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title: 'Vince l&#8217;Islanda. Che ha pagato i debiti delle proprie banche'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2013-01-28T15:45:23+01:00'
modified: '2013-01-28T15:45:23+01:00'
type: post
categories:
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  - Banche
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published: true
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# Vince l&#8217;Islanda. Che ha pagato i debiti delle proprie banche

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                   La corte dell’EFTA (Area Europea di Libero Scambio) [ha sentenziato](http://www.ft.com/intl/cms/s/0/4258b6da-693b-11e2-b254-00144feab49a.html#axzz2JGjLI3Yv) questa mattina che l’**Islanda** non ha violato la direttiva comunitaria di garanzia sui depositi, e che non ha discriminato tra protezione di propri depositanti e quelli olandesi e britannici, clienti della banca [**Icesave**](http://en.wikipedia.org/wiki/Icesave_dispute), controllata dalla islandese **Landsbanki**. La sentenza della corte dell’EFTA è molto importante, perché segna una importante vittoria per il popolo islandese. Ma l’analisi dei fatti mostra che altre interpretazioni della vicenda, soprattutto quelle provenienti dal disgraziato paese di analfabeti economici e demagoghi noto col nome di Italia, sono destituite di ogni fondamento.

**In sintesi, Olanda e Regno Unito chiedevano l’indennizzo dei propri depositanti secondo la nuova direttiva comunitaria di assicurazione dei depositi**, entrata in vigore nel 2009 e che prevede, in caso di default di una banca, che i depositanti vengano indennizzati fino all’importo massimo di 100.000 euro. La corte dell’EFTA ha stabilito, per contro, che **la copertura dei depositi per i depositanti *Icesave* olandesi e britannici dovesse essere quella (inferiore) vigente nei due paesi al momento del crack**, ritenendo non applicabile la soglia massima dei 100.00o euro a causa del devastante impatto sui conti pubblici islandesi che l’applicazione di questa direttiva avrebbe avuto.

**Come riporta il Ft ([qui](http://www.eftacourt.int/images/uploads/16_11_Judgment.pdf) la sentenza della corte EFTA), occorre una specifica investigazione per capire l’effettiva applicabilità della nuova direttiva a casi di dissesto bancario di grande entità**, cioè in cui le banche fallite rappresentino un multiplo del Pil del paese di provenienza. “*Tuttavia…la (nuova) direttiva non si applica al presente caso*“. Un esercizio di realismo, sembrerebbe. Ma l’Islanda ed i suoi cittadini hanno vinto, e questo è quello che conta.

**Altra cosa che conta, e che apprendiamo dal caso, è che il governo islandese ha visto riconosciute le proprie ragioni sulla base dell’argomentazione di non aver discriminato tra depositanti domestici (i propri connazionali) e quelli olandesi e britannici**, ai quali ha deciso di riconoscere indennizzi pari alla soglia di assicurazione sui depositi vigente nei due paesi al momento del crack. Non solo: il governo di Reykjavík ha comunicato di aver sinora corrisposto ai depositanti esteri di Icesave una somma pari a 585 miliardi di corone (equivalenti a 4,55 miliardi di dollari) su un totale *richiesto* (ma a questo punto non più dovuto) di 1.166 miliardi di corone. **L’importo finora erogato è pari al 90 (novanta) per cento di quanto spettante ad olandesi e britannici, in base alla garanzia che i due governi avevano assicurato all’epoca ai propri depositanti domestici**. Il restante dieci per cento verrà erogato in futuro, attraverso le operazioni di realizzo dell’attivo netto della defunta Landsbanki. E se non vi sarà capienza, saranno i contribuenti islandesi a pagare il *giusto* dovuto, come del resto fatto sinora.

Quindi, riepilogando, ad uso degli italiani:

- l’Islanda non ha ripudiato il proprio debito *pubblico* verso non residenti;

- Il dissesto era relativo alla controllata estera di una banca *privata* islandese andata fallita;

- I governi dei paesi che ospitavano tale controllata avevano chiesto all’Islanda di essere indennizzati in base alla nuova direttiva europea, cioè per 100.000 euro a cranio di depositante;

- Il governo islandese ha indennizzato i depositanti esteri usando le leggi locali all’epoca vigenti, ed ha visto riconosciute le proprie ragioni da una sentenza della corte dell’EFTA;

- I contribuenti islandesi hanno pagato e stanno pagando per onorare i debiti di Icesave. Pagano il *giusto* (secondo l’EFTA), ma pagano;

- …e stanno [pesantemente pagando](http://phastidio.net/2012/12/06/il-contribuente-islandese-massacrato-dai-costi-del-dissesto-delle-banche/) anche per la nazionalizzazione del proprio sistema bancario fallito. Com’è che era? , “Il vostro debito non lo paghiamo”?

**Non c’è e non c’è mai stato alcun default sovrano, nella condotta di Reykjavík, ma solo la grande dignità di un popolo che ha rispettato le leggi del tempo, la propria e le altrui**.

Dopo questo episodio e queste informazioni aggiuntive, c’è speranza a casa nostra di non sentire o leggere mai più idiozie provenienti da grilli parlanti, tribuni arancioni affabulatori della plebe ed economiste stridule? No, vero?

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