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title: Manovre e no
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2010-10-21T21:26:52+02:00'
modified: '2010-10-21T21:26:52+02:00'
type: post
categories:
  - Archivio
  - Discussioni
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Italia
tags:
  - Regno-Unito
published: true
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# Manovre e no

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                   Dopo la manovra correttiva *monstre* annunciata dal Cancelliere dello Scacchiere britannico, **George Osborne**, in nome e per contro del governo di coalizione tra *Tories* di **David Cameron** e *LibDem* di **Nick Clegg** (a riprova del fatto che evidentemente non è un problema di leggi elettorali e di esiti da esse indotti ma di atteggiamento e senso di responsabilità della classe politica: serietà, per farla breve), oggi si è verificato un evento singolare, e che non accadeva dal maggio del 2009: il rendimento del Gilt quinquennale, il titolo di stato britannico, [è sceso](http://ftalphaville.ft.com/blog/2010/10/21/378721/auf-qe-dersehen-pet/) sotto quello del corrispondente titolo tedesco, mentre il differenziale di rendimento tra i titoli di stato decennali dei due paesi è al minimo dell’ultimo anno.

**Il che non è male, per un paese (il Regno Unito) che ha un’inflazione che resta cocciutamente sopra il 3 per cento**, malgrado la crisi, mentre l’inflazione tendenziale tedesca è circa la metà. Come leggere questa circostanza? Azzardiamo: forse, dopo l’annuncio della manovra fiscale fortemente restrittiva, nulla osta all’adozione da parte della **Bank of England** di un secondo round di *easing* quantitativo. Si creerebbe quindi quel mix di politica fiscale restrittiva e politica monetaria espansiva che è considerato la via da perseguire per uscire dalla crisi senza farsi sparare addosso dai mercati. Oppure (ipotesi più machiavellica), i mercati ritengono che la stretta fiscale britannica sarà talmente recessiva e finanche depressiva da causare un crollo dell’inflazione e quindi stanno portandosi avanti, come d’abitudine.

Comunque finisca, prendiamo spunto dal [commento](http://www.chicago-blog.it/2010/10/21/come-tagliare-il-deficit-del-9-di-pil-a-londra-pero/) di **Oscar Giannino** per un rapido confronto con l’Italietta dei tagli lineari e timidi, quelli che massacrano la ricerca e le spese in conto capitale nell’attesa della Fulgida Era di Nonsisabenecosa. Oscar segnala che la manovra Osborne-Cameron-Clegg contiene anche maggiori entrate, per circa il 20 per cento del totale, ma non specifica che i contribuenti più agiati pagheranno di più, sia attraverso una struttura delle aliquote Irpef già irripidita dal precedente governo, che con prestazioni di welfare (trasferimenti e crediti d’imposta) assoggettate al *means testing*, cioè al reddito, personale e familiare, attuando quella che evidentemente è **una manovra ispirata a criteri di progressività fiscale**. Detto incidentalmente, noi siamo dell’idea che da questa crisi non si potrà uscire limitandosi a tagliare le spese (ammesso e non concesso di riuscirvi), ma occorrerà agire *anche* dal versante delle entrate. Ovviamente, *est modus in rebus*, e il mix prescelto sarà determinante per definire la qualità della correzione, in funzione pro-crescita.

Il dato politico del confronto tra Roma e Londra, ribadiamolo, è palmare e disarmante: **il governo italiano finora ha finto di fare manovre, riuscendo tuttavia a realizzarne una di qualità scadente e per nulla pro-crescita, malgrado i saldi necessari fossero esigui, consentiti da migliori condizioni di partenza sul deficit**. C’è da sperare che anche i trombettieri di casa nostra possano prendersi la briga di studiare [la manovra britannica](http://www.mirror.co.uk/news/top-stories/2010/10/20/comprehensive-spending-review-george-osborne-s-budget-at-a-glance-115875-22646653/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter) per capire dove sta la polpa e dove le chiacchiere. Ma queste sono le nostre solite mal riposte speranze.

**P.S.** Della manovra italiana riparleremo a giorni, in una sede insospettabile ma non troppo.

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