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url: 'https://phastidio.net/2008/03/31/si-bella-e-perduta/'
title: Sì bella e perduta
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2008-03-31T08:40:00+02:00'
modified: '2008-03-31T08:40:00+02:00'
type: post
categories:
  - Archivio
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Italia
tags:
  - Alitalia-Ita
published: true
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# Sì bella e perduta

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                   La data di ieri, 30 marzo, ha visto il contemporaneo verificarsi di due eventi che rappresentano altrettante sconfitte per il sistema italiano di trasporto aereo. Il primo è il [**de-hubbing di Malpensa ad opera di Alitalia**](http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/economia/alitalia-18/alitalia-18/alitalia-18.html) che, con l’entrata in vigore dell’orario estivo, ha cancellato 14 dei suoi 17 voli  intercontinentali giornalieri, con tutto quello che ciò implica per lo scalo varesino in termini occupazionali diretti e indotti, oltre a circa 6 milioni di passeggeri in meno l’anno, 70 milioni di euro in meno nella casse della Sea e un danno per l’economia lombarda stimato da un’analisi dello Studio Ambrosetti in 15 miliardi di euro. Ma il 30 marzo è anche [**la storica data dell’entrata in vigore dell’accordo Open Skies**](http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/08/474&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en), che consente alle linee aeree europee di trasportare passeggeri da e verso qualsiasi destinazione negli Stati Uniti e in Europa, oltre a poter stabilire i propri prezzi senza subire controlli governativi.

Si tratta del primo passo verso un mercato unico del trasporto aereo tra Europa e Stati Uniti senza restrizioni sui servizi aerei, incluso il pieno accesso al mercato domestico di entrambe le zone: a questo fine, dal prossimo maggio la Commissione Europea avvierà la seconda fase di negoziati con gli Stati Uniti. [E Alitalia resta a guardare](http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Cieli-aperti-ma-non-per-Alitalia/2009788), per manifesta carenza di mezzi. L’avvio di Open Skies permette anche qualche riflessione sulle condizioni poste da Air France-KLM per acquisire Alitalia. Il gruppo franco-olandese ha espressamente posto come condizione sospensiva della sua offerta d’acquisto, oltre all’accordo con i sindacati, “*il rilascio di un impegno scritto da parte della competente autorità governativa di mantenere il portafoglio attuale dei diritti di traffico di Alitalia*”. **In pratica, Air France vuole bloccare tutti gli attuali diritti di traffico del nostro vettore nazionale, inclusi quelli che non intende utilizzare**. Dietro questa mossa si cela l’ovvia l’esigenza di evitare di subire erosioni di traffico passeggeri sugli hub di Fiumicino, Parigi e Amsterdam. Come evidenziato da [**Andrea Boitani** su *lavoce.info*](http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000306.html) questa condizione (che ostacolerebbe gravemente il rilancio di Malpensa) difficilmente potrebbe reggere alla negoziazione, da parte della Commissione Europea, di altri accordi *open skies* dopo quello con gli Stati Uniti entrato in vigore ieri. Certo, i tempi non sarebbero rapidissimi, ed AF-KLM potrebbe nel frattempo metabolizzare l’acquisizione di Alitalia senza pregiudizio per le proprie quote di mercato.

**Ciò non toglie che questo sia l’aspetto meno accettabile del tentativo di acquisizione della compagnia di bandiera italiana**. AF-KLM starebbe in sostanza tentando di comprare anche una robusta protezione dalla concorrenza, l’asset intangibile di gran lunga più importante nel pacchetto-Alitalia. Ma dobbiamo convenire con Boitani: **questi sono i frutti avvelenati del drammatico crollo del residuo valore economico di Alitalia, [causato dalla barocca procedura di vendita allestita dal governo Prodi](http://phastidio.net/2008/03/18/usi-obbedir-negoziando/)**. La vicenda Alitalia rappresenta plasticamente il declino del nostro sistema-paese e a nulla (se non a danneggiare ulteriormente la credibilità internazionale dell’Italia e del suo mercato azionario) servono i proclami di Silvio Berlusconi sulla fantomatica cordata italiana pronta a disvelarsi dal 14 aprile. Berlusconi nei giorni scorsi ha scoperto con raccapriccio che non di *merger of equals* si tratterebbe, bensì di  “svendita”. Certo, è piuttosto difficile immaginare una fusione tra pari in cui uno dei due partner brucia cassa per 3 milioni di euro al giorno mentre l’altro ha una florida redditività, ma l’economia non è mai stata il punto di forza dei nostri politici, inclusi quelli che sono stati imprenditori per una vita.

**La verità è che Alitalia è stata sgovernata dall’incuria dei governi che si sono succeduti negli ultimi lustri, e sempre sotto dettatura sindacale**. La stessa “privatizzazione” attuata dal governo Berlusconi, col Tesoro sceso al 49,9 per cento, è servita ad introdurre in Alitalia la cassa integrazione a spese dei contribuenti, senza nessuna seria azione di rilancio strategico, ad esempio con individuazione di valide ipotesi di partenariato internazionale. Il tutto per non disturbare gli interessi sindacali e politici su Alitalia e Malpensa. Date le premesse, l’esito non poteva che essere questo. La vicenda Alitalia è l’implacabile atto d’accusa contro un’intera “classe dirigente”: governo e opposizione (presenti e passate), sindacati, management. Le lamentazioni sull’attuale valore economico prossimo a zero, con annesso stupro del patrio orgoglio, sono solo il frusto alibi di un paese piagato dal corporativismo.

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