Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Terrorismo - page 3

Attendendo la fata turchina

Italia

Scrive Piero Fassino, in una letterina colma di spirito natalizio inviata al Corriere:

Caro Direttore, vi è chi rimprovera ai politici occidentali e italiani (lo hanno fatto sul Corriere Ernesto Galli della Loggia, Magdi Allam e Angelo Panebianco) una sorta di passività politica e subalternità culturale che impedirebbe di vedere i pericoli gravi insiti nelle manifestazioni che scuotono i Paesi islamici. E si chiede maggiore e più visibile fermezza contro chi assalta ambasciate e chiese, aggredisce occidentali, brucia bandiere di nazioni democratiche.
Ora non vi può essere dubbio sulla condanna netta ed esplicita di ogni violenza, tanto più quando colpiscono istituzioni e simboli del tutto pacifici. Così come netta deve essere la condanna verso chi in Italia brucia bandiere americane o israeliane.
Ma la condanna da sola può non bastare. Serve individuare con quale strategia rispondere.L’ondata di manifestazioni dice quanto profondo sia diventato il solco che divide l’Islam dall’Occidente. Dall’11 settembre — che fu salutato in molte capitali islamiche con manifestazioni di giubilo — ad oggi la situazione si è fatta via via più critica: la guerra in Iraq — comunque la si giudichi — è stata vissuta da gran parte dell’opinione pubblica islamica come una guerra occidentale contro l’Islam. E le vittorie elettorali di Hamas in Palestina, dei Fratelli Musulmani in Egitto e di Ahmadjnejad in Iran hanno reso visibile l’espandersi di consenso all’integralismo. Un diffuso rancore antioccidentale non riconducibile solo più a ristretti gruppi e che va molto al di là della querelle sulla opportunità delle vignette satiriche.
L’Islam però non è un tutto omogeneo e compatto. L’Islam non è solo Al Qaeda; né i Fratelli Musulmani rappresentano la complessità del mondo islamico.

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Nuovo crimine dei colonizzatori italiani in Iraq

Italia

I militari del contingente italiano in Iraq hanno donato alla ‘Dhi Qar University’ di Nassiriya materiale didattico e di supporto scientifico per 400mila euro, tra cui 200 personal computer, 55 stampanti laser, 50 microscopi elettronici, e oltre 1.000 supporti informatici.
Il comando del contingente spiega che la donazione, finanziata dalla Task force Iraq del ministero degli esteri, ”completa l’opera di ampliamento e di ammodernamento dell’Università”, il principale istituto di formazione della provincia del Dhi Qar.

Si tratta di una palese manovra diversiva, attuata dal S.I.M.E. ( Stato Imperialista della Multinazionale Eni) per infiacchire l’eroica lotta di liberazione dei compagni iracheni dalle oscure forze della democrazia.
Fortunatamente le Forze di Progresso vigilano, sorrette dall’infaticabile critica sociale del compagno Ferrando e dalla sempre puntuale analisi sociologica del Tribunale del Popolo di Milano.

No pasaran.

Business is business

Esteri

Un commerciante palestinese di Gaza, Ahmed Abu Dayya, in questi giorni sta facendo discreti guadagni , vendendo bandiere danesi pronte per essere date alle fiamme. Il prezzo non è particolarmente popolare (11 dollari) soprattutto per una popolazione economicamente stremata da un permanente stato di guerra e governata per decenni dalla cleptocrazia arafattiana. Ed infatti molti palestinesi si sono arrangiati, ricavando approssimative bandiere danesi e norvegesi da scarti di tessuto.

Le bandiere dei due stati scandinavi stanno quindi rapidamente sostituendo nel consueto rito dell’odio collettivo quelle con la stella di David, che peraltro il signor Ahmed pare acquisti direttamente da fornitori israeliani. Il business della produzione di bandiere è sempre molto florido nei Territori, come testimoniato dalla recente maxi-commessa di 60.000 vessilli da parte dell’ANP, per celebrare il ritiro israeliano da Gaza. Difficile però immaginare che il settore tessile possa fungere da volano per lo sviluppo economico palestinese: nella divisione internazionale del lavoro, il vantaggio competitivo resta saldamente in mano alla Cina. Fintanto che i kamikaze non diverranno tradeable goods, il saldo commerciale palestinese è destinato a restare in profondo rosso.

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P.S. Questo blog aderisce alla campagna “Io compro danese”.

Per Israele, con Israele

Discussioni/Esteri

Contro il nuovo nazismo, i congiurati del silenzio e tutti i relativismi e giustificazionismi, impliciti ed espliciti.

Noi amiamo l’Iran, la sua cultura, la sua storia, la sua religione, la sua sofferenza, la sua nascosta allegria e gran voglia di vivere, la febbre democratica dei suoi giovani e della maggioranza assoluta di quel popolo. Non amiamo il regime teocratico che lo governa dal 1979. Non amiamo la sua complicità con il terrorismo internazionale, la sua violenza antioccidentale e antiamericana, e il suo tentativo di procurarsi l’arma nucleare ci spaventa, ci angoscia. Sappiamo che la spinta del fanatismo profetico rende tutto possibile. E abbiamo sentito dalla viva voce di Mahmoud Ahmadinejad, il capo di una classe dirigente plebiscitaria che vorremmo veder sostituita da una democrazia costituzionale, che il suo governo dei mullah e degli ayatollah non vuole rovesciare la politica di Ariel Sharon, non vuole negoziare, vuole semplicemente “eliminare Israele dalla carta geografica”, cioè dalla faccia della terra. La nostra risposta è altrettanto semplicemente NO.
In una grande capitale europea come Roma, in un paese che promulgò le leggi razziali contro gli ebrei, in una città in cui si è scherzato con il fuoco dell’antisemitismo, ma si è anche intrecciato un grande dialogo interreligioso e laico con le ragioni di Israele, popolo e focolare nazionale dei dispersi e dei salvati, si deve sentire questo NO. E lo si sentirà alto, rocccioso come roccioso è Israele, giovedì prossimo 3 novembre, davanti all’ambasciata della Repubblica islamica d’Iran. Con gli iraniani, contro la violenza del regime, a difesa come sempre del diritto di Israele ad esistere in sicurezza e in pace accanto agli altri popoli e stati della regione mediorientale

Il Foglio

Letti e riletti: un mondo senza Israele

Tricameralismo imperfetto

Italia

E’ costituzionalmente fisiologico che il Consiglio Superiore della Magistratura si pronunci nel merito di una proposta di legge all’esame del parlamento? E’ costituzionalmente fisiologico che i magistrati italiani sospendano l’esercizio delle proprie funzioni per protestare contro un progetto di legge, durante il suo iter parlamentare? Secondo il presidente del Senato, non esattamente: Leggi tutto

Il terrorismo paga

Esteri/Italia

Ricevendo al Quirinale l’emiro del Qatar, il presidente Ciampi ha colto l’occasione per ribadire il proprio mantra sulle misure preventive più efficaci nella lotta al terrorismo:

“La lotta contro il terrorismo internazionale, incluso quello riconducibile all’estremismo islamico è responsabilità preminente di tutta la comunità internazionale. E’ indispensabile operare con unitarietà di intenti, nella prevenzione, nella repressione, nella rimozione delle cause profonde che alimentano la minaccia terrorista. Anche dalla capacità di avviare a soluzione la crisi israelo-palestinese, di realizzare la pacificazione dell’Iraq dipende la possibilità di sottrarre larghe fasce di popolazione alla propaganda fondamentalista”.

L’emiro del Qatar, proprietario di quel modello di giornalismo investigativo e di denuncia civile chiamato al-Jazeera, a sua volta ha scolpito:

“Il terrorismo richiede la solidarietà di tutti, cosa indispensabile per arrivare a combatterlo alla radice, la soluzione del conflitto in Medio Oriente contribuirà a stabilizzare la regione. Bisogna mettere il popolo palestinese in grado di costruire un proprio stato con capitale Gerusalemme, secondo quanto stabilito dalle Nazioni Unite, sul territorio attualmente occupato” da Israele.

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Reazione: istruzioni per l’uso

Discussioni

I governi occidentali si interrogano su come contrastare l’attività terroristica sui propri territori, soprattutto quella relativa a reclutamenti, comunicazioni e logistica, senza restringere e coartare i fondamentali diritti civili di tutta la popolazione. In Italia il ministro dell’Interno, Pisanu, illustrerà domani alla Camera le iniziative allo studio del governo. L’impressione è che il titolare del Viminale ed il governo sceglieranno la linea del dialogo con l’opposizione, e che non verrà fatto pesante ricorso alla legislazione emergenziale, come invece avvenne ai tempi delle Brigate Rosse. Quindi nessuna Superprocura antiterrorismo, e nessuna dichiarazione di “stato di guerra”, come invece vorrebbe la Lega, i cui dirigenti hanno evidentemente deciso di avviare un contest a chi le spara più grosse.
Operativamente, sembra che Pisanu sceglierà una strategia “incrementale”, ad esempio basata sul raddoppio dei tempi del fermo di polizia (da 12 a 24 ore), un inevitabile maggior controllo sul territorio (ma questo weekend a noi Roma è parsa non particolarmente militarizzata, ferma restando l’estrema difficoltà operativa a proteggere questa ed altre realtà), e l’eventuale utilizzo dei “colloqui investigativi” in carcere, in assenza di avvocati difensori: strumento integrato da una legislazione premiale, ad esempio con la concessione di permessi di soggiorno per quegli immigrati che forniranno informazioni utili a scopo preventivo. L’intero pacchetto-sicurezza potrebbe poi essere presentato sotto forma di disegno di legge, con tempi di implementazione quindi molto più lunghi rispetto al decreto-legge, sempre per favorire il dialogo bipartisan su temi così delicati. L’attività di intelligence dovrebbe poi essere potenziata tentando di infiltrare cittadini islamici nei phone center e nelle moschee, dove è più facile reperire informazioni su quanto si muove nel mondo dell’integralismo. Come facilmente intuibile, si tratta di temi molto delicati, che investono direttamente il tema delle libertà individuali. Il ministro dell’interno britannico, Clarke, ha ad esempio proposto di aumentare il periodo in cui compagnie telefoniche ed internet providers dovranno conservare i dati relativi ad email e traffico telefonico. Proposto anche il potenziamento dell’attività di Europol, soprattutto in temini di coordinamento e uniformazione degli standard di raccolta e scambio di informazioni.
Ma tutte queste proposte meritano alcune riflessioni, metodologiche e “filosofiche”. Leggi tutto

Riflessioni in ordine sparso

Discussioni

Come ridefinire il liberalismo occidentale davanti ad attacchi come quelli di New York, Madrid e Londra? Finora ci è stato detto che il liberalismo è un contenitore di tolleranza e diversità, non un fine ma un mezzo, qualcosa di universale ed universalizzante. Una definizione suggestiva. Sfortunatamente, anche il tipo di definizione che rischia di perderlo e di dannarci. Un liberalismo ed un laicismo divenuti tragicamente veicoli e conduttori (anche in senso fisico) di intolleranza ed odio alieni. L’involuzione di un modello: dalla tolleranza all’autosegregazione ed all’indifferenza; dall’accoglienza ai rifugiati all’omicidio di Theo Van Gogh. Dalla sacralità della tutela assoluta della privacy alla copertura di operazioni terroristiche coordinate e su vasta scala. Leggi tutto

Never surrender

Famous Last Quotes

“It is important that those engaged in terrorism realise that our determination to defend our values and our way of life is greater than their determination to cause death and destruction to innocent people in a desire to impose extremism on the world.

“Whatever they do, it is our determination that they will never succeed in destroying what we hold dear in this country and in other civilised nations throughout the world.”

“It is particularly barbaric this has happened on a day when people are meeting to try to help the problems of poverty in Africa and the long term problems of climate change and the environment.”

“We condemn utterly these barbaric attacks. We send our profound condolences to the victims and their families.

“All of our countries have suffered from the impact of terrorism. Those responsible have no respect for human life. We are united in our resolve to confront and defeat this terrorism that is not an attack on one nation, but all nations and on civilized people everywhere.

“We will not allow violence to change our societies or our values, nor will we allow it to stop the work of this summit. We will continue our deliberations in the interest of a better world.

“Here at the summit, the world’s leaders are striving to combat world poverty and save and improve human life.

“The perpetrators of today’s attacks are intent on destroying human life. The terrorists will not succeed. Today’s bombings will not weaken in any way our resolve to uphold the most deeply held principles of our societies and to defeat those who impose their fanaticism and extremism on all of us.

“We shall prevail and they shall not.”

Tony Blair, 7 luglio 2005

Idiozie fresche di giornata

Italia

Chi ricorda Rino Formica? Socialista, fu ministro delle Finanze all’inizio degli anni Ottanta, nell’eccellente governo di Giovanni Spadolini. Passava le giornate a battagliare a suon di insulti personali con Beniamino Andreatta, allora ministro del Tesoro, che amava apostrofarlo “il trafelato commercialista barese”. Bei tempi. Spadolini definiva Formica ed Andreatta “le due comari”. Perché ne parliamo? Perché Formica, personalità istrionica dall’intelligenza acuta, aveva una spiccata predilezione per motti e aforismi fulminanti. Uno dei più fortunati recitava così: “svuotate gli archivi, riempite i granai”. Erano i tempi dei servizi segreti deviati, si veniva dallo scandalo P2 e la sinistra trovava sempre modo di scoprire nuove, “inquietanti” trame occulte, alcune delle quali, a onor del vero, erano drammaticamente autentiche.
In Italia, come noto, il passato si ostina a non voler passare: c’è sempre qualche archivio socchiuso, vero o falso, che proprio non vuol saperne di aprirsi. Ma c’è un limite anche alle idiozie. Per questo, siamo riusciti a sorridere ascoltando l’altra sera, sempre dalla nuova miniera della (dis)informazione catto-vetero-marxista (a.k.a. RaiNews24), l’intervista del redivivo Giovanni Galloni. Ex vicepresidente della Corporazione Suprema della Magistratura, ex notabile democristiano di lungo corso, Galloni si è improvvisamente “ricordato”, a circa trent’anni di distanza, di una confidenza che gli fece Aldo Moro: Leggi tutto

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