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title: Dacci oggi la nostra demagogia quotidiana
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2009-06-12T13:12:40+02:00'
modified: '2009-06-12T13:12:40+02:00'
type: post
categories:
  - Archivio
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Italia
tags:
  - Petrolio
published: true
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# Dacci oggi la nostra demagogia quotidiana

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                   “Chiederemo conto all’industria petrolifera dell’andamento dei prezzi della benzina alla pompa” tuonò il ministro per lo Sviluppo Economico, **Claudio Scajola**, prima di entrare all’assemblea dell’Unione petrolifera ieri a Roma. “Non si puo’ tollerare che il prezzo cresca troppo velocemente quando aumenta il barile di petrolio e troppo lentamente quando cala”.  Vecchie menate, buone per ogni occasione. Questa dinamica asimmetrica di prezzo è stata analizzata dalla letteratura economica, che ha finora prodotto la teoria dei “razzi e delle piume” (*rockets and feathers*), secondo la quale il fenomeno sarebbe riconducibile al comportamento dei consumatori, nelle fasi di calo dei prezzi meno disposti a fare *shopping around* alla forsennata ricerca del prezzo migliore. Teoria economica a parte, contano molto altri aspetti.

Ad esempio, **la presenza di una rete distributiva razionalizzata**, con eliminazione degli impianti marginali e la spinta all’uso del self-service; o la possibilità per i centri commerciali di vendere liberamente benzina, e per gli impianti di vendere il *non-oil*. Non risulta che il governo abbia ad oggi fatto qualcosa in questa direzione, ma potremmo esserci distratti. Certamente sul piano mediatico per i politici è preferibile fare la faccia feroce “contro la speculazione”, macro e micro, soprattutto ora che abbiamo appreso che la maggioranza degli italiani sembra premiare elettoralmente i proclami, più che le azioni. Ma, come avrebbe detto il buon Ippocrate, anche per un governo dovrebbe valere il principio del “primo, non nuocere”. E quando si decide di aumentare l’aliquota della **Robin Tax** dal 5,5 al 6,5 per cento allo scopo di fare cassa il rischio concreto, oltre che quello di causare un calo degli investimenti ed un disimpegno delle compagnie, è anche quello di allargare ulteriormente il cuneo di prezzo che separa il nostro paese dalla media europea. Per ora pare che Tremonti voglia graziare i petrolieri (ed i consumatori), ma Scajola si è già premurato di informarci che la Robin Hood Tax “non costituisce un atto di ingiustificato accanimento ma risponde ad una logica di solidarietà e coesione sociale”. Nientemeno.

Chi invece dovrebbe essere libero da esigenze di demagogia sono i giornali. I quali fornirebbero un prezioso servizio [se evitassero suggestioni](http://www.corriere.it/economia/09_giugno_12/enigma_del_prezzo_della_benzina_Gabriele_Dossena%20_606a987e-5719-11de-b156-00144f02aabc.shtml) del tipo “*Il barile di petrolio è sceso da 144 a 66 dollari in un anno Ma al distributore gli italiani risparmiano solo 25 centesimi*” visto che, nel prezzo alla pompa, il costo industriale pesa solo per il 40 per cento e le tasse per il 60, oltre al fatto che le benzine non sono il greggio. Anche se la faciloneria è mondata leggendo l’articolo, i titoli hanno sempre un impatto rilevante sui lettori.

Ci rileggiamo al prossimo proclama.

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