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title: Siamo un paese Fortissimi
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2011-08-17T14:57:38+02:00'
modified: '2011-08-17T14:57:38+02:00'
type: post
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  - Marco Fortis
published: true
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# Siamo un paese Fortissimi

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                   Sul *Messaggero*, il professor **Marco Fortis** (e chi altri, sennò?) [ci spiega pazientemente](http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=138X5P) che, dopo i deludenti dati di Pil francese e tedesco del secondo trimestre, l’Europa ed il mondo devono prendere atto e coscienza che andiamo verso una fase di grande debolezza congiunturale e che, quindi, il nostro paese potrà evidenziare meglio di altri (la cui crescita è stata dopata o è “irrealistica”), che il modello italiano va piano, sano e lontano. Vediamo se è proprio così.

**Fortis scrive che “in meno di una quindicina di giorni tante certezze si sono sbriciolate”**, parlando di **Stati Uniti** e **Germania**. I primi hanno rivisto le serie storiche di Pil, evidenziando una contrazione peggiore delle prime stime, durante la recessione. Fortis non lo scrive, ma lo stesso è accaduto anche in Italia. Poi, lo shock di una revisione pesantissima del Pil americano del primo trimestre, “da più 0,5 a più 0,1 per cento”. In questo secondo caso, è utile sapere che quella revisione è derivata soprattutto dallo spostamento di poste di contabilità nazionale, che hanno ridotto l’investimento in scorte e aumentato le importazioni. Succede spesso: se fate mente locale, un’impresa o consuma il magazzino o acquista sul mercato, spesso importando. Le due voci, però, sono antitetiche, nel senso che la prima aggiunge al Pil, la seconda sottrae. Ma non sottilizziamo, anche perché Fortis era riuscito a scrivere, dopo la pubblicazione di questo dato, che le statistiche macroeconomiche americane sarebbero “inaffidabili”, e voi capite che siamo sul filo del ridicolo, meglio non insistere.

**Fuori di tecnicalità**, e parlando della Germania, Fortis liquida anche i poveri tedeschi, rei di “sperare di crescere soltanto esportando fuori dall’Europa”. Non sappiamo se i tedeschi sperano davvero questo, ma di certo la Cina è alla base del boom tedesco, e da non pochi trimestri. Ma al di là di tutte queste elucubrazioni, Fortis dovrebbe sapere (almeno per il lavoro che fa, quando non scrive sui giornali) che **da un singolo dato non si ricavano trend, e che i dati (quelli finali, soprattutto, non le prime stime) vanno disaggregati, prima di pontificare**.

Se Fortis seguisse queste due regolette (ferree più che auree) saprebbe che, tra le altre cose, **nel secondo trimestre la Germania ha “restituito” l’exploit del primo trimestre**, quando la sua crescita fu dell’1,5 per cento congiunturale e del 4,8 per cento tendenziale, palesemente insostenibile. Per Fortis, e per i lettori curiosi, [qui](http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/2-16082011-AP/EN/2-16082011-AP-EN.PDF) i numeri aggiornati al secondo trimestre di quest’anno, e per i precedenti. Comparate quelli tedeschi (ma anche quelli francesi) a quelli italiani, è un esercizio piuttosto utile, oltre che suggestivo nel senso etimologico del termine. Noterete che anche la Francia, nel primo trimestre, ha avuto il suo mini-boom (soprattutto manifatturiero), per il quale ha pagato dazio nel secondo trimestre. Per l’Italia nulla del genere è accaduto, nella prima metà del 2011. E se Fortis lavorasse su medie mobili di trimestri di Pil? Così, la buttiamo là.

**Altro suggerimento metodologico per il professore: guardare il tendenziale, oltre al congiunturale**. L’Italia, questo trimestre, cresce dello 0,8 per cento tendenziale, cioè sul secondo trimestre 2010; la Germania del 2,6 per cento, la Francia dell’1,6 per cento, l’Eurozona e la Eu-27 dell’1,7 per cento. Poi, per carità, Fortis potrà dirci che la colpa è della droga rappresentata dalla spesa pubblica, che spinge in alto il Pil per relazione contabile, come già fece nel primo trimestre. Salvo poi [scoprire](http://phastidio.net/2011/06/15/il-post-mortem-della-non-crescita-italiana/) che, nel primo trimestre, il più 0,1 per cento di Pil italiano fu fatto in misura preponderante proprio dalla spesa pubblica. Questi sono i problemi, quando si guarda un dato grezzo e vi si legge ciò che fa comodo alla propria tesi, senza darsi l’incomodo di attendere la stima finale, con disaggregazione inclusa.

**A proposito di stima finale, attendiamo Fortis proprio a quella italiana del secondo trimestre, tra qualche settimana**. In quella circostanza sapremo quanto di quell’eclatante più 0,3 per cento è stato fatto da domanda di consumi, investimenti fissi, spesa pubblica, commercio estero netto. Potremmo anche scoprire con disappunto che quello 0,3 per cento deriva da **accumulo indesiderato di scorte**, causato dalla debolezza della domanda finale, e che costringe quindi a tagliare i programmi di produzione per svuotare il magazzino. Se così fosse (ma non lo sappiamo, e neppure Fortis, ad essere sinceri) sarebbe un grosso problema.

**Parliamoci chiaro: nessuno nega che nel mondo sia in atto un rallentamento, e che presto potremmo scoprire che la storia della frenata post-tsunami giapponese non spiega tutto, e che ci sono motivi non transitori dietro questa crescita divenuta fragile e gracile**. Ma leggere uno ed un solo dato, e trarre tutte le inferenze che Fortis abitualmente trae, depone assai male per la sua reputazione. Quella accademica, non quella da editorialista. Quella è già andata in malora, temiamo, dopo [avergli visto elogiare](http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-06-07/export-germania-lontana-064014.shtml?uuid=Aa4qXkdD&fromSearch) la crescita nominale del nostro export fregandosene di quella reale e, soprattutto, dell’import, quelle due cosine che vanno trattate in modo congiunto, in termini reali, e che determinano una cosa chiamata “ragioni di scambio”, la misura della competitività di un paese. E lì, siamo messi peggio, in tendenza di non breve periodo.

Ma Fortis è fatto così: lui è panglossiano, e ricorda quei politici che perdono in malo modo le elezioni ma riescono a dirci che le hanno vinte, “e comunque i nostri avversari hanno aumentato i consensi di solo il 2 per cento, contro il nostro calo dell’1 per cento. Ma noi siamo più belli di loro, però, cicca-cicca”.

Ci vuole sempre più pazienza.

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