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title: Dove stanno i riformisti
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2010-03-17T10:00:31+01:00'
modified: '2010-03-17T10:00:31+01:00'
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  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Italia
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  - Lavoro
  - Pietro Ichino
published: true
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# Dove stanno i riformisti

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                   L’ultima increspatura nello stagno della politica italiana è stata prodotta dall’inserimento, nel disegno di legge collegato sul lavoro, della norma che prevede la possibilità di ricorrere all’arbitro anziché al giudice, nella risoluzione di alcune controversie. Norma che è stata immediatamente letta, da Cgil e sinistra, come il tentativo di scardinare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Sul caso è stato poi anche strattonato il capo dello stato, [chiamato in causa da *Repubblica*](http://www.repubblica.it/economia/2010/03/15/news/napolitano_articolo_18-2663717/), che gli avrebbe attribuito l’intenzione di rinviare la legge alle camere.

Napolitano ha precisato, [in modo palesemente irritato](http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Comunicato&key=9824), di non aver ancora assunto alcuna determinazione in merito, ma l’intera vicenda è piuttosto surreale. Da un lato, il ministro del Lavoro **Maurizio Sacconi**, che ha più volte precisato che la norma non si applicherà alla disciplina dei licenziamenti individuali; dall’altro la Cgil ed importanti esponenti del Partito democratico, come **Tiziano Treu**, a parlare di scardinamento dell’articolo 18. Un interessante intervento, di analisi e chiarificazione, viene da **Pietro Ichino**, giuslavorista senatore del Pd.

Intervistato da Gianmaria Pica per *il Riformista*, Ichino [assume una posizione “terzista”](http://congiuntura.wordpress.com/2010/03/16/%C2%ABa-questa-norma-si-puo-muovere-una-censura-di-incostituzionalita%C2%BB/): né con la Cgil né con il governo. La norma che rinvia all’arbitrato, per il giuslavorista, è scritta in modo illeggibile anche per gli addetti ai lavori (tanto per cambiare), e certamente l’imposizione dell’arbitrato dall’impresa al lavoratore nella stipula del contratto individuale appare una forzatura, dato l’enorme squilibrio di potere negoziale tra le parti. Ma il governo evidentemente ama i bizantinismi, al punto da aver previsto che la norma venga riassorbita nella contrattazione collettiva, non è chiaro se per stato confusionale o per disinnescare moti di piazza che avrebbero messo in difficoltà le dialoganti Cisl e Uil. Ma Ichino stronca anche l’applicabilità della norma:

> «Quaranta commi, illeggibili anche per i giuslavoristi esperti! Per  eludere le protezioni, il piccolo imprenditore ha uno strumento molto  più facile e meno costoso: far aprire la partita Iva al lavoratore,  fingendo un rapporto di lavoro autonomo»

Speriamo che poi non ci vengano a dire che la forza dell’Italia [risiede nelle sue partite Iva](http://phastidio.net/2009/11/09/laltro-popolo-delle-partite-iva/). Ichino batte molto sul chiodo della farraginosità e complessità della normazione, che evidentemente questo governo ha deciso di perseguire quanto e più di quelli che lo hanno preceduto, con buona pace dell’apposito ministero per la Semplificazione, in tutt’altre faccende affaccendato. Eppure basterebbe poco, secondo Ichino, per disboscare la materia:

> «Il disegno di legge 1873 che ho presentato con altri 55 senatori mostra  che sarebbe possibilissimo, oggi, ridurre l’intero ordinamento del  lavoro a 70 articoli chiari, semplici, comprensibili per i milioni di  persone a cui sono destinati. E traducibili in inglese, per rendere più  appetibile il nostro Paese agli investitori stranieri»

L’impressione è che il governo abbia avuto l’ennesima ricaduta del virus del “vorrei ma non posso”. Si parte col cipiglio del riformatore duro e puro, si scrivono testi di legge che entrano a piedi uniti sull’autonomia contrattuale delle parti sociali: vedasi l’osservazione di Ichino sull’articolo 30 del ddl collegato, con il giudice del lavoro che addirittura diverrebbe interprete unico dell'”interesse oggettivo dell’impresa”, e tanti saluti all’articolo 41, primo comma, della Costituzione. E’ un governo socialista, in fondo. Poi arrivano le vertigini, causate dagli strepiti della Cgil e di ampia parte della sinistra, che gridano alla macelleria sociale, e alla fine si mette la retromarcia, usando l'”avviso comune” per [diluire la norma](http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2010/03/arbitrato-parti-sociali-cgil-cisl-uil.shtml?uuid=937946b2-2d3c-11df-827a-464a0c085d7a&DocRulesView=Libero), non prima di aver aggiunto un ulteriore strato alla complessità normativa di questo paese di azzeccagarbugli. Un vero peccato che tutto questo minuetto sia avvenuto nel nome di **Marco Biagi**.

Se potessimo dare un consiglio non richiesto al Pd, suggeriremmo di dare più spazio al professor Ichino, un riformista al contempo forte e mite, e meno a tutti i *pasdaran* della piazza. Restiamo degli inguaribili sognatori, in fondo.

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