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title: 'Macromonitor &#8211; 9/3/2014'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2014-03-09T10:00:49+01:00'
modified: '2014-03-09T10:00:49+01:00'
type: post
categories:
  - Archivio
  - 'Economia &#038; Mercato'
tags:
  - Congiuntura
  - Mercati-finanziari
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# Macromonitor &#8211; 9/3/2014

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                   Nuovi massimi per i mercati azionari (con quello statunitense che ritocca il massimo storico assoluto) e dei crediti. Rendimenti obbligazionari in recupero ma ancora entro il corridoio degli ultimi 9 mesi. Tensioni geopolitiche sullo sfondo ma in crescita.

**Prosegue il fenomeno visto da inizio anno: i dati macroeconomici e l’andamento dei mercati appaiono scarsamente correlati su base settimanale**. Idealmente, l’attuale fase del ciclo economico, pur nelle distorsioni e nella non comparabilità col passato (dati gli eventi eccezionali che lo caratterizzano sul piano monetario e non solo) può essere considerata non ancora prossima a segni di surriscaldamento tipici del periodo che precede la fase di restrizione di politica fiscale e monetaria. Allo stesso modo, anche un’eventuale “ricaduta” della congiuntura sarebbe fonte di problemi non lievi, perché evidenzierebbe l’impotenza della politica monetaria a sostenere la congiuntura. Pertanto, la condizione congiunturale attuale appare la migliore per i mercati rischiosi, perché mantiene la propensione degli investitori verso tali asset class.

**Per il momento, il rischio di shock all’economia resta in larga misura non sistemico e confinato alla dimensione locale** (paesi emergenti e stretta monetaria per riassorbire i deflussi di capitale successivi al *tapering* della Fed, transizione dell’economia cinese verso un modello di sviluppo più centrato sui consumi domestici e meno su export ed investimenti, tensioni geopolitiche in Ucraina). L’area che mantiene al momento la condizione di crescita più solida restano gli **Stati Uniti**, come confermato anche dal rapporto sul mercato del lavoro in febbraio. L’**Eurozona** conferma un miglioramento nei dati di attività ma su essa pende l’incertezza per la persistente disinflazione (che la Bce ha confermato di considerare transitoria, come mostrano le sue previsioni a tutto il 2016). Il **Giappone** resta sotto l’incognita del nuovo anno fiscale, che inizierà ad aprile, e dell’impatto del rialzo delle imposte sulle vendite.

Sul **mercato dei titoli di stato**, la settimana ha visto un rialzo dei rendimenti, di 13 punti-base per il decennale statunitense, di 7 per il Gilt britannico e di 2 per il Bund tedesco. Su tale rialzo ha inciso soprattutto il dato di occupazione statunitense di febbraio. La Bce ha confermato la propria *forward guidance*, e di non avere alcuna fretta di agire per accelerare il ritorno dell’inflazione verso la soglia del 2% che rappresenta il suo mandato istituzionale. Per il momento i mercati mostrano di considerare più l’opportunità della ripresa dei livelli di attività che i rischi di accentuazione delle pressioni disinflazionistiche, che rappresenterebbero un elemento di seria negatività per i paesi più indebitati. Quindi, al momento, si osserva la migliore performance dei titoli di stato dell’Eurozona rispetto a Usa e Regno Unito e, entro essa, della periferia.

Sui **mercati azionari**, il report sull’occupazione statunitense di febbraio non ha fornito spunti ulteriori a indici che in settimana hanno comunque ritoccato i massimi storici assoluti, ma ha confermato la ripresa in atto su basi confortanti e l’attrattività del mercato azionario statunitense. Poiché il rischio di sorprese negative dai mercati emergenti appare in crescita, è utile la selettività nella scelta di aree e società che hanno elevata esposizione ai medesimi.

Sul **mercato dei cambi**, la conferma che la Bce non ritiene che in Eurozona vi sia un rischio deflazionistico, posizione suffragata dalla pubblicazione delle previsioni macro a tutto il 2016, ha spinto in rialzo l’euro, di fatto accentuando i rischi di ulteriori frenate dei prezzi. **Mario Draghi** ha segnalato tali rischi, parlando del recente passato, ma avere al momento escluso la possibilità di azioni non convenzionali di politica monetaria lascia l’istituto di Francoforte con la sola arma della *moral suasion* e della minaccia di intervento, che potrebbe quindi aver subito una erosione di credibilità. Lo scenario di consenso sui mercati resta il rafforzamento del dollaro in corso d’anno, anche se i target tendono ad essere modificati per incorporare la maggior forza dell’euro.

In settimana, **materie prime** in lieve rialzo, con ribassi per l’energia ma strappi al rialzo per l’agricoltura. Gli eventi ucraini hanno infatti spinto i prezzi di grano e mais, di cui il paese è rispettivamente il quinto ed il terzo maggior esportatore mondiale. Allo stato non si sono ancora registrati problemi effettivi di fornitura, e la probabilità che l’*escalation* del confronto possa condurre a sanzioni che coinvolgano i grani sembra bassa, anche se la situazione resta altamente imprevedibile.

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