rappresaglia in seguito alla loro decisione di partecipare alle elezioni generali di domenica scorsa, boicottate dagli estremisti sunniti: cinque ribelli sono stati uccisi e altri otto feriti. La singolare vicenda, avvenuta ieri sera e probabilmente priva di precedenti nella tormentata transizione irachena, e’ stata riferita da fonti di polizia che hanno chiesto l’anonimato.

Un mondo senza Israele

in Discussioni

Immaginate che Israele non sia mai esistito. Pensate che il profondo malessere economico e la repressione politica che spingono molti giovani uomini arrabbiati a diventare kamikaze svanirebbero? Che i palestinesi avrebbero un loro stato indipendente? Che gli Stati Uniti, liberati dal fardello del proprio ingombrante alleato nella regione, sarebbero finalmente amati nel mondo musulmano? Wishful thinking. Israele di fatto determina il contenimento di molto più antagonismo di quanto ne produca. E’ la tesi di Josef Joffe, ricercatore della Hoover Institution e dell’Institute for International Studies, entrambi della Stanford University, che vogliamo illustrare. Leggi tutto

Occidentalismo – Le radici dell’odio

in Riletture

I due autori definiscono “occidentalismo” il quadro disumanizzato dell’Occidente tratteggiato dai suoi nemici. Il saggio si propone di analizzare questo nodo di pregiudizi, che non possono essere spiegati esclusivamente come un problema islamico, rintracciandone le radici storiche. L’occidentalismo non può essere ridotto a malattia mediorientale, non più di quanto lo si possa ridurre all’odio antioccidentale dei giapponesi di mezzo secolo fa. Secondo gli autori, che esprimono una posizione molto simile a quella presentata da Paul Berman nel libro “Terrore e liberalismo”, l’occidentalismo, il capitalismo, il marxismo ed altri “ismi” sono nati in Europa prima di essere esportati in altre aree del mondo. L’Occidente è stato la culla dell’illuminismo, del liberalismo, del secolarismo ma anche dei loro velenosi antidoti. Già nell’Ottocento e prima, il problema che si poneva a molte civiltà extraeuropee era quello di modernizzarsi, cioè in essenza produrre armi e tecnologia prevalentemente militare, imitando il modello sociale europeo e nordamericano senza contaminare le radici profonde dei propri modelli culturali. Questa discrasia ha prodotto alienazione e lo sviluppo di movimenti di pensiero e politici fortemente avversi all’Occidente. Leggi tutto

Storicismi

in Italia

Parlando sul tema dell’odiosa prescrizione per gli autori della strage di Primavalle, Luciano Violante spreca l’ennesima opportunità per affrontare in modo responsabile il tema della giustizia in Italia.

Dopo aver invitato a “ricordare tutte le vittime di quegli anni, di destra e di sinistra” (ma è sempre stata la sinistra a negare anche la dignità della morte al “nemico”…), Violante si lancia in un’ardita opera di decontestualizzazione degli eventi dall’epoca in cui accaddero, e tenta di ascrivere i folli esiti di alcune sentenze della magistratura al più generale malfunzionamento della giustizia:

“La prescrizione? E’ una notizia che provoca sconcerto e indignazione, perché una strage di quel genere meritava una sollecitazione ben maggiore affinché i responsabili scontassero le condanne. Leggi tutto

Sofismi ed eufemismi

in Discussioni/Italia

Non conosciamo il gup di Milano, Clementina Forleo, che ha mandato assolti dall’accusa di terrorismo internazionale cinque maghrebini accusati (accuse confermate) di avere organizzato campi militari nel nord dell’Iraq e di avere svolto attività di arruolamento di aspiranti kamikaze. Si tratta di fatto della sconfessione della linea investigativa dell’ex pm Stefano D’Ambruoso, da poco diventato consulente presso la sede di Vienna dell’Onu per le questioni giuridiche legate al terrorismo internazionale. Colpisce la motivazione utilizzata dal gup per il proscioglimento. Riconoscendo che gli imputati “avevano come precipuo scopo il finanziamento, e più in generale il sostegno di strutture di addestramento paramilitare site in zone mediorientali, presumibilmente stanziate nel nord dell’Iraq“, e anche che, a tal scopo

“erano organizzati sia la raccolta e l’invio di somme di denaro, sia l’arruolamento di volontari, tutti stranieri e tutti di matrice islamico-fondamentalista”, ma “non risulta invece provato – aggiunge il giudice – che tali strutture paramilitari prevedessero la concreta programmazione di obiettivi trascendenti attività di guerriglia da innescare in detti (cioè in Iraq, ndr) o in altri prevedibili contesti bellici, e dunque incasellabili nell’ambito delle attività di tipo terroristico”.

Singolare capziosità o interpretazione stilisticamente elegante e logicamente ineccepibile dell’attuale quadro legislativo italiano, tuttora caratterizzato dalla sostanziale assenza di una legislazione che recepisca le nuove situazioni internazionali? Leggi tutto

Consorterie

in Discussioni/Italia

Anche quest’anno si è ripetuto il logoro rituale nazional-popolare della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, con relazioni ponderose e allarmate dei procuratori generali, e proteste fatte di ipocriti simbolismi, come la toga nera indossata in segno di “lutto” e l’ostentazione di quella coperta di Linus che per molti giudici è diventata la Costituzione. Resta un unico punto fermo: la pervicace resistenza della corporazione giudiziaria a qualsivoglia ipotesi di riforma. Ricordate le estenuanti discussioni, ai tempi della Bicamerale di dalemiana memoria, sulla “bozza Boato”, un progetto di riforma certo non suscettibile di essere etichettato come berlusconiano? L’argomentazione più articolata che la magistratura, o la parte più conservatrice di essa, riesce ad esprimere è l’abituale niet ad ogni e qualsiasi ipotesi di riforma, anche le più impalpabili ed amichevoli, come quelle degli anni del governo dell’Ulivo, quando il guardasigilli era Giovanni Maria Flick. Leggi tutto

Pratica democratica

in Esteri

Le elezioni presidenziali palestinesi (o meglio, le elezioni che dovranno scegliere il presidente dell’autorità nazionale palestinese) rappresentano un evento da salutare con favore. Non tanto per l’esito, largamente scontato a favore di Mahmoud Abbas (nome di battaglia Abu Mazen), quanto perché segnano la ripresa di una qualche pratica democratica “occidentale” (ci si passi la precisazione etnocentrica, in questa era di relativismi vorremmo rimarcare che la democrazia vera è quella occidentale…), dopo le farse plebiscitarie dell’era-Arafat, che tuttavia qualche grillo parlante di casa nostra aveva già definito come suprema espressione di “democrazia”. Certo, Abu Mazen vincerà di larga misura sul proprio più immediato concorrente, Mustafa Barghouti, ma la apparente assenza dell’abituale “carisma” mediorientale (leggasi satrapismo e autocrazia) nel settantenne Abbas, depongono a favore di una “laicizzazione” dell’elezione. Certo, se la leadership palestinese dell’epoca (cioè Arafat) avesse accettato il percorso degli accordi di Oslo prima e di Dayton poi, con la storica disponibilità dell’allora primo ministro israeliano Barak a discutere dello status di Gerusalemme Est, forse ora avremmo uno stato palestinese, e la crescita economica già intravista dopo Oslo avrebbe contribuito a porre le basi per lo sviluppo di una borghesia palestinese laica e illuminata, e ora la società palestinese non sarebbe più stretta tra pratiche paternalistiche e mera sussistenza, quella fornita dall’illuminato precetto coranico della zakat, l’elemosina che compie una vera e propria redistribuzione interclassista della ricchezza, e che è servita agli integralisti per arruolare generazioni di kamikaze. Ma la storia non si fa con i se ed i ma. Dopo la laurea in legge in Siria, Abu Mazen ha studiato a Mosca, all’epoca in cui tutti i “movimenti di liberazione” ed i paesi “non allineati” erano di stretta osservanza filosovietica, dove ha conseguito un dottorato con una bizzarra tesi sui legami tra nazismo e sionismo, solo pochi anni dopo che il Gran Mufti di Gerusalemme, zio di Arafat, compiva frequenti viaggi a Berlino per erudire il Fuhrer sulle più “avanzate” ideologie antisemite. E’ stato un convinto sostenitore del revisionismo sul numero di ebrei uccisi dal nazismo e del negazionismo sull’esistenza dei campi di sterminio, e ha di recente compiuto una scontata autocritica. Durante questa campagna elettorale Abbas ha più volte sostenuto il diritto al ritorno dei profughi palestinesi ovvero, in altri termini, la dissoluzione dello stato di Israele. Il tempo dirà se si è trattato di tatticismi o se l’aberrata condizione palestinese e araba avrà prodotto, attraverso un simulacro di pratica democratica, l’ennesima e politically correct versione di antisionismo.

Rieducazione

in Esteri

Una notizia interessante, che da un lato rimarca, se mai ve ne fosse bisogno, la distanza siderale e l’incomunicabilità che esiste tra due culture ormai fisicamente conviventi nelle nostre città, dall’altra autorizza comunque a sperare che i valori “illuministici” e umanistici della “vecchia Europa” stiano avendo una certa resipiscenza:

Spagna, scarcerato imam che incitava a violenza contro donne

Scarcerato l’imam di Fuengirola, Mohamed Kamal Mostapha, detenuto dallo scorso 29 novembre nel carcere di Alhaurín de la Torre a Malaga per aver esortato gli uomini a picchiare le donne. Il tribunale ha revocato così la decisione di un giudice di Barcellona che aveva condannato l’imam ad un anno e tre mesi di reclusione per aver incitato, nel libro “Le donne e l’Islam”, alla violenza contro le donne. L’imam dovrà comunque seguire un corso sui diritti riconosciuti dalla Costituzione europea e dalla Dichiarazione dei diritti umani.

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