Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Tremonti - page 2

Non schermitevi

Economia & Mercato/Esteri/Italia

Dal NYT di oggi:

“La Cina è un paese povero con solo 4.000 dollari di reddito pro-capite”, ha detto Yu Yongding, economista cinese ed ex membro del comitato di politica monetaria della banca centrale. “Parlare o pensare della Cina che soccorre paesi con 40.000 dollari di reddito pro-capite è ridicolo”

Questa è una fallacia furbetta, perché quello che conta in questo contesto sono le riserve valutarie investibili, non il reddito pro-capite.

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Dissociato in casa

“Per ridurre il debito hai due strade: ridurre la spesa pubblica e crescere di più. Ma occorre ridurre la spesa. Se pensi di alzare le tasse sei in corsia di sorpasso dalla parte sbagliata”. Ad affermarlo al Tg2 è il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, intervistato a margine delle riunioni di primavera Fmi e Banca Mondiale. (Ansa, 15 aprile 2011)

Certo, certo.

Tra Cernobbio e Mirabello, attendendo Waterloo

Economia & Mercato/Italia

Alcune spigolature da una tranquilla crisi economica e di regime, tratte da una annoiata e disgustata lettura della rassegna stampa. Leggiamo ad esempio che Alessandro Profumo, l’uomo che Enrico Letta vedrebbe con piacere nelle liste del Pd, invoca una mega-patrimoniale da 300-400 miliardi di euro, sufficiente solo a portare il rapporto debito-Pil al “confortevole” livello del 90 per cento, e propedeutica ad una enorme riforma della spesa pubblica. Non un concetto che resterà nei libri di storia per originalità, a dire il vero.

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Lo stato della commedia dell’arte

Mentre la decomposizione del governo italiano diffonde in tutta Eurolandia un fetore insopportabile, malgrado dalle parti di Bruxelles e Francoforte in molti continuino a turarsi masochisticamente il naso, continuano le evoluzioni dell’esecutivo di Silvio Berlusconi, l’uomo a cui perfettamente si attaglia uno dei più celebri aforismi del padre del teatro dell’assurdo, Eugène Ionesco: “Prendete un circolo, accarezzatelo. Diventerà vizioso”

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Memento – 2 (Tremonteide riottosa)

L’ultimo giorno dell’anno di disgrazia 2009, l’allora direttore del maggiore quotidiano economico italiano, volendo imitare (nel modo provinciale di cui solo i cosmopoliti opinion maker italiani sanno dar prova) la tradizione dei grandi giornali anglosassoni, si chiuse in conclave con se stesso (un panel of one, direbbero nelle migliori business schools di Caracas), ed al termine di questo raccoglimento interiore, non privo di vibrante dialettica, decise di assegnare il prestigioso riconoscimento di uomo italiano dell’anno al ministro dell’Economia. Quello che segue è il fedele copiaincolla delle auliche motivazioni.

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Memento (economisti, silete)

Oggi sul Corriere online, Stefania Rimini pubblica i pareri di alcuni “sfascisti” anti-italiani sulla nostra congiuntura. I vaticinii sono del 2009 e 2010, e c’è anche quello del vostro titolare, che non avete visto nella puntata di Report dello scorso ottobre (anche perché quella intervista durava circa un’ora, senza tagli). Come direbbe Tremonti, non fate il tifo per il tveno. A meno che sui binari ci sia questo governo, s’intende.

Attenzione, caduta tasse

Abbiamo quindi, da alcune ore, la manovra che ristruttura le manovre precedenti, perché “tutto è precipitato”, inclusa la credibilità di un governo di incapaci, che per anni (e non solo in questa legislatura) ha imbonito i gonzi. Riguardo questi ultimi, l’unica constatazione è che in Italia ce ne sono un numero davvero impressionante, e spetterà a storici e (soprattutto) sociologi capire il perché, anche se forse trattasi di banale e crassa ignoranza. In attesa che i due patetici vecchi che “guidano” l’esecutivo italiano siano consegnati al luogo a loro più confacente (il cassonetto della storia), qualche considerazione spicciola sulla manovra.

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L’ora dei dilettanti

Rapidamente, perché la voglia manca e la nausea s’avanza. La conferenza stampa di Berlusconi e Tremonti sulle nuove levate d’ingegno per piegare la crisi è il nulla. Si tratta solo della riproposizione di vecchi slogan, già sentiti lo scorso inverno o addirittura negli anni precedenti.

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In caso non aveste capito

Economia & Mercato/Italia

La manovra governativa poggia su 25 miliardi di euro di più o meno immediata reperibilità, tra massacri degli enti locali e patrimoniale sul risparmio. Il resto della manovra (circa 17-18 miliardi di euro) verrà invece dalla legge delega sulla riforma del fisco, e dal riordino delle ormai celebri 460 detrazioni e deduzioni fiscali ed assistenziali. In questo senso, Tremonti è stato chiaro: se non si arrivasse ad un accordo sulla riforma, scatteranno tagli lineari dell’ordine del 10-15 per cento a tali agevolazioni.

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