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title: Senza riforme rischiamo di finire come il Portogallo
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2011-05-04T16:10:39+02:00'
modified: '2011-05-04T16:10:39+02:00'
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tags:
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# Senza riforme rischiamo di finire come il Portogallo

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                   **di Mario Seminerio – [*Linkiesta*](http://www.linkiesta.it/senza-riforme-rischiamo-finire-come-portogallo)**

I 78 miliardi che saranno presto versati al Portogallo rispondono alle  esigenze di un paese con un cattivo rapporto deficit/Pil, che cresce  pochissimo da un decennio e che ha bisogno di riforme strutturali  profonde.  

Un paese, insomma, che potrebbe diventare perfino l’Avatar dell’Italia  se non procediamo al più presto con una manovra di rilancio e riforme  vere.

**Raggiunto ieri in serata un accordo** tra Ue e Fmi da  una parte e Portogallo dall’altra, per una erogazione di emergenza a  Lisbona pari a 78 miliardi di euro in un triennio. Sospiro di sollievo  del primo ministro uscente, José Socrates, in carica per il disbrigo  degli affari correnti fino alle prossime elezioni generali, il 5 giugno.  Non è tuttavia chiaro se tale sollievo abbia motivazioni razionali.

**Dei 78 miliardi, 12 serviranno a ricapitalizzare le banche**;  si tratta di una misura dovuta, sia per il traguardo di Basilea III che  per tenere in considerazione il peggioramento medio della qualità degli  attivi indotto dalla crisi. Come beneficio collaterale, le banche  portoghesi potranno, in prospettiva, evitare di usare i finanziamenti  della Bce come una tenda ad ossigeno. In assenza di questa parte della  manovra, ed in presenza di un deflusso di depositi, l’unica alternativa  per le banche era quella di liquidare gli attivi, cioè chiedere il  rientro di fidi e scaricare titoli sul mercato, con pesanti riflessi  aggiuntivi sull’economia del paese.

**Si diceva di Socrates, che ha annunciato** ai portoghesi  che la manovra avrà un minore contenuto di lacrime e sangue rispetto a  quelle inflitte a Grecia e Irlanda. In effetti, il nuovo piano prevede  che il target del 3 per cento di rapporto deficit-Pil sia raggiunto nel  2013, un anno dopo rispetto al piano di risanamento oggi in essere.  Evidentemente, a livello di Ue e Fmi in questi mesi è cresciuto il  convincimento che queste manovre esercitano pesanti effetti depressivi  sulla crescita, e che finiscono con l’instradare il rapporto debito-Pil  su un sentiero esplosivo. Non che un anno di rimodulazione della stretta  fiscale faccia una differenza sostanziale, però. E soprattutto, manca  la variabile fondamentale: il costo del prestito, che sarà deciso solo  tra un paio di settimane.

**Se il tasso sarà più alto di quello richiesto a Grecia ed Irlanda**,  il beneficio della diluizione della stretta fiscale sarà vanificato; se  sarà più basso, è facile immaginare richieste di Atene e Dublino per  ottenere questo benefit aggiuntivo. Il premier Socrates ha spiegato ai  portoghesi che non ci saranno né tagli delle retribuzioni pubbliche  nominali, né licenziamenti di pubblici dipendenti, né variazioni all’età  pensionabile, mentre la maggiore banca del paese, Caixa Geral de  Depositos, non sarà privatizzata. Tutto bene, quindi? Non proprio, visto  che tra i tagli è prevista una significativa sforbiciata al generoso  sussidio di disoccupazione, oggi pari ad un massimo di 1258 euro mensili  fino a 36 mesi, che sarà portato a 1048 euro massimi per non più di 18  mesi. Tra le altre misure, un italianissimo contributo di solidarietà  sulle pensioni superiori a 1500 euro mensili, ed il blocco delle  retribuzioni dei pubblici dipendenti fino a tutto il 2013. Altra misura  “italiana”, che avrà effetti depressivi sul potenziale di crescita di  lungo periodo, è il blocco dei grandi progetti infrastrutturali.

**Vedremo come andrà a finire, per un paese **che nel 2010  aveva promesso di portare il rapporto deficit-Pil al 7,3 per cento, e  che ha invece chiuso l’anno al 9,1 per cento, dopo aver finto manovre  correttive la più eclatante delle quali è stata il giochetto contabile  della nazionalizzazione del fondo pensione di Portugal Telecom. Per noi  italiani il caso portoghese è interessante, perché è il caso di un paese  che da un decennio non cresce (0,8 per cento medio annuo), e che  necessita di profonde riforme strutturali pro-crescita, essendo afflitto  da un profondo deficit di competitività. Non vogliamo con questo  suggerire che l’Italia potrebbe essere il Portogallo prossimo venturo  (ci sono anche importanti diversità), ma se occorre studiare il caso di  un paese finito nei guai per assenza di crescita e di riforme, il  Portogallo è il nostro avatar.

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