Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Trasporti

Dove la spending review non arriva

Ieri l’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato (Agcm, per gli amici Antitrust) ha pubblicato i risultati di un’indagine conoscitiva sul trasporto pubblico locale. La cosa non pare aver avuto particolare risonanza sulla nostra vigile stampa, e possiamo capirlo. Sono le solite prediche inutili delle nostre Authority, ed il paese è in in altre faccende affaccendato. Un vero peccato, però: il documento è piuttosto interessante, per la sua analisi sociale oltre che economica del trasporto pubblico locale, per l’identificazione degli ambiti di fallimento dell’iniziativa pubblica e per le misure correttive suggerite. In realtà, la riforma del Tpl rappresenterebbe soprattutto un’imponente azione di revisione della spesa pubblica, nel paese in cui i premier passano il tempo nominando “esperti” di questa materia che vengono rapidamente estromessi, quando sono “tecnici”, oppure che finiscono a raccontare fiabe quando sono politici, spacciando riallocazioni di spesa per “tagli”.

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Trasporto pubblico locale, una storia molto italiana

Presentato oggi al parlamento il secondo rapporto annuale della Autorità di Regolazione dei Trasporti. Premesso che è tutto da leggere, e mai come in questo caso potreste farvi bastare le figure, è interessante la sezione relativa al trasporto pubblico locale di linea, ed in particolare all’equilibrio reddituale delle aziende del settore, dove per equilibrio occorre considerare l’obiettivo del rapporto tra ricavi da traffico e costi.

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Un treno chiamato spread

Economia & Mercato/Italia

Prima assegnano il trasporto ferroviario locale a Trenitalia, con contratti di sei anni rinnovabili, senza uno straccio di gara. Si issano sul palchetto e dicono che tutto cambierà: cari elettori, ora penseremo a voi ed al vostro comfort di viaggio, sarà un contratto di servizio durissimo per questo cattivone di monopolista che specula sulla vostra pelle. Poi, quando accade l’immancabile “contrattempo”, tuonano e minacciano azioni legali, si trasformano nei difensori del pendolare prigioniero del carro piombato. Carta vince, carta perde. Cosa è il mercato? La competizione, le gare? Ma non scherziamo, e poi sapete che il capitalismo ha perso, no? Ora serve una robusta presenza pubblica, soprattutto in un paese come il nostro, sfregiato da un perdurante liberismo. Con la patrimoniale i treni (statali) arriverebbero in orario, signora mia, che manco sotto la buonanima di Benito. Niente concorrenza, siamo italiani, figli del paese in cui il concetto di “servizio universale” e la sua mistica parolaia toccano picchi nordcoreani. E ricordate: il nostro spread è figlio di questa classe politica, ma questa classe politica è figlia di questo elettorato. E il cerchio si chiude, a soffocarci.

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