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title: 'Geithner, una vittoria di Pirro?'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2009-03-27T12:10:20+01:00'
modified: '2009-03-27T12:10:20+01:00'
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# Geithner, una vittoria di Pirro?

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                   **di Mario Seminerio –  ©[* Liberal quotidiano*](http://www.liberal.it/home.aspx)**

Del nuovo programma di rimozione degli attivi tossici dal bilancio delle banche statunitensi (PPIP, Public Private Investment Partnership) si è scritto molto, ma non tutto. Il programma, magnificato dal Segretario al Tesoro, **Timothy Geithner**, e dal vero *dominus *della politica economica obamiana, **Larry Summers** (direttore  del Consiglio Economico della Casa Bianca) come momento di *price discovery*, cioè di attivazione di un autentico meccanismo di mercato per la determinazione del prezzo “reale” degli attivi problematici, è in realtà **un gigantesco trasferimento di risorse fiscali dai contribuenti agli azionisti delle banche, ed agli investitori**. Senza entrare nelle tecnicalità della procedura, è utile ricordare che il finanziamento offerto dalla FDIC, l’ente federale di assicurazione sui depositi, si basa sulla clausola *no-recourse*. In altri termini ciò significa che, in caso il titolo tossico si riveli tale, il debitore-investitore potrà semplicemente dichiarare default sulla transazione ed andarsene.

**La  FDIC rientra in possesso di un titolo che vale assai meno del prezzo al quale è stato rimosso dal bilancio della fortunata banca venditrice, e in nessun caso potrà rivalersi sulla interezza del patrimonio del proprio debitore**. Questa è esattamente la stessa forma giuridica in essere sul mercato dei mutui, ed è alla base dell’effetto-valanga sul mercato immobiliare: quando il prezzo della casa scende sotto l’importo del debito contratto, il mutuatario sceglie di andare in *default*, cioè riconsegna le chiavi della casa al creditore (sono le cosiddette *jingle letters*, cioè le lettere che tintinnano perché contengono le chiavi dell’abitazione), e sa che quest’ultimo non potrà in alcun caso rivalersi sul suo patrimonio.

Oltre a questa pesante forma di sussidio a vantaggio dei potenziali acquirenti privati dei titoli tossici, esiste il problema del prezzo di questi ultimi. **Il PPIP presenta pressoché gli stessi problemi del defunto piano Paulson: non è possibile prezzare correttamente il valore dei titoli tossici**. O meglio, l’Amministrazione Obama ritiene che il forte sconto che caratterizza questi titoli sia in parte frutto di illiquidità, più che di problemi di insolvenza, ed il sussidio servirebbe a rimettere in moto il mercato. In realtà, non c’è nulla che autorizzi a pensare che gli attuali prezzi di mercato siano frutto di illiquidità. Le banche non intendono cedere i titoli a valori inferiori a quelli a cui sono iscritti a bilancio, perché in questo caso la minusvalenza contabilizzata le porrebbe a rischio di insolvenza. Da qui il circolo vizioso.

**Ma esistono altre problematiche, più tecniche e meno note al grande pubblico, ma non per questo meno decisive**. Il piano Geithner prevede che la FDIC presti fino a sei volte l’importo messo in partnership da Tesoro e privati, ma questa leva finanziaria vale solo per l’acquisto di prestiti (*loans*), mentre per i titoli, incluse le cartolarizzazioni, il multiplo è solo di due volte. Ora, accade che la maggior parte delle banche abbia iscritto a bilancio prestiti al loro valore storico di erogazione, senza aver ancora compiuto quelle svalutazioni che hanno invece interessato le cartolarizzazioni. **Questi valori storici sono altamente irrealistici, perché non riflettono il forte deterioramento della congiuntura**. Per fare un esempio numerico, ciò vuol dire che le banche hanno un prezzo di carico dei prestiti prossimo al 100% del valore erogato. Di certo, non hanno alcuna intenzione di vendere sotto questa soglia, che è poi il massimo ricavabile a scadenza. **Questi attivi non hanno alcuna possibilità di procurare guadagni agli acquirenti, ma solo perdite, anche molto elevate**. Delle due l’una: o le banche non vendono, e in tal caso il loro bilancio resta impiombato, oppure vendono e il Tesoro si accolla una pesantissima perdita prospettica.

**Ci sono poi dei problemi legali: il Congresso deve autorizzare l’Amministrazione per la perdita causata da insolvenze  sui prestiti del PPIP**. Non è affatto detto che ciò accada, e soprattutto che continui ad accadere da un certo momento in avanti, anche sulla pressione della rabbia popolare per gli enormi importi “regalati” alle banche. Il tentativo di Geithner e Summers di creare passività fuori bilancio potrebbe quindi fallire, con tutto il caos che da ciò deriverebbe.

Che fare, quindi? In molti invocano la nazionalizzazione come soluzione meno onerosa e più idonea a preservare (o ristabilire) un mercato degno di tale nome. **Ma la soluzione potrebbe passare anche attraverso una procedura simile a quella fallimentare, che prevede che gli azionisti ordinari siano spazzati via, ma soprattutto che gli obbligazionisti siano costretti a subire una decurtazione del valore del proprio credito o la trasformazione del medesimo in capitale azionario.** Non che questa via sia indolore, ma è l’unica idonea a ripristinare condizioni di solvibilità formale e sostanziale delle banche. Sfortunatamente, le banche hanno già iniziato un violento fuoco di sbarramento contro questa ipotesi, appoggiate dai maggiori gestori del paese, come **Pimco**, che ha arruolato come lobbysta di lusso **Alan Greenspan**. Ad oggi, le banche stanno vincendo su tutta la linea, come dimostra anche il recente andamento del mercato azionario. Ma nel medio periodo a perdere sarà il paese, perché le perdite restano nel sistema. I rialzi di questi giorni rischiano di essere una miope vittoria di Pirro.

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