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title: 'Futuro e socialismo, edizione bancaria'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2010-09-17T15:06:15+02:00'
modified: '2010-09-17T15:06:15+02:00'
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# Futuro e socialismo, edizione bancaria

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                   Da alcuni giorni molti politici italiani, dopo frettolosa consultazione dei giornali, hanno deciso che le regole di Basilea III saranno *certamente *nocive per le imprese italiane; e pazienza che i tempi di implementazione di tali regole sono di oltre un lustro, a partire dal 2013: la vita è adesso. Buoni ultimi a correre in soccorso delle imprese sono due senatori del FLI, **Giuseppe Valditara** e **Giuseppe Menardi**, che si dicono “preoccupati per le continue segnalazioni di comportamenti gravemente penalizzanti da parte di numerosi istituti di credito nei confronti di artigiani e piccole e medie imprese”. Che sarà mai successo?

I due angustiati senatori elaborano:

> «Ci riferiamo alle garanzie pretese per il fido, per l’anticipo fattura, o di improvvise richieste di veloce rientro economico, senza cambiamenti sostanziali della realtà finanziaria dell’azienda. Tutto ciò mette in crisi un settore vitale dell’economia e va contro gli sforzi che questo governo sta mettendo in atto per favorirne il credito»

Valditara e Menardi non specificano quali e quanti episodi di “rientro veloce” siano stati portati alla loro attenzione: si tratta di aziende sane o decotte? C’è concentrazione geografica e/o settoriale del fenomeno? Alcune banche sono più attive di altre nella prassi denunciata? Conoscere questi piccoli dettagli non avrebbe guastato. L’unica certezza è che è colpa di Basilea III:

> «Temiamo che tali requisiti, introdotti per ridurre i rischi speculativi, possono indirettamente costituire un freno allo sviluppo dell’economia reale. Da un lato le nuove misure potrebbero non solo provocare un allungamento dei tempi burocratici che già penalizzano i rapporti banche-PMI; dall’altro potrebbero costituire un pretesto per gli Istituti bancari per chiudere ulteriormente i rubinetti del credito alle imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni»

Domanda a Valditara e Menardi: pur scontando il tasso di burocratismo ottuso che tende a caratterizzare le banche italiane, che interesse avrebbero queste ultime a chiudere il rapporto con aziende solvibili? Ma niente paura: direttamente dal *Manuale del Piccolo Statalista Indefesso*, ecco i rimedi del Dinamico Duo, grassetto nostro:

> «Evitare tali conseguenze è possibile tramite l’introduzione di una serie di misure per disciplinare ulteriormente il rapporto fra banche, artigiani e PMI, riassumibili in tre punti. Primo, la definizione di un sistema più elastico rispetto alle esigenze delle imprese. Per esempio imponendo **un tetto massimo, e commisurato alle dimensioni dell’azienda, per le garanzie che gli Istituti di credito possono richiedere**; **inserendo il progetto imprenditoriale fra i parametri di valutazione della concessione del credito; definendo tempi di rientro certi e non passibili di variazioni estemporanee a discrezionalità degli Istituti**.
> Secondo, la creazione di un **elenco degli *Istituti bancari eccellenti*** nel rapporto con le imprese, consultabile presso il Ministero delle Finanze. Infine, la attribuzione al Ministero dell’Economia del ruolo di referente centrale del rapporto banche-PMI»

In pratica, se queste misure venissero adottate, il legislatore direbbe alle banche come fare le banche, e al diavolo l’autonomia dei rapporti contrattuali privati. Esilarante il “tetto” massimo alle garanzie, non meno del “progetto imprenditoriale” come parametro di valutazione dell’affidamento. E noi che pensavamo che questa strana prassi fosse già in essere. Ma chi valuterà, esattamente, la bontà del progetto, la banca? Il governo? Il parroco?  Il prefetto? Ah, a proposito di prefetti: ma perché quella preziosa iniziativa è stata lasciata morire, proprio ora che le banche stanno cercando di uccidere le imprese, almeno secondo i due senatori del FLI? E poi, davvero siamo certi che i richiedenti credito siano così tonti da aver bisogno di un “albo delle banche eccellenti” per capire a chi rivolgersi? E siamo altrettanto certi che filiali diverse di una stessa banca, collocate in differente contesto geografico, si comportino allo stesso modo nella gestione degli affidamenti? E chi misurerebbe l'”eccellenza”?

Siamo alle solite: analizzare lo scenario ambientale e riconoscere che magari ci sono seri problemi di sopravvivenza per numerose attività economiche è troppo scioccante; stimolare la competizione costa troppa fatica; meglio la scorciatoia di una minuziosa e fantasiosa precettistica neo-collettivista. C’è molto più socialismo che *libertà *nel *futuro *dell’Italia, par di capire (da qualunque angolo visuale la si guardi), ma ciò che importa è avere una città da incolpare: ieri Maastricht, domani Basilea. In attesa che qualcuno capisca che i problemi veri stanno a Roma. Da sempre.

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