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title: Perché il reddito di cittadinanza è di fatto un sussidio incondizionato
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2018-03-13T11:14:58+01:00'
modified: '2018-03-13T19:17:19+01:00'
type: post
categories:
  - Discussioni
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Italia
tags:
  - Crescita-economica
  - Lavoro
  - M5S
  - Pasquale Tridico
  - Sussidi
published: true
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# Perché il reddito di cittadinanza è di fatto un sussidio incondizionato

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**Il mio punto è che il reddito di cittadinanza è uno strumento che porta a ridurre l’offerta di lavoro e far cadere nella cosiddetta “trappola della povertà”**. Perché? Vediamo. Poche settimane addietro **Luigi Di Maio** ha affermato che il reddito di cittadinanza avrebbe avuto come architrave i Centri per l’impiego, di fatto suggerendo che parte della disoccupazione derivi da mancato incrocio tra domanda e offerta su ampia scala geografica. Per questo, Di Maio ipotizzava un collocamento esteso su base nazionale:

> «Ovvero, fino ad oggi domanda ed offerta si incontrano esclusivamente su base provinciale, o al massimo regionale. Non ci sono, se si escludono i Neet, banche dati uniche. **Per fare un esempio i centri per l’impiego di Trento non dialogano con quelli di Napoli.** Li metteremo tutti in rete. Chi otterrà il sostegno dovrà poi partecipare obbligatoriamente a corsi di formazione e per otto ore settimanali dovrà impegnarsi in lavori socialmente utili nei Comuni di residenza. Una volta trovato, **anche su scala nazionale**, un lavoro confacente alle caratteristiche del cittadino non si potrà rifiutare la proposta, pena la perdita immediata del sussidio»

**Già pochi giorni dopo, questa affermazione era stata demolita, per rassicurare gli insegnanti “deportabili”, e non solo loro**:

> «Per ciò che riguarda la nostra proposta sul reddito di cittadinanza, ribadiamo che la persona che beneficia del reddito **si deve rendere disponibile a lavorare presso un Centro per l’Impiego del suo territorio** e, se vuole, anche su base nazionale. Spostarsi per cercare lavoro deve essere una libera scelta e non un obbligo»

**Poi arrivò il ministro del Lavoro *in pectore* dei 5S, Pasquale Tridico, a confessare che [il potenziamento del collocamento è pura finzione](https://phastidio.net/2018/02/07/i-keynesiani-che-spianano-il-turchino/)**: non sarà quello a far trovare lavoro bensì il maggior deficit fatto a seguito dell’iscrizione alle liste di disoccupazione degli inattivi scoraggiati. Sarebbero 19 miliardi di euro di deficit in più. Immaginando un moltiplicatore da ubriachi pari a 2, si produrrebbe una crescita di Pil di poco più del 2%, ed ipotizzando altresì che per l’Italia valgano valori della [Legge di Okun](https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Okun) simili a quelli storicamente visti negli Usa (circa 2,5), avremmo una riduzione del tasso di disoccupazione di *meno dell’1%*. Wow.

**Quindi, primo punto a beneficio degli sdegnati dal mio tweet: il reddito di cittadinanza non serve a riattivare direttamente l’occupazione.** Leggiamo ora quanto previsto dal [disegno di legge grillino che istituisce il reddito di cittadinanza](http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00814007.pdf), presentato in Senato a fine ottobre 2013. Che dice questo ddl, all’articolo 12, cioè sulle cause di decadenza dal beneficio in relazione all’inserimento lavorativo? Che il beneficiario decade se

> b) sostiene più di tre colloqui di selezione con palese volontà di ottenere esito
> negativo, accertata dal responsabile del centro per l’impiego attraverso le comunicazioni ricevute dai selezionatori o dai datori di lavoro;
> c) rifiuta, nell’arco di tempo riferito al periodo di disoccupazione, **più di tre proposte di impiego ritenute congrue** ai sensi del comma 2 del presente articolo, ottenute grazie ai colloqui avvenuti tramite il centro per l’impiego o le strutture preposte di cui agli articoli 5 e 10;
> d) recede senza giusta causa dal contratto di lavoro, per due volte nel corso dell’anno solare;

**Quindi, potete rifiutare senza motivazione più di tre proposte “congrue”, e potete anche licenziarvi senza motivazione almeno una volta l’anno. Il che non è male, no?** Immaginiamo vi siano aree, soprattutto nel Mezzogiorno, dove le proposte “congrue” fioccano, ben oltre il numero di tre. Ah, a proposito: ma quando una proposta è “congrua”? Secondo il ddl grillino, quando

> a) è attinente alle propensioni, agli interessi e alle competenze acquisite dal beneficiario in ambito formale, non formale e informale, certificate, nel corso del colloquio di orientamento, nel percorso di bilancio delle competenze e dagli enti preposti di cui all’articolo 10;
> b) la retribuzione oraria è maggiore o uguale all’80 per cento di quella riferita alle mansioni di provenienza se la retribuzione mensile di provenienza non supera l’importo di 3.000 euro lordi. La retribuzione oraria non è inferiore a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di riferimento e in stretta osservanza di quanto previsto all’articolo 19 della presente legge;
> c) fatte salve espresse volontà del richiedente, il luogo di lavoro non dista oltre 50 chilometri dalla residenza del soggetto interessato ed è raggiungibile con i mezzi pubblici in un arco di tempo non superiore a ottanta minuti.

**Anche qui, non male. C’è un robusto ancoraggio territoriale locale, a meno che il richiedente non chieda espressamente di voler valutare l’intero territorio nazionale.** Dato l’importo erogato, ciò determina incentivi a restare in prossimità di casa propria. Se “casa propria” è area economicamente depressa e non c’è modo di avere le tre offerte “congrue”, l’assegno del reddito di cittadinanza finisce ad essere **erogazione incondizionata**, o meglio condizionata alla fantasia.

**Questo, in sintesi, è quello che intendevo con quel tweet. Ma non solo**. In molti dicono che il reddito di cittadinanza è pressoché identico al [reddito di inclusione (REI)](http://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/poverta-ed-esclusione-sociale/focus-on/Reddito-di-Inclusione-ReI/Pagine/default.aspx), attuato dal governo Gentiloni e che riguarda 2,5 milioni di persone. La mia risposta è “sì e no”, o meglio, “no”. Perché, se è vero che le condizionalità di “riattivazione” sono simili al reddito di cittadinanza grillino, **il REI prevede importi sensibilmente inferiori, e di fatto punta al contrasto alla povertà assoluta, mentre quello pentastellato è costruito sul concetto di povertà relativa. **Leggiamo ancora dal ddl grillino del 2013:

> **«soglia di rischio di povertà»**: il valore convenzionale, calcolato dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) nel rispetto delle disposizioni del quadro comune per la produzione sistematica di statistiche europee sul reddito e sulle condizioni di vita(EU-SILC), di cui al regolamento (CE) n. 1177/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 giugno 2003, definito secondo l’indicatore ufficiale di povertà monetaria dell’Unione europea, pari ai 6/10 del reddito mediano equivalente familiare, al di sotto del quale un nucleo familiare, composto anche da un solo individuo, **è definito povero in termini relativi**, ossia in rapporto al livello economico medio di vita locale o nazionale;

**Ora, se siete sufficientemente svegli, avrete capito che esiste una certa differenza tra povertà assoluta e povertà relativa**. E avrete anche compreso che, in un paese come l’Italia, ad elevata incidenza di economia sommersa, la soglia di povertà relativa si avvicina pericolosamente ai minimi retributivi “ufficiali”. E quindi? Perché “pericolosamente”? Perché **quando si può contare su un reddito sussidiato così elevato, il rischio di alimentare il sommerso per continuare a percepire il sussidio, diventa certezza**. Così come cresce la probabilità che le imprese puntino a far saltare i minimi contrattuali, contando sull’integrazione retributiva di cittadinanza. Tutte cose che il REI non causa.

**Questa è la spiegazione di quel tweet**. Ove mai venisse attuata una misura del genere, avremmo **aumento del sommerso, pressione a ridurre le retribuzioni contrattuali e potenti disincentivi ad aumentare l’offerta di lavoro, o meglio incentivi a ridurla**, soprattutto considerando che quell’importo, e le sue scale di equivalenza familiare, ha un potere d’acquisto ben differente nelle varie zone d’Italia. A voi indovinare in quali zone il disincentivo all’offerta di lavoro sarebbe maggiore. Chi indovina vince un bell’attestato di Razzista, assegnato dalla Commissione per i Buoni Sentimenti.

**Ora, possiamo anche dire che serve un sussidio di sostegno ai consumi, e non ci sarebbe nulla di male**. Ma, per favore, evitiamo di prenderci per il culo dicendo che il reddito di cittadinanza ha delle condizionalità vere e stringenti, da *flexsecurity* treccartara. Un po’ più di analisi economica ed un po’ meno di moralismo progressista aiuterebbero questo paese ad uscire dalla bolla psichedelica in cui si è ficcato.

**Lettura complementare consigliata** – Su REI e reddito di cittadinanza, **[Chiara Saraceno](http://www.lavoce.info/archives/51860/cosi-reddito-cittadinanza-puo-migliorare-rei/)** su *lavoce.info*.

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