Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Turchia

Esperienze paranormali: il déjà lu del Corriere

Oggi sul Corriere, a pagina 15 del cartaceo e online qui, si può trovare un commento a firma di Monica Ricci Sargentini sulla nuova inquietante stagione di delazioni di massa che la Turchia di Erdogan sta vivendo. Leggendolo, mi ha colto la sensazione di déjà vu, o meglio déjà lu. Mi sono quindi sovvenuto di una inchiesta del Financial Times a firma di Laura Pite, corrispondente da Ankara del quotidiano britannico, comparsa online lo scorso 16 marzo. In effetti, i due pezzi hanno una certa aria di famiglia per tema, struttura ed aneddotica.

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Erdoganomics, ovvero bruciate i libri (di economia)

«Credo che inflazione e tassi d’interesse non siano inversamente proporzionali [sic], bensì in proporzione diretta. In altre parole, la relazione tra inflazione ed interesse è causa ed effetto: il tasso d’interesse è la causa, l’inflazione è il risultato. Se aumentate il tasso, l’inflazione aumenta. Se lo riducete, entrambi calano assieme. Quando credete che essi siano inversamente proporzionali, finite con l’ottenere sempre risultati molto più negativi» (Recep Tayyip Erdogan, 30 gennaio 2014)

Quindi, o il reddito della popolazione turca proviene in misura soverchiante dal capitale, oppure ci sfugge qualcosa. Ma Erdogan ogni giorno di più appare un modello ed un esempio per i ciarlatani affabulatori di casa nostra.

La crisi turca è un allarme per l’Italia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La decisione della banca centrale della Turchia di alzare drasticamente il tasso overnight dal 7,75 al 12 per cento ha dato uno scossone ai mercati mondiali ed interessa anche la crisi italiana più di quanto non si creda.

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Dall’Electrolux alla Turchia, sola andata

La decisione della banca centrale turca, che alla mezzanotte locale di ieri ha alzato in modo brutale tutta la struttura di tassi ufficiali, è solo l’inizio di un percorso di sofferenza per i paesi emergenti, che finirà con l’avere contraccolpi anche dalle nostre parti.

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Narrative

Esteri

Ripetiamolo ad nauseam, a beneficio degli ottusi: quella nave andava fermata, anche in modi ruvidi. Ma farlo a quel modo ha dimostrato gravissime lacune, operative e di intelligence. E lo spin mediatico successivo mostra di non reggere. E’ troppo chiedere a Tzahal più professionalità? Dove è finito quell’esercito invincibile, dai blitz chirurgici? A proposito di spin, prendiamo atto che Debka ha recuperato la propria funzione di ripetitore, dopo lo sconcerto delle prime ore. Però forse questo è eccessivo, fermo restando che occorrerà capire cosa ha in mente Erdogan.

Addendum – Anche a Leon Wiseltier l’assalto alla Mavi Marmara non è piaciuto, men che meno l’abnorme dilatazione del concetto di “minaccia alla sicurezza” di Israele, giunto ad includere attività ostili ma ampiamente controllabili con azioni di polizia, prima che militari. E questo è lo stesso Wiseltier che tempo addietro diede di antisemita ad Andrew Sullivan. Ci sono circostanze in cui quelli bravi e gli imbecilli appaiono indistinguibili, ma sulla distanza la differenza riemerge.

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