La Germania si cura una sindrome sindacale italiana

Oggi, al parlamento tedesco, va in prima lettura la bozza di un disegno di legge che punta a ridimensionare il potere negoziale (e di sciopero) delle sigle sindacali minori, che in alcuni settori (macchinisti, piloti d’aereo e controllori di volo) ha prodotto recentemente esiti “italiani” in termini di danno inflitto all’utenza.

Sino al 2010, la contrattazione collettiva tedesca era basata sul principio “un’azienda, un sindacato”, a prescindere da ruoli e professionalità esistenti nelle imprese. Nel 2010, una sentenza della Corte Federale del Lavoro ha dichiarato illegittimo questo approccio, perché considerato in violazione del principio di libera associazione. Da quel momento, nelle maggiori imprese tedesche, si è assistito alla proliferazione di sigle sindacali in rappresentanza degli stessi profili professionali, ognuna delle quali in grado di proclamare stati di agitazione e scioperi, e quindi di amplificare la propria leva negoziale. Ad esempio, in Deutsche Bahn, le ferrovie federali tedesche, operano due sindacati dei macchinisti.

Dopo i pesanti scioperi a scacchiera nel settore dei trasporti, lo scorso anno, la politica ha deciso di mettere mano alla legge sulla rappresentanza sindacale aziendale, contemperando la tutela dell’utenza ed i diritti associativi sindacali. La soluzione individuata consiste in un approccio maggioritario alla contrattazione collettiva aziendale, vincolante per ogni sigla sindacale.

In pratica, i lavoratori potranno liberamente scegliersi la sigla sindacale, preservando il pluralismo, ma se due sindacati dovessero essere in disaccordo sui termini di un accordo collettivo aziendale, la nuova legge stabilisce che a prevalere (e a dover essere rispettato) dovrà essere l’accordo collettivo sottoscritto dal sindacato con il maggior numero di iscritti. Da ciò deriva anche una limitazione al diritto di sciopero, visto che un giudice potrebbe considerare illegittimo lo sciopero indetto da una sigla sindacale risultata minoritaria in azienda. Ovvio l’impatto “calmieratore” di tale disciplina nell’ambito dei servizi pubblici essenziali.

A sinistra, la Linke ha già alzato il fuoco di sbarramento contro il progetto di legge, considerandolo comunque incostituzionale, mentre le grandi sigle sindacali del paese sono divise, col sindacato dei metalmeccanici, IG Metall, favorevole e le sigle dei sindacati degli insegnanti, dei servizi e del settore alimentare contrarie. Ci si attende quindi che la nuova legge finisca al giudizio della Corte costituzionale federale di Karlsruhe.

Come si nota, in una società complessa, il problema della rappresentanza sindacale, sia per attività di produzione private (vedasi il caso-Fiat) che nei servizi pubblici essenziali resta di stretta attualità anche in paesi che vengono spesso frettolosamente indicati come “modelli” per noi piccoli italiani. A volte persino da altri italiani, pur se espatriati e di impostazione culturale globalista e cosmopolita, che tuttavia non sfuggono al riflesso provinciale che a volte tende a coglierci tutti.

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