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title: Chiacchiere e ripresa stanno a zero
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2019-05-01T10:28:45+02:00'
modified: '2019-05-01T22:19:09+02:00'
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# Chiacchiere e ripresa stanno a zero

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Ieri è stata una giornata di grande eccitazione, nello stagno italiano. La pubblicazione di due dati economici ha infatti prodotto una sarabanda di festeggiamenti, spruzzate di analisi a sfondo sociologico e titillato spiriti di rivalsa degni di miglior causa. Su tutto, prevale una robusta ignoranza che porta a discettare di cose e cause che semplicemente non si conoscono. 

**Il dato sul [mercato del lavoro di marzo](https://www.istat.it/it/archivio/229919) ha mostrato una crescita netta di ben 60 mila unità degli occupati**, che a sua volta ha trascinato al rialzo il tasso di occupazione. Di essi, 46 mila sono dipendenti permanenti, cioè a tempo indeterminato, mentre la variazione stimata degli occupati a termine è nulla.

**Subito, abbiamo avuto la corsa ad interpretare questo “boom” di occupati dal “posto fisso” come frutto del Decreto Dignità e della sua prodigiosa capacità di creare occupazione dal nulla, letteralmente**. Perché sostengo questo? Provate a riflettere. Ipotizzate che le cose stiano come sostenuto da una propaganda che ha ormai invaso i verdi pascoli delle turbe psichiche. 

**Allora: abbiamo occupati a tempo determinato che vengono trasformati a tempo indeterminato**. Cioè abbiamo degli occupati che restano occupati ma sotto un differente inquadramento contrattuale. **Domanda: secondo voi, di quanto aumenta l’occupazione? Coraggio, non è difficile. Aumenta di *zero***. 

**Invece, questo dato fa emergere *un aumento netto di occupati*, cioè indica una situazione in cui le aziende avrebbero aumentato gli organici.** Voi pensate che il decreto dignità c’entri qualcosa, in tutto ciò? Ovviamente no, perché il decreto dignità nulla c’entra con la creazione netta di occupazione. Ma la domanda è un’altra: secondo voi, che motivo razionale avrebbero le imprese per espandere i propri organici, in un contesto di stagnazione e forte incertezza? In aggregato, nessuno. 

**E allora, come si spiega questo dato? Io un’idea ce l’avrei**. Premesso che il dato di un mese non fa una tendenza, e premesso anche che le rilevazioni sono una indagine *campionaria*, **la mia ipotesi è che si sia creato un problema di campionamento**. Nel senso che nel campione utilizzato si è prodotta una sovra-rappresentazione di lavoratori stabilizzati, come se si trattasse di assunzioni *ex novo* (o, meglio, *ex nihilo*). In altri termini, il campione non avrebbe correttamente rappresentato le trasformazioni, *che non sono creazione netta di occupazione*. 

**Se questa ipotesi è corretta, nei prossimi mesi vedremo la normalizzazione di questo dato anomalo**. Ma ribadisco, partite dal presupposto che:

- Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro non sono creazione di nuova occupazione; 
- Nel contesto congiunturale attuale non ha senso logico immaginare che le aziende abbiano appetito per espandere gli organici.

**Su tutto, pensate che le rilevazioni Istat sono e restano indagini *campionarie***. Magari vi aiuta pro futuro. Eppure basterebbe una modica quantità di logica, anche in assenza di conoscenze statistiche. Ah, dimenticavo: anche il forte calo di disoccupati potrebbe essere riconducibile a problemi di campionamento. 

**Altro dato pubblicato ieri, che ha suscitato trenini e festeggiamenti, è quello della [stima preliminare del Pil ](https://www.istat.it/it/archivio/229935)del primo trimestre 2019**. Che è pari a +0,2%, contro attese poste a +0,1%. Ricordate che la prima stima dei conti economici trimestrali è necessariamente grezza e fortemente approssimata, perché ancora non considera parte dei dati del terzo mese del trimestre, o meglio li stima in prevalenza per via indiretta. 

**I conti “veri” si faranno tra un mese, con la stima finale e la sua disaggregazione**. Ma sin d’ora c’è una frase del commento Istat che si può utilizzare: 

> Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta.

**Che vuol dire? Che la componente domestica, cioè consumi pubblici e privati, investimenti e scorte, ha prodotto un calo di valore aggiunto.** Voi vedete motivo per festeggiare? Non solo: considerando che, nel quarto trimestre dello scorso anno, le scorte avevano sottratto crescita nel trimestre per ben lo 0,4%, ecco che appare verosimile che nei primi tre mesi di quest’anno le imprese abbiano lavorato per il magazzino, per ricostituire almeno in parte i livelli di giacenze, lasciate decumulare nel trimestre precedente a causa della fortissima incertezza domestica ed internazionale. 

Se le cose stanno in questi termini, e se nel primo trimestre dell’anno la produzione industriale è stata rinvigorita dall’attività per il magazzino, cioè se la variazione di scorte è stata positiva, prendete il commento Istat e giungerete alla conclusione che **le altre componenti domestiche di domanda, cioè consumi ed investimenti, hanno avuto nel trimestre una vera e propria gelata**. Ricordate che a febbraio (ultimo mese per il quale esistono dati), gli ordinativi industriali hanno segnato una forte contrazione su base mensile. 

**Anche qui, voi vedete motivi per festeggiare? Io no.** L’interpretazione benigna è che l’Italia resta in stagnazione, poco sopra o poco sotto la variazione nulla di valore aggiunto. Che poi è esattamente quanto afferma Istat nel commento al dato, parlando di “fase di sostanziale ristagno del Pil”, facendo mostra di oggettività. 

**Nel frattempo, lo spread resta molto alto e corrode silenziosamente ma inesorabilmente l’economia del paese.** Di quello non parla praticamente nessuno. Però voi festeggiate pure, mi raccomando.

> Oggi il rendimento del titolo di stato decennale spagnolo è sceso sotto l'1%, a 0,996%. E quello italiano? A 2,55%. Perché noi valiamo.— Mario Seminerio (@Phastidio) [April 30, 2019](https://twitter.com/Phastidio/status/1123280067050844161?ref_src=twsrc%5Etfw)

**Addendum** – Piccola nota in calce: la destagionalizzazione del mese di marzo aggiunge al dato puntuale grezzo altri 91 mila posti: da 23,2 a 23,291 milioni di occupati totali. Allo stesso modo, la rettifica mensile per la stagionalità porta il tasso di disoccupazione dal dato puntuale grezzo di 10,44% a 10,2%. A marzo 2018 lo stesso processo aveva aggiunto 69 mila impieghi e tolto mezzo punto alla disoccupazione, da 11,5% a 11%. Utile saperlo. 

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