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title: Il miglioramento che non colsi
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2014-01-31T14:40:12+01:00'
modified: '2014-01-31T14:40:12+01:00'
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  - Enrico-Letta
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# Il miglioramento che non colsi

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                   Abbiamo un problema con questo tweet. Un problema non lieve, peraltro.

> Dati istat sul lavoro a dicembre.Per la prima volta, dopo un bel po’, un miglioramento.Ulteriore spinta a fare del lavoro la priorità 2014.
> — Enrico Letta (@EnricoLetta) [January 31, 2014](https://twitter.com/EnricoLetta/statuses/429206500226375680)

Perché il miglioramento semplicemente non esiste.

Secondo la [stima preliminare **Istat**](http://www.istat.it/it/archivio/111031), a dicembre il tasso di disoccupazione italiano scende dal 12,8 al 12,7%. Il problema è il modo in cui la discesa è avvenuta. Osserviamo, in via del tutto incidentale, i numeri di occupazione che, come i più eruditi tra voi intuiranno, è cosa ben diversa dalla disoccupazione. Parole e musica di Istat:

> «A dicembre 2013 gli occupati sono 22 milioni 270 mila, in diminuzione dello 0,1% rispetto al mese precedente (-25 mila) e dell’1,9% su base annua (-424 mila)»

A rafforzare il concetto:

> «Il tasso di occupazione, pari al 55,3%, ***diminuisce*** di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 1,0 punti rispetto a dodici mesi prima»

Veniamo al “miglioramento” scorto dal premier:

> «Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 229 mila, diminuisce dell’1,0% rispetto al mese precedente (-32 mila) mentre aumenta del 10,0% su base annua (+293 mila)»
> «Il tasso di disoccupazione è pari al 12,7%, in calo di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali ma in aumento di 1,2 punti nei dodici mesi»

**Che sia la lucina in fondo al tunnel?** In questi casi basta guardare il dato sugli scoraggiati, cioè su quanti escono dalle forze di lavoro, smettendo di ricercare attivamente:

> «Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni ***aumenta*** dello 0,4% rispetto al mese precedente (***+51 mila***) e dello 0,3% rispetto a dodici mesi prima (+46 mila). Il tasso di inattività si attesta al 36,5%, in aumento di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,2 punti su base annua»

**Ora, come sia possibile vedere un “miglioramento” nella situazione del mercato del lavoro (limitandosi a guardare il tasso di disoccupazione) quando le forze di lavoro si restringono per effetto del fenomeno degli scoraggiati, resta un mistero**. Solo due possibili spiegazioni: o malafede/cinismo politico, oppure mancata conoscenza/comprensione del funzionamento di queste statistiche. Come che sia, sarebbe meglio evitare trionfalismi come questo, che alla fine ti lasciano a chiederti se “qualcuno” non ti stia prendendo per i fondelli.

Come nota a margine della giornata, per quanti tra voi si dilettano di sociologia politica, rigorosamente da dopolavoro, vi omaggiamo dell’analisi di **Giuseppe De Rita**, l’uomo che da svariati decenni affabula l’Italia e gli italiani su tendenze sociali che solo lui ritiene di vedere, ma lo fa comunque benissimo:

> “Letta è il leader del futuro. La politica ha le sue regole, non è detto che ci sia quella di liberare canali ostruiti. Molto spesso la politica è compromesso. Può darsi che gli attuali quarantenni fra tre o quattro anni (Letta, Renzi, Alfano, Salvini, etc) si debbano mettere a far mediazioni su mediazioni. Devono, bisogna vedere se ne sono capaci. Letta è il più dotato di strumenti per farlo perché ha una conoscenza di alcuni campi tecnici che sono i miei. Renzi ha, rispetto a me, una maggiore aderenza alla mia cultura del conflitto. Può darsi pure che Renzi, che parte da una logica di continua discontinuità, poi si faccia la sua attrezzatura. Oggi Letta è erede di Andreatta, di Cipolletta, è uno che ha lavorato su fatti tecnici che né Alfano né Renzi hanno avuto.” Lo afferma il presidente del Censis Giuseppe De Rita a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24 (Ansa, 31 gennaio 2014)

**Ecco, parliamone**. “Cultura della mediazione”? Può essere. Nel senso che stiamo perpetuando i circoli viziosi malati che hanno affossato questo paese. Al netto di una dinamica politica ormai compromessa e decomposta (che rappresenta l’attenuante dei risultati nulli di Enrico Letta nella sua esperienza a Palazzo Chigi), sarebbe utile almeno padroneggiare i fondamentali del mercato del lavoro. Diversamente, fare leva solo su messaggi di ottimismo per vedere se si riesce a fare uscire il paese dalle sabbie mobili che lo stanno inghiottendo rappresenta una riproposizione della cifra stilistica dell’impotenza berlusconiana. E [neppure l’unica](http://phastidio.net/2014/01/29/qualcosa-di-nuovo-anzi-dantico/).

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