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title: 'Vita in provincia &#8211; 3'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2008-11-04T09:30:04+01:00'
modified: '2008-11-04T09:30:04+01:00'
type: post
categories:
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tags:
  - America2008
  - Barack Obama
  - John McCain
published: true
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# Vita in provincia &#8211; 3

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                   Chiunque vinca le elezioni statunitensi (e lo sapremo tra poche ore, brogli e imbrogli permettendo), si troverà a gestire un paese con una enorme inerzia negativa: due guerre in corso, la peggior crisi economica da ottant’anni. Nessuno ha la bacchetta magica, ed alcune aspettative palesemente sovradimensionate (o più propriamente messianiche, in caso di vittoria di **Obama**), rischiano di essere amaramente frustrate. C’è quindi motivo per ritenere che i gradi di libertà disponibili nel breve termine al vincitore saranno piuttosto esigui.

In caso di vittoria, Obama potrebbe ad esempio essere costretto a rinviare l’operazione di “diffusione della ricchezza” (espressione massimamente infelice, che in altri contesti storici avrebbe pagato a carissimo prezzo), e limitarsi a lasciare scadere, nel 2010, i tagli alle tasse attuati da GWB. In caso di vittoria del senatore di Chicago, inoltre, sarà importante verificare di quali consiglieri economici egli deciderà di avvalersi, se *mainstream *come **Goolsbee,** **Furman**, **Rubin o Reich**, o *liberal* eterodossi come [**Jamie Galbraith**](http://en.wikipedia.org/wiki/James_K._Galbraith). Nel primo caso si otterrà la prova che Obama è soprattutto un centrista camaleontico (nel senso bill-clintoniano, e quindi migliore, del termine), disposto magari a mettere nel cassetto a tempo indeterminato parti di un [programma economico piuttosto problematico](http://phastidio.net/2008/02/26/ecco-la-obamanomics-spese-in-salita-e-gettito-incerto/); nel secondo caso si rischierebbe grosso, soprattutto in caso di ampia vittoria dei Democratici al Congresso, con maggioranza al Senato a prova di *filibustering*. Sarà poi interessante, sempre in caso di vittoria di Obama, verificare l’effettiva esistenza di una *conservative coalition* che si sarebbe coagulata in suo supporto, con i numerosi intellettuali [transfughi](http://phastidio.net/2008/09/12/pensieri-di-un-libertario-repubblicano/) e [delusi](http://phastidio.net/2008/10/21/conservatori-socialisti/) da un GOP sempre più rancoroso, provinciale, fondamentalista e paleoconservatore.

Comunque vadano le cose, avremo molto da leggere ed altrettanto da sorridere osservando le reazioni degli spalti italiani di politici e stampa, soprattutto di quelli di centrodestra. Qui, [oltre agli obamisti](http://www.pdlperobama.com/), abbiamo robuste frange maccainiste, spesso prone a vittimismo, cospirazionismo e maccartismo fuori tempo massimo, ritardatario e ritardato. Da un lato, ad esempio, molti dei nostri “analisti” conservatori (qualunque cosa ciò significhi) accusano Obama di aver goduto del sostegno determinante dei media (apparendo in ciò singolarmente unionisti, nell’accezione prodiana del termine), mentre a casa nostra negano da sempre vigorosamente che il controllo dei mezzi di comunicazione possa condizionare gli esiti elettorali.

Qualcuno tra loro ha ritenuto di sposare le tesi rozzamente e plasticamente impersonate da quel personaggio da presepe della *Far Right* che è [**Joe l’idraulico**](http://phastidio.net/2008/11/03/patriots/), che vedono Obama come una sorta di traditore socialcomunista prossimo ad avvantaggiarsi delle coscienze obnubilate degli elettori ed a ghermire l’ultimo bastione di libertà del pianeta**. E’ piuttosto singolare che molti appartenenti a questa strana specie di italici conservatori siano, in patria, tra i più ferventi sostenitori dell’ex (?) socialista **Giulio Tremonti**, che alla *Windfall Profit Tax* di Obama [si è ispirato](http://phastidio.net/2008/08/01/barack-tremonti/) (ma lui vi dirà che è successo esattamente il contrario). Insomma, grande è la confusione sotto il cielo della provincia italiana di centrodestra. Dove vi sono *fiscal conservatives* che proprio non riescono ad afferrare che il raddoppio dello stock di debito federale, realizzato negli anni di GWB, è il miglior viatico per trovarsi a pagare maggiori tasse, più prima che poi.

Ma come nella nostra migliore tradizione (quella della commedia dell’arte), saremo (saranno) prontissimi a correre in soccorso del vincitore. Magari trovando similitudini agiograficamente ardite, come quella che il nostro ministro degli Esteri [avrebbe già individuato](http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/11/Frattini%20su%20Obama%20e%20Berlusconi.shtml?uuid=ea4706a8-a8ec-11dd-900e-b01218faabb0&DocRulesView=Libero) tra Obama e Berlusconi.

Per parte nostra, anche in caso di vittoria di Obama (che riteniamo meglio attrezzato a gestire questa fase storica rispetto ad un grande americano che è stato purtroppo tradito dal proprio temperamento prima che dalle scelte strategiche di campagna elettorale), continueremo ad avere un atteggiamento laico e a stigmatizzare (se del caso) le misure che troveremo controproducenti rispetto all’obiettivo prioritario dello stimolo alla crescita e dell’affermazione di un mercato degno di questo nome, dopo l’ubriacatura oligarchica degli ultimi anni.

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