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	<title>Phastidio.net &#187; Unipol</title>
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		<title>Un foglio Excel per via Stalingrado</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2007 08:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[La Seconda Sezione della Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a sei mesi per gli ex vertici di Unipol, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, responsabili di insider trading per un acquisto di obbligazioni del gruppo avvenuto nel 2001. Il finanziere Emilio Gnutti, anche lui imputato a Milano per la stessa vicenda, ha invece [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>La Seconda Sezione della Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a sei mesi per gli ex vertici di Unipol, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, responsabili di <em>insider trading</em> per un acquisto di obbligazioni del gruppo avvenuto nel 2001. Il finanziere Emilio Gnutti, anche lui imputato a Milano per la stessa vicenda, ha invece patteggiato la pena (sempre sei mesi) che è stata convertita nel pagamento di 140.520 euro di multa. I giudici di secondo grado confermando la sentenza del tribunale hanno inoltre condannato Consorte e Sacchetti a versare 92.500 euro di danni patrimoniali alla Consob. Consorte, presente in aula, è stato peraltro interdetto dai pubblici uffici e dal contrattare con la pubblica amministrazione per il periodo di un anno e due mesi.</p>
<p>&#8220;<em>Sono condannato per aver agito nell&#8217;interesse di Unipol. È una sentenza che non capisco: faremo ricorso in Cassazione</em>&#8220;. Così Giovanni Consorte commenta il verdetto. Nel corso della prima udienza venerdì scorso, l&#8217;ex numero uno di via Stalingrado aveva spiegato ai giudici di aver operato &#8220;<em>solo nell&#8217;interesse di Unipol, senza ricavare alcun vantaggio personale</em>&#8220;. <strong>Consorte aveva anche spiegato di aver eseguito l&#8217;operazione contestata dalla magistratura su suggerimento della direzione finanziaria di Unipol al fine di ottenere il ritiro del debito del gruppo dal mercato</strong>. Ma i giudici della Corte d&#8217;appello di Milano hanno accolto, invece, la versione dell&#8217;accusa. Vale la pena riassumere la vicenda.</p>
<p><span id="more-1179"></span>Nel marzo 2002, Unipol decise di procedere al rimborso anticipato di due proprie emissioni obbligazionarie. Una, in particolare, aveva un tasso nominale del 2,25 per cento, con scadenza al 30 giugno 2005. A causa dei rendimenti di mercato di allora (il Btp di pari scadenza rendeva intorno al 4,65 per cento), i<strong>l titolo quotava ampiamente sotto la parità</strong>. A beneficio dei non iniziati in matematica finanziaria, ed in primissima approssimazione, un titolo obbligazionario quota sotto la parità quando il rendimento di mercato per strumenti equivalenti è superiore alla cedola pagata da tale titolo. <strong>Unipol decise invece di rimborsare anticipatamente un debito che le consentiva di risparmiare sui tassi correnti di mercato</strong>. Come <a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/documenti/Libero-2003-04-19.htm" taegwt="_blank">magistralmente ricostruito (e denunciato) dal professor Beppe Scienza</a>, la cooperativa bolognese spese, per il rimborso delle obbligazioni, 318 miliardi di lire. Quella somma, investita in titoli di stato di scadenza pari alle obbligazioni poi rimborsate anticipatamente, <strong>avrebbe fruttato circa 14 milioni di euro di interessi attivi per il bilancio Unipol</strong>. Perché i compagni-manager bolognesi gettarono dalla finestra tanti soldi? L’unica cosa certa è che l’andamento delle quotazioni dell&#8217;obbligazione, nei giorni immediatamente precedenti l’annuncio del riacquisto, prese a salire furiosamente, con volumi in forte aumento, nel più classico caso di insider trading che la borsa italiana ricordi. Il tutto, nell’abituale passività della Consob, il nostro ectoplasmatico <em>watchdog</em> borsistico, tardivamente svegliatasi a resipiscenza con la costituzione in giudizio e la richiesta di danni patrimoniali. Scrive Beppe Scienza:</p>
<blockquote><p>E&#8217; infatti molto strano che qualcuno certi giorni abbia improvvisamente fatto acquisti così mastodontici, per giunta a prezzi poco convenienti. Da inizio 2002 le quotazioni del reddito fisso sono generalmente scese, quelle delle Unipol 2000-2005 invece salite. Dunque non si vede proprio l&#8217;interesse a tali acquisti, a meno di sapere in anticipo dell&#8217;imminente rimborso. Inoltre è stupefacente che ci fosse qualcuno bello pronto, per esempio il 24 gennaio, a vendere una tale barca di titoli. Tutto questo è sorprendente. Abbiamo cercato lumi da parte dell&#8217;Unipol, ma c&#8217;è stato raccontato che <strong>le obbligazioni erano state rimborsate perché il tasso d&#8217;interesse era alto (!)</strong>. Abbiamo insistito per ottenere qualche giustificazione meno strampalata, ma nonostante ripetute telefonate la stiamo ancora aspettando.<br />
A questo punto viene addirittura il dubbio che il rimborso anticipato, <strong>in spregio agli interessi della società</strong>, sia stato deciso proprio per permettere quegli strani acquisti.</p></blockquote>
<p>La linea difensiva di Consorte si è meglio precisata nel corso dei gradi di giudizio. Siamo così passati dal rimborso &#8220;<em>perché il tasso d&#8217;interesse era alto</em>&#8220;, autentica motivazione psichedelica, al &#8220;<em>riequilibrio del rapporto tra indebitamento e mezzi propri</em>&#8220;, che va un po&#8217; meglio, ma è giustificazione emersa tardivamente. <strong>Ora, Consorte afferma di aver semplicemente ratificato, fidandosi, una valutazione della direzione Finanza di Unipol</strong>. Che evidentemente ha preso la decisione in un momento in cui l&#8217;assicurazione bolognese era priva di Excel.</p>
<p><strong>A noi resta sempre la stessa domanda: perché Unipol non ha finora attivato l&#8217;azione di responsabilità verso gli ex amministratori Consorte e Sacchetti?</strong> Perché ha effettivamente da sempre saputo (e avallato) la condotta dei suoi due ex amministratori, come suggerisce l&#8217;ultima linea difensiva di Consorte? Se le cose stanno così, <em>ed escludendo il dolo</em>, urge che a via Stalingrado si dotino di un foglio elettronico, per calcolare il valore attuale di una passività. E complimenti per la <em>governance. </em>Se invece il cda non sapeva, ancora complimenti per la <em>governance</em>. Che dite, aspettiamo la Cassazione?</p>
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<p>© <a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a>, 2003 - 2007. |
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		<title>La zona d&#8217;ombra</title>
		<link>http://phastidio.net/2007/06/04/la-zona-dombra/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2007 09:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Unipol]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; passato pressoché sotto silenzio l&#8217;ultimo capitolo delle avventure giudiziarie di Unipol, in cui si narra del sequestro, ad opera del Nucleo valutario della Guardia di Finanza, di 55 milioni di euro tra titoli, quote societarie e partecipazioni immobiliari. Tale tesoretto è stato requisito a Vittorio Casale, immobiliarista molto vicino a Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>E&#8217; passato pressoché sotto silenzio l&#8217;ultimo capitolo delle avventure giudiziarie di Unipol, in cui si narra del sequestro, ad opera del Nucleo valutario della Guardia di Finanza, di 55 milioni di euro tra titoli, quote societarie e partecipazioni immobiliari. Tale <em>tesoretto</em> è stato requisito a Vittorio Casale, immobiliarista molto vicino a Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, già ai vertici di Unipol.</p>
<p>Il sequestro è stato disposto dalla Procura di Roma, e verte sulla cessione di 133 immobili non strumentali di proprietà di Unipol, avvenuta a fine 2004, ad una società partecipata dal fondo Glenbrook e dalla società di Casale, Operae. A riprova di quanto alcuni abbiano il pallino degli affari, pochi mesi dopo le due società rivendettero gli immobili a Pirelli Real Estate e Morgan Stanley Real Estate, ottenendo una plusvalenza di 55 milioni di euro. <span id="more-964"></span>Secondo gli inquirenti,  3 dei 133 immobili Unipol destinati a cessione restarono fuori dall&#8217;operazione consentendo, in seguito ad un complesso gioco di compravendite, la generazione di una plusvalenza di 9.5 milioni di euro a beneficio di Consorte e Sacchetti, oggetto di sequestro giudiziario lo scorso gennaio (confermato lo scorso 19 aprile dal tribunale del Riesame). Secondo la Procura di Roma, Casale sarebbe stato il regista dell&#8217;operazione di compravendita di questi immobili, <strong>per compensare Consorte e Sacchetti di aver ceduto immobili a prezzi inferiori a quelli di mercato, procurando un danno patrimoniale a Unipol</strong> che, a distanza di oltre un anno, ha deciso di presentare querela.</p>
<p>Ma questa non è la sola vicenda oscura, nella saga Unipol e nelle tecniche gestionali del &#8220;dinamico duo&#8221; Consorte-Sacchetti. Come forse ricorderete, <strong><a href="http://phastidio.net/2006/10/25/di-truffe-e-truffatori/">i due sono già stati condannati in primo grado</a>  (assieme ad Emilio Gnutti) per il reato di <em>insider trading</em> per lo strano caso del rimborso anticipato delle obbligazioni Unipol</strong> 2000-2005 al tasso del 2,25 per cento e di quelle, di pari scadenza, con cedola nominale del 3,75 per cento. <a target="_blank" href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/documenti/Libero-2003-04-19.htm">Il caso venne sollevato dal professor Beppe Scienza</a> dell&#8217;Università di Torino, che si insospettì per le modalità di un rimborso del tutto irrazionale, visti i tassi di mercato dell&#8217;epoca. Se Unipol avesse utilizzato i 318 miliardi di lire destinati  al rimborso anticipato delle proprie obbligazioni per acquistare Btp di pari scadenza, la differenza tra i due tassi avrebbe prodotto un utile di 27 miliardi di lire, 14 milioni di euro. <em>Ergo</em>, quella operazione ha prodotto un danno a Unipol.</p>
<p>Abbiamo più volte segnalato le anomalie di queste operazioni, ma soprattutto un&#8217;anomalia ancora più grande: <strong>perché Unipol, finora, è stata silente sulle operazioni dei propri due ex manager</strong>, e non ha mai ritenuto di avviare un&#8217;azione di responsabilità contro Consorte e Sacchetti, anche per tutelare i propri azionisti dal danno patrimoniale che le operazioni dei due avevano causato? <strong>Solo di recente, a distanza di oltre due anni dall&#8217;accaduto, l&#8217;assicurazione di Via Stalingrado si è mossa, con grande circospezione. Perché?</strong> Le ipotesi potrebbero essere due: la prima vede Unipol come un vero e proprio colabrodo, sprovvista (o meglio, sprovveduta) di  meccanismi di <em>corporate governance</em> idonei ad evitare che i propri legali rappresentanti pro-tempore possano godere della più totale assenza di controlli interni. In questo caso, esistono precise responsabilità di legge in carico alla società.</p>
<p>L&#8217;altra ipotesi è quella che gli azionisti di controllo di Unipol sapessero delle operazioni di Consorte e Sacchetti, e che tali operazioni avessero finalità extra-aziendali, magari legate ai mitologici &#8220;costi della politica&#8221;. Comunque siano andate le cose, Unipol appare una volta di più come un&#8217;&#8221;area grigia&#8221; della finanza italiana, sulla quale la magistratura ha iniziato ad accendere un riflettore.</p>
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		<title>Di truffe e truffatori</title>
		<link>http://phastidio.net/2006/10/25/di-truffe-e-truffatori/</link>
		<comments>http://phastidio.net/2006/10/25/di-truffe-e-truffatori/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2006 13:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Unipol]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovanni Consorte, Ivano Sacchetti e il finanziere Emilio Gnutti sono stati condannati a 6 mesi di reclusione dal giudice di Milano Elisabetta Mayer con l&#8217;accusa di insider trading su titoli Unipol. Il giudice monocratico ha inoltre stabilito in 92.500 euro i danni patrimoniali e non patrimoniali che andranno risarciti dai tre condannati, in solido tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p><strong>Giovanni Consorte, Ivano Sacchetti e il finanziere Emilio Gnutti sono stati condannati a 6 mesi di reclusione dal giudice di Milano Elisabetta Mayer con l&#8217;accusa di <em>insider trading</em> su titoli Unipol</strong>. Il giudice monocratico ha inoltre stabilito in 92.500 euro i danni patrimoniali e non patrimoniali che andranno risarciti dai tre condannati, in solido tra loro, alla Consob, parte civile nel processo, oltre alle spese processuali. Gli ex vertici di Unipol e il finanziere Emilio Gnutti sono stati inoltre interdetti dai pubblici uffici (pena sospesa) per un anno. Il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza di oggi è stato fissato in 90 giorni.</p>
<p>Il pm Eugenio Fusco aveva chiesto per gli ex vertici di Unipol e per Gnutti esattamente sei mesi di reclusione e 300.000 euro di multa (il giudice li ha condannati a 100.000 euro).</p>
<p>I tre, secondo la procura, sapendo in anticipo (ovviamente, visto che la decisione del <em>buyback</em> originava dal vertice di Unipol, cioè dagli stessi Consorte e Sacchetti) che la compagnia assicuratrice avrebbe rimborsato anticipatamente due prestiti obbligazionari nel 2002 comprarono o fecero comprare a terzi titoli di quei bond per circa 100 milioni di euro. Ma come sono andate le cose?</p>
<p><span id="more-703"></span>Nel marzo 2002, Unipol decise di procedere al rimborso anticipato di due proprie obbligazioni convertibili. Una, in particolare, aveva un tasso nominale del 2.25 per cento, con scadenza al 30 giugno 2005. A causa dei rendimenti di mercato di allora, il titolo quotava ampiamente sotto la parità. Unipol decise invece di rimborsare anticipatamente (alla pari) un debito che le consentiva di risparmiare sui tassi correnti di mercato. Come <a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/documenti/Libero-2003-04-19.htm">magistralmente ricostruito (e denunciato) dal professor Beppe Scienza</a>, la cooperativa bolognese spese, per il rimborso delle obbligazioni convertibili, 318 miliardi di lire. <strong>Quella somma, investita in titoli di stato di scadenza pari alle convertibili (che all&#8217;epoca rendevano il 4.65 per cento), avrebbe fruttato circa 27 miliardi di lire di interessi attivi per il bilancio Unipol. Perché i compagni-manager bolognesi gettarono dalla finestra tanti soldi?</strong> L’unica cosa certa è che l’andamento delle quotazioni della convertibile, nei giorni immediatamente precedenti l’annuncio del riacquisto, prese a salire furiosamente, con volumi in forte aumento, nel più classico caso di <em>insider trading</em> che la borsa italiana ricordi. Scrive Beppe Scienza:</p>
<blockquote><p>E&#8217; infatti molto strano che qualcuno certi giorni abbia improvvisamente fatto acquisti così mastodontici, per giunta a prezzi poco convenienti. Da inizio 2002 le quotazioni del reddito fisso sono generalmente scese, quelle delle Unipol 2000-2005 invece salite. Dunque non si vede proprio l&#8217;interesse a tali acquisti, a meno di sapere in anticipo dell&#8217;imminente rimborso. Inoltre è stupefacente che ci fosse qualcuno bello pronto, per esempio il 24 gennaio, a vendere una tale barca di titoli.</p>
<p>Tutto questo è sorprendente. Abbiamo cercato lumi da parte dell&#8217;Unipol, ma c&#8217;è stato raccontato che le obbligazioni erano state rimborsate perché il tasso d&#8217;interesse era alto (!). Abbiamo insistito per ottenere qualche giustificazione meno strampalata, ma nonostante ripetute telefonate la stiamo ancora aspettando.<br />
A questo punto <em>viene addirittura il dubbio che il rimborso anticipato, in spregio agli interessi della società, sia stato deciso proprio per permettere quegli strani acquisti</em>.</p></blockquote>
<p><strong>Finanziamento illecito ai partiti? Gioco delle tre tavolette per far fare qualche soldino ad alcuni esponenti della leggendaria “razza padana&#8221; imprenditoriale?</strong> La sentenza di primo grado di oggi sanziona solo il reato di <em>insider</em> <em>trading</em>. Certo, a noi che siamo provvisti solo di ignoranza maieutica, restano le domande. Ad esempio, appurato incontrovertibilmente che la conversione del prestito procurò a Unipol un danno economico, <strong>perché Unipol non ha ancora proceduto all&#8217;azione di responsabilità nei confronti dei due suoi ex amministratori</strong>?<strong> </strong></p>
<p>Nel frattempo, ci corre l&#8217;obbligo di tornare sulla <strong>legge Finanziaria</strong>, scusandoci per la monotematicità di questo periodo. Mentre la Cgil (o meglio, il suo vertice) plaude alla manovra, <strong>i metalmeccanici della Uilm hanno scoperto che essa in realtà procurerà un danno anche ai percettori di redditi bassi e medio-bassi</strong>. Per il dettaglio del grido di dolore (e della lucida analisi economica) della Uilm, vi rimandiamo alla lettura del <a href="http://aconservativemind.blogspot.com/2006/10/la-finanziaria-fa-piangere-anche.html" target="_blank">post di Fausto</a>. Noi vorremmo solo rimarcare che, come era lecito attendersi, la sostituzione del sistema di deduzioni per carichi familiari con uno di detrazioni, finisce col <strong>ridurre il reddito disponibile già per un lavoratore dipendente privo di carichi di famiglia ed imponibile annuo di ben 25.000 euro</strong>. Roba da ricchi. La fascia di reddito in cui un lavoratore senza carichi di famiglia inizia ad arricchirsi è quella dei 17.000 euro lordi annui: in quella circostanza, il Nostro si porta a casa ogni mese ben 6 euro in più. Immaginiamo la sua angoscia a gestire un simile, drammatico cambiamento nella sua esistenza.</p>
<p>E poiché il diavolo si nasconde nei particolari sappiate che, per effetto delle modifiche all&#8217;imponibile che il nuovo sistema di aggravi (definirli sgravi ci sembrava francamente troppo) provoca, <strong>su tutti i redditi si abbatterà <em>automaticamente</em> il peso di maggiori addizionali comunali e regionali</strong>, senza parlare di tasse di scopo ed altri nuovi balzelli locali. Per sincerarvene, consultate il <a href="http://borsa.corriere.it/CalcFin/Finanziaria.html" target="_blank">calcolatore irpef del Corriere</a>, che considera anche l&#8217;effetto delle addizionali locali, a scenario invariato.</p>
<p>Quanto durerà ancora questa cialtronata?</p>
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		<title>Diversi, perbene, ottusi. O altro?</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2006 16:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Fassino]]></category>
		<category><![CDATA[Giampaolo-Pansa]]></category>
		<category><![CDATA[Unipol]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul Bestiario di questa settimana, Giampaolo Pansa invita Piero Fassino a risolvere quattro &#8220;misteri&#8221; relativi al rapporto tra il vertice diessino e Unipol. Il primo mistero nasce da una domanda che ci siamo fatti in molti e che &#8216;Il Riformista&#8217; ha esplicitato meglio di tutti. Nella famosa telefonata del luglio 2005, Fassino ha ascoltato Consorte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>Sul <a href="http://www.espressonline.it/eol/free/jsp/detail.jsp?m1s=o&amp;idCategory=4817&amp;idContent=1252421">Bestiario</a> di questa settimana, Giampaolo Pansa invita Piero Fassino a risolvere quattro &#8220;misteri&#8221; relativi al rapporto tra il vertice diessino e Unipol.</p>
<blockquote><p>Il primo mistero nasce da una domanda che ci siamo fatti in molti e che &#8216;Il Riformista&#8217; ha esplicitato meglio di tutti. Nella famosa telefonata del luglio 2005, Fassino ha ascoltato Consorte spiegargli di avere già in mano, insieme ai suoi alleati e grazie a patti segreti, il 51 per cento della Bnl e questo prima dell&#8217;Opa. <strong> Ma in quella data l&#8217;Unipol era autorizzata a detenere soltanto il 19 per cento della banca da conquistare. Dunque, Consorte di fatto confessava al segretario dei Ds di aver violato regole e leggi.</strong> Fassino l&#8217;ha capito o no? E se non l&#8217;ha capito, come mai non si è fatto aiutare da qualche esperto di Opa al servizio del Botteghino? Avrebbe subito sentito puzza di bruciato. E, forse, avrebbe mollato Consorte al proprio destino. Invece ha continuato a fare il tifo per l&#8217;Unipol. &#8220;In un mondo di furbi, io preferisco essere tifoso che cinico&#8221;, ha detto Fassino a &#8216;Repubblica&#8217;. Ma tifare per una scalata &#8216;alla Consorte&#8217; è stata una forma accentuata di autolesionismo che adesso il capo della Quercia sta pagando.</p></blockquote>
<p><span id="more-449"></span></p>
<p>Appunto. Delle due, l&#8217;una: o il segretario dei diesse è profondamente ignorante delle leggi che regolano le acquisizioni di società quotate, oppure si è reso complice dei maneggi di Consorte, probabilmente avallandoli. Abbiamo rilevanti prove che Fassino capisca assai poco di mercato ed economia, il che non è penalmente rilevante, ma in tal caso la Quercia dovrebbe perlomeno compiere una approfondita riflessione circa le modalità di selezione e cooptazione dei propri dirigenti.</p>
<blockquote><p>Il secondo mistero riguarda Consorte e i suoi alleati, quella che Ernesto Galli della Loggia, sul &#8216;Corriere della Sera&#8217;, ha chiamato &#8216;la consorteria&#8217;. Fassino ne aveva contezza? <strong> Sapeva com&#8217;era abituato a muoversi il capo dell&#8217;Unipol almeno fin dal 2001, quando aveva venduto a Emilio Gnutti le azioni Olivetti a un prezzo inferiore a quello che poteva spuntare? Secondo Massimo Mucchetti, il guadagno &#8216;mancante&#8217; si aggirava sui 50 milioni di euro, più o meno la somma versata da Gnutti sui conti cifrati di Consorte e Sacchetti.</strong> Insomma, attorno a Consorte c&#8217;era un giro di compagni di merende al limite, come minimo, del codice penale. Possibile che il leader di un grande partito in marcia verso il governo non ne sapesse nulla? Il Bestiario ritiene che sapesse tutto. Ma che su questo tutto prevalesse l&#8217;obiettivo di conquistare una banca.</p></blockquote>
<p>Appunto. Un caso da manuale di doppiezza togliattiana? O l&#8217;ennesima riproposizione dell&#8217;ottusità fassiniana? E&#8217; certo molto utile, sul piano politico, vendere la versione di un leader del primo partito italiano che è completamente privo di competenze di diritto dei mercati finanziari. Un po&#8217; come quando, nei processi, gli avvocati difensori tentano la carta dell&#8217;infermità mentale per il proprio assistito. In fondo, per il Botteghino questa potrebbe essere la classica tattica di riduzione del danno. Dal versante Unipol, considerato che Consorte è stato ai vertici dell&#8217;assicurazione bolognese per una dozzina d&#8217;anni, resta l&#8217;imbarazzante verità di un&#8217;azienda priva di meccanismi di <em>corporate governance</em>, ed evidentemente pure di una funzione di <em>internal auditing</em> che fosse in grado di verificare la regolarità delle transazioni che portavano la firma del proprio legale rappresentante pro-tempore.  Per questo motivo, <strong>se dovesse essere confermata la distrazione di 50 milioni di euro derivante dalla cessione a Gnutti delle azioni Olivetti a prezzo inferiore a quello di mercato, il nuovo vertice di Unipol dovrebbe immediatamente procedere ad azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori, per il gravissimo danno arrecato agli azionisti Unipol. L&#8217;alterazione di valori patrimoniali e reddituali derivanti da transazioni finirebbe con l&#8217;essere molto simile alle pratiche che Tanzi e Tonna realizzavano in quel di Collecchio.</strong> Quello che è certo è che Fassino dovrebbe evitare di andare in giro dichiarando la propria &#8220;amarezza&#8221;, o proponendo fantasiose riforme del diritto societario e dei patti di sindacato. La sua crassa ignoranza in materia (giacché siamo garantisti, lo riteniamo non coinvolto, fino a prova contraria, nel giro della &#8216;consorteria&#8217;) non appare un bel biglietto da visita.</p>
<blockquote><p>Il terzo mistero riguarda il tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti. È il dirigente della Quercia che, in una telefonata, raccomanda a Consorte di non dare a Fassino nessun dettaglio sull&#8217;Opa per la Bnl. Curiosa richiesta, della quale Sposetti ha finalmente parlato in pubblico domenica 8 gennaio in un circolo Arci di Prato. Secondo la cronaca dell&#8221;Unità&#8217;, Sposetti si è lamentato che il colloquio con Consorte sia finito sui giornali. Non doveva avvenire, perché era &#8220;una conversazione da privato cittadino con un altro privato cittadino&#8221;. Privati cittadini, lui e il capo dell&#8217;Unipol? Mi sembra molto riduttivo.<br />
Anche più strabiliante è la spiegazione di quel &#8220;non dire niente a Fassino&#8221;. Sentite Sposetti: &#8220;L&#8217;ho fatto perché non avevo condiviso l&#8217;intervista rilasciata da Fassino il giorno prima al &#8216;Sole 24 Ore&#8217;. Non nel merito, ma nella scelta del referente&#8221;, ossia del giornale. &#8220;Credevo che, vista l&#8217;importanza dell&#8217;operazione finanziaria, non andassero resi noti troppi dettagli&#8221;. Alla faccia, aggiunge il Bestiario, della trasparenza sempre obbligata in scalate di quel calibro. Che cosa ne pensa il segretario dei Ds? Mi auguro che tra lui e il tesoriere ci sia stato un chiarimento severo, magari brutale. Ma per noi, popolo bue, resta un altro mistero, da rubricare sotto la voce &#8216;Vatti a fidare degli amici e compagni&#8217;.</p></blockquote>
<p>Ugo Sposetti &#8220;è un santo&#8221;, per usare la pregnante definizione di Livia Turco, ed è l&#8217;uomo &#8220;che ha risanato i conti del partito&#8221;, secondo Fassino. A lui sia lode. Ma ci sfiora il dubbio che anch&#8217;egli considerasse il proprio segretario politico un po&#8217; troppo naif in materia, e volesse quindi evitare che Piero Forrest Gump Fassino finisse col dichiarare <em>urbi et orbi </em> che i diesse &#8220;hanno una banca&#8221; . Anzi, cancelliere, metta a verbale: la frase proferita da Fassino era &#8220;quindi abbiamo una barca?&#8221;, riferita al suo presidente ed alla nobile prassi di contribuire alle casse del partito, da oggi anche per mezzo di conferimenti in natura.</p>
<blockquote><p>Il quarto mistero è <strong>come mai, nel giro di pochi giorni, il presidente dei Ds, Massimo D&#8217;Alema, abbia cambiato radicalmente opinione su Consorte e la scalata Unipol alla Bnl. Dalla difesa totale allo sconcerto e, anche lui, all&#8217;amarezza.</strong> Che cosa è accaduto? Prima o poi lo sapremo, così come conosceremo le telefonate a Consorte di D&#8217;Alema e del suo braccio destro Nicola Latorre. Si sa che esistono e dunque è bene che emergano anch&#8217;esse. Perché pure in questo caso non si tratta di &#8216;privati cittadini&#8217;, ma di politici di prima fila, tenuti a rendere conto di tutto.</p></blockquote>
<p>Pare, quindi, che questo radicale revisionismo diessino abbia contagiato anche D&#8217;Alema: ora le idee si cambiano in pochi giorni, non più in pochi lustri. Un partito i cui vertici sono diventati improvvisamente afasici, smemorati e amareggiati potrà &#8220;ricordarsi&#8221;, una volta al governo, di lavorare nell&#8217;interesse del paese?<br />
Qualche giorno fa abbiamo letto, su un blog, il tenero commento di un militante progressista. Diceva:</p>
<blockquote><p>Il controllo maggiore nella sinistra lo fanno in primo luogo militanti e simpatizzanti. Ed i dirigenti lo sanno.</p></blockquote>
<p>Dopo la &#8220;vigilanza democratica&#8221; degli anni di piombo, occorre adeguarsi ai tempi. Alle prossime feste de l&#8217;Unità, tra una salamella ed una piadina, si terranno anche corsi di revisione e certificazione di bilancio.</p>
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		<title>Ripassi e chiaroveggenze</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2006 18:52:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Unipol]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto quello che D&#8217;Alema e Fassino avrebbero voluto sapere sulle cooperative e non hanno mai osato chiedere. Grazie a Marco Taradash per la segnalazione. © Phastidio.net, 2003 - 2006. &#124; Permalink Tags: Unipol &#124; Categorie: Italia Leggete anche: Epistemes.org - Studi economici e politici; Macromonitor.net - Macroeconomia e mercati finanziari Phastidio è anche su Facebook, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>Tutto quello che D&#8217;Alema e Fassino avrebbero voluto sapere sulle cooperative e non hanno mai osato chiedere. Grazie a <a href="http://www.riformatoriliberali.org/dettaglio.asp?id=141">Marco Taradash</a> per la segnalazione.</p>
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		<title>Il giglio infangato</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2006 11:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Fassino]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Unipol]]></category>

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		<description><![CDATA[Il segretario dei diesse ha deciso di rispondere &#8220;colpo su colpo&#8221; a quella che egli considera una vile aggressione politica. E così, ha deciso di sottoporsi ad un autentico tour de force di interviste, in ognuna delle quali riesce a balbettare qualche tassello della sua linea difensiva. Ha iniziato ieri con la fidata Repubblica, intervistato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>Il segretario dei diesse ha deciso di rispondere &#8220;colpo su colpo&#8221; a quella che egli considera una vile aggressione politica. E così, ha deciso di sottoporsi ad un autentico tour de force di interviste, in ognuna delle quali riesce a balbettare qualche tassello della sua linea difensiva. Ha iniziato ieri con la fidata Repubblica, intervistato dal &#8220;watchdog asimmetrico&#8221; Massimo Giannini: <span id="more-439"></span></p>
<blockquote><p>&#8220;Le vicende di questi mesi hanno fatto emergere un puzzle di incroci, patti, contropatti, concertazioni. Tutto questo non l&#8217;ha inventato solo Consorte. E allora mi chiedo: non è forse questa una patologia che rischia di intaccare il capitalismo italiano? Non c&#8217;è qualcosa di sbagliato nel fatto che ormai spesso basta comperare il 2% di una società per controllarla? Che i patti di sindacato sono sempre di più dei circoli chiusi impenetrabili? Vogliamo affrontare il nodo del rapporto tra banche e imprese? <strong>Vogliamo risolvere seriamente il rapporto tra privatizzazioni e liberalizzazioni, visto che in questi anni, come dimostrano i casi di Enel e Telecom, abbiamo creato monopoli o oligopoli di tipo privatistico non dissimili da quelli pubblici</strong>, con un intreccio con il potere politico e istituzionale analogo. Se questi sono i nodi, qui c&#8217;è una responsabilità di tutti: di chi governa e di chi è all&#8217;opposizione, di chi è impresa e di chi è politica&#8221;.</p></blockquote>
<p>Fassino ha scoperto la corporate governance, ottimo. Ma la corporate governance non necessita di nuove regole, quelle esistenti sono più che sufficienti, come dimostra il fatto che Unipol è indagata anche per responsabilità oggettiva, cioè per difetto nell’applicazione dei meccanismi operativi di governance. Quello che Fassino e il gruppo dirigente diessino omettono di segnalare è che <strong>Consorte è stato alla guida di Unipol per dodici anni, non per dodici giorni</strong>. Quindi delle due l’una: o i diesse sono complici degli abusi compiuti da questo signore, oppure sono responsabili di omesso controllo: perché parliamo di diesse? Per il doppio ruolo, di dirigenti e militanti di partito, ricoperto dai vertici delle cooperative. Fassino si scandalizza del fatto che con il 2 per cento è possibile controllare un’azienda? Ma questo è esattamente ciò che hanno fatto, per decenni, i valorosi capitalisti di debito di questo paese, sotto le amorevoli cure di Enrico Cuccia, l’inventore delle scatole cinesi e dei meccanismi di allungamento della leva societaria ed azionaria. <strong>Oggi, 30 cooperative controllano Unipol detenendone solo il 15 per cento del capitale sociale ordinario: fa una media dello 0.5 per cento a cooperativa, giusto segretario Fassino?</strong> E’ poi francamente sconcertante il fatto che il nostro piccolo gesuita si risvegli di soprassalto, ritenendo necessario “risolvere seriamente il rapporto tra privatizzazioni e liberalizzazioni”. Fassino non ricorda che le privatizzazioni del governo Prodi (1996-1998) vennero fatte senza aprire contestualmente i mercati? Lui all’epoca era al Ministero della Giustizia, ma poteva comunque buttare un occhio sulla rassegna stampa. Chi ha creato monopoli di tipo privatistico al posto di monopoli pubblici se non il governo di cui egli faceva parte? Ci pare poi ridicola la critica a patti di sindacato “chiusi ed impenetrabili”. I patti di sindacato sono il frutto dell’autonomia contrattuale delle parti, pur se limitata dal quadro normativo e dalla legislazione sulle offerte pubbliche di acquisto. Se i diesse ambiscono ad avere società quotate pienamente contendibili, sul modello americano, non devono fare altro che inserire questo punto nel loro programma dei sogni, avendo ben presente che Rifondazione e l’estrema sinistra si sono già espresse contro l’”instabilità”, soprattutto occupazionale, creata dalla scalabilità delle società quotate. Altro punto di un programma autenticamente riformista dovrebbe essere la revisione, meno timida di quella compiuta un paio d’anni fa da Tremonti, della normativa fiscale delle cooperative, per esaltarne l’autentica funzione mutualistica e disincentivarne le tentazioni di abuso di posizione dominante. Ma cosa c’è di meglio che rievocare la “lezione di Berlinguer”?</p>
<blockquote><p>&#8221;Siamo un partito sano, di gente per bene, e la lezione morale e politica di Berlinguer non solo l&#8217;abbiamo ben presente e viva nei nostri cuori, ma la facciamo vivere ogni giorno con la nostra concezione della politica, con il nostro modo di intendere l&#8217;impegno, con i valori morali e politici a cui ispiriamo il nostro comportamento&#8221;.</p></blockquote>
<p>Personalmente, non abbiamo mai capito (neppure quando ascoltavamo i suoi comizi e leggevamo le sue interviste) se Berlinguer intendesse la questione morale come assoluta separatezza tra affari e politica, e quindi fissazione di regole del gioco certe e definitive, oppure se il suo fosse un assai più banale richiamo moralistico e neo-pauperista contro il denaro e la corruzione morale che esso implicherebbe, secondo l’antica tradizione comunista. Certo è che un piccolo sforzo per attualizzare un pensiero vecchio di un trentennio, nell’era della globalizzazione, i diessini potrebbero e dovrebbero compierlo. Fassino, poi, ringrazia </p>
<blockquote><p>“Il sentimento di solidarietà di Romano Prodi e dei leader di centrosinistra. Hanno avuto sensibilità ed amicizia nei nostri confronti in un momento così difficile, di non lasciarci soli ed esprimere solidarietà e sostegno.” </p></blockquote>
<p>E meno male, visti i toni usati dal correntone diesse, da Di Pietro e dai rutelliani negli scorsi giorni. Ma di fronte alla poco piacevole prospettiva di segare il ramo su cui si è seduti, sono già in corso contatti per ricucire lo strappo, con dovizia di sociologismi programmatici e consueto diluvio di benaltrismi.<br />
<strong>Che il giocattolo sia se non rotto almeno ammaccato, è testimoniato dalla formidabile offensiva mediatica che vede impegnato tutto lo stato maggiore diessino “sulle reti controllate da Berlusconi”</strong>: ieri sera comizietto di venti minuti di Veltroni da Fabio Fazio, durante il quale il sindaco di Roma ha tentato di rispolverare il vecchio arnese cospirazionista, utilizzato da Consorte negli interrogatori: </p>
<blockquote><p>La politica italiana corre il rischio di un &#8221;imbarbarimento&#8221; tale che, secondo Walter Veltroni, <strong>&#8221;se fosse vero quanto detto da Cossiga, allora il Watergate sarebbe piccola cosa in confronto&#8221;.</strong> Il sindaco di Roma ha espresso questo dubbio questa sera nel corso della trasmissione &#8216;Che tempo che fa&#8217;. Riferendosi alle intercettazioni relative al caso Unipol e riguardanti le telefonate tra Fassino e Consorte, Veltroni ha giudicato &#8221;molto grave&#8221; quanto dichiarato nei giorni scorsi da Cossiga: &#8221;quelle intercettazioni non sono state trasmesse. Però qualcuno ha preso quei nastri e li ha portati al Giornale, quotidiano di proprietà del presidente del consiglio&#8221;.<br />
Di questo passo secondo la Veltroni la politica rischia di cadere in un imbarbarimento tale da mettere a repentaglio lo stesso Paese. &#8221;Se fosse vero quanto detto da Cossiga – ha sottolineato Veltroni &#8211; allora il Watergate sarebbe piccola cosa in confronto&#8221;. </p></blockquote>
<p>Da un amerikano come Uòlter, il riferimento al Watergate appare un atto dovuto. Interessante notare che quando vengono pubblicate, secondo le stesse modalità, intercettazioni relative a Berlusconi, i diesse e la sinistra abitualmente invitano a non guardare il dito delle trascrizioni, ma la luna del contenuto delle medesime. Purtroppo per i diesse, <strong>sembra che il loro interlocutore privilegiato abbia deciso di sposare la linea-Mieli: l’attacco al cuore del sistema diessino per tentare di portare quel partito nel ventunesimo secolo</strong>, e non appare quindi disposto a comprare nessun best seller cospirazionista:</p>
<blockquote><p>&#8221;Non vorrei che qualcuno usasse una pratica diffusa sin dai tempi di Giulio Cesare: quella di <strong>vedere finti complotti o inventarsi nemici per togliere l&#8217; attenzione dai problemi veri e tenere insieme la propria parte&#8221;</strong>. Lo ha detto il presidente di Confindustria e Fiat, <strong>Luca Cordero di Montezemolo,</strong> rispondendo a una domanda sulla vicenda Unipol e sulle polemiche politiche ad essa collegate.<br />
&#8221;Dalla scorsa primavera &#8211; ha ricordato Montezemolo – abbiamo richiamato, anche in termini crudi, le preoccupazioni sempre crescenti sull&#8217; intreccio perverso tra politica e affari, su speculazione e lavoro, sulle incursioni al di fuori delle regole. Le nostre prese di posizione sono però state accolte da un assordante silenzio da parte del mondo politico&#8221;.</p></blockquote>
<p>Ma niente paura, vediamo all&#8217;orizzonte un bel Codice Etico, con tanto di solenne manifestazione popolare, del tipo già visto alle Primarie.</p>
<p><strong>UPDATE:</strong> Con grande anticipo rispetto al tradizionale quindicennio revisionista, <a href="http://www.repubblica.it/2006/a/sezioni/economia/banche32/parlada/parlada.html">D&#8217;Alema prende le distanze dalla salvifica opa su Bnl</a>. E ora, povero Piero, quali pareti vetrate tenterà di scalare? </p>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 14:15:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[E così, il popolo della sinistra ha scoperto (o riscoperto) la questione morale e la contiguità affaristica dei Ds con una rete di faccendieri di varia estrazione e formazione. Fa tenerezza leggere le lettere dei militanti a l’Unità. C’è la madre di famiglia che ha tre auto (complimenti, signora!) assicurate con Unipol, e solo ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>E così, il popolo della sinistra ha scoperto (o riscoperto) la questione morale e la contiguità affaristica dei Ds con una rete di faccendieri di varia estrazione e formazione. Fa tenerezza leggere <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=54134&amp;START=1724&amp;XPREC=0" target="_blank">le lettere dei militanti </a>a l’Unità. C’è la madre di famiglia che ha tre auto (complimenti, signora!) assicurate con Unipol, e solo ora scopre che la compagnia di assicurazione partecipa a pieno titolo al cartello che da sempre determina i prezzi delle polizze. Cartello, certo, perché per il nuovo anno converrebbe chiamare cose e situazioni con il loro nome, senza perifrasi, metafore e circonlocuzioni. Un po’ di sano linguaggio politically incorrect per aprire le finestre e fare entrare un refolo di aria gelida anche nel sepolcro imbiancato della sinistra moralista italiana. Come spiegare ai volenterosi adepti dell’eccezionalismo progressista che di eccezionale, nel loro Partitone del Botteghino, ormai vi è solo l’abilità nell’essere riusciti a mascherare per decenni lo svolgimento di attività affaristiche del tutto identiche a quelle svolte dagli altri partiti della Prima e Seconda repubblica? <span id="more-435"></span></p>
<p>Si potrebbe dire che, allo stato, non vi è ancora nulla di penalmente rilevante, che la fuga di notizie sulle intercettazioni telefoniche è esecrabile, che Fassino conferma che di economia e mercati davvero non capisce un’acca (<em>“E allora siamo padroni di una banca?”</em>). Nel frattempo, dopo le denunce sdegnate di cospirazione, <strong>ecco comparire la nuova linea difensiva</strong>, articolata come si conviene ad un partito che da sempre fa dell’illusionismo linguistico il fulcro della propria strategia di comunicazione politica. Da un lato, ecco<strong> le addolorate elucubrazioni dei padri nobili</strong>, che reiterano il mantra della “diversità” diessina e chiedono non uno ma “due passi indietro”, invocano un nuovo statuto di moralità, virtù e sobrietà nel rapporto con il denaro, mai come oggi tornato “sterco del demonio” anche per la grande Chiesa Rossa.</p>
<p>E’ singolare che questa filippica provenga da <a href="http://www.repubblica.it/2005/l/sezioni/economia/banche29/bassol/bassol.html" target="_blank"><em>‘O Governatore</em> Bassolino</a>, l’uomo che guida la regione più disastrata d’Italia, quella che riesce a creare <a href="http://phastidio.net/2005/06/30/convivialita-istituzionale/">una commissione per il Mediterraneo ed una per il Mare</a>, quella che per prima ha creato corsi regionali per veline professioniste, quella che proprio non riesce a sottrarre alla criminalità organizzata la gestione delle discariche, e paga cifre imponenti per inviare le “ecoballe” di rifiuti in Germania e Lombardia, tanto alla fine paga il Pantalone nazionale, in nome della lotta a “questo federalismo eversivo ed egoista”, appena approvato dalla moralmente illegittima maggioranza nazionale. <strong>Il secondo perno della strategia, dopo le giaculatorie moralistiche, consiste nell’isolare e stigmatizzare i “compagni che sbagliano”.</strong> Consorte? Non è mai stato uno di noi.</p>
<p>Ma oggi questa strategia dell’espunzione del bubbone dall’organismo sano (ma che dico, sanissimo) del partito fa un salto di qualità: si moltiplicano i tentativi di regolamenti di conti contro la presunta “corrente affaristica” del partito, che a torto o ragione si tende ad identificare con il <em>Lider Massimo</em>, quello della “merchant bank di Palazzo Chigi”. Fantastica occasione per una bella faida interna, nel nome della “base sbigottita”, con Travaglio ed il suo ultimo libro portati in processione nelle sezioni diessine come madonne pellegrine. Come finirà? A tarallucci e vino, ovviamente. Qualche aggiustatina all’organigramma, qualche processo in piazza, qualche sociologismo d’accatto e tutto tornerà come nuovo. E poi, cari compagni, vogliamo mettere quanti scheletri nell’armadio ha Berlusconi? Noi siamo appena stati all’Ikea, abbiamo ordinato armadi più capienti, il sol dell’avvenire splende come non mai. E il grande Romano tra pochi mesi ci riporterà in paradiso, con o senza programma. Ritireremo le truppe dall’Iraq, senza se e senza ma, metteremo nel presepe le statuine dei metalmeccanici, ripristineremo le baronie accademiche in nome del Progresso. Perché noi siamo diversi. Anche nel borseggio. E poi, noi lo facciamo per il partito, mica per arricchimento personale.</p>
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		<title>Il partito-azienda</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2005 12:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discussioni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Fassino]]></category>
		<category><![CDATA[Unipol]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi, Unipol ha depositato in Consob il prospetto relativo alla propria offerta pubblica d&#8217;acquisto su Bnl. Abbiamo letto, durante tutto il mese di agosto, le sdegnate dichiarazioni di Fassino, che ha replicato stizzito agli &#8220;alleati&#8221; (dagli amici mi guardi iddio&#8230;) che rimproveravano ai diessini l&#8217;eccessiva spregiudicatezza e disinvoltura negli affari economici, e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>Nei giorni scorsi, Unipol ha depositato in Consob il prospetto relativo alla propria offerta pubblica d&#8217;acquisto su Bnl. Abbiamo letto, durante tutto il mese di agosto, le sdegnate dichiarazioni di Fassino, che ha replicato stizzito agli &#8220;alleati&#8221; (dagli amici mi guardi iddio&#8230;) che rimproveravano ai diessini l&#8217;eccessiva spregiudicatezza e disinvoltura negli affari economici, e la contiguità  ad alcuni ambienti affaristici. Il rimbrotto era originariamente partito da Arturo Parisi, braccio destro e <em>longa manus</em> di Prodi nella Margherita e, secondo osservatori come Emanuele Macaluso, rappresentava una sorta di pubblica manifestazione di dissenso per la gestione delle nomine ai vertici Rai. In particolare, secondo Macaluso, Claudio Petruccioli, pur ulivista della prima ora, non rientrava nel novero dei famigli di Prodi, e questo avrebbe profondamente irritato il &#8220;bambino della politica&#8221;, che avrebbe mandato avanti Parisi, in una singolare sequenza di messaggi criptati (che altri, e non noi, definirebbero paramafiosi). Tornando a Fassino, egli ha rivendicato il diritto della cooperazione a &#8220;fare impresa&#8221; ed entrare in un settore, come quello creditizio, che a suo giudizio è pertinente ed attinente all&#8217;oggetto sociale dell&#8217;azienda bolognese. <span id="more-332"></span> Si potrebbe chiedere a Fassino, che sui temi economici e finanziari non è esattamente un&#8217;aquila, perché i vertici Unipol sono stati colti dagli <em>animal spirits</em> solo dopo la notizia del lancio dell&#8217;Opa del Bbva su Bnl. Il segretario diessino dimentica poi che questa acquisizione, ove andasse a buon fine, rischierebbe di stravolgere e modificare l&#8217;oggetto sociale dell&#8217;acquirente (che è l&#8217;esercizio delle assicurazioni, non del credito), consentendo agli azionisti dissenzienti di esercitare il diritto di recesso, eventualità che causerebbe un ulteriore, rilevante esborso per le casse di una società  impegnata a scalarne un&#8217;altra di dimensioni triple, in termini di capitalizzazione. Ma Fassino ed i diesse, nel loro empito moralistico, ripropongono un vecchio leit-motiv di quel partito: salvare la forma per violare pesantemente la sostanza. Come nel caso di Unipol e dei suoi collateralismi.</p>
<p><strong>L&#8217;assicurazione bolognese è una società quotata, che sfrutta a mani basse quel sistema di scatole cinesi che i diessini tanto amano esecrare, ovviamente quando non riguarda gli amici. </strong>Oggi, Unipol risulta controllata da Finsoe, non quotata, che è a sua volta controllata da Holmo, anch&#8217;essa non quotata, posseduta da circa trenta cooperative. E&#8217; illuminante sapere che, proprio per aumentare la leva societaria, cioè moltiplicare il capitale controllato limitando l&#8217;esborso degli azionisti di controllo, le cooperative hanno fatto ricorso, tra il 2001 ed il 2002, ad una riorganizzazione della catena di controllo. Prima di tale data, infatti, le coop erano azioniste dirette di Finsoe, che a sua volta controllava Unipol ed Holmo, queste ultime due poste orizzontalmente e non verticalmente nella catena di controllo. Per aumentare il leverage azionario, si è deciso di ribaltare la struttura: Holmo viene posta in cima alla catena azionaria, ed è controllata dalle trenta cooperative, che le vendono il pacchetto di controllo di Finsoe, nella quale entrano nel frattempo il Monte Paschi, la Hopa di Emilio &#8220;Chicco&#8221; Gnutti, JP Morgan ed altri. Finsoe diventa l&#8217;azionista di controllo di Unipol. Per rafforzare il concetto (massimizzare il controllo azionario minimizzando l&#8217;esborso degli azionisti di controllo), Unipol emette azioni privilegiate, che non possono votare nelle assemblee ordinarie ma ricevono una maggiorazione del dividendo. In tal modo, Finsoe controlla circa il 52 per cento del capitale ordinario di Unipol, ma scende al 32 per cento del capitale totale, considerando cioè anche le azioni privilegiate. <strong>Di fatto, quindi, le trenta cooperative controllano Unipol avendo il controllo diretto di neppure il 15 per cento del capitale azionario ordinario della medesima.</strong> Tutto ciò non è uno scandalo, né è illegittimo, se solo si consideri che la famiglia Agnelli, ai tempi d&#8217;oro, controllava tutto il gruppo Fiat possedendone solo il 6 per cento, e allo stesso modo De Benedetti poteva piantare la propria bandiera su un gruppo industriale-finanziario di cui possedeva in realtà  solo il 3 per cento del capitale azionario aggregato. Questo assetto proprietario è stato quindi funzionale a consentire ad Unipol di fare shopping di aziende, ed accrescere il proprio peso economico, finanziario e (soprattutto) politico.</p>
<p><strong>Nei fatti, le cooperative (con la benedizione dei propri referenti politici) si sono comportate esattamente come i grandi capitalisti all&#8217;italiana. Malgrado i censori della sinistra tuonino abitualmente contro le scatole cinesi, le cooperative vi hanno fatto ricorso proprio come qualsiasi altro cattivone capitalista.</strong></p>
<p>Se èvero che negli ultimi anni, come rivendica Fassino, la cooperazione ha raddoppiato il numero degli occupati (appunto&#8230;), non pare tuttavia che la strategia di shopping abbia premiato gli azionisti, visto l&#8217;andamento delle quotazioni. Cento euro investiti due anni fa nell&#8217;indice Mib30, considerando il reinvestimento dei dividendi, sono oggi diventati 130; la stessa somma, investita nell&#8217;indice rappresentativo dei titoli assicurativi quotati sulla borsa italiana, avrebbe reso 128 euro. <strong>L&#8217;azionista Unipol, per contro, avrebbe visto i propri 100 euro assottigliarsi a circa 89 euro</strong>. Il tutto senza considerare l&#8217;erosione del potere d&#8217;acquisto intervenuta nel biennio. <strong>Unipol ha quindi distrutto valore per gli azionisti, anche attraverso acquisizioni che hanno reso meno del costo del capitale in esse impiegato.</strong> La conclusione cui è possibile giungere, escludendo quella di palese incapacità del management, che in un reale contesto di mercato andrebbe rimosso, è che le motivazioni delle acquisizioni non sono state di tipo economico, bensì di puro potere politico, e ad esse l&#8217;interesse degli azionisti è stato subordinato. La funzione di utilità della società è stata quindi dirottata a fini politici. Anche l&#8217;acquisizione di Bnl sembra destinata a rinverdire questa tradizione. La banca romana ha chiuso l&#8217;esercizio 2004 in rosso, mentre per il 2005 le ultime stime Nelson Information/Thomson Financial ipotizzano un utile di 14 centesimi per azione. Ciò significa che attualmente Bnl capitalizza circa 19 volte gli utili stimati per il 2005. A titolo di esempio, Banca Intesa ed Unicredito capitalizzano poco più di 12 volte gli utili attesi per il 2005. In soldoni, delle due l&#8217;una: o Unipol ritiene di poter sviluppare rilevanti sinergie e/o tagliare costi per incrementare l&#8217;utile di Bnl di almeno il 50 per cento, oppure l&#8217;acquisizione costa troppo.</p>
<p><strong>Purtroppo, di tali considerazioni non c&#8217;è traccia nel dibattito pubblico italiano. Prevale invece in esso un tribalismo che ricorda i riti di appartenenza ed affiliazione mafiosa: il nemico del mio nemico è mio amico.</strong> Una cultura paramafiosa che ormai permea non solo il sistema partitico, ma tutta la cultura politica italiana, estendendosi anche a quella parte di società civile che dovrebbe avere ruolo e funzioni di avanguardia culturale nel paese, blogger inclusi. Una morale <em>à  la carte</em>, che ha permesso le compenetrazioni tra politica ed affarismo, finendo col mettere sotto schiaffo una politica incapace di comprendere che il proprio primato deve derivare dalla capacità di fissare regole del gioco trasparenti, universali, efficaci ed efficienti per permettere al sistema-paese di sostenere la competizione globale e per consentire ai cittadini di comprendere cosa realmente è il mercato. Se invece, come appare del tutto evidente a tredici anni di distanza da Mani Pulite, e prescindendo dalle evidenti degenerazioni che quella indagine ebbe, la classe politica si ostina in larga parte a considerare se stessa come una sorta di broker, che percepisce &#8220;commissioni d&#8217;intermediazione&#8221; dal business, senza alcuna considerazione per la creazione di un mercato degno di questo nome, e se addirittura si giunge alla creazione di figure ibride e di confine tra il manager ed il politico, il risultato è la costante ricattabilità della politica ed il progressivo disfacimento (meglio sarebbe dire putrefazione) dei residui meccanismi di mercato presenti nel paese. In sintesi, qualcosa che eufemisticamente potremmo definire declino. Ecco perché, nell&#8217;Italia di oggi, la creazione di un vero mercato appare come la vera emergenza civile.</p>
<p><strong>Chi oggi parla di &#8220;questione morale&#8221; lo fa in modo puramente strumentale, quando non più propriamente in malafede.</strong> E&#8217; certamente vero che è in corso una competizione molto aspra all&#8217;interno della Disunione, in vista di quella pagliacciata chiamata Primaria, ed ogni mezzo è buono per tirare la coperta dalla propria parte. Resta da capire cosa effettivamente pensi l&#8217;elettorato di fronte a questi messaggi obliqui e criptati. Come ha detto nei giorni scorsi Cesare Salvi, viene da ridere al pensiero di vedere Clemente Mastella vestire i panni del moralizzatore. Ma si ride assai meno quando ci si rende conto che <strong>nessuno dei due schieramenti ha ritenuto di inserire, a preambolo del proprio programma, l&#8217;esigenza di creare un&#8217;economia di mercato nel senso occidentale del termine</strong>. In uno schieramento, infatti, prevalgono correnti arcaico-massimalistiche, che si ispirano a confuse velleità redistributive, assistenzialistiche e in definitiva di parassitismo sociale. Nell&#8217;altro, i gruppi d&#8217;interesse e le pulsioni corporative più retrive tengono in ostaggio ogni e qualsiasi ipotesi riformista in senso liberale.</p>
<p><strong><em><a href="http://phastidio.net/wp-content/unipol.gif" target="_blank">Come Unipol ha distrutto valore per i propri azionisti</a></em></strong></p>
<p><strong>Nota: per la realizzazione di questo post sono state utilizzate solo informazioni pubbliche. In particolare, quelle provenienti dal sito Consob, dalla banca dati Thomson Financial e da quella del Bloomberg Professional Service. La ricostruzione della percentuale di possesso azionario riferita ai gruppi Agnelli e De Benedetti è stata tratta dal libro di Salvatore Bragantini &#8220;Capitalismo all&#8217;italiana&#8221;.</strong></p>
<ul> <strong><br />
</strong></p>
<h2><strong>Link correlati:</strong></h2>
<li><a href="http://phastidio.net/2005/07/31/compagni-compari-e-consorte/">Compagni, compari e Consorte</a></li>
<li><a href="http://phastidio.net/2005/04/23/scene-da-un-declino/">Scene da un declino</a></li>
<li><a href="http://phastidio.net/2005/03/21/non-passi-lo-straniero/">Non passi lo straniero<br />
</a></li>
</ul>
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		<title>Compagni, compari e Consorte</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2005 07:33:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Consorte]]></category>
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		<description><![CDATA[Chi di noi non vorrebbe avere un angelo custode? Una sorta di entità superiore, che possa guidarci nei nostri atti quotidiani, consigliarci ed impedirci di compiere sciocchezze di varia natura? Sfortunatamente, non tutti possono avere una simile guida al proprio fianco. Altri, più fortunati, dispongono di questo “benefit&#8221;. E’ il caso di Giovanni Consorte, presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><p>Chi di noi non vorrebbe avere un angelo custode? Una sorta di entità superiore, che possa guidarci nei nostri atti quotidiani, consigliarci ed impedirci di compiere sciocchezze di varia natura? Sfortunatamente, non tutti possono avere una simile guida al proprio fianco. Altri, più fortunati, dispongono di questo “benefit&#8221;. <strong>E’ il caso di Giovanni Consorte, presidente di quella Unipol che si accinge ad acquisire il controllo di Banca Nazionale del Lavoro, dopo aver messo in cantiere un aumento di capitale da far tremare le vene ai polsi di entità ben più robuste della pur solida cooperativa bolognese</strong>. Ma tant’è, anche a distanza di molti anni il fascino della <em>bancassurance</em> è sempre forte, malgrado risultati non propriamente eclatanti, perlomeno in Italia. E poi, quando il Partito chiama, i piani industriali sgorgano come ruscelli di montagna, rinfrescanti ed incontaminati. <strong>L’angelo custode di Consorte è niente meno che un magistrato,</strong> di quelli che scioperano contro il governo accusandolo, con la sua riforma della giustizia, di attentare all’indipendenza dell’ordine giudiziario.<span id="more-311"></span></p>
<p>Nel bel mezzo dell’ennesimo capitolo della saga delle “tracimazioni&#8221; di atti giudiziari, attività che sembra essere diventata l’oggetto sociale della Procura di Milano, ecco il presidente di Unipol entrare in scena “trasversalmente&#8221;, per così dire. E’ infatti anche il manager delle Coop (già rinviato a giudizio dalla magistratura milanese per un presunto insider trading di Unipol nel 2002, di cui parleremo tra breve) ad avere il telefono sotto controllo nell’inchiesta lombarda sulla scalata «occulta» dell’amministratore delegato della Banca Popolare Italiana, il noto bacia-governatori Gianpiero Fiorani, e dei suoi alleati, i palazzinari concertisti, alla Banca Antonveneta. Ed è per l’appunto Consorte ad essere intercettato mentre racconta ad alcuni suoi collaboratori i contatti con un magistrato, come se questi gli avesse prospettato prima propositi e poi esiti tranquillizzanti (da capire se reali, se artefatti dal manager, o se millantati dal magistrato) a seguito di presunti interessamenti presso la Procura di Roma di questo giudice.<br />
<strong>Il giudice in questione è il neopresidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano ed ex vicepresidente dell’Associazione nazionale magistrati, Francesco Castellano</strong>, l’anno scorso presidente del collegio del processo Sme a Silvio Berlusconi e Cesare Previti. Castellano è amico di lunga data di Consorte, e non fatichiamo a crederlo, visto che dal 5 luglio fino a pochi giorni fa i due si sono sentiti telefonicamente ben 15 volte.<br />
Sfortunatamente, sono trascorsi almeno 10 giorni senza che la Guardia di Finanza segnalasse in tempo reale alla magistratura, dalla quale aveva ricevuto delega a intercettare alcuni protagonisti dell’affare Antonveneta, che nelle telefonate captate era capitato anche di «ascoltare» la coppia Castellano-Consorte. E la sfasatura comunicativa, non favorendo il rapido sviluppo di accertamenti efficaci, quali ad esempio servizi di osservazione di un incontro tra i due, neppure avrebbe valorizzato per tempo la telefonata nella quale il fresco capofila della «scalata» alla Bnl si dava un appuntamento di persona con il giudice.<br />
Il perché di questa inerzia, non è ancora noto: forse un sovraccarico investigativo concentrato sul nucleo principale dell’indagine, quello relativo a Fiorani &amp; compari, forse per difficoltà ad identificare immediatamente l’interlocutore di Consorte. Già nella prima telefonata del 5 luglio, tuttavia, il magistrato si presentava con nome e cognome, utilizzando un’utenza telefonica  del «Consiglio di presidenza della giustizia tributaria», che avrebbe in realtà consentito una agevole identificazione, essendo notorio e facilmente verificabile che proprio il magistrato milanese con quel nome e cognome è anche giudice tributario componente il Consiglio. Un’informativa-lampo, inoltre, non c’è stata neanche quando il contatto con Consorte è avvenuto da una utenza intestata (dal punto di vista della bolletta) alla Procura, circostanza che si sarebbe immaginata di per sé già potenzialmente allarmante. Oppure perché dal tenore delle comunicazioni non sarebbero emersi elementi penalmente rilevanti a carico del magistrato. Come che sia, la Procura di Milano ha trasmesso le trascrizioni delle intercettazioni a quella di Roma, accompagnate dalla formula “per quanto di competenza&#8221;, che indica l’assenza di rilevanza penale accertata al momento della trasmissione. Infatti, in caso di <em>notitia criminis </em>a carico di Castellano, il fascicolo avrebbe dovuto essere trasmesso alla Procura di Brescia, competente nei riguardi dei magistrati milanesi. A Roma, le trascrizioni verranno esaminate dal procuratore capo, Achille Toro, che appartiene alla stessa corrente di Castellano, Unità per la Costituzione (Unicost), e che sta indagando sul filone romano della scalata ad Antonveneta.</p>
<p>Castellano si è immediatamente difeso:</p>
<blockquote><p>“Consorte mi aveva esternato la sua determinazione in ordine alla possibilità di acquisire la Bnl.<br />
Io, meravigliato, gli raccomandai vivamente soltanto la necessità di attenersi a regole di assoluta trasparenza, tanto più che si trattava di un contesto caotico, come andavano riferendo tutti i mezzi di informazione. Un consiglio che da magistrato, come doveroso, avrei dato a qualsiasi cittadino: comportarsi secondole regole&#8221;.</p></blockquote>
<p>Evidentemente, se per esprimere questo palmare concetto sono servite quindici telefonate, si potrebbe inferire che Consorte è piuttosto duro di comprendonio. Ma niente paura, Castellano ha una risposta anche per questa obiezione:</p>
<blockquote><p>&#8221;Si trattava di brevi telefonate con cui si fissavano o si rinviavano appuntamenti anche con amici comuni, in relazione agli impegni reciproci. Sono infatti buon conoscente di Consorte, in quanto abbiamo amici comuni a Bologna&#8221;.</p></blockquote>
<p>Insomma, un po’ come quello che accade a noi comuni mortali, quando tentiamo di organizzare una pizza tra amici. Attendiamo fiduciosi le valutazioni romane su questa vicenda.</p>
<p><strong>Nel frattempo, proviamo ad approfondire la figura di Giovanni Consorte</strong>. Secondo <a href="http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/economia/banche6/consocoop/consocoop.html" target="_blank">Peppino Turani</a>, uno che di mosconate borsistiche se ne intende, il cinquantasettenne ingegnere chimico, nato a Chieti ma bolognese di adozione, ama comandare e non tollera molto i pareri contrari.</p>
<blockquote><p>Sono più di dieci anni che conta di trasformare la piccola Unipol in uno strumento finanziario importante e si è mosso secondo linee nette, come un consumato stratega sul campo di battaglia. Per prima cosa ha infilato i suoi uomini ovunque nella grande galassia delle cooperative. Spesso ha usato la liquidità dell&#8217;Unipol per aiutare le coop in difficoltà, riuscendo alla fine a metterle sotto la guida di suoi fedeli. Al punto che oggi è certamente il re indiscusso del mondo cooperativo &#8220;rosso&#8221;.<br />
<strong>Poi ha fatto crescere la Unipol comprando compagnie a destra e a sinistra, senza curarsi molto del prezzo e dei risultati. L&#8217;importante era crescere e raggiungere una certa dimensione, in modo da avere i numeri per tentare giochi più grandi.</strong> Nel 1989, grazie a un accordo con Mediobanca, la Unipol riesce a aumentare il proprio capitale e a quotarsi in Borsa. Ma questo è solo l&#8217;antipasto. Dieci anni dopo, nel 1999, la Unipol viene chiamata (probabilmente da Mediobanca, che un anno dopo gli farà acquistare la quota Generali della Bnl Vita) a fare parte dell&#8217;armata della &#8220;razza padana&#8221; che dà l&#8217;assalto, sotto la guida di Colaninno, alla Telecom. In realtà, la scalata si risolve in un grosso affare per gli scalatori, che due anni dopo vendono tutto alla Pirelli, guadagnando molti soldi. Si dice che la Unipol abbia fatto una plusvalenza di 100 milioni di euro.<br />
Ma questo, se si vuole, è quasi solo un dettaglio. In quell&#8217;occasione, infatti, fa amicizia con gli uomini della razza padana, e in particolar con Chicco Gnutti e Fiorani della Popolare di Lodi (oggi Popolare Italiana). Fra tutti questi soggetti nascono incroci azionari molto complicati, e l&#8217;amicizia è cementata anche da vacanze fatte insieme in barca. <strong>In sostanza, Consorte raccoglie intorno a sé quella finanza emergente che è in giro per far soldi e che non è accettata nei salotti buoni.<br />
Non si sa se in questo veda anche qualcosa &#8220;di sinistra&#8221; (gli emergenti contro l&#8217;establishment), ma è probabile che Consorte non abbia assolutamente nulla di sinistra. E&#8217; solo un finanziere che ha visto nell&#8217;area delle coop e della finanza rossa un luogo poco presidiato e dove era facile fare carriera e accumulare potere.</strong></p></blockquote>
<p>Turani glissa amabilmente su un piccolo ma illuminante “dettaglio&#8221; dello stile dei cavalieri di ventura italiani, visto che definisce “incidente di percorso&#8221; il rinvio a giudizio di Consorte e dell’allora suo vice, Ivano Sacchetti, per <em>insider trading</em>. Un capo d’imputazione talmente etereo da non essere quasi mai stato utilizzato, qui in Italia, a tutela del risparmio, e che ci induce a ritenere che, nell’occasione, il nostro ingegnere-conducator si sia comportato da autentico pollo.<br />
Ma cosa successe in quella circostanza?</p>
<p>Nel marzo 2002, Unipol decise di procedere al rimborso anticipato di due proprie emissioni obbligazionarie. Una, in particolare, aveva un tasso nominale del 2.25 per cento, con scadenza al 30 giugno 2005. A causa dei rendimenti di mercato di allora, il titolo quotava ampiamente sotto la parità. Unipol decise invece di rimborsare anticipatamente un debito che le consentiva di risparmiare sui tassi correnti di mercato. Come <a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/documenti/Libero-2003-04-19.htm" taegwt="_blank">magistralmente ricostruito (e denunciato) dal professor Beppe Scienza</a>, la cooperativa bolognese spese, per il rimborso delle obbligazioni, 318 miliardi di lire. Quella somma, investita in titoli di stato di scadenza pari alle convertibili, avrebbe fruttato circa 14 milioni di euro di interessi attivi per il bilancio Unipol. Perché i compagni-manager bolognesi gettarono dalla finestra tanti soldi? L’unica cosa certa è che l’andamento delle quotazioni dell&#8217;obbligazione, nei giorni immediatamente precedenti l’annuncio del riacquisto, prese a salire furiosamente, con volumi in forte aumento, nel più classico caso di insider trading che la borsa italiana ricordi. Il tutto, nell’abituale passività della Consob, il nostro ectoplasmatico <em>watchdog</em> borsistico. Scrive Beppe Scienza:</p>
<blockquote><p>E&#8217; infatti molto strano che qualcuno certi giorni abbia improvvisamente fatto acquisti così mastodontici, per giunta a prezzi poco convenienti. Da inizio 2002 le quotazioni del reddito fisso sono generalmente scese, quelle delle Unipol 2000-2005 invece salite. Dunque non si vede proprio l&#8217;interesse a tali acquisti, a meno di sapere in anticipo dell&#8217;imminente rimborso. Inoltre è stupefacente che ci fosse qualcuno bello pronto, per esempio il 24 gennaio, a vendere una tale barca di titoli.<br />
Tutto questo è sorprendente. Abbiamo cercato lumi da parte dell&#8217;Unipol, ma c&#8217;è stato raccontato che le obbligazioni erano state rimborsate perché il tasso d&#8217;interesse era alto (!). Abbiamo insistito per ottenere qualche giustificazione meno strampalata, ma nonostante ripetute telefonate la stiamo ancora aspettando. A questo punto viene addirittura il dubbio che il rimborso anticipato, in spregio agli interessi della società, sia stato deciso proprio per permettere quegli strani acquisti.</p></blockquote>
<p>Finanziamento illecito ai partiti? Gioco delle tre tavolette per far fare qualche soldino ad alcuni esponenti della leggendaria “razza padana&#8221; imprenditoriale? Attendiamo il processo. Ma riteniamo che queste informazioni siano illuminanti, ed occorrerebbe forse ricordarle, quando leggiamo dichiarazioni come questa, dell’ineffabile Fassino:</p>
<blockquote><p>Non vedo perché una grande compagnia assicurativa come Unipol non possa essere presente in modo più massiccio nel settore bancario se questo corrisponde ai suoi interessi aziendali.</p></blockquote>
<p>Giusto, che diamine. Anche se forse gli “interessi aziendali “ a cui i compagni di Unipol avrebbero dovuto prestare maggiore attenzione erano quelli sul proprio debito.</p>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2005 12:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BNL: BBVA CONSEGNA TITOLI A UNIPOL, PLUSVALENZA 520 MLN +++ (ANSA) &#8211; MADRID, 22 lug &#8211; Bbva ha deciso di rinunciare all&#8217;offerta su Bnl e consegnera&#8217; la sua quota a Unipol con una plusvalenza di 520 milioni. Lo riferiscono fonti della banca citate dalle agenzie Efe e Europapress. La conferma che questo paese è irriformabile, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="socialize-in-content" style="float:left;"></div><blockquote><p><strong>BNL: BBVA CONSEGNA TITOLI A UNIPOL, PLUSVALENZA 520 MLN +++</strong></p>
<p>(ANSA) &#8211; MADRID, 22 lug &#8211; Bbva ha deciso di rinunciare all&#8217;offerta su Bnl e consegnera&#8217; la sua quota a  Unipol con una plusvalenza di 520 milioni. Lo riferiscono fonti della banca citate dalle agenzie Efe e Europapress. </p></blockquote>
<p>La conferma che questo paese è irriformabile, ed in mano a bande politico-affaristiche che lo stanno portando sugli scogli. Viva la finanza rossa, viva l&#8217;italianità del dottor Fazio, <em>vive la republique&#8230;</em></p>
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