Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Unicredito

Creare malore

in Economia & Mercato/Italia

Cose che potete leggere nel documento di registrazione dell’aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit, prossimo a partire. Questi documenti hanno per scopo la segnalazione cruda e brutale dei rischi a cui l’offerente potrebbe andare incontro in uno scenario avverso. Una specie di bugiardino di un farmaco, dove alla sezione “effetti collaterali” potete leggere di tutto, dalla celeberrima “secchezza delle fauci” a “occasionalmente, morte”. A parte il valore apotropaico di queste avvertenze, nel bugiardino di Unicredit ce n’è una su cui riflettere.

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Pomicino, Unicredit e la maledizione dell’Articolo Quinto

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Ieri, sul Fatto, è apparsa una letterina dell’ex ministro andreottiano del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, che mette in guardia sui “rischi” di un complottone francese che avrebbe il proprio pivot (per restare linguisticamente in tema) in Unicredit e nella sua maxi ricapitalizzazione. Ah, il cospirazionismo, genere letterario preferito dai nostri connazionali e dal loro ingravescente vittimismo. Eppure, basterebbe guardare quelle inquietanti creature chiamate numeri, i veri mostri che danno la caccia agli italiani ed alla loro classe dirigente.

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Affondati

in Economia & Mercato/Italia

I mercati tendono a distrarsi, a volte. Prendete l’azionario italiano che, come noto, ha un pesante bias sui titoli bancari e che, dopo una calma molto relativa nelle ultime settimane, ieri è stato colto dal panico, dopo che Unicredit ha annunciato i termini della sua ricapitalizzazione. Sono termini molto onerosi per gli azionisti esistenti, le fondazioni. Alcune delle quali stanno per gettare la spugna, cedendo i diritti sul mercato e facendosi diluire.

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Banche di un sistema in decomposizione

in Economia & Mercato/Italia

Su Repubblica, Alessandro Penati (sempre sia lodato) spiega in che modo Unicredit giunge in soccorso del gruppo Ligresti non chiedendo il reintegro della garanzia rappresentata dalla quota Fonsai che la controllante Premafin ha concesso alle banche, né realizzando un debt-equity swap che di fatto la porrebbe nella disponibilità e proprietà del pegno, né escutendo il pegno e sbarazzarsene senza perdere troppo. No, il creditore agisce iniettando mezzi propri nella garanzia. Incidentalmente, così facendo, finirà col beneficiare gli altri creditori di Fonsai, Mediobanca in primis.

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Poteri morti

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Sia lode a Paolo Madron:

«Unicredit, dopo aver salvato Salvatore Ligresti dal fallimento, annuncia orgogliosamente per bocca del suo nuovo amministratore delegato di voler fare – parola di Federico Ghizzoni – la banca di sistema.
Curioso questo paradosso per cui, in un’epoca in cui il problema è quello di sistemare le banche, povere di capitali e piene di sofferenze, siano le banche a voler sistemare il Paese e le sue aziende più decotte»

Siamo al capolinea del capitalismo relazionale, delle scatole cinesi, dei capitani coraggiosi con i soldi di banche eufemisticamente distratte, delle “famiglie”, ma anche della politica delle marionette, quella che grida all’italianità e tenta disperatamente di tenere la realtà fuori dai patri confini. Il salotto ha poltrone malinconicamente sdrucite, si tenta di non farsi tagliare luce e gas. Speriamo solo che lo scricchiolio che si sente provenire dalle banche non sia presagio di un cedimento strutturale dell’intero edificio.

Quei costosi banchieri di Piazza Cordusio

in Contributi esterni/Economia & Mercato/Italia

di Luca Spoldi*

Tra le polemiche “popolari” che hanno contraddistinto l’uscita di Alessandro Profumo dai vertici di UniCredit, immancabilmente si sono segnalate quelle relative alla liquidazione del manager. Cifre ufficiali non ne esistono, ma la moglie di Profumo ha confermato che si è trattato delle cifre già circolate come “indiscrezioni”: in sostanza 40 milioni di euro, rispetto ad una richiesta iniziale avanzata dallo stesso Profumo di 50 milioni di euro. Sono tanti o sono pochi? In realtà la domanda andrebbe posta in relazione ai compensi percepiti da Profumo e dal top management di Piazza Cordusio in questi anni, dato che la liquidazione è conseguenza di esse.

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Thanks but no, thanks

in Economia & Mercato/Italia

Era nell’aria, ora è ufficiale. Unicredit e IntesaSanpaolo rinunciano ai Tremonti bond. La prima procederà ad un aumento di capitale da 4 miliardi di euro e costituirà, con il contributo determinante della Fondazione CRT, presieduta da Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit, una sgr a cui cederà alcuni dei propri immobili, realizzando una plusvalenza che andrà ad irrobustire i quozienti patrimoniali.

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No comment

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Video

Geoff Cutmore di CNBC Europe intervista (o meglio, tenta di intervistare) Giulio Tremonti a Davos. Quando la conversazione giunge a Unicredit, ed alla possibilità che la banca guidata da Alessandro Profumo possa richiedere aiuti pubblici, Tremonti letteralmente (ed in modo assai poco urbano) s’invola. Questo è il problema del giornalismo anglosassone: domande troppo dirette, i nostri politici non sono abituati. Un peccato perché con questa domanda Tremonti avrebbe potuto esercitarsi nella sua arte preferita, la divinazione. (N.B.: il video originariamente inserito in questo post è stato rimosso, ed è stato sostituito con il video caricato dallo Staff Grillo, l’unico attualmente disponibile in rete).

Vendesi direttore di banca su Ebay

in Adotta Un Neurone/Italia

Trattasi Impiegato di Banca con funzioni direttive in una Filiale di Medio Piccole dimensioni 3\6 elementi, con grande attaccamento al territorio ed alla propria Azienda, recentemente VENDUTO, con tutto il personale della propria Filiale, al migliore offerente da quella che riteneva la propria Madre Putativa,e che aveva SERVITO fedelmente per tutta la sua esperienza lavorativa.

Qui l’inserzione completa. Il pezzo (tutt’altro che unico) pare sia già stato aggiudicato ad alicenellospecchio. Congratulazioni!

(Hat tip: John Christian Falkenberg)

Cattiva reputazione

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

E’ vero che le banche italiane non sono particolarmente amate dai nostri concittadini, ma forse “Banda di Sicilia” è un po’ eccessivo.

Nota superflua e pedante: il Corriere scrive di “concambio fissato a 1.2 per cento”. Espressione del tutto incomprensibile. Forse l’articolista intendeva “concambio a 1.12”, cioè l’azionista di Capitalia riceverà in concambio 112 azioni Unicredito per ogni 100 azioni dell’istituto capitolino possedute. Qui gli altri dettagli dell’operazione. Ora, in Italia, resta solo da accasare (se mai ci si riuscirà) una piccola e presuntuosa banca regionale iperpoliticizzata, ultima vestigia della foresta pietrificata che era il sistema bancario italiano. C’era una volta Antonio Fazio.

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L’Italia che funziona

in Italia

Unicredito Italiano, la seconda banca italiana per attivi, acquisirà la tedesca HVB Group per 19.2 miliardi di euro in azioni, e darà vita alla più grande banca dell’Europa centrale ed orientale. Gli azionisti HVB otterranno cinque azioni Unicredito per ogni azione posseduta. L’acquisto, che rappresenta il maggior takeover bancario transnazionale in Europa, darà origine ad una compagnia con circa 11 milioni di clienti, soprattutto nell’Europa centrale ed orientale, dove il credito bancario cresce a tassi tripli rispetto alle nazioni dell’Area Euro. Dopo l’acquisizione, Unicredito diverrà l’ottavo gruppo bancario europeo, con 733 miliardi di euro di attivi, sopravanzando concorrenti quali il Credit Suisse e l’olandese Abn Amro. Unicredito, guidato da Alessandro Profumo, si aspetta dall’operazione risparmi netti annui per circa 745 milioni di euro entro il 2008, e mira ad un ritorno sul patrimonio netto (ROE) di circa il 18 per cento nel 2007. La forza lavoro complessiva, pari attualmente a circa 125.000 persone, verrà ridotta in media del 7 per cento. Leggi tutto

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