Nelle trincee niente atei e molti keynesiani

Oggi, sul Sole, Giampaolo Galli, deputato Pd ed ex direttore generale di Confindustria, elogia il progetto di legge di Stabilità 2015 del governo Renzi, definendolo “la prima manovra espansiva di questa dimensione” (lo 0,7% di Pil), di un governo italiano in almeno un quindicennio.

E la mitologica spending review e, più in generale, i tagli di spesa, così invocati da Galli non solo nella sua vita precedente ma anche sino a poco prima che fosse reso noto l’impianto della legge di Stabilità 2015? Beh, allora era allora, ora è ora:

«Con la correzione al rialzo del disavanzo viene meno la necessità di fare subito tagli alle spese nell’ordine di 20 miliardi di euro, che avrebbero avuto indubbi e ulteriori effetti recessivi sull’economia italiana. Rimane l’esigenza di razionalizzare e contenere la spesa pubblica, ma ora lo si può fare a ritmi più compatibili con l’andamento dell’economia»

Prendiamo quindi atto che, anche per Galli, e dopo la recente illuminazione di Renzi, il taglio di spesa pubblica è recessivo nel breve periodo, nelle condizioni attuali. Chi scrive sostiene queste cose dall’inizio della crisi, ma questo non è importante. Quello che incuriosisce è che Galli si opponga (giustamente) a sforare il 3% di deficit-Pil, ma che stigmatizzi le richieste (altrui) di creare domanda aggregata in deficit spending:

«Alcuni politici sembrano credere che si possa aumentare il disavanzo oggi senza ridurlo in futuro, ossia che non sia necessario predisporre piani di rientro per il maggior debito che nel frattempo si accumulerebbe. Costoro fanno appello a supposte virtù taumaturgiche del moltiplicatore keynesiano che consentirebbe finalmente di liberare l’umanità dal giogo della limitatezza delle risorse. Non è così. E’ vero invece che meno austerity oggi comporta più austerity domani»

E’ verissimo ma Galli dovrebbe tenere a mente che, con la legge di Stabilità, il governo italiano sta aumentando il disavanzo, pur se all’interno dei limiti comunitari (peraltro solo in prima approssimazione, visto quanto conta il deficit-Pil strutturale, cioè corretto per la fase del ciclo economico, rispetto allo sciocco numeretto del 3%). Quindi, par di capire, Galli dice no ad ipotesi di stimolo “keynesiano” alla domanda aggregata ma sì alla “manovra espansiva” di Renzi, che risulta essere proprio stimolo “keynesiano”, visto che anche il deficit-Pil strutturale è previsto allargarsi, indicando una stance di politica fiscale italiana lievemente espansiva.

Quanto è verde il keynesismo di casa mia: la Spend Godesberg del Pd renziano prosegue. E quanta differenza possono fare due mesi:

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Aggiornamento – Galli ci conferma che né lui né il governo avevano visto arrivare il deterioramento della congiuntura sino al mese scorso, oltre a confermarci di essere risolutamente keynesiano, circa l’impatto recessivo dei tagli di spesa. Sono cose.

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