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url: 'https://phastidio.net/2007/11/22/economia-del-voto-di-scambio/'
title: Economia del voto di scambio
author:
  name: Mario Seminerio
  url: 'https://phastidio.net/author/phastidio/'
date: '2007-11-22T09:00:50+01:00'
modified: '2007-11-22T09:00:50+01:00'
type: post
categories:
  - Archivio
  - Discussioni
  - 'Economia &#038; Mercato'
tags:
  - Divulgazione-economica
published: true
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# Economia del voto di scambio

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                   L’ormai mitologico **Greg Mankiw** [ci spiega](http://gregmankiw.blogspot.com/2007/11/on-selling-votes.html) che **il voto di scambio non necessariamente riduce l’efficienza (cioè il miglioramento di condizione delle parti coinvolte nello scambio), ma certamente determina l’insorgere di rilevanti esternalità**, impedendo di applicare ad esso la tradizionale analisi economica basata sullo scambio volontario. Ad esempio, riprendendo pedissequamente l’esempio da egli proposto, ipotizzate che vi siano tre elettori (Andy, Ben e Carl), che devono votare per decidere la fornitura di un bene pubblico (cioè un programma elettorale) del valore di 9 dollari, da finanziare con tassazione in parti uguali di 3 dollari.

Per Andy tale bene pubblico vale 8 dollari, per Ben e Carl è privo di utilità. Al voto, il progetto non sarebbe quindi realizzato. Ma se Andy compra il voto di  ben per 4 dollari, il progetto verrebbe realizzato. Per effetto di ciò, Andy avrebbe un beneficio netto di 1 dollaro: 8 di beneficio, 3 spesi in tasse e 4 per comprare il voto di Ben; il quale Ben migliorerebbe a sua volta la propria condizione di 1 dollaro, con 4 di incasso per la vendita del voto e 3 spesi in tasse. A questo punto, il povero Carl avrebbe una perdita di benessere pari a 3 dollari, cioè le tasse che è costretto a pagare per l’accordo tra gli altri due elettori, a fronte di un beneficio per lui nullo. **In questo caso, il voto di scambio ridurrebbe il benessere della comunità** nella misura di 1 dollaro. Ma attenzione: se per Andy il bene pubblico valesse 10 dollari e non 8, l’acquisto del voto di Ben per gli stessi 4 dollari accrescerebbe il benessere della collettività di 1 dollaro, ed **il voto di scambio produrrebbe esiti positivi**.

Aldilà degli aspetti morali e moralistici della vicenda, provate a pensare a Ben e Carl come a elettori comuni che non riescono a valutare correttamente il beneficio che ricaverebbero da una determinata politica pubblica (per incompletezza dell’informazione disponibile e/o incapacità di comprendere i termini della questione, magari dopo una martellante campagna mediatica), beneficio che cioè per loro non sarebbe realmente pari a zero bensì positivo, e a Andy come un ricco, illuminato e onnisciente riformatore. **Giungereste alla conclusione che il suffragio universale è un lusso che non possiamo permetterci?** Oppure, pensate a Andy come al *general contractor* di una grande opera infrastrutturale, in grado di far lievitare a piacere il costo a consuntivo rispetto a quello a preventivo, e a Ben e Carl come sindaci di due piccoli centri impattati dalla grande opera infrastrutturale, e che hanno disperato bisogno di un campo di calcio comunale o di un nuovo giardino pubblico. Direste che nella valutazione di una grande opera serve il parere vincolante delle comunità coinvolte, magari con ausilio di opere di *mitigazione ambientale*? Mah, chi può dirlo…

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