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title: Non scherzate con la crescita
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2010-02-18T11:06:59+01:00'
modified: '2010-02-18T11:06:59+01:00'
type: post
categories:
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  - 'Economia &#038; Mercato'
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  - Unione Europea
tags:
  - Berlusconi
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  - Grecia
published: true
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# Non scherzate con la crescita

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                   Sul *Corriere*, [editoriale del professor **Francesco Giavazzi**](http://www.corriere.it/editoriali/10_febbraio_18/scherzare_grecia_01508468-1c56-11df-beab-00144f02aabe.shtml) sulla tragedia greca. Un’analisi snella ed efficace, che centra senza troppi giri di parole il punto. **Se non c’è crescita, prima o poi i debitori saltano**:

> «Il vero problema della Grecia non è il debito, ma la mancanza di  crescita. Se l’economia non riprende, per stabilizzare il debito serve  una correzione dei conti pubblici enorme: circa 14 punti di Pil, al di  là di ciò che qualunque governo possa fare. Se invece la Grecia  crescesse al 3%, l’aggiustamento necessario sarebbe severo, ma non  impossibile: circa 6 punti»

Ma ce n’è anche per il Belpaese:

> «Ma se ciò che rende il debito non sostenibile è la mancanza di crescita,  non vedo quale sia la forza dell’Italia: neppure noi cresciamo e il  nostro rapporto debito- Pil è ancora il più elevato nell’area dell’euro»

Il punto è esattamente quello, e non servono Ph.D. in economia per comprenderlo. **Se un debitore non guadagna abbastanza per rimborsare gli ingenti debiti contratti, il *default *non è questione di *se*, ma di *quando***. Sulle ricette per innalzare la crescita, la giuria è ancora riunita. C’è tuttavia un passaggio dell’editoriale di Giavazzi che accenna ad un evento che ci era sfuggito. Pare che **Silvio Berlusconi**, in sede europea, abbia sollecitato a delegare la gestione delle crisi del *Club Med* al **Fondo Monetario Internazionale**.

Saremmo completamente d’accordo se non vi fossero un paio di problemi, uno politico ed uno che potremmo definire “tecnico- economico”. Quello politico, ampiamente risaputo, è dato dal **voto di sfiducia sulla costruzione europea che l’intervento del FMI rivestirebbe**. Almeno agli occhi dei vertici della Ue e di molti governi europei. Senza contare che, dall’altra parte dell’Atlantico, già si sentono mugugni (non necessariamente giustificabili, ma comprensibili) sul salvateggio della Grecia “con i soldi degli americani”.

Il problema economico ha in realtà due volti, uno di scelta degli strumenti e l’altro nuovamente di carattere politico e sociale. Il FMI interviene abitualmente nelle crisi di bilancia dei pagamenti, suggerendo tagli di spesa ed aumenti d’imposta, in un contesto di cambi prevalentemente fluttuanti. La recente eccezione è stata quella della **Lettonia**, paese che ha scelto di mantenere un *peg* rigidissimo all’euro, cascasse il mondo. Situazione analoga a quella greca: serve una cosiddetta “svalutazione interna”, l’amarissima medicina che gli irlandesi hanno ingerito, senza FMI né Ue. Cosa garantisce che governo ed opinione pubblica greca accetterebbero un piano di lacrime e sangue del FMI dopo l’eventuale rifiuto di analogo (e forse meno cogente) piano europeo?

**C’è solo una strada: tagli di spesa nel breve termine, soprattutto previdenziale, e riforme strutturali per il lungo termine, per aumentare la crescita potenziale**. Non guardate alle differenze di breve termine,che pure esistono, tra il nostro paese e la Grecia. Su questa traiettoria inerziale, fatta di non-riforme e di non-crescita, nel medio termine la Grecia siamo noi.

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