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title: 'Le omissioni del contratto legastellato: il rischio di fondi esteri ai partiti'
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2018-05-25T10:00:19+02:00'
modified: '2018-05-24T21:09:42+02:00'
type: post
categories:
  - Contributi esterni
  - Italia
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  - Costi-della-politica
  - Lega
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published: true
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# Le omissioni del contratto legastellato: il rischio di fondi esteri ai partiti

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Dopo le “parole” del contratto di governo – e in attesa delle “opere” – può essere utile considerarne anche le “omissioni”. Una in particolare, circa un tema ricorrente negli ultimi anni: la trasparenza dei finanziamenti alla politica. Di Maio era sembrato averla molto a cuore nel corso della campagna elettorale, soprattutto con riferimento a [fondazioni e casse dei partiti](https://www.publicpolicy.it/lobby-viste-dai-5-stelle-chi-incontri-chi-finanzi-di-cosa-parli-76884.html). Del resto, nel 2016 il movimento aveva pure presentato un [disegno di legge](https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/11/riforma-dei-partiti-la-contro-proposta-del-movimento-5-stelle-niente-regole-su-statuti-e-funzionamento-interno/2627386/) al riguardo.

**Nonostante vi fosse qualche dubbio circa il senso dei [cinque stelle](http://espresso.repubblica.it/palazzo/2017/11/27/news/da-dove-prende-i-soldi-per-fare-politica-il-m5s-1.315009) per la *disclosure***, alla pari dei [co-firmatari del contratto di governo](http://espresso.repubblica.it/inchieste/2018/03/28/news/i-conti-segreti-di-matteo-salvini-1.320080), ci si sarebbe comunque aspettati che la maggiore trasparenza promessa in vista del voto del 4 marzo sarebbe stata tra gli obiettivi esplicitati nel contratto stesso.

**E invece niente**, nonostante la legge sull’abolizione del finanziamento pubblico in via diretta ai partiti (l. n. 13/2014) – cessato da quest’anno – abbia mostrato nel tempo **lacune che consentono l’opacità di canali di finanziamento diversi.** Eppure essa prescrive alle formazioni politiche obblighi di *disclosure*, tra le altre cose, su statuti, rendiconti ed erogazioni private di cui siano destinatarie, legando il rispetto di quegli obblighi alla possibilità di fruire di benefici economici: in particolare, il 2 per mille dell’Irpef devoluto da parte dai contribuenti; e la [detrazione d’imposta del 26%](https://phastidio.net/2014/12/22/ventisei-i-ladri/) per le donazioni ai partiti, spettante ossimoricamente anche ai [politici obbligati per statuto](https://phastidio.net/2017/12/14/lossimorico-paese-delle-erogazioni-liberali-obbligatorie-carico-dei-contribuenti/) a versare a essi una quota della propria indennità.

**Nelle intenzioni del legislatore, l’abolito finanziamento pubblico diretto avrebbe dovuto essere compensato da quello proveniente dai privati, reso trasparente in forza dei  meccanismi incentivanti previsti.** Le cose sono andate in altro modo: da un lato, i cittadini contribuiscono in misura insufficiente al sostentamento della politica; dall’altro, le prescrizioni in tema di *disclosure* si sono dimostrate inadeguate.

Quanto al primo punto, solo [il 3% circa dei contribuenti esprime nella dichiarazione dei redditi la volontà di destinare soldi ai partiti](http://www.repubblica.it/economia/2018/01/11/news/due_per_mille_ai_partiti_aumentano_le_scelte_degli_italiani_15_milioni_assegnati_otto_vanno_al_pd-186297165/); inoltre, “[il finanziamento privato sotto forma di donazioni](https://www.openpolis.it/i-partiti-alla-prova-del-2x1000/) da aziende o persone (nonostante le agevolazioni fiscali previste) non è decollato”. Unitamente al venir meno del sovvenzionamento diretto dello Stato, ciò ha determinato [un forte ridimensionamento](https://blog.openpolis.it/partiti-crisi-nuovo-sistema-politico) delle entrate annuali dei partiti (il 61% in 4 anni).

**Quanto al secondo punto, i meccanismi preposti alla trasparenza, di cui alla legge citata, si sono rivelati carenti per molti aspetti**. Tra gli altri, basta rinunciare ai benefici economici da essa previsti per sottrarsi a ogni obbligo di *disclosure* (è quanto fanno i cinque stelle); non è prescritta alcuna pubblicità per gli apporti inferiori a cinquemila euro annui, ma i motivi di [tale limite](http://www.osservatorioaic.it/prime-note-sulle-nuove-norme-in-materia-di-democraticit-trasparenza-e-finanziamento-dei-partiti-politici.html) non sono chiari; e anche i donatori di somme superiori possono rimanere occulti, se non prestano il proprio consenso alla pubblicazione dei dati personali. A tutto ciò si aggiunga che associazioni e fondazioni riconducibili alla politica sono gravate da obblighi di *disclosure* solo se rientranti in alcune limitatissime fattispecie, restandone esclusa un’ampia gamma di possibili intrecci tra esse, singoli e partiti. Soprattutto, **tali formazioni non sono tenute a rendere noti i propri finanziatori** ([su 108 fondazioni, solo 15 a titolo volontario fanno una certa trasparenza sulle entrate](https://www.openpolis.it/rassegnastampa/chiude-la-fondazione-di-renzi/)). Dunque, nonostante esse rappresentino canali usati per veicolare denaro ai partiti e ai loro componenti, godono per lo più di un’[opacità assoluta](https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/i-partiti-devono-rendere-trasparenti-le-fondazioni/).

**Forse è più chiaro ora il motivo per cui, così come assicurato in campagna elettorale, sarebbe stato necessario prevedere nel contratto di governo un intervento teso a fare chiarezza sui profili rilevati**. Considerato che i sovvenzionamenti ai decisori pubblici si possono tradurre in pressioni nei loro riguardi – e in Italia manca una disciplina delle lobby, promessa anch’essa dai cinque stelle, ma della quale pure non c’è traccia nell’accordo con la Lega – l’assenza di trasparenza circa tali sovvenzionamenti va a minare la [credibilità](http://noisefromamerika.org/articolo/finanziamenti-politica-trasparenza-credibilita) dei decisori stessi; quella mancanza di credibilità concorre alla disaffezione dei cittadini verso la politica, quindi alla loro scarsa propensione a destinare ad essa risorse; e ciò può indurre i partiti ad approvvigionarsi a fonti diverse e non sempre cristalline.

**Tra tali fonti diverse e non sempre cristalline sono stati recentemente citati anche [Paesi esteri](http://www.lastampa.it/2018/01/11/italia/sospetto-di-fondi-dai-servizi-russi-alla-lega-lallarme-degli-usa-sulle-interferenze-elettorali-KRpgeymaHj5HTfcUQwF3PO/pagina.html).** “[I partiti sono organizzazioni porose](https://www.ibs.it/sovranita-in-vendita-finanziamento-dei-libro-francesco-galietti/e/9788862507035), ormai sganciate  dal cordone ombelicale del finanziamento pubblico. La cronica ricerca del denaro, tanto a livello centrale quanto a livello locale, ne fa un bersaglio ideale per potenze esterne intenzionate a condizionare l’agenda politica italiana”. Ed è quest’ultimo tassello a rendere ancora più singolare la scelta di omettere la trasparenza dei finanziamenti alla politica tra i punti del contratto di governo.

**Infatti, il condizionamento dei partiti, “architrave dell’intero sistema politico”, equivale a una sorta di cessione di sovranità**, perché non passa nemmeno attraverso il processo democratico, ma solo attraverso i loro conti correnti (Galietti). È dunque contraddittorio – per usare un eufemismo – che due formazioni politiche “sovraniste” non abbiano colto l’occasione per sancire, tra gli obiettivi del prossimo esecutivo, una *disclosure* atta fugare ogni dubbio di influenze esterne, cioè di cessione di sovranità ad altri Stati in qualità di sovvenzionatori vari ed eventuali.

**A pensar male, ipotizzando motivazioni di convenienza, si fa peccato**. Ma solo pensando male si riesce talora a scorgere un senso in parole opere e omissioni, così come in “[finestre lasciate spalancate a finanziamenti esteri impropri e opachi, magari poi chissà, pure a vantaggio di chi urla in nome della lesa sovranità nazionale](https://twitter.com/OGiannino/status/968207351240118274)”. A volte ci si azzecca.

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