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title: Keynesismo virtuoso o illusorio?
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2011-02-23T16:15:00+01:00'
modified: '2011-02-23T16:15:00+01:00'
type: post
categories:
  - Archivio
  - Discussioni
  - 'Economia &#038; Mercato'
tags:
  - Crescita-economica
  - Debito
published: true
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# Keynesismo virtuoso o illusorio?

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                   Sul suo blog *Presimetrics*, **Mike Kimel** [fornisce](http://www.presimetrics.com/blog/?p=357) una definizione operativa “benevola” di keynesismo, quella in base alla  quale la spesa pubblica, durante le recessioni, si sostituisce a quella  privata attraverso il deficit, mentre durante le fasi espansive lo  stimolo viene ritirato, rimborsando il debito con il conseguimento di un  avanzo di bilancio pubblico.

In base a questa  premessa, Kimel realizza un grafico a barre per identificare  storicamente quello che viene definito “comportamento keynesiano”,  quelle fasi del ciclo congiunturale in cui si verificano

- Spesa  reale (cioè al netto dell’inflazione) del settore privato a nuovi  massimi e coesistente con un surplus del settore pubblico;

- Spesa reale del settore privato inferiore ad un precedente massimo e coesistente con un deficit del settore pubblico.

Per contro, i “comportamenti non-keynesiani” sono, specularmente, quelli in cui in un ciclo economico si verificano

- Spesa reale del settore privato ad un nuovo massimo e coesistente con deficit del settore pubblico;

- Spesa reale del settore privato inferiore ad un precedente massimo e coesistente con surplus del settore pubblico.

Con  queste semplici definizioni operative è possibile produrre un grafico a  barre, visualizzato qui sotto. Nello specifico, le barre grigie sono  quelle di comportamento keynesiano, quelle turchesi riproducono un  comportamento non-keynesiano. Dal grafico si evince che, fino alla fine  degli anni Sessanta-inizio anni Settanta il governo degli Stati Uniti ha  aderito a questa ortodossia keynesiana, e tali periodi hanno coinciso  con una crescita relativamente rapida. Dopo quell’epoca, l’abbandono  dell’ortodossia keynesiana ha coinciso con un progressivo appiattimento  della crescita.

Per chi si diletta di polemica politica spicciola e  quotidiana, l’ultimo periodo “keynesiano” esteso, nella storia degli  Stati Uniti, ha coinciso all’incirca col secondo mandato di **Bill Clinton**,  nel quale non era infrequente, nelle fasi di picco, vedere l’economia  crescere a tassi congiunturali annualizzati del 5-7 per cento ed il  bilancio federale era in surplus, dopo aver irripidito la curva delle  aliquote dell’imposta personale sul reddito. Per trascinamento, quel  periodo è durato all’incirca fino al 2002-2003, quando il bilancio  federale è stato mandato in rosso (con i tagli d’imposta di **George  W.Bush**) per rispondere allo shock dell’11 settembre, e la successiva  ripresa è stata alimentata dalla politica di tassi reali nulli o  negativi da parte della Fed, senza che la politica fiscale esercitasse un  ruolo frenante compensativo. Del resto, con un’inflazione  “tradizionale” moderata come era quella dell’epoca, attuare una stretta  monetaria e fiscale appariva quasi una bestemmia. Ma uno sguardo fuori  dal paniere dell’inflazione (sulle case, ad esempio) avrebbe fatto  suonare il campanello d’allarme. Sappiamo come è andata, vero Mister  Greenspan? Ma non divaghiamo.

Premesso che il modello di Kimel è  necessariamente stilizzato (anche troppo), che correlazione non implica  causalità e che le variabili da considerare non sono solo quelle fiscali  (si pensi alle discontinuità tecnologiche), **resta il punto dell’utilizzo in chiave anticiclica del bilancio del settore pubblico**:  ricorso al debito per compensare recessioni, rimborsato da surplus  conseguiti nelle fasi di espansione. Ammesso e non concesso di  conseguire moltiplicatori fiscali (sia di spesa pubblica che di  tassazione) sufficientemente elevati.

Il vero problema del *deficit spending* è l’aumento indotto delle dimensioni delle burocrazie pubbliche, che  tendono a resistere ai ridimensionamenti e spesso anche al venir meno  delle funzioni ad esse delegate, inventandosene o catturandone altre,  aumentando drasticamente l’inerzia del sistema nei periodi in cui  dovrebbe essere necessario attuare strette fiscali. Forse per questo  motivo anche un approccio keynesiano “ortodosso”, come definito da  Kimel, è destinato al fallimento nel lungo periodo. Forse per leggere e  capire il mondo serve più [*Public Choice*](http://en.wikipedia.org/wiki/Public_choice_theory).

[![](http://phastidio.net/wp-content/2011/02/Keynesism.bmp)](http://phastidio.net/wp-content/2011/02/Keynesism.bmp)*Modello fallito o dirottato?*

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