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title: Lo stagista super-specializzato e il Jobs Act non completato
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2017-06-02T10:30:49+02:00'
modified: '2017-06-02T10:30:49+02:00'
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# Lo stagista super-specializzato e il Jobs Act non completato

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Egregio Titolare,

La vicenda dell’inserzione del **Gruppo Dimensione** riferita ad un’offerta di tirocinio è la dimostrazione definitiva di come in Italia qualsiasi strumento di politica del lavoro finalizzata all’avvicinamento dei lavoratori alle imprese è sostanzialmente travisato e piegato verso utilizzi che finiscono per dare corso al dumping salariale.

**Prima di proseguire ad affollare i pixel che Ella mi consente di occupare, rileggiamo l’offerta dell’azienda:**

> «Laurea magistrale a pieni voti in ingegneria civile, ottima conoscenza della lingua tedesca e buona della lingua inglese, gradita esperienza Erasmus, disponibilità a trasferte in Italia e all’Estero, 600 euro netti al mese, ticket restaurant per ogni giorno lavorato»

Dunque, l’azienda chiede: 1) laurea col massimo dei voti in ingegneria civile; 2) poliglottismo con livello di tedesco ottimo; 3) dimostrazione di studi internazionali; 4) disponibilità a trasferte, il tutto per proporre un tirocinio da 600 euro.

**Troppe cose non tornano. Non è, di per sé, l’ammontare del rimborso del tirocinio, quanto la circostanza che l’offerta è palesemente quella di un lavoro inizialmente sotto pagato, travestito da tirocinio**. Il perché di quanto affermato è semplice, caro Titolare. Come ben si intuisce dalle vigenti [linee guida](https://www.cliclavoro.gov.it/normative/accordo_tirocini_24_gennaio_2013.pdf) sui tirocini, essi hanno sempre, anche quando non si tratti di tirocini formativi ma di inserimento lavorativo rivolti a disoccupati, prevalentemente funzioni di agevolare l’apprendimento delle tecniche lavorative.

**Ora, immaginare che occorra ad una figura iper specializzata come quella richiesta dall’annuncio un tirocinio, è ovviamente impossibile**. Il tirocinio è utilizzato né più e né meno come “pre prova”; la stessa azienda lo conferma nell’articolo [qui](http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2017/06/01/cercasi-ingegnere-tirocinio-a-600-euro/) citato.

**L’utilizzo proposto, nel caso di specie, dunque è assai artefatto: una pre-prova, propedeutica all’eventuale assunzione mediante contratto di apprendistato, a sua volta ovviamente soggetto a prova e liberamente recedibile dal datore di lavoro prima del triennio e, dunque, prima che si trasformi in rapporto di lavoro a tempo indeterminato**. La sequenza è, quindi, che per anni un ingegnere molto qualificato sia impiegato con forti agevolazioni prima in tirocinio (solo 600 euro mensili), poi in apprendistato (con l’iniziale sotto qualificazione e la possibilità dell’impresa di beneficiare degli sgravi previsti per il contratto di apprendistato), per approdare, forse, finalmente ad una qualificazione professionale e ad un trattamento economico adeguati a mansioni che, in realtà, gli sono già state chieste: è ben evidente che in un rapporto di tirocinio normale non dovrebbe essere richiesta alcuna disponibilità a viaggi e trasferte all’estero (nell’annuncio non si capisce se almeno queste siano rimborsate o se i relativi costi sono compresi nell’indennità mensile da 600 euro).

Il fatto è, caro Titolare, che tutte le forme flessibili di lavoro o di politica del lavoro che prevedano sgravi o abbassamenti del trattamento economico sono prese al volo dalle aziende, per ottenere il vero risultato cui (legittimamente) ambiscono: **l’abbassamento del costo del lavoro**.

**Di fatto, una regolamentazione dei rapporti di lavoro o di avvicinamento al lavoro piuttosto lassista e distratta consente il dumping salariale**. I famosi voucher ne erano una testimonianza, col loro utilizzo distorto per pagare prestazioni lavorative ordinarie a 7,5 euro l’ora; tanto è vero che la loro reintroduzione, sia pure sotto forma diversa, proposta dalla cosiddetta “manovrina” 2017 non a caso prevede finalmente **una soglia oraria di 9 euro** definita “minima”, lasciando capire che tra le parti possa essere concordata una paga superiore, magari agganciata a quella della contrattazione collettiva (cosa che sarà obbligatoria per il lavoro occasionale in agricoltura).

**L’offerta di tirocinio del Gruppo Dimensione rende evidente che alle imprese il “merito” derivante dagli studi interessa ben poco**, visto che né una laurea a pieni voti, né il poliglottismo sono ritenuti degni di un’assunzione almeno direttamente in apprendistato.

**Non si illuda, Titolare, che l’esempio citato sia un caso isolato**. Nel corso del progetto Garanzia Giovani più volte i ricercatori **Adapt** hanno riscontrato offerte di tirocinio per giovani “con esperienza”, sebbene la misura fosse rivolta ai cosiddetti Neet, cioè giovani che né studiano, né lavorano: ma, poiché i tirocini erano pagati dalle risorse europee, l’occasione di attivarli senza oneri per le imprese era fin troppo ghiotta.

**È evidente che le regole di ingaggio non sono chiare o, comunque, si prestano ad essere facilmente aggirate**. Del resto, è noto che i servizi dell’ispettorato del lavoro sono del tutto deficitari sul piano delle risorse; mentre i centri per l’impiego, accusati sempre di inefficienza (ma chi evidenzia tale inefficienza ignora sempre che in Italia operano in questi servizi a stento 6.000 dipendenti, a fronte dei 100.000 della **Germania**), pur di non essere accusati anche di impedire l’attivazione di politiche del lavoro che costituiscano potenziali occasioni di contatto tra disoccupati ed aziende non vanno tanto per il sottile, e promuovono anche tirocini molto *borderline*, come dire.

**Che rimedio c’è, allora, stimato Titolare? Possono esservene molti.** Per esempio, un divieto di connettere tirocini con assunzioni aventi scopo formativo, come appunto l’apprendistato: le imprese scelgano una tra le possibili strade per formare i lavoratori. Oppure, restringere i tirocini a persone poco qualificate e titolate.

**Ma, forse, quello che è veramente mancato è il “contratto a tutele crescenti”, che il Jobs Act ha ridotto meramente in contratto con licenziamento ad indennità risarcitoria crescente, senza incidere minimamente sulle tutele.**

Forse la cosa più utile e saggia sarebbe circoscrivere i tirocini a sole attività di formazione per studenti o per lavoratori costretti a passare da un comparto produttivo in crisi ad un altro. **E puntare tutto su un contratto unico di ingresso nel lavoro**, con salari inizialmente più bassi e possibilità di libero recesso, che consenta la formazione e l’acquisizione di una qualifica professionale però, poi, da riconoscere *erga omnes*, onde evitare il gioco opportunistico di licenziamenti e riassunzioni con sottoqualificazione.

**Insomma, puntare su tirocini da trasformare in occasioni esclusivamente formative o in veri e propri [contratti di apprendistato brevi](http://www.bollettinoadapt.it/old/files/document/22226oliveri_2013_23.pdf) e sul contratto di apprendistato come strumento unico di tutele crescenti di inserimento lavorativo**. Il che richiederebbe, allora, una profondissima revisione del contratto a tempo determinato ed, in particolare, la reintroduzione dell’obbligo di motivarne l’utilizzo ed un sostanziale maggior peso contributivo e retributivo, visti i rischi di creare disoccupazione molto più alti rispetto ad un contratto potenzialmente stabile come quello di apprendistato.

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