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title: Nel paese degli eterni ritorni
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2013-06-10T13:12:18+02:00'
modified: '2013-06-10T13:12:18+02:00'
type: post
categories:
  - Archivio
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Italia
tags:
  - Fisco
published: true
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# Nel paese degli eterni ritorni

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                   Tra le conseguenze della crisi e della impotenza della politica davanti ad una crisi fiscale che ha ormai bloccato il paese, vi è anche la nascita di una nuova figura di giornalista, che potremmo definire “retroscenista economico”, il cui compito è quello di riportare sussurri e grida provenienti da esecutivo e maggioranza sulle coperture di provvedimenti fiscali epocali, veri o presunti tali.

**Oggi, ad esempio, il bravo Mario Sensini del *Corriere* torna sul titanico sforzo di fantasia per scongiurare il rialzo di un punto dell’aliquota Iva ordinaria**, al 22 per cento, previsto per il prossimo primo luglio. Una premessa: nei giorni scorsi il verbalmente attivissimo ministro delle Infrastrutture, **Maurizio Lupi**, aveva definito “plausibile” il rinvio del rialzo Iva a fine anno. Questa è la nuova copertina di Linus dei nostri politici, o meglio il nuovo tappeto sotto cui si spazzano tutti i problemi, credendo in tal modo di iniettare fiducia nei cittadini contribuenti. I quali, tuttavia, proprio non riescono a bersi la fiaba e finiscono col divenire ricardiani ed astenersi dallo spendere, preferendo accantonare i soldi che dovranno cacciare entro fine anno.

**Finirà così con l’Imu, il cui perimetro verrà verosimilmente ridefinito ed inglobato nella nuova imposta comunale sui servizi, che includerà anche la Tares**, e si scoprirà che la pressione fiscale resta invariata anche se l’Imu prima casa non esisterà più, nominalisticamente. Per l’Iva il problema è in parte differente, perché servono due miliardi di euro già iscritti a bilancio pubblico. Ma che saranno mai due pidocchiosi miliardi, su oltre ottocento di spesa pubblica, come disse Silvio? Il rischio è, evidentemente, di trovarsi con un vero e proprio massacro fiscale a fine anno. Eppure, pare che queste ipotesi di copertura siano state affidate ad un ubriaco, per giunta sofferente di amnesie.

**L’ultima è che la copertura del mancato aumento Iva potrebbe venire dall’ormai *evergreen* della revisione delle agevolazioni fiscali**. Se ne parla dagli anni ruggenti di Tremonti in via XX Settembre, solo che la revisione di queste *tax expenditures* doveva servire a creare uno stimolo *supply side*, cioè ad allargare base imponibile e ridurre le aliquote nominali. Voi capite che, se lo scopo diventa quello di fare cassa per chiudere buchi, ad aliquote invariate, l’effetto benefico viene meno. O no? Eppure, i giornali oggi parlano di un “tesoretto” di 250 miliardi di agevolazioni fiscali, da cui evidentemente attingere a mani basse.

**Tra queste agevolazioni da tagliare, potevano mai mancare gli incentivi alle imprese?** Si, quelli che erano stati identificati da **Francesco Giavazzi** in nome e per conto di **Mario Monti**. Dovevano essere dieci miliardi di euro, sarebbero dovuti andare a ridurre l’Irap partendo dalla componente del costo del lavoro, ma “stranamente” non se fece nulla. Oggi, si riparte ma su basi assai meno funzionali e razionali, si direbbe. Scrive Sensini:

> «(…) dal piano Giavazzi sui contributi alle imprese, tolte quelle pubbliche, si potrebbero ricavare 300 milioni quest’anno e 600 il prossimo (ma tagliando i fondi per le università private, quelli alle emittenti locali, quelli per l’editoria)»

**Ora, oltre a non capire per quale motivo dal resuscitato Piano Giavazzi (in realtà ridotto allo stato di zombie) dovrebbero essere escluse le imprese pubbliche**, non è per nulla chiaro perché i risparmi, anziché andare alle imprese (ed ai lavoratori) in termini di riduzione del cuneo fiscale, dovrebbero andare a Imu ed Iva.

**Altra potenziale fonte di copertura è poi la sanità, con l’introduzione del nuovo sistema di franchigia, ridenominato molto fantasiosamente “sanitometro”**, che sostituirebbe i ticket, per i quali il governo Berlusconi-Tremonti aveva già deciso un aggravio per i cittadini di ulteriori due miliardi, a partire dal 2014. Ora, è evidente che, se il “nuovo sistema” deve produrre risorse in misura eccedente i due miliardi di “risparmi” già iscritti a bilancio nel 2014, esiste una elevata probabilità che si tratti di nuovi esborsi netti per gli assistiti, e non di effettivi risparmi di spesa, anche se già viene sventolata la miracolosa adozione dei costi standard, la cui partenza in un semestre è probabile tanto quanto la levata del sole ad ovest.

**Noi ve lo diciamo da tempo: non trattenete il respiro per Imu ed Iva, e cominciate ad accantonare i soldini**. Eviterete, nel mese di dicembre, di mettervi davanti al televisore per ascoltare i dibattiti dei talk show politici su cosa è andato storto in queste operazioni-fiducia, e vi risparmierete anche gli immancabili documentari su quanto funziona bene il welfare tedesco per le famiglie. Un bel puzzle a ottomila tessere farà meglio alla vostra psiche.

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