Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Terrorismo - page 3

I visitors

in Discussioni

Ricordate quel serial fantascientifico americano degli anni ’80? Si intitolava “The Visitors“, era una storia di alieni che sbarcavano sulla terra con fattezze umane e massima disponibilità ed affabilità verso gli abitanti del pianeta ospite, salvo poi rivelarsi in realtà dei mostri dissimulatori, ghiotti di roditori ed altre nequizie. Bene, oggi abbiamo la prova scientifica che la loro astronave è tornata sulla terra, solo che oggi si fanno chiamare neocon. Hanno idee strane, come ad esempio chiedere che il futuro stato di Palestina nasca in pace con il vicino israeliano, ed abbia una organizzazione democratica (che è???). Oppure affermano di volere contrastare quei paesi che calpestano i diritti umani, ed altre amenità del genere. Per fortuna, oggi non siamo più indifesi di fronte ai visitors, possiamo individuarli quasi istantaneamente e proteggerci da loro. Anche noi di Phastidio desideriamo contribuire a smascherare questi alieni, e ve ne presentiamo un paio: quello che si spaccia per il primo ministro britannico, e quello che negli anni Novanta è stato alla Casa Bianca per otto anni, l’uomo (pardon, l’alieno) che ha inventato la “guerra giusta”, quella d’ingerenza umanitaria. Il primo afferma:

“Why should we be the people on the progressive left saying it is a terrible thing to bring democracy to these countries? Or when the Americans say we want to extend democracy to these countries, or extend democracy and human rights throughout the Middle East in the Greater Middle East initiative, people say well that is part of the neo-conservative agenda. Actually if you put in different language, it is a progressive agenda.” (Intervista al Times del 19 novembre)

Il secondo, all’inaugurazione della biblioteca presidenziale che porta il suo nome, spiega quando occorre essere conservatori e quando essere progressisti:

“It seemed to me that in 1992 we needed to do both to prepare America for the 21st century: to be more conservative in things like erasing the deficit and paying down the debt and preventing crime and punishing criminals and protecting and supporting families, and enforcing things like child support laws and reforming the military.

“And we needed to be more progressive in creating good jobs, reducing poverty, increasing the quality of public education, opening the doors of college to all, increasing access to health care, investing more in science and technology, and building new alliances with our former adversaries, and working for peace across the world and peace in America across all the lines that divide us.”

“When I proposed to do both, we said that all of them were consistent with the great American values of opportunity, responsibility and community. We labeled the approach ‘New Democrat.’ It then became known as the ‘third way,’ as it was embraced by progressive parties across the world.”
Osservazioni all’inaugurazione della biblioteca presidenziale, Little Rock, 19 novembre 2004.

Dormite tranquilli, noi e la libera stampa progressista italiana ed europea veglieremo sul vostro sonno per proteggervi da questi mostri venuti dallo spazio.

Il convitato di pietra

in Esteri/Stati-Uniti

A chi giova il messaggio televisivo di Bin Laden? A Bush o a Kerry? Mentre gli “analisti” sono al lavoro per prendere l’ennesima cantonata scientificamente corretta, vorremmo sommessamente ricordare che non pochi, soprattutto nel solito schieramento aduso alle teorie cospirative, avevano preconizzato che Bin Laden sarebbe stato mostrato in catene pochi giorni o poche ore prima delle elezioni del 2 novembre, per permettere a Bush di tornare trionfalmente alla Casa Bianca. Ora che ciò non è successo, qualcuno cercherà di dirci (sospettiamo sarà sempre Naomi Klein, la super esperta in teorie cospirative imperialistico-giudaiche) che il super-latitante è in realtà a libro paga della Cia. Nell’attesa, è sempre l’esilarante Unità (vera miniera per antropologi dilettanti e aspiranti comici) che sostiene che Bush avrebbe “approfittato” dell’apparizione televisiva di Bin Laden per farsi uno spot “gratuito”. Ma soprattutto, il tenente Colombo afferma che la Casa Bianca non avrebbe mosso un dito per impedire la messa in onda del filmato. Curioso, visto che nella giornata di ieri tutti i principali organi di stampa avevano detto esattamente l’opposto. Ad ogni buon conto, attendiamo l’esito della consultazione del 2 novembre. Se vincerà Bush, ci diranno che brogli terzomondisti hanno sconvolto la ex-democrazia statunitense, e Michael Moore avrà altri quattro anni durante i quali potrà affinare la propria expertise di ghost writer di Al Qaeda. Se vincerà Kerry, dopo l’iniziale festeggiamento “democratico”,che spingerà Prodi, Fassino e Rutelli a dire che le truppe italiane devono restare in Iraq, subentrerà la disillusione di fronte a comportamenti di Kerry simili a quelli di Bush, e inizierà la ricerca di altri idoli progressisti in giro per il mondo, per rispondere “alla profonda crisi” della democrazia americana.

Eroi mercenari

in Italia

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bari, De Benedictis, che in un’ordinanza era riuscito a scrivere che Stefio, Cupertino, Agliana e il povero Quattrocchi erano “mercenari”, “fiancheggiatori (sic, ndr) degli Stati Uniti“, e che “questo spiega, se non giustifica l’atteggiamento dei sequestratori nei loro confronti” (ri-sic, ndr), torna sui suoi passi e spiega di essere stato frainteso, che ha sempre considerato Quattrocchi “un eroe”, che “E’ una questione di grammatica, semanticamente mercenario è colui che combatte e che rischia la propria vita in favore di un’altra persona o anche di un esercito, per denaro, nel caso di specie io ho usato il termine per intendere che rischiavano la propria vita ed offrivano la loro protezione a privati”.”Per quanto riguarda l’essere fiancheggiatori della coalizione – ha precisato ancora il gip – si intende dire in diritto, perché è una frase giuridica, che c’è qualcuno che offre il proprio fianco, il proprio aiuto.”

Come possiamo commentare? Fino a ieri, pensavamo di trovarci di fronte al solito giudice progressista a 32 carati, uno di quelli che vanno in piazza a cantare “Bella ciao”, con Santoro e la Gruber, inneggiando ai “partigiani” iracheni. Oggi, dopo averlo visto in televisione ed esserci fatti un’idea anche antropologica di questo signore, pensiamo che si tratti più semplicemente di un piccolo burocrate di provincia che ha frequenti colluttazioni con la lingua italiana. Non si spiegherebbe diversamente l’utilizzo sinonimico di termini come “mercenari”, “body guard” e “gorilla” (ri-ri-sic, ndr). Malgrado ciò, abbiamo già avuto il riflesso pavloviano dei comunisti italiani, che chiedono un dibattito parlamentare sulle conclusioni di questa bizzarra ordinanza, per “capire” (altra mirabile costruzione retorica caratteristica della sinistra) se “esistono o no mercenari italiani in Iraq”. La sequenza è quindi la seguente: un giudice scrive una sentenza o un’ordinanza; una parte politica (sempre la stessa…) chiede un dibattito parlamentare “per capire”; al diniego della maggioranza, iniziano inchieste, dossier, fiaccolate e trasmissioni su Raitre, sempre “per capire”, il tutto con l’abituale rullo di tamburi di sdegno per “l’attentato all’autonomia della magistratura”, che pensiamo non sia mai stata così ampia nella storia italiana, vista la quantità di sciocchezze che i giudici oggi possono così impunemente scrivere. Serve un test psico-attitudinale per gli aspiranti magistrati? Si, ma anche uno linguistico, altrimenti un giorno verranno a dirci che il termine “liberale” è, “in fatto e in diritto” e “nel caso di specie”, sinonimo di crimine contro l’umanità. Ora attendiamo con ansia l’esito della valutazione su questo caso del Csm, il sacro “organo di autogoverno” dei giudici italiani, anche se meglio sarebbe definirlo organo di autoassoluzione della casta togata, perché il conflitto d’interessi in Italia è anteriore alla comparsa sulla scena di Berlusconi.

Corsi e ricorsi storici

in Famous Last Quotes

Tratto da Camillo

Il chiacchiericcio sulle, delle, per le, con le Simone (ma finirà, come insegna il Marziano di Flaiano) ha messo in secondo piano la strage di bambini a Baghdad.
Siccome forse non è chiaro quello che è successo, riassumo: una quarantina di bambini di Baghdad si è avvicinata agli americani per ricevere cioccolato e caramelle, come facevano i nostri genitori al passaggio dei liberatori americani. I fascisti, però, non facevano saltare in aria i nostri genitori, né rivendicavano stragi come questa. I fascisti islamici sì. Secondo alcuni campioni si tratta di “resistenza”. La resistenza, ai tempi dei nostri genitori, stava dalla parte dei liberatori e poi fece il governo di liberazione, come oggi Allawi. Quelli che continuarono a combattere, e lo fecero per alcuni anni, si chiamavano repubblichini.

André Glucksmann: l’Occidente in ostaggio

in Discussioni

Christian Chesnot e Georges Malbrunot, due giornalisti francesi, sono a loro volta minacciati di morte. Questa volta, nessuno può continuare a sbraitare assurdamente «è colpa di Bush». Questa volta la Francia governata da Chirac, l’anti-Bush mondiale, è a sua volta sottoposta al ricatto infetto degli assassini islamici. Un fascista non ha il senso delle sfumature: Parigi è contro l’intervento della coalizione in Iraq, e allora? Credete che i pendolari massacrati nella stazione di Atocha a Madrid fossero a favore? Pensate che a Enzo Baldoni sia stato chiesto un parere? Nessun rifugio per i giornalisti, nessun rifugio per le democrazie, nessun rifugio per i civili, camionisti turchi, lavoratori kuwaitiani, kenioti, americani, studentesse e studenti iracheni, nottambuli di Parigi o di Casablanca. La Francia si credeva al riparo, e il suo governo è stato piuttosto avaro di messaggi di sostegno e di compassione per gli italiani sottoposti da mesi agli atroci ultimatum dei ricattatori. L’Europa scopre che non serve a niente fare gli struzzi, con la testa nella sabbia, e deve ricordarsi che la guerra condotta dall’islamismo radicale non è cominciata con George Bush ma con Khomeini, e che questa sovversione terrorista pretende di essere senza frontiere. Ha luogo nelle scuole francesi come nel mausoleo di Alì contro tutti quelli che non ubbidiscono, credenti o non, musulmani o infedeli.

Teheran, 1979. Portato al potere da manifestazioni gigantesche dove liberali, rivoluzionari e religiosi si confondono, l’ayatollah Khomeini ordina immediatamente che le donne portino il chador. Tutte le iraniane devono nascondere il loro corpo sotto veli neri. Tutte, giovani, anziane, credenti e non credenti, dalla testa ai piedi, sotto pena di prigione, flagellazione, lapidazione e altre inezie, morte compresa. La guida suprema, ansioso di istituzionalizzare la sua rivoluzione islamica, vuole dare al nuovo regime fondamenta di roccia. E questa roccia è lo statuto di inferiorità concesso alle donne. Il velo dovrà rendere eterno il suo potere.
Alcune donne di Teheran non si lasciarono ingannare. Lungi dal considerare l’editto sul velo come un aspetto secondario, scesero in strada, ruppero con l’unanimismo che fino ad allora circondava il regime di Khomeini e lanciarono la prima manifestazione anti-islamista della storia. Furono abbandonate dagli uomini. Tutti, liberali, rivoluzionari, religiosi, credenti e non credenti. Alcuni versavano lacrime di coccodrillo e le richiamavano alla ragione. Il destino «spiacevole» promesso alle figlie dell’Iran non era che il danno collaterale di una liberazione, quanto al resto, generale.
La strategia khomeinista si rivelò fruttuosa e contagiosa. Il pezzo di tessuto che le brigate dell’ordine morale imponevano a Teheran diventò uno stendardo politico universale, uno strumento di conquista, un’uniforme degna delle SA naziste, dice la mia amica Khalida Messaoudi, femminista algerina. Gli integralisti, tanto sunniti che sciiti, si erano ormai impossessati del messaggio: perseguitare, amputare, lapidare, sgozzare le donne che si ostinavano a rifiutare il velo.

L’ayatollah ha fatto scuola ad Algeri, e il tentativo di velare le liceali, coltello alla gola, porterà a una serie di massacri senza precedenti, dove chi si oppone, bambini compresi, ha il collo tagliato come i montoni della Eid el-Adha, la festa del sacrificio. La sorte riservata alle donne prefigura la punizione di tutta una società.
In Afghanistan, gli uomini rincararono la dose nel vietare l’esposizione di ogni più piccola parte di pelle. Il burqa , il velo integrale nella quale la donna soffoca e vede con difficoltà, si propagò e divenne l’emblema della dittatura dei talebani. Nelle scuole europee, nelle periferie delle metropoli, nel cuore delle zone alla deriva, ma anche nei quartieri alti, ragazze giovanissime, con le buone o con le cattive, si fecero strumenti visibili di un Islam aggressivo e conquistatore. Dei ragazzi, padri, soprattutto fratelli, si misero a dividere le donne in «puttane» (senza velo) o «sottomesse» (con il velo). Il trattamento delle «puttane» passa per gli insulti, i pugni, gli stupri e le tournantes , le violenze di gruppo. A Ivry, Francia, Souad viene bruciata viva.
L’odio anti-occidentale è evidente. La nudità, la sessualità, l’uguaglianza degli uomini e delle donne sono regali avvelenati dei quali l’Occidente, nella sua grande perversione, si serve per sconvolgere le anime e i corpi. Khomeini ha visto giusto. Risvegliare un antagonismo che da millenni divide l’umanità non è un atavismo oscurantista destinato, a più o meno lungo termine, alla spazzatura della storia. Rischia, al contrario, di incendiare il XXI secolo per bruciare tutto il Pianeta.

Ricordiamo che la legge francese proibisce di portare il velo solo nelle scuole primarie e secondarie (elementari e liceo, ndr ), e non certo per strada. Niente di più totalitario della pretesa di decidere il regolamento interno di licei e collegi delle banlieues francesi attraverso una cattura di ostaggi in Iraq! E perché non intervenire, allora, anche sul menu delle mense scolastiche? E la promiscuità nelle piscine? Il terrorismo senza frontiere, né scrupoli, né tabù, è una spada di Damocle sospesa su tutte le democrazie d’Europa. Spetta a chi assassina i giornalisti, a chi lapida le donne, alle bombe umane, di decretare come deve vivere, insegnare e divertirsi chi abita a Roma, Londra, Parigi? Non Bush, ma i terroristi islamici hanno cominciato le ostilità.

Presto o tardi gli europei scopriranno la necessità di resistere e di resistere insieme. La mancanza di solidarietà delle autorità europee che ha accompagnato le uccisioni di Quattrocchi e di Baldoni è una vergogna.

André Glucksmann

Robert Kagan, “Il diritto di fare la guerra”

in Riletture/Stati-Uniti

Nell’Occidente si è prodotto un grande scisma filosofico: al posto dell’indifferenza reciproca, fra America ed Europa si è instaurato un forte antagonismo che minaccia d’indebolire entrambi i partner della comunità atlantica. La maggioranza degli europei ha messo in dubbio la legittimità del potere americano e della supremazia mondiale degli Stati Uniti. Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’America si trova quindi a soffrire di una crisi di legittimità internazionale. Leggi tutto

Pattume

in Discussioni

A conferma di quanto abbiamo scritto l’8 settembre sulla teoria della cospirazione, tanto cara alla sinistra e al mondo arabo e musulmano, l’Unità online scrive che il rapimento delle due cooperanti italiane potrebbe essere stato orchestrato da qualche servizio segreto occidentale, citando espressamente Cia e Mossad, e riprendendo un articolo apparso sul quotidiano inglese The Guardian, che l’Unità presenta subdolamente come “vicino al governo laburista”. Peccato che, osservando in controluce, si scopre che l’articolo è stato scritto da Naomi Klein, la sacerdotessa no-global, massima esperta mondiale nella produzione di teorie complottarde e cospirative, l’ultima delle quali afferma che il mondo sta andando verso un’era di nuova barbarie non già a causa e per effetto di quotidiane decapitazioni, autobombe, stragi di bambini e rivendicazioni mediatiche veicolate da zelanti becchini elettronici come Al Jazira, bensì a causa dell’estensione, agli Stati Uniti prima ed ora alla Russia, di una non meglio identificata “dottrina Sharon” che postula la sistematica distruzione di vite e diritti umani sotto la “montatura” della guerra globale al terrorismo. Ancora una volta, dunque, la sinagoga di Satana lavora a tutto vapore, e questa volta grazie alla deprimente ottusità morale di una giovane donna, apparentemente anch’essa ebrea. Suggeriamo ai no-global di meditare su quest’ultimo aspetto, forse Naomi Klein è in realtà una spia del Mossad…

Congiure

in Italia

Il rapimento di Simona Torretta e Simona Pari ha provocato un autentico shock in quanti hanno sempre pensato, perlopiù in buona fede, che potesse essere possibile distinguere tra i “cattivi” (i militari, i contractors e i poveri disgraziati che lavorano per loro) e i “buoni”, cioè le organizzazioni non governative e quanti svolgono compiti di assoluta nobiltà morale, spesso in aperta polemica con i propri governi, come fatto da “Un ponte per…”. Ma quello che vorremmo segnalare è una costante psicologica e culturale che si sta affermando in alcuni ambienti: la teoria della cospirazione. Scrive infatti Repubblica online, parlando della reazione incredula dei no-global al rapimento delle nostre connazionali:

E’ sgomento il mondo pacifista. Non perché sia rimasto sorpreso da quel che è accaduto ieri a Baghdad. La tragedia di Enzo Baldoni, il rapimento dei due reporter francesi avevano chiarito che il solo fatto d’essere occidentali in Iraq espone a rischi enormi. E’ sgomento perché il sequestro di Simona Pari e Simona Torretta ripropone tutte assieme, nel modo più brutale, le ragioni fondamentali e le difficoltà dell’agire per la pace. Così la richiesta del ritiro delle truppe s’accompagna al dubbio che alla fine saranno le organizzazioni non governative a doversi ritirare da quell’inferno come, del resto, già hanno fatto altre Ong straniere e, nel più ‘tranquillò Afghanistan, persino “Médicins sans Frontierès”. Anche se, dice Sergio Marelli, direttore della Focsiv, Volontari nel mondo: “Dobbiamo andare avanti, non dobbiamo farci intimidire”.

Il fatto è che mentre le preoccupazioni per la sicurezza degli operatori insinuano questo dubbio, l’analisi dei fatti conferma l’assurdità della guerra. I pacifisti non sono sorpresi, ma la memoria del tempo in cui gli operatori godevano d’una sorta di immunità non è poi tanto lontana. “Siamo smarriti e angosciati – dice Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola per la pace – per anni abbiamo lavorato senza problemi”. Se le cose sono cambiate è per la natura di questa specifica guerra e anche per il ruolo che l’Italia ha assunto: “E’ venuta meno – dice Emergency in un comunicato – la distinzione tra milioni di italiani che hanno osteggiato la guerra e chi l’ha voluta e la conduce”. Secondo Vittorio Agnoletto, c’è una coincidenza di fini tra la logica del terrorismo e quella della guerra: “Fare terra bruciata, togliere di mezzo tutti coloro che cercano di costruire un mondo di pace”.

Dopo un giornalista non embedded e schierato contro la guerra come Baldoni, e due reporter provenienti da un paese non belligerante come la Francia, adesso sono state rapite due esponenti del vasto mondo della solidarietà con il popolo iracheno”. Ed ecco il ritorno della “strategia della tensione in versione irachena” dove gli autori del comunicato vedono all’opera “forze oscure riconducibili alle potenze occupanti o al governo iracheno indipendente“.
E’ uno dei temi ricorrenti nel dibattito che si è subito aperto nei siti dei pacifisti e dei no global. Un confronto aspro, a tratti rabbioso. Su Indimedya è stato introdotto da un intervento-provocazione (“Con i soldi che i pacifondai mandano ai ‘resistenti irachenì gli eroici tagliatori di teste rapiscono altri pacifisti… il colmo”) che ha scatenato a margine una discussione sull’opportunità di bloccare l’accesso alla rete di simili nefandezze. Poi, rapidamente, la questione del complotto delle “forze oscure” è diventata il primo punto d’un implicito ordine del giorno. “Indovina indovinello – scrive “Campista” alle 17,07 di ieri – i partigiani li ammazzano, i pacifisti li sequestrano. I mercenenari li rilasciano. Chi sono?”. Sulla stessa linea un altro dei partecipanti al dibattito, alias “Ma-chi-si-fida-più”: “E’ una strategia? Sì, è pienamente funzionale ad isolare l’Iraq e affidarlo nelle uniche mani statunitensi, allontanare le Ong che rompono troppo il c. a croci rosse e infiltrati simili”.
Il dramma di Simona Pari e Simona Torretta ha nuovamente fatto sanguinare alcune delle ferite aperte dalla tragedia di Baldoni. Il Rimini social forum ha diffuso un comunicato per chiedere che sia il governo a trattare, “senza alcuna intermediazione da parte di Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce rossa italiana”.

Nei minuti e nelle ore successive alla notizia del rapimento la domanda prevalente che il mondo pacifista si è posto è stata: “Come è potuto accadere?”. Ma subito dopo è arrivata l’altra domanda, l’unica che nei prossimi giorni conterà: “Cosa fare?”. C’è una corale esortazione che viene anche dal mondo dell’associazionismo cattolico: “Il governo deve fare tutto il possibile”, dice Luigi Bobba, presidente delle Acli. Ma la richiesta del ritiro delle truppe non ha subordinate. Gino Strada: “Siamo all’ultimo stadio, alla deriva della cosiddetta guerra umanitaria. L’unica cosa sensata che si può fare è andarsene”.

C’e’ sempre una teoria della cospirazione che accompagna pensieri e parole di alcune ben identificabili parti politiche. Scelli è visto come un ascaro dell’odiato Berlusconi, assetato di potere e malato di protagonismo, qualcuno lo ha addirittura definito ipermediatizzato. E si va avanti così, in questa gigantesca intossicazione psicologica di massa. Vorremmo segnalare anche un altro esempio di paranoia da complotto, perché vorremmo tenere sempre bene a mente che, tra le leggende metropolitane, ce n’é una che accomuna alcune paranoie islamiche e della sinistra antagonista: l’11 settembre 2001 non c’erano ebrei nelle Torri gemelle. Chi scrive ha avuto, nel novembre 2001, un surreale quanto duro scontro verbale con una giovane no-global, che sosteneva berciando di aver saputo “da fonti certe” che al World Trade Center non c’erano ebrei, e che l’attacco alle torri gemelle era stato organizzato dal Mossad.

Senza commenti

in Esteri

Estratto di un articolo apparso sul Corriere di oggi:

L’uomo più coraggioso dell’ultima sessione del Parlamento palestinese si chiama Abdel Jawwad Saleh. Alla riapertura, mercoledì mattina, del Consiglio legislativo, aveva avuto l’ardire di interrompere davanti a deputati, diplomatici e giornalisti il discorso di Arafat e di gridargli: «Tu proteggi i corrotti». Coraggioso e lungimirante anche, Saleh, che al termine della riunione aveva detto al Corriere : «Gli abbiamo sottoposto un programma specifico di riforme e non vi ha fatto nessun cenno. Non le ha applicate finora e non le applicherà. Le sue sono solo parole, teoria, fumo. Niente di pratico». E così è stato: in una burrascosa seduta notturna, conclusa alle prime ore di ieri, il presidente Yasser Arafat non ha firmato neanche uno dei progetti che gli ha sottoposto la Commissione parlamentare sulle riforme. Tra i cambiamenti promessi e non mantenuti, il più importante riguardava il controllo delle forze di polizia che avrebbe dovuto passare dalla presidenza al premier e al ministro degli Interni (come indica anche la Costituzione). Ancora una volta, nulla di fatto.(…)«Abbiamo sentito le stesse parole per anni – ci ha detto il deputato Muawya Al Masri -. Stesse promesse, stessi slogan, niente di nuovo. Quel discorso non valeva nulla». Nei fatti Arafat resta arroccato nella sua Mukata, saldo sui due pilastri che gli garantiscono il potere: il controllo dei servizi di sicurezza e la gestione della cassa.(…)

Ostaggi…delle elezioni

in Italia

La liberazione dei tre ostaggi italiani in Iraq, le cui modalità non sono ancora del tutto chiare, spinge i due poli a dare, ancora una volta, il peggio di sé. La bulimia mediatica di Berlusconi, che ad alcuni è parso abbia personalmente diretto, in mimetica, l’azione delle truppe americane, innesca immediatamente la reazione dietrologica dell’opposizione, nel più puro impulso pavloviano. Abbiamo visto i volti, non particolarmente sollevati, di Fassino e Rutelli, abbiamo visto quelli terrei di rabbia di Pecoraro Scanio e Diliberto, e soprattutto abbiamo letto e sentito le ricostruzioni da giornalismo “investigativo”, del tutto sui generis, con cui alcuni organi d’informazione, di stretto rito ulivista, hanno cercato con ogni mezzo di accreditare il solito teorema della manovra elettorale pro-Cavaliere, utilizzando come stampella la barba accigliata del profeta Strada. Mentre attendiamo fiduciosi la pubblicazione dell’immancabile libro-inchiesta di Marco Travaglio, vorremmo segnalare il tentativo in extremis, di alcuni soggetti politici iracheni che, nella serata di venerdi, hanno cercato di far passare in zona Cesarini l’interpretazione secondo cui la liberazione sarebbe stata determinata dalle pressioni del presidente della Commissione europea sugli ulema. Prodi raccoglie l’assist e cinguetta: “Ho solo fatto il mio dovere di presidente della commissione europea e di italiano“. L’avanspettacolo prosegue.

André Glucksmann: un anno migliore

in Discussioni

Il 2003 si è chiuso gradevolmente. Le persone oneste hanno potuto festeggiare la caduta di un tiranno abominevole, preso per la collottola -una volta tanto- acquattato tra la spazzatura.

Non male l’inizio del 2004. Gheddafi sembra disposto a rinunciare a far esplodere in volo aerei carichi di passeggeri. L’Iran annuncia concessioni in ordine alle sue ambizioni nucleari. Il governo pachistano si riavvicina all’India, prende le distanze dal terrorismo islamista, esita a perpetuare i propri commerci di armi di distruzione di massa. La Corea del Nord sembra meno vogliosa di aggiungere provocazione a provocazione, e più disposta ad annacquare il suo vino atomico. In Afghanistan una costituzione proclama l’uguaglianza tra uomini e donne. Charles Taylor ha smesso di insanguinare a tutto spiano la Liberia. E Milosevic dovrà rendere conto dei suoi crimini contro l’umanità, benché sia stato eletto deputato dai suoi concittadini nichilisti. In generale i dittatori del Ventesimo secolo, come Stalin, Mao o Franco, sono deceduti nei loro letti; e anche dopo aver perso il potere, come nel caso di Duvalier o Bokassa, hanno potuto trascorrere giorni tranquilli in qualche ritiro dorato. Fanno eccezione Hitler e il suo gregario Mussolini, periti nell’incendio mondiale dopo averlo spinto al parossismo. Nel 2003 il vento è cambiato, l’assassinio politico di massa non beneficia più automaticamente dell’immunità internazionale. L’esempio iracheno ha cambiato il corso delle cose.

Solo un ingenuo potrebbe credere alla sincerità di famigerati serial killer improvvisamente convertiti alle omelie umanitarie. Sembra però che i torturatori milionari scoprano oggi di non essere più tanto favoriti dalle circostanze. La saggezza comincia dalla paura: quando gli assassini curvano la schiena, ecco che il vizio rende omaggio alla virtù.

A costo di deludere gli innumerevoli pronostici apocalittici degli avversari dell’intervento militare in Iraq, bisogna constatare che la situazione mondiale oggi non è affatto peggiore di ieri; è vero anzi il contrario.

Spiacente per i milioni di manifestanti che hanno ricamato sul tema “Make tea, and not war”: la catastrofe annunciata non c’è stata. I pacifisti hanno riposto i loro striscioni e non si preoccupano minimamente delle guerre in atto. Non li tocca neppure per un attimo la sorte dei ceceni schiacciati sotto lo stivale russo, il calvario delle donne musulmane prigioniere del velo politico, quello dei civili massacrati su tutto il continente africano o dei tibetani e contestatori “trattati” dai servizi cinesi. Le nostre buone coscienze non si sgolano contro i poteri forti, ma solo contro Bush quando lo ritengono in una posizione di debolezza. Oggi le coorti anti, extra o alterglobaliste tornano alle loro teiere. Kadyriov e i suoi massacratori a Grozny? Aristide e le sue milizie a Port-Au-Prince? La giunta militare in Birmania? I guardiani della rivoluzione islamica a Teheran? Un terzo del pianeta sotto il tallone comunista? Nel dicembre 2003, alla vigilia di Natale, una famiglia tutsi, donne e bambini già miracolati dal genocidio, crocefissi da alcuni cattolicissimi hutu, agonizzano per tutta una notte a Butare (Ruanda)… tre righe sulla stampa. Neppure una parola dal papa. Nulla di tutto questo può turbare il sonno dei valorosi militanti della pace, già pronti senza fare una piega che il macellaio di Baghdad rimanesse intonso e intoccabile. Tutti perseguono le loro speculazioni ossessive sul futuro Armageddon fomentato dal satanico Busharon. L’entità malefica, Israele-Usa, non ha forse riportato la palma europei dei paesi più pericolosi del mondo? A loro volta, i leader antibellicisti di Parigi e di Berlino tentano di far dimenticare il loro triste bilancio. Sono riusciti a dividere durevolmente la comunità europea, a paralizzare la nato, a mettere fuori gioco l’Onu. E si ritrovano isolati quando il loro alleato Putin limita il danno, disponendo si a cedere sulla Georgia per qualche sorriso a Washington.

Tra meno di sei mesi sarà festeggiato in pompa magna il sessantesimo anniversario dello sbarco alleato in Normandia. Il cancelliere tedesco – prima assoluta – è invitato alla cerimonia. Finalmente! Evviva! La sua presenza rende definitiva una verità fondamentale: il 6 giugno 1944 le truppe americane, inglesi e canadesi non hanno “invaso”, bensì “liberato” l’Europa. Retrospettivamente, il popolo tedesco ammette di essere stato non già “occupato”, ma “emancipato” da una dittatura totalitaria.

A buon rendere. la Germania e la Francia, sull’esempio dell’Italia e della Polonia, sono tenute ad aiutare il popolo iracheno a uscire dalle rovine materiali e morali di una tirannia fortunatamente abbattuta dai liberatori, appena nove mesi fa.

André Glucksmann

Indro Montanelli, storia di un altro italiano

in Riletture

Sul Risorgimento, lo Stato e il federalismo – “La Repubblica (…) si presentava come depositaria dei valori della Resistenza, un mito ancora più falso di quello del Risorgimento. Che non era stata affatto, come pretendeva di essere, la lotta di un popolo in armi contro l’invasore, bensì una lotta fratricida tra i residuati fascisti della Repubblica di Salò e le forze partigiane, di cui l’80 per cento si batteva (quasi mai contro i tedeschi) sotto le bandiere di un partito a sua volta al servizio di una potenza straniera.” (…) “Il Risorgimento come epopea dello spirito unitario e patriottico è un falso storico. Il Risorgimento fu un fatto elitario, passato sopra le teste del popolo che se lo ritrovò scodellato insieme all’unità del Paese. L’Italia, insomma, nacque da una montagna di patacche su cui campiamo da oltre 150 anni a prezzo, si capisce, d’altre patacche, come quella di uno stato centralistico garantito solo dalla sua inefficienza. Lo Stato italiano è prepotente, vessatorio, talvolta anche persecutorio. Ma non perché sia forte, anzi proprio perché è debole. Il federalismo ha bisogno invece di un radicato sentimento d’identità nazionale che faccia da diga alle spinte centrifughe che il federalismo stesso scatena. E se l’Italia ne infila la china, non ha in mano i freni per poter regolare la corsa, e si sfascia.”

Sul sistema cultural-propagandistico togliattiano – “I metodi dei comunisti erano quelli della scuola delle Frattocchie, che stava a metà tra il convento medievale e la caserma prussiana. Per prima cosa, dunque, si impadronirono degli archivi della polizia segreta, del Ministero dell’Interno e del Minculpop. Comincio così il grande ricatto al quale tutti, o quasi tutti, gli intellettuali italiani si piegarono perché tutti, o quasi tutti, compromessi col regime: che peraltro, in cambio di titoli e prebende, richiedeva al massimo qualche omaggio formale, e talvolta nemmeno quello. (…) quanto ai renitenti, adottò due tattiche: o l’accusa di fascismo, oppure il silenzio su tutto quello che dicevano o facevano. Il caso forse più clamoroso fu l’ostracismo dato a Giovannino Guareschi, il cui “Candido” costituì, assieme al “Borghese”, una delle pochissime voci controcorrente di quegli anni. Il suo Don Camillo è certamente l’opera più significativa dell’immediato dopoguerra. Il pubblico lo comperava a decine di migliaia di copie, lo traducevano persino in giapponese, ma per la nostra critica letteraria non esisteva.” Leggi tutto

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