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title: 'Sofferenze bancarie: per la gestione interna servono comunque trasparenza e realismo'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2018-01-17T10:00:26+01:00'
modified: '2018-01-17T10:08:04+01:00'
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  - Contributi esterni
  - 'Economia &#038; Mercato'
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  - Banche
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# Sofferenze bancarie: per la gestione interna servono comunque trasparenza e realismo

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Egregio Titolare,

quando in passato si era discusso della [reazione pavloviana](https://phastidio.net/2017/11/08/sofferenze-bancarie-litalico-formalismo-perde-vista-la-realta/) di banchieri, politici  e giornalisti italici rispetto alle (nel resto del mondo [legittime) richieste di trasparenza](https://phastidio.net/2017/10/07/nuove-norme-bce-sofferenze-bancarie-rumore-nulla-quasi/), formulate dalla Banca Centrale Europea  nell’ultimo *addendum* alle linee guida di gestione sulle sofferenze (Npl, *Non performing loans*), era colposamente sfuggita una questione che i sofisticati analisti della FIRST CISL hanno recentemente  [messo in luce](http://www.firstcisl.it/2018/01/npl-la-linea-europea-affossa-inutilmente-le-banche-first-cisl-su-formiche/):  

  

In particolare:

> «Non è colpa del costo del lavoro: a bruciare la redditività delle banche italiane sono le rettifiche sui crediti e per questo serve una gestione paziente dei prestiti deteriorati, evitando le forti svalutazioni imposte dai regolatori europei»

Per chiarire ulteriormente il concetto il segretario generale, **Giulio Romani**, ha rilasciato una dichiarazione ([riportata dall’ANSA](http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/01/07/cisl-problema-banche-non-e-costo-lavoro_bb1e987f-dea7-40cc-bd15-11a708b19d61.html) e ripresa da alcuni quotidiani) che sicuramente non si presta a fraintendimenti:

> «Finiamola, una volta per tutte, di dire che il costo del lavoro è un peso per il sistema bancario. Il vero peso sono le enormi svalutazioni pretese dai regolatori europei, col risultato che continuiamo a svendere Npl che potrebbero invece essere recuperati attraverso una loro gestione paziente, ritornando a dare reddito»

Per coloro che fossero interessati ai numeri dietro le enfatiche dichiarazioni, il responsabile dell’ufficio studi, **Riccardo Colombani**, ha aggiunto:

> «Agli 8 miliardi di utile realizzati dai cinque maggiori gruppi bancari italiani dei primi nove mesi del 2017 hanno dato un enorme contributo i 14,4 miliardi di commissione nette, che sono strettamente correlate al fattore lavoro. Il risultato beneficia poi dei 527 milioni di calo del costo del personale a fronte di una riduzione di ben 7.786 addetti nelle sole big five, senza contare i tagli nelle banche acquisite da Ubi e da Intesa. Quanto al costo del lavoro, il dato dei primi cinque gruppi è di 12,6 miliardi, che si confrontano con un margine di intermediazione di 36,3 miliardi. A bruciare redditività – sottolinea Colombani – sono i 10,1 miliardi di rettifiche su crediti, non molto sotto ai 10,5 miliardi dei primi 9 mesi del 2016. Se gli npl fossero destinati alla gestione in house da parte di personale specializzato – è la ricetta proposta già un anno fa dal sindacato -, invece che alla vendita più o meno obbligata, e gli accantonamenti potessero essere effettuati tenendo conto dei recuperi realizzati, gli utili tornerebbero a crescere, generando occupazione e sviluppo economico»

**L’idilliaca immagine proposta dai sindacati**, con le sofferenze sotterrate in giardino pronte a dar frutto come le monete di Pinocchio nel campo dei miracoli perde di vista due piccoli particolari:

- Che sia interna o affidata in *outsourcing*, la gestione dei crediti può dare risultati molto diversi a seconda di quanto efficaci e tempestive sono le procedure di recupero poste in essere. In breve: la qualità della gestione conta e fa tutta la differenza del caso;

- L’entità degli accantonamenti non è un feticcio religioso ottusamente adorato da talebani burocrati, né una grandezza arbitraria che si può mercanteggiare con revisori e ispettori come si fa al mercato del pesce; si tratta di una posta contabile che dovrebbe **riflettere le reali prospettive di recupero** e, quindi, è anch’essa collegata alla qualità del recupero

Tenendo a mente che la qualità conta, possiamo rilevare che chi è capace di gestire in modo opportuno i propri crediti non solo non è costretto da nessuno a fare accantonamenti e men che meno a cedere, ma addirittura **può trovare compratori per il ramo d’azienda che tanto capace si è dimostrato nel recuperare i crediti**. È il caso ad esempio di **DoBank**, la piattaforma di recupero di Unicredit, prima ceduta al fondo **Fortress** e successivamente quotata alla borsa di Milano e di **Capital Light Bank**, la divisione di **Intesa Sanpaolo** che potrebbe essere dismessa nella prima metà di quest’anno.

**Venendo al punto 2**, posto che i crediti problematici non sono complicatissimi strumenti finanziari esotici, che necessitano di complessi modelli matematici per essere valutati, **in presenza di informazioni complete e aggiornate è relativamente agevole fare una stima dei recuperi attesi e adeguare gli accantonamenti in proporzione**; ma per avere queste informazioni e affinché le prospettive di recupero non arrivino alle calende greche è necessario avere attivato un processo di gestione efficace.

**Dunque, a ben guardare, il modo corretto di analizzare la questione muove da una prospettiva opposta rispetto alla ricetta magica dei sindacati:** chi è in grado di gestire correttamente i propri crediti, riesce anche a calcolare in modo adeguato gli accantonamenti e, ove gli ispettori richiedessero rettifiche eccessive e ingiustificate, è in grado di controbattere argomentando nel merito. Non solo, come dimostrato dall’esperienza recente di Intesa Sanpaolo, chi ha fatto i compiti a casa può permettersi di valutare ipotesi e opportunità di cessione in modo oculato e senza alcuna pressione esterna.

Viceversa, se la gestione non è efficace e i valori di bilancio vengono percepiti come disallineati rispetto alle reali prospettive di incasso, si innesca una spirale di continue richieste di maggiori accantonamenti e di pressioni verso la dismissione che, diventa l’unico meccanismo affidabile per attribuire un valore ai crediti.

Dunque, con buona pace dei raffinati analisti della FIRST CISL, **la credibilità per potersi risparmiare le cessioni e per respingere al mittente eventuali richieste di rettifiche contabili si ottiene  provando sul campo l’efficacia delle procedure di recupero e aggiornando i valori contabili su livelli realistici**. Lo scenario opposto, di rinviare l’aggiornamento contabile coltivando in casa il [“tesoretto” delle sofferenze](https://phastidio.net/2017/10/05/giu-le-mani-dal-tesoretto-delle-nostre-sofferenze/) fino ad oggi ha ottenuto il solo risultato di portare al dissesto gli istituti di credito e ha visto proprio nei dipendenti l’unica categoria di *stakeholders* sempre pesantemente sacrificata, anche nei casi in cui l’intervento dello stato ha indennizzato i risparmiatori (presumibilmente) vittime di *misselling*.

**Sullo sfondo, la grande assente di tutte le discussioni che abbiano anche solo marginalmente a che fare profili economici e/o politici rimane la trasparenza**: iscrivere in bilancio a **valori realistici** i crediti deteriorati consente a chi si occupa di valutare i bilanci degli istituti senza applicare decurtazioni (*haircut)* draconiane dovute all’incertezza.

**Dunque quella portata avanti dalla BCE è innanzitutto una battaglia per ottenere maggiore trasparenza nelle rappresentazioni di bilancio con l’obiettivo ultimo di avere istituti più solidi e un sistema bancario più stabile**. Come dimostra l’esperienza recente degli aumenti di capitale, da quello riuscito di Unicredit a quello mancato di **MPS**, fino al più recente e “problematico” di **Carige**, l’incertezza sulla valutazione dei crediti deteriorati è sempre stata l’elemento determinante e solo facendo chiarezza su questo profilo è possibile conquistare la fiducia dei mercati, senza la quale possono aprirsi solo scenari di dissesto e ristrutturazione più o meno assistita dallo stato.

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