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title: Tassi bassi sui prestiti? Non è detto sia una buona notizia
author:
  name: Mario Seminerio
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date: '2019-06-02T11:29:22+02:00'
modified: '2019-06-02T11:29:23+02:00'
type: post
categories:
  - 'Economia &#038; Mercato'
  - Famous Last Quotes
  - Italia
tags:
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published: true
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# Tassi bassi sui prestiti? Non è detto sia una buona notizia

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Oggi sul ***Sole*** c’è un intervento del presidente dell’Associazione bancaria italiana, **Antonio Patuelli**, che punta a ribadire una sua vecchia tesi: il costo del credito in Italia è uguale o inferiore alla media europea, anche grazie alla feroce competizione tra banche che esisterebbe qui da noi. Quindi nessuna stretta creditizia, nessun rischio paese da spread e banche italiane solidissime, quanto e più delle consorelle europee? Le cose non stanno esattamente in questi termini.

**La tesi centrale di Patuelli, non da oggi, è che le nostre banche stanno facendo miracoli**, a fronte di uno spread che corrode la nostra economia. Quest’ultimo aspetto mi pare innegabilmente vero. Quanto ai “meriti” dei nostri istituti, partiamo da questa tabella: 

![](https://phastidio.net/wp-content/uploads/2019/06/Costo-del-credito.png)

**Vista e detta così, è innegabile che le nostre banche sono eroiche nella loro attività di credito, malgrado uno spread così punitivo**. Oppure, questa tabella parrebbe dar ragione ai piccoli propagandisti che affermano che “lo spread non conta sull’economia reale”, fiancheggiati da alcuni servi (più o meno sciocchi) tra le fila della stampa.

**Lo spread come variabile indipendente ed ininfluente, quindi? Ovviamente no.** Patuelli lo fa presente nell’editoriale, lamentandosi di continuo del differenziale sfavorevole sui nostri titoli di stato ma usa i numeri in modo da confortare la tesi di un sistema bancario “eroico” e “sano”. 

**Ma guardare ai soli tassi medi non serve a nulla. Serve valutare anche le condizioni di accesso al credito**. Per spiegarmi meglio: se quei prestiti vengono concessi solo a debitori più che affidabili, a colpi di garanzie aggiuntive di ogni genere, tagliando fuori quote crescenti di richiedenti, è ovvio che il tasso resterà basso e competitivo col resto d’Europa. Se a ciò si somma una autoselezione dei debitori con conseguente calo della domanda, il cerchio si chiude. 

**Del resto, il fenomeno si riscontra in modo evidente anche [dall’ultima indagine](http://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/moneta-intermediari-finanza/intermediari-finanziari/indagine-credito-bancario/risultati/BLS_Aprile_2019.pdf) di Banca d’Italia sulle condizioni del credito bancario**. Ecco il lato dell’offerta, aggiornato a tutto marzo:

![](https://phastidio.net/wp-content/uploads/2019/06/Offerta-di-credito.png)

Ed ecco quello dal lato della domanda, ancora più eloquente:

![](https://phastidio.net/wp-content/uploads/2019/06/Domanda-di-credito.png)

**Vedete la tendenza, di lieve ma progressiva restrizione dell’offerta e ancor più marcato indebolimento della domanda? Mi auguro di sì.** In altri termini, una stretta creditizia non si indaga solo guardando al costo medio dei prestiti effettivamente erogati ma anche alla quantità di credito negato ed a quello non più richiesto. Ad esempio, sui mutui casa, il drastico calo del cosiddetto *loan-to-value*, cioè della quota di prezzo dell’abitazione coperta dal prestito, è già di suo un potente strumento di selezione ed autoselezione della domanda.

Commenta Patuelli:

> Evidentemente, l’efficienza, la competitività e la fortissima concorrenza fra le banche in Italia contribuiscono a tenere particolarmente bassi i tassi dei prestiti, così come la liquidità immessa dalla Bce negli scorsi anni sul mercato bancario incide su tutti i Paesi dell’area dell’euro.

**Ecco, la liquidità della Bce**. Infatti, ecco il monito su quello che potrebbe accadere:

> Se la Banca centrale europea, nei prossimi mesi di quest’anno, non realizzerà nuove immissioni di liquidità per le banche dell’area dell’euro per sostenere lo sviluppo, è prevedibile che nel nuovo anno la liquidità diminuisca per le banche e per i prestiti, poiché esse dovranno restituire i prestiti avuti dalla Banca centrale europea, con la conseguenza che, più o meno in tutta Europa, anche i tassi potranno salire, pur in maniera differenziata, condizionati da più fattori.

**Quindi, par di capire, se la Bce non rinnoverà il TLTRO, o se lo farà in modo troppo sparagnino, il rischio è quello di una risalita dei tassi**. Ma, anche qui, si tratta di una mezza verità. Come stanno realmente le cose? Semplice: che le banche italiane hanno perso l’accesso al mercato dei capitali, o lo mantengono solo a prezzi elevatissimi. A causa della crisi del paese, sintetizzata nello spread. 

**Di conseguenza, se non arriverà un nuovo TLTRO, o se dovesse arrivarne uno gracile, le nostre banche saranno costrette a strangolare l’erogazione di nuovi crediti,** usando quelli in scadenza per ridurre la dimensione del proprio bilancio. Ecco dove colpisce lo spread ed il rischio paese. 

**Abbiamo banche sanissime? Non proprio: abbiamo banche che pagano pesantemente il crescente rischio paese**, amplificato dal fatto di avere in portafoglio il debito pubblico italiano, in proporzioni patologiche. E questo il presidente dell’Abi non lo scrive con la nettezza e chiarezza necessarie. Peccato. 

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