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title: '&#8220;Azioni contro diritti&#8221;, l&#8217;esperimento britannico'
date: '2013-09-16T13:11:23+02:00'
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# &#8220;Azioni contro diritti&#8221;, l&#8217;esperimento britannico

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                   Dallo scorso primo settembre, nel **Regno Unito** è entrata in vigore la possibilità di un nuovo status per i lavoratori dipendenti, il cosiddetto “[diritti contro azioni](http://www.bbc.co.uk/news/business-23920163)“. Fortemente voluto dal Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, il nuovo status contrattuale è visto come massimamente applicabile alle startup ed alle piccole e medie imprese, ma è adottabile da qualsiasi azienda. La normativa prevede tra l’altro che un’impresa possa offrire solo questo particolare status ai nuovi assunti. Rivoluzionario? Il tempo dirà.

**La norma prevede che qualsiasi dipendente possa richiedere l’applicazione dello status di “dipendente azionista”**, che si ottiene con erogazione da parte dell’azienda di capitale di rischio per importi compresi tra 2.000 e 50.000 sterline. In cambio, il dipendente-azionista deve rinunciare ad alcuni diritti, quali la possibilità di impugnare il proprio licenziamento sulla base di ingiuste motivazioni (con l’esclusione comunque di discriminazione, motivi di salute e di sicurezza delle condizioni di lavoro). Il dipendente-azionista dovrà poi rinunciare alla buonuscita prevista per legge in caso di risoluzione del rapporto di lavoro, al diritto di richiedere orari di lavoro flessibili e periodi di sabbatico. Le aziende avranno benefici fiscali per l’emissione di azioni riservate ai dipendenti-azionisti, e quest’ultimi saranno esenti dalla tassazione della plusvalenza derivante dalla cessione di azioni.

**Per ora si registra un interesse pressoché nullo da parte delle imprese**, almeno a giudicare dalle richieste di informazioni alla struttura pubblica ad esse preposta, oltre a sospetti che il piano possa essere utilizzato per produrre [forme di elusione fiscale](http://www.ft.com/cms/s/0/cb93fa00-1c8b-11e3-a8a3-00144feab7de.html?siteedition=uk#axzz2f2rtqFHu) a vantaggio dei manager. Vi sono poi serie riserve di alcuni osservatori circa il rischio che un simile inquadramento possa produrre attriti tra lavoratori che hanno deciso di cedere i propri diritti e gli altri. Il piano è comunque interessante sotto altri aspetti, tipicamente quelli della compartecipazione dei lavoratori alle decisioni aziendali.

**Non si tratta, evidentemente, di una cogestione alla tedesca, perché nulla è previsto in questo senso**. Vi è poi il problema della eventuale monetizzazione di azioni non quotate, che potrebbe rendere problematica l’adozione di tale schema per le startup e per le piccole e medie imprese. Ma il piano rappresenta un tentativo di monetizzazione di “diritti” dei lavoratori. Non sappiamo se l’idea avrà successo, ma se la tendenza è quella allo smantellamento delle protezioni dei lavoratori per aumentare la flessibilità d’impiego e reggere il confronto con altre aree geografiche, un provvedimento del genere rischia di essere una effimera transizione verso una “flessibilizzazione senza compensazione”. E servirebbe anche ricordare che il Regno Unito, pur se meno sclerotizzato della media dei paesi del continente, è e resta un sistema sociale europeo, con tutto quello che ciò implica in termini di protezioni a vantaggio del lavoro.

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