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title: 'Ripartono tutti tranne noi, solo l&#8217;Inps non lo dice'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2011-04-06T09:30:15+02:00'
modified: '2011-04-06T09:30:15+02:00'
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  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Italia
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  - Congiuntura
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# Ripartono tutti tranne noi, solo l&#8217;Inps non lo dice

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                   **di Mario Seminerio – [*Linkiesta*](http://www.linkiesta.it)**

L’Ocse segnala che le previsioni per l’economia mondiale sono molto  migliorate. Ripartono Gran Bretagna, Francia e Germania. E noi? Noi no.  “Paese a sostanziale non crescita”, come certificano anche i dati della  Cassa Integrazione Guadagni che, progressivamente, è andata a gonfiare i  numeri della Cassa in deroga. Ieri dall’Inps arrivavano spiegazioni  imbarazzate, mentre sarebbe tempo di ammettere che certe sacche di crisi  sono irrecuperabili.

**L’Ocse segnala, per bocca del suo capo economista, **Pier  Carlo Padoan, che le previsioni per l’economia mondiale sono migliorate  rispetto a quelle presentate alla fine dello scorso anno, con una  spinta più forte del settore privato che suggerisce l’affermarsi di  condizioni di autosufficienza della ripresa. L’Italia, per contro, resta  il paese con una sostanziale non-crescita, stimata nel primo trimestre  ad un +1,1 per cento annualizzato e ad 1,3 per cento nel secondo. A  guidare la ripresa europea sono Germania (rispettivamente 3,7 e 2,3 per  cento annualizzato), Francia (3,4 e 2,8 per cento) e Regno Unito, per il  quale l’Ocse prevede nel primo trimestre una crescita annualizzata del 3  per cento (forse ottimistica, ma lo verificheremo) cui dovrebbe seguire  una brusca frenata all’1 per cento nel secondo trimestre.

**Padoan ribadisce ad nauseam i problemi strutturali italiani,** legati a limiti della crescita potenziale causati da fattori quali  «scarsa capacità di innovare, costi amministrativi troppo elevati, costo  del lavoro troppo elevato, un sistema di imprese troppo piccole, che  quindi investe meno in innovazione».

**Per celebrare queste previsioni,** che a breve verranno  smentite da qualche spericolata tesi governativa sul potenziale di  crescita occulta del nostro paese o su quanto cresceremmo se gli altri  paesi avessero mani e braccia legati dietro la schiena, è di oggi la  notizia del rimbalzo delle richieste di cassa integrazione in marzo:  102,5 milioni di ore, con un aumento del 45,1 per cento rispetto a  febbraio 2011 (quando erano stati chiesti 70,6 milioni di ore) e un calo  del 15,8 per cento rispetto a marzo 2010 (121,8 milioni di ore  chiesti). Il confronto tendenziale mostra segnali variegati ma  significativi, per i motivi che spiegheremo a breve: la cig ordinaria  cala del 45,8 per cento rispetto a marzo 2010 (passando da 42,9 milioni a  23,2 milioni nel marzo 2011); la cig straordinaria diminuisce del 12,9  per cento (da 48,6 a 42,4 milioni di ore); mentre la cassa in deroga  aumenta anche a livello tendenziale, passando da 30,9 milioni di marzo  2010 a 36,9 milioni di marzo 2011 (+21,8 per cento).

**Segue imbarazzata interpretazione dei dati fornita** dal  presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua: «L’andamento è simile a  quello registrato il mese scorso, con un rimbalzo delle richieste a  livello congiunturale (mensile, ndr.), e un progressivo calo delle  domande a livello tendenziale (annuale). La lettura dei dati segnala un  andamento discontinuo dell’economia nazionale, che sembra aver superato  il punto più alto della crisi, senza tuttavia aver archiviato  definitivamente le difficoltà produttive e occupazionali»

**Purtroppo Mastrapasqua dimentica **che siamo in una  ripresa globale, persino vigorosa, e che i dati italiani tutto sono  fuorché quelli di un paese che ha “definitivamente archiviato” le  difficoltà produttive ed occupazionali. La verità è che la scomposizione  dei dati della Cassa Integrazione Guadagni (cig) mostra quello che da  tempo appariva evidente: esiste un grumo di crisi, relativo a situazioni  aziendali non recuperabili, che si è progressivamente scaricato sulla  cassa in deroga, gonfiandone le consistenze. La normalizzazione della  cig ordinaria e, in parte, di quella straordinaria, mostra che il  sistema produttivo sta ritrovando un equilibrio, ma anche che tale  equilibrio si posiziona su livelli significativamente inferiori rispetto  alla fase pre-crisi, mentre la ripresa da noi assume una conformazione  simile a quella di una L. Che accadrà alle situazioni non recuperabili,  che si concentrano nelle ore di cassa in deroga? Si proseguirà a  rinnovare gli interventi di assistenza o le aziende finiranno col  gettare la spugna, chiedendo l’apertura formale della crisi ed il  ridimensionamento degli organici?

**E soprattutto, siamo certi che proseguire **ad immolare  risorse nella cassa in deroga serva a promuovere il rinnovamento ed il  rilancio del sistema produttivo ed a rappresentare la forma più efficace  ed efficiente di protezione del lavoratore, anziché del posto di  lavoro?

**Di fronte a questi dati, anche il mantra** del tasso di  disoccupazione italiano “inferiore alla media Ue” appare un triste  raggiro, l’ennesimo nella storia della propaganda travestita da politica  economica che l’esecutivo ci propina dall’inizio della Grande  Recessione.

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