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title: 'Dammi tre parole: il fallimento del Bonus insegnanti'
date: '2017-01-12T10:30:08+01:00'
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# Dammi tre parole: il fallimento del Bonus insegnanti

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Egregio Titolare,

nel corso degli ultimi anni si è avuto talora il sospetto che il precedente governo non avesse le idee sufficientemente chiare sul significato delle parole con le quali propagandava alcuni provvedimenti e sul legame concettuale fra esse esistente. La verifica dei risultati dimostra che il sospetto era fondato. In particolare, il riferimento è alle parole “***merito***”, “***concorrenza***” e “***trasparenza***”, relativamente alla riforma della scuola.

**Il “merito”, innanzitutto**: con la legge c.d. Buona Scuola (l. n. 107/2015) – appellativo che sarebbe stato più saggio attribuire ex post, a seguito di verifiche concrete, anziché ex ante, come una sorta di scaramantico buon auspicio o un invito a stare sereni – **l’esecutivo Renzi deliberò che i docenti migliori venissero premiati con un *bonus*** (o *bonum*, se si preferisce) in denaro, attribuito dai dirigenti scolastici in base a indicatori genericamente declinati dalla legge e a criteri da definire puntualmente a opera di un apposito Comitato presente in ogni istituto. Il tema è stato trattato nei giorni scorsi oltre che da voi, cari Compari dei [Conti della Belva](http://audio.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/2017/170107-conti-belva-s.mp3) (e a [La versione di Oscar](http://audio.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/2017/170110-versioneoscar.mp3)), anche dalla stampa, e in modo diffuso: sembra ormai accertato il fallimento del citato bonus in relazione allo scopo cui era finalizzato, vale a dire l’effettivo riconoscimento del merito nel sistema-scuola.

**Per comprendere cosa non abbia funzionato nel meccanismo premiale predisposto occorre porsi una domanda, forse trascurata da chi ha elaborato la misura: qual è l’obiettivo ultimo della somma di denaro attribuita ad alcuni docenti e non ad altri**, l’intento che ne nobilita la portata, sì che il premio “arricchisca” non solo l’individuo che lo percepisce, ma altresì la collettività nel suo complesso? La risposta è agevole per chi non tema di pronunciare la seconda parola-chiave – oltremodo demonizzata – che ho menzionato: “***concorrenza***”. Il bonus dovrebbe avere il compito di stimolare la competizione fra gli insegnanti, innestando così un circolo virtuoso che porti i singoli e, al contempo, l’istituzione scolastica a migliorare. Purtroppo, questo fine più elevato è rimasto tra le righe del decreto, ammesso che il governo volesse davvero perseguirlo: di ciò potrebbe dubitarsi molto, visto che si è limitato a stanziare le somme da attribuire ai docenti, senza preoccuparsi di implementare la misura in modo tale da attivare il circolo virtuoso sopra accennato.

**Ma forse, come spesso accade, non è stato un caso: per realizzare in concreto un sistema concorrenziale mediante il bonus in discorso sarebbe servito un governo coraggioso**, che fissasse criteri di valutazione chiari e omogenei, obbligando i presidi al medesimo coraggio, e cioè a rendere conto pubblicamente, in maniera trasparente, delle proprie specifiche scelte. E “***trasparenza***” è la terza parola che ho indicato. Infatti, il sia pur encomiabile intento di valorizzare il merito attraverso un premio monetario e, con esso, di incoraggiare una gara tesa a creare valore, resta una stimabile astrazione in mancanza di trasparenza – appunto – su alcuni elementi essenziali: le regole della competizione devono essere fissate prima che essa inizi, dunque non “in corsa”; i partecipanti al confronto devono poter conoscere i motivi per i quali ha “vinto” qualcun altro, così da comprendere le proprie carenze e adoperarsi per fare meglio; il “giudice di gara” deve fondatamente dimostrare i passaggi della valutazione ponderata che ha svolto, rendendo sindacabili le proprie scelte da parte della comunità interessata.

**Dunque, la “trasparenza” è l’ingranaggio che rende sana la “concorrenza” attivata da una premialità del “merito” realmente virtuosa: ma nel decreto c.d. Buona Scuola di trasparenza non c’è traccia.** Circa il primo profilo – la definizione delle regole anteriormente all’inizio del confronto – basti dire che il Ministero dell’Istruzione, in una [circolare dell’aprile 2016](http://www.istruzione.it/snv/allegati/CIRCOLARE_PROT.1804.pdf), quindi a meno di due mesi dalla chiusura dell’anno 2015-2016, attestava che si stavano ancora insediando alcuni dei Comitati che avrebbero dovuto stabilire i criteri per l’attribuzione del premio inerente allo stesso anno scolastico: altro che obiettivi trasparentemente stabiliti ex ante e verificati ex post. Quanto agli altri profili individuati, l’assenza nel decreto in questione di ogni cenno alla trasparenza potrebbe essere liquidata come la mera dimenticanza di un governo teso più a dimostrare un ineguagliabile iper-attivismo che a elaborare regolazioni ben strutturate.

**Inoltre, per scusare e declassare come veniale la dimenticanza suddetta, si potrebbe usare la “toppa” apposta a tale mancanza dal MIUR sul proprio sito web ([FAQ sul bonus-insegnanti](http://www.istruzione.it/snv/docenti_faq.shtml)):** “in merito alla pubblicazione dei premi per i singoli docenti, mancando un’indicazione di riferimento specifica per la scuola, è opportuno fare riferimento al D.Lgs. 33/2013 come aggiornato da D.Lgs. 97/2016”. Il Ministero richiama il decreto c.d. Foia, atto a rendere l’amministrazione pubblica trasparente come una casa di cristallo, stando ai proclami dei suoi redattori. Tutto a posto, “…diranno subito i miei piccoli lettori. – No, ragazzi, avete sbagliato”: cito il Pinocchio di Collodi perché la trasparenza, in questo caso, se non è una bugia, è una verità diversamente declinata. Infatti, le norme del decreto c.d. Foia menzionate dal MIUR si limitano a sancire che i dati relativi alla distribuzione dei “premi collegati alla performance” vadano pubblicati “in forma aggregata, al fine di dare conto del livello di selettività utilizzato nella distribuzione dei premi e degli incentivi”, e nient’altro.

**Premesso che non è chiaro come la “forma aggregata” possa dare conto della “selettività” (pare un ossimoro), la disposizione è del tutto inidonea a fare trasparenza sulle scelte del dirigente, rendendo sindacabili le valutazioni ponderate da lui compiute nell’assegnazione dei premi agli insegnanti**. Dunque, il rimando del MIUR al decreto c.d. Trasparenza con riferimento al decreto c.d. Buona Scuola serve solo a produrre il paradossale effetto di avvolgere con una cortina di opacità l’intero meccanismo: non è meraviglioso tutto questo, caro Titolare? E tutto si tiene, come sempre, ma non è tutto. Sulla scia del c.d. FOIA, in una delle FAQ citate, il Ministero afferma che, se pure è opportuno (non obbligatorio, ci mancherebbe!) per il dirigente scolastico comunicare “le motivazioni delle sue scelte al Comitato di valutazione e a tutta la comunità professionale”, egli deve farlo “in forma generale e non legate ai singoli docenti”: come non comunicare nulla, praticamente, così che le specifiche scelte restino in ultima istanza oscure a tutti.

**La farsa è resa ancora più evidente da una disposizione del decreto c.d. Buona Scuola, con cui il legislatore si premura di precisare che il dirigente scolastico individua i destinatari del bonus “sulla base di motivata valutazione”**: qual è il senso di sancire normativamente che la valutazione debba essere motivata – ogni valutazione la è, salvo i casi di estrazione a sorte o di follia conclamata – se poi non si impone l’obbligo di rendere pubbliche le specifiche motivazioni poste a fondamento delle scelte effettuate?

**Infine, la ciliegina sulla torta: nella circolare del MIUR sopra citata si invitano i dirigenti a non usare il fondo per il premio “attraverso la destinazione ad un numero troppo esiguo di Docenti”. L’ipotesi “pochi, ma buoni” non è gradita forse perché i non-buoni potrebbero risentirsi?** Credo non serva aggiungere altro. In sintesi e in conclusione: senza trasparenza la concorrenza resta monca e il premio al merito privo di efficacia. Come tradizione vuole, il sistema escogitato è perfetto perché tutto cambi senza che cambi niente: non sia mai che i governanti siano davvero coraggiosi, che i dirigenti siano obbligati ad assumersi apertamente e puntualmente la responsabilità delle proprie scelte e che i docenti, oltre a giudicare i discenti, siano assoggettati a giudizi a propria volta. Tre parole sono essenziali perché un meccanismo di riconoscimento – come il bonus-insegnanti – possa funzionare: merito, concorrenza e trasparenza. Peccato che in Italia esse siano declamate alla stregua di “sole, cuore e amore”, così che si continua a suonare sempre la solita canzone.

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